Test Drive: Renault Symbioz, spazio, eleganza e intelligenza ibrida
Si chiama Renault Symbioz Iconic Full Hybrid E-Tech 145, ma dietro un nome così lungo si nasconde una delle proposte più interessanti dell’attuale gamma Renault. Apparentemente è solo una versione allungata della Captur, e in effetti piattaforma e design del frontale sono condivisi; ma basta osservarla su strada, magari in questa elegante tonalità Blu Mercure metallizzato, per capire che il lavoro dei designer, capitanati da Laurens Van Den Acker, è andato ben oltre un semplice allungamento del passo. La fiancata ha linee decise e coerenti, il posteriore è verticale ma spezzato da elementi dinamici, i cerchi da 19” diamantati Pulsar completano un profilo che – pur restando su proporzioni razionali – si fa notare. La Symbioz riesce in un intento oggi raro: coniugare funzionalità e personalità in un’auto che ammicca ai crossover, ma eredita dalla tradizione delle monovolume compatte una straordinaria versatilità d’uso.
L’abitacolo accoglie con un’armonia interna tipica dell’allestimento Iconic, che abbina sellerie in tessuto grigio di qualità a impunture dorate e superfici ben assemblate. Il comfort percepito è alto, e si rafforza grazie a dotazioni come i sedili anteriori a regolazione elettrica, ben profilati, con supporto lombare manuale ma senza funzioni di massaggio o ventilazione, e un volante in pelle riscaldato. La posizione di guida si trova facilmente, senza necessità di “arrampicarsi” come su certi SUV; complice anche la linea di cintura meno alta e – dettaglio raro e utilissimo – il finestrino in corrispondenza degli specchietti, che migliora la visibilità negli incroci.
Il sistema multimediale OpenR Link con Google integrato è centrato su uno schermo verticale da 10,4” ben leggibile e completo nelle funzionalità. Il suono è affidato a un impianto Harman Kardon sviluppato appositamente per Renault, che si comporta bene a volumi medio-bassi, ma richiede qualche intervento sull’equalizzazione dinamica per evitare distorsioni sui brani con bassi importanti. Non manca un tocco di classe inedito: i suoni di bordo, dagli avvisi ai feedback interni, sono curati da Jean-Michel Jarre, a conferma di quanto Renault stia puntando sulla dimensione acustica dell’abitacolo come esperienza sensoriale. L’illuminazione ambientale a LED, sobria ma ben distribuita nei fianchi delle portiere in posizione semi-nascosta, rafforza l’idea di uno spazio moderno e accogliente; forse poteva essere replicata anche sopra il cassetto del passeggero, ma l’insieme risulta più efficace rispetto a certe soluzioni recenti un po’ troppo vistose.
Sotto il profilo tecnico, la Symbioz adotta una motorizzazione full hybrid da 145 CV complessivi, composta da un 1.6 benzina da 94 CV abbinato a due unità elettriche: un e-motor da 49 CV e un HSG da 18 kW, con cambio automatico multimode a 4 marce termiche più due rapporti elettrici. Il funzionamento è interamente gestito dalla centralina, senza possibilità di intervento manuale: niente palette al volante, né modalità sequenziale con la leva. Un’impostazione che richiede un minimo di adattamento, soprattutto perché in caso di rallentamento o salita il sistema scala con decisione, facendo salire di giri il motore termico in modo evidente; ma una volta compreso il comportamento, tutto avviene in modo fluido e coerente.
Particolarmente interessante il sistema di Predictive Hybrid Driving, che – anche grazie alla modalità e-save attivabile con un pulsante laterale – decide in autonomia se procedere in elettrico o con il termico, persino a velocità autostradali, sulla base della topografia del percorso. L’autonomia elettrica non è elevata (batteria da circa 1,2 kWh), ma consente un uso esteso della modalità a zero emissioni, senza necessità di intervento da parte del conducente.
Su strada la Symbioz si dimostra ben più che una semplice “Captur lunga”. Il comportamento è sincero, lo sterzo preciso, e sebbene il telaio derivi da una piattaforma di segmento B (con sospensioni posteriori ad assale torcente), la dinamica è rassicurante, con un assetto che filtra bene le sconnessioni e un comportamento prevedibile anche sulle curve strette della Cisa o nei tratti appenninici percorsi durante la nostra prova. Il retrotreno raramente saltella, l’anteriore assorbe con decisione, e la modalità Sport permette di sfruttare al meglio le doti del powertrain, soprattutto in scalata, con un maggior freno motore.
La dotazione di assistenti alla guida è da segmento superiore: guida autonoma di livello 2, mantenimento di corsia attivo anche in curva, frenata automatica d’emergenza, cruise adattivo, accensione automatica dei fari e degli abbaglianti, sensore pioggia e un sistema di telecamere a 360° ben realizzato, anche se l’immagine proiettata è leggermente sottodimensionata. Più pratica la selezione rapida delle visuali rispetto al parcheggio automatico, poco adatto agli spazi stretti italiani. L’opzionale tetto Solarbay panoramico opacizzabile ha dimostrato ottima efficacia anche sotto il sole estivo: assorbe bene il calore ed è ben integrato nell’estetica del veicolo.
La vita a bordo è comoda anche dietro: ampio lo spazio per le gambe, e ottima la possibilità di far scorrere il divano posteriore -come sulla Modus- per privilegiare abitabilità o capacità di carico, che va da 492 a 624 litri (con sedili scorrevoli), fino a oltre 1.500 abbattendo lo schienale. L’autonomia è un altro punto forte: durante la nostra prova di oltre 1.000 km – che ha toccato La Spezia, Milano, Monza e il MiMo, ma anche l’Appennino tosco-emiliano – abbiamo registrato consumi tra 6,1 e 6,3 l/100 km in condizioni miste, con punte sotto i 6 l/100 km. Valori molto buoni, considerando l’aerodinamica da crossover e il peso dell’equipaggiamento.
Infine, il prezzo: nella versione Iconic full hybrid, la Symbioz parte da circa 37.000 euro, che con optional come tetto Solarbay, cerchi da 19”, Blu Mercure metallizzato e impianto Harman Kardon può avvicinarsi ai 41.000. Una cifra in linea con l’equipaggiamento e sensibilmente inferiore rispetto a SUV o crossover più grandi, ma con meno versatilità. E i dati di vendita – pur ancora giovani – mostrano già un ottimo riscontro, sia in Italia che in Europa.
In conclusione, la Renault Symbioz riesce dove molte altre auto moderne falliscono: non è un SUV, ma ne ha il look; non è una monovolume, ma ne eredita la praticità. Confortevole, ben fatta, equilibrata, rappresenta forse l’unica vera erede della Grand Modus, in una veste meno ardita, ma elegante, efficiente e contemporanea. Un’auto familiare che non rinuncia al design, e che riesce a coniugare forma e funzione con una personalità ben definita.





































































































