Design

Le auto nuove di giugno e luglio 2020: appunti sul design

Nonostante la pausa forzata per il Coronavirus con la conseguente interruzione momentanea delle vendite, le case automobilistiche non hanno smesso di progettare e di lanciare nuove vetture, che per molti aspetti sono diverse dal passato. Ci sono alcuni elementi che i costruttori devono tenere in considerazione, a cominciare dalle sempre più stringenti normative sulle emissioni, e quindi sui consumi, che impongono linee sempre più aerodinamiche; stessa questione in merito alle motorizzazioni elettriche pure, ma anche ibride, che hanno bisogno di efficienza per garantire autonomie a zero emissioni sempre maggiori. In più, la presenza di gruppi automobilistici sempre più grandi, con accorpamento di piattaforme e dettagli, e la concorrenza di nuovi marchi orientali impongono ai designer di forzare sempre più l’identità di marca. Vediamo qualche esempio.

Sempre molto popolari sono i SUV, per questioni che, al di là dei facili guadagni, sono state analizzate su più fronti, dall’idea di sicurezza a quella di aggressività, oppure di libertà per poter concedersi spazio (anche se meno di una monovolume) e un sia pur limitato fuoristrada. Però il SUV tradizionale, con ruote enormi, fiancata altissima e sezione frontale non certo affusolato, è l’esatto contrario dell’efficienza, anche per altre questioni come il peso: quindi, oltre alla ricerca su motorizzazioni più efficienti, le case si pongono al riparo con le nuove forme da SUV coupé, inaugurate con BMW X6 e simili, ma declinate su segmenti diversi, in grado di rimpiazzare anche berline tradizionali.

Il caso più eclatante è quello della recentissima Citroen C4 di terza generazione. Già la casa francese aveva abbandonato la berlina a favore della C4 Cactus, che però rappresentava un modo originale di ripensare l’auto pratica ed economica; ora invece non ci sono dubbi sulla natura di SUV coupé. Il profilo del tetto con coda «fastback» richiama i fasti delle due volumi francesi del passato, per restare nella categoria la quarantenne GS/GSA o la successiva BX, ma anche la più grande CX, o al limite anche la C4 dell’era Coco: basta provare a occultare dalla foto la parte inferiore per capirlo immediatamente, a parte forse un cofano lievemente più importante e dalla singolare superficie. La fiancata, invece, è molto alta, con ruote e passaruote molto grandi, e con evidenti concavità che richiamano l’idea delle muscolosità da sport-utility. In compenso, il pianale è il CMP della Peugeot 2008 o della DS3 Crossback, quindi nato già per essere elettrificato nella versione e-C4. Sarebbe però interessante verificare l’efficacia della moderna tecnologia in una Citroen più affusolata e leggera.

Stesso pianale per una vettura diversa, che però era già un SUV compatto: la Opel Mokka. Qui dal punto di vista del design c’è un cambiamento forte soprattutto nel frontale, preso in prestito dalle recenti concept car della casa: l’«Opel Vizor» è praticamente un triangolo rovesciato, disposto in alto e con il logo (rinnovato) al centro, che può essere rifinito in vario modo, ed è ben identificabile, lasciando libertà alla zona inferiore. La Mokka, che prima era più simile ad una station wagon alta, mantiene le misure esterne compatte, con sbalzi ridotti, ma il tetto è più rastremato, e le forme affusolate migliorano l’aerodinamica generale, pur rimanendo un SUV.

Altra SUV-Coupé può essere considerata la Volkswagen Nivus, che potrebbe essere prodotta in Europa nel 2021, a Pamplona, ma che per il momento è un prodotto per il mercato brasiliano: è basata sulla compatta T-Cross, ma la sua forma con il tetto ribassato e le dimensioni un poco maggiori garantiscono uno spazio ben sfruttabile, con una forma un po’ più efficiente.

Poi ci sono altri SUV-Coupé elettrici. Sicuramente da segnalare è la Mazda MX-30, che ha una linea particolare, se non altro per il contrasto tra una fiancata piatta con «mezze porte» posteriori, parafanghi squadrati, cofano abbastanza lungo e quasi parallelo alla strada e coda molto sfuggente, ma una novità ancora più recente è la Nissan Ariya, che sarebbe la seconda vettura elettrica «pura» della casa accanto alla ben nota Leaf. La Ariya è una SUV-Coupé dai volumi molto regolari, ma dai dettagli dal taglio deciso, e sempre con il tetto spiovente verso la coda; la fiancata è sempre molto alta, e le ruote sono piuttosto importanti, da 19 o 20”. Un controsenso, in apparenza, per l’efficienza di un motore elettrico, però con autonomia dichiarata di 500 km. Interessante il frontale, con LED luminosi anche nel rinnovato logo Nissan, migliorato in leggibilità: un’interpretazione del «V-Motion» della casa, con qualche elemento in meno, ma mantenendo una forte identità.

Parlando di frontali, spicca quello del restyling della Hyundai Santa Fe, che si ricollega ai più recenti stilemi della casa, che in parte parlano anche italiano: la curiosa mascherina molto alta ma che si assottiglia ai lati, e che ha forme complessivamente arrotondate, è una caratteristica identificativa molto importante. Si tratta però, in questo caso, di un SUV puro, non ancora influenzato dalle tendenze delle SUV-Coupé.

