L’automobile nel cinema italiano degli anni Sessanta tra libertà e contraddizioni
Si è svolto il 28 marzo a Brescia il secondo incontro 2026 del Centro Culturale Franzoni Auto – Divisione Classic, dedicato al ruolo dell’automobile nel cinema italiano degli anni Sessanta. A guidare il pubblico nel percorso storico e cinematografico è stato lo storico Marco Giambertone, che ha ricostruito l’evoluzione simbolica e narrativa dell’auto in un decennio cruciale per la società italiana.
Ad accogliