Volkswagen Golf, arriva l’ottava erede

Non sempre ci occupiamo della presentazione di nuovi modelli, ma in questo caso possiamo fare un’eccezione: la nascita di una nuova versione della Volkswagen Golf, la cosiddetta Golf 8, fa sicuramente notizia. Un’auto che ha saputo far rinascere un intero marchio, che si è evoluta anche in modo sostanziale ma tutto sommato nel rispetto di alcuni canoni, che ha molto di italiano nel DNA del design. Nell’immediato futuro, potrebbe essere la scelta per i clienti più conservatori ora che la Beetle sta per abbandonare definitivamente le scene anche nella versione del XXI secolo, e che si prepara la terza tappa della storia Volkswagen con i modelli elettrici, di cui la ID.3 (delle dimensioni della Golf) è la capofila.

Poche parole di commento, concentrandoci sopratutto sull’estetica. La Golf mantiene l’aspetto delle ultime generazioni, almeno a partire dalla Golf 6, evoluzione “pesante” della Golf 5, nata sotto la guida di Walter De’ Silva, ma con l’idea della disposizione orizzontale degli elementi di frontale e coda che risentiva delle idee di Flavio Manzoni, allora in forza al gruppo di Wolfsburg, e oggi a capo del design Ferrari. Proporzioni e dimensioni restano più o meno quelle, ma affinando sempre di più i singoli elementi, e moltiplicando le linee e le pieghe nella carrozzeria, di contro ad una ID.3 sostanzialmente neutra e più attenta ai contrasti di colore: nella Golf 8 troviamo ad esempio una linea di cintura che prosegue sottilmente dai finestrini al cofano, formando una piega sulla quale poggia il cofano arrotondato, più una linea di spalla che parte dal parafango anteriore e prosegue fino al faro posteriore, sulla quale sono allineate le maniglie a scomparsa. I parafanghi sono disegnati con un profilo ben definito, e risultano piuttosto evidenti, sia per i cerchi piuttosto grandi, sia per la parte inferiore della fiancata rientrante sopra le piega del brancardo. 

Il grande montante posteriore privo di finestrini, che identifica le Golf fin dalla prima serie di Giugiaro, rimane seppure più rastremato: non c’è più l’effetto di un pezzo monolitico fino alla ruota come sulla Golf 4, ma l’insieme è ora più articolato nelle superfici. Il frontale conserva gli elementi orizzontali, ma tutto è spostato verso il basso: le tecnologie a LED hanno permesso di assottigliare i fari, scomposti in due elementi nella parte inferiore che generano una nuova firma ottica, e con una LED lineare orizzontale superiore che prosegue parzialmente nella fiancata, e idealmente nel listello cromato della sottilissima mascherina, interrotto dal nuovo logo Volkswagen, grande e immediatamente identificabile. Nella zona inferiore, si apre un’ampia presa d’aria scura che occupa l’intero spazio, ma che è anche bordata in nero. Dietro, la ridefinizione dei volumi ha generato un portellone con spazi più ampi e con una concavità verso lo scudo: le luci assottigliate entrano nel portellone solo nella zona superiore, e anche lo stemma Volkswagen è spostato al centro in alto, con un lunotto avvolgente ma dalla base piatta. La targa è nello dello scudo, affiancata dai catarifrangenti lunghi e sottili; sotto l’area scura, si apre lo “scivolo” comprendente gli scarichi disegnati in modo geometrico, e modellato in analogia con la presa d’aria anteriore. 

L’interno è stato totalmente rivisto in funzione delle nuove tecnologie della casa: a parte il tunnel con i comandi del cambio, la cui leva automatica è stata ridotta all’essenziale, la plancia non ha una vera consolle centrale, ma si sviluppa orizzontalmente, con schermi entro una struttura piatta e avvolgente, suddivisa in porzioni dal centro all’estremità sinistra. Il volante multifunzione con cromatura e tagliato in basso, segue quanto visto nei modelli più recenti, mentre nell’abitacolo ci sono pochissimi comandi a pulsante o analogici. L’insieme è di estrema semplicità e minimalismo, e in un certo senso il design complessivo risente in gran parte della grafica stessa degli schermi, in grado di cambiare forma e colore a seconda delle configurazioni scelte: probabilmente, sarà questo il design delle plance del futuro, sempre più simili a delle interfacce di software per computer.

E proprio con il computer e l’elettronica la nuova Golf, con un sistema che risponde al comando vocale «Ciao Volkswagen», diventa interattiva, grazie alla possibilità sia di scaricare aggiornamenti di rete, sia di colloquiare con gli smartphone, sia di comunicare con veicoli e strutture con la predisposizione al protocollo Car2X, in prova da alcuni anni tra le case tedesche; inoltre, gli ADAS sono di ultima generazione, con la possibilità di guida semi-autonoma -tenendo le mani sempre sul volante- e tanti accessori per la sicurezza. Quanto ai motori, al momento sono previste le ibride plug-in «e-hybrid», con un 1.4 benzina da 204 e 245 CV, oppure le mild hybrid «eTSI» da 110, 130 e 150 CV abbinate al classico DSG a 7 marce; quindi, i classici benzina da 90 a 150 CV e il diesel TDI da 110 e 150 CV, anche in versione integrale 4Motion. Modelli che vedremo nell’anno nuovo, insieme alle versioni a metano, e alla nuova declinazione delle più potenti GTI ed R.