DS 9: ammiraglia francese. DS Aero Sport Lounge: il futuro dei SUV

C’è una casa nell’ambito del gruppo PSA che cerca di proporsi da qualche anno come nuovo marchio premium, dopo essersi proposto come linea di prodotti Citroen, a ricordo dalla storica antenata del 1955: DS è ora una realtà che, sebbene non sempre collegata con i rispettivi marchi tedeschi, sforna però idee e modelli inediti, dimostrando un’inventiva creativa che al momento ha pochi rivali, dal momento che non nasce in un contesto di pura creatività. Per il Salone di Ginevra, annullato per l’emergenza nuovo Coronavirus, DS avrebbe presentato due modelli, che ha comunque lanciato in forma virtuale.

Partiamo dal modello di serie, la DS 9, che trae spunto dalle grandi berline già vendute nei mercati orientali, ma che ora si propone come ammiraglia della casa anche in Europa. Forte della piattaforma della Peugeot 508, la DS 9 ne ricorda l’impostazione di base, con un parabrezza non troppo inclinato e un lunotto sfuggente su un terzo volume corto e rastremato; le dimensioni sono ancora superiori, pari a 4,93 metri di lunghezza che la rendono potenziale rivale di vetture di segmento E, come Audi A6, BMW Serie 5 e Mercedes Classe E. Le idee stilistiche sono tantissime, e si esprimono bene nei dettagli di una vettura tutto sommato classica e dai volumi relativamente semplici.

C’è un frontale con luci a LED, ormai firma DS da diversi anni insieme alle DS wings laterali; i fari si integrano con cromature al single frame anteriore, esagonale come quello di Audi ma ribassato, per lasciare spazio all’ampia presa d’aria inferiore tripartita; al centro del cofano filante, una pinna cromata, che si chiude con l’indicazione della tipologia del modello. La linea di spalla, lievemente inclinata verso la coda, unisce i fari anteriori alle sottili luci posteriori, e cambia di profondità in base alla diversa convessità della fiancata. Dietro, oltre all’accenno di spoiler sopra il baule (non c’è il portellone) e alle cromature attorno alle luci, c’è una citazione cara agli appassionati: gli indicatori di direzione sono disposti in alto, a fianco del lunotto, come sulle DS storiche.  Anche la plancia, che richiama lo schema della DS 7 Crossback, ha materiali modernissimi, con il dominio di pelle, Alcantara e cromature, con goffrature nate dal logo DS, ma lo schermo principale, l’orologio ad interfaccia analogica superiore tra le bocchette centrali e la strumentazione digitale sono collocati su una plancia dalle forme semplici, debitrici di quelle della seconda serie della DS storica: una citazione retro senza la «copia» esatta, come da tradizione DS. Ovviamente tanta l’elettronica presente, un impianto audio Focal con 14 altoparlanti, alta insonorizzazione, sospensioni attive con scansione stradale, night vision come nella 508 e guida autonoma di livello 2. Per i motori, potenze da 225 a 360 CV, e solo in versione ibrida plug-in, anche con trazione integrale.

Per Ginevra, era pronto anche un secondo modello DS, la concept car DS Aero Sport Lounge, che apre la strada non solo ad un nuovo linguaggio di design ancora più ardito, ma anche ad una nuova generazione di DS elettriche. Le linee si fanno estremamente tese, come dei tagli di spada che vanno anche a rendere estremamente sporgente la parte superiore della coda, con un lunotto corto che ricorda certe soluzioni shooting brake di scuola Citroen (l’ultima, la C4 coupé), ma che permette di mantenere la parte superiore del tetto ad una certa altezza, favorendo abitabilità e piano di carico. Le enormi ruote da 23” sono messe in evidenza da ampi parafanghi, con la portiera posteriore che termina a metà della ruota, e con una fiancata concava, sormontata da una linea di spalla tesa e molto in evidenza. Anche il frontale riprende gli elementi delle attuali DS, giocando su linee tese e spigoli vivi, e ridefinendo i giochi di luce anche nella calandra. L’abitacolo mantiene una certa semplicità, con l’uso di materiali innovativi e sostenibili come la paglia, mentre non c’è il volante ma una tecnologia no contact tra i sedili, in grado di interpretare i gesti del guidatore; il motore è quello della Techeetah di Formula E, capace di 680 CV e un’autonomia di oltre 650 km. Una SUV Coupé meno alta, più leggera e dalle linee più affusolate, con motore a zero emissioni: uno sguardo verso il futuro degli attuali SUV.