La coda rastremata, invece, è presente nella Volkswagen ID.3, che non è un SUV, ed è il simbolo della rinascita elettrica della casa: qui la fiancata ha un’altezza più proporzionata al resto, e l’insieme è piuttosto dinamico, ma il concetto è quello di un volume regolare e aerodinamico con coda spiovente. In questo periodo è nata la declinazione Seat del modello, per la quale è stato scelto, un po’ a sorpresa, il neonato marchio sportivo della casa: nasce così la Cupra el-Born, caratterizzata da dettagli sportivi (minigonne, prese d’aria, finiture) e da un frontale dalla «finta» mascherina sottilissima, di buon effetto scenico.

E parlando ancora di frontali, ce n’è uno che ha fatto molto discutere, sia pur in un modello che non è un SUV, ma, finalmente, una coupé pura: la rinnovata BMW Serie 4. Ha poco a che vedere con il modello precedente dal punto di vista stilistico, se non negli ingombri generali, che comunque sono di poco superiori. Nella nuova Serie 4, la cosa che hanno notato subito tutti è l’enorme doppio rene, a sviluppo sì verticale ma per niente sottile, e che riempie totalmente la zona frontale, appena rastremato (ma non troppo) e che definisce in alto le pieghe del cofano. Un modo molto perentorio per ribadire l’identità di marca, che ha origini dal passato, ma con due sostanziali differenze: il doppio rene verticale «storico» è normalmente molto più sottile, e la targa non ne interrompe mai il disegno, c’è sempre spazio, a lato o sotto, per non «sporcare» il design. Le soluzioni Alfa Romeo o il single frame Audi, insomma, appaiono formalmente più riuscite: forse sarebbe bastato non esagerare. In questa vettura, però, si guarda il frontale ma non il resto della carrozzeria, che ha alcune caratteristiche interessanti: la linea di cintura che sale, la coda rastremata, i parafanghi muscolosi, le pieghe decise nel mezzo della fiancata più basse rispetto alla linea di spalla sopra i parafanghi, e l’assenza del gomito di Hofmeister, sostituito da una chiusura netta e a punta, già vista in parte su Serie 8, ma inconsueta per una BMW. L’insieme però è gradevole, e curiosamente è formalmente meglio leggibile nelle versioni alla base della gamma, che non sono troppo cariche di dettagli.

Uno sguardo al gruppo Volkswagen per citare alcune novità, a cominciare dalla Volkswagen Arteon restyling, che si sdoppia diventando anche una Shooting Brake, derivata dal modello giù a listino in modo molto naturale. Una forma classica, con un frontale ampio e con molti listelli orizzontali, anche luminosi, che nascono dalla reinterpretazione «alla Giugiaro» dell’orizzontalità nata in epoca De’ Silva; il pianale è sostanzialmente quello di Golf e Passat, con uno sbalzo posteriore molto lungo, ben dissimulato dalla coda molto sfuggente. Però, oltre ad essere l’ammiraglia di casa, è anche un modello filante ed efficiente, che rispetto alle auto attuali può sembrare veramente una coupé 5 porte, e la Shooting Brake all’inglese derivata da una sportiva.

Un cenno all’Audi A3 che si è rinnovata anche in versione Sedan: sembra un po’ un restyling della precedente, molto riuscita, nel segno di una maggiore (e più giovanile) muscolosità, molto ben in evidenza sia per il frontale dalla calandra larga e ribassata, sia soprattutto dai parafanghi molto più sporgenti, quasi a ricordare una Audi quattro storica, la coupé vincitrice dei mondiali rally. Molto intrigante, e dalla qualità molto elevata come al solito anche in termini di innovazioni tecniche ed elettroniche: però curiosamente sembra che il ruolo Bauhaus del gruppo, fedele al motto «less is more», sia oggi di Skoda, capace di creare una vettura come la Octavia che è insieme un’elegante berlina, una station wagon capiente, un’auto alta «derivata» di vecchia scuola con la Scout, e anche una sportivissima con le versioni RS. Le linee delle recenti Skoda sono moderne ma essenziali, dove niente è lasciato al caso, niente è superfluo, niente sembra poco «efficiente».

Un accenno al retro-design, che sembra un po’ abbandonato, anche se la recente moda di elettrificare modelli storici potrebbe far rivivere forme del passato: oltre all’ultima variante di Fiat 500 nella versione elettrica, di cui abbiamo già trattato, un cenno merita la Porsche 911 Targa 4S, e in particolare nell’elegante Heritage Design Edition, che ricorda in 992 esemplari forme e colori degli anni ’50, a cominciare dal Cherry Metallic della carrozzeria; stessa cosa anche all’interno, con il logo storico di Porsche e la possibilità di avere gli interni rivestiti in un’originale velluto a coste.

Restando nel gruppo, un ultimo accenno merita la Lamborghini Sian Roadster, che riprende le linee della coupé, con i suoi 819 CV in parte anche elettrici: manca il tetto, ma le linee di ispirazione aeronautica e figlie della forma lenticolare inventata da Marcello Gandini si caricano di splitter, feritoie e ali attive per garantire comunque la maggior efficienza aerodinamica possibile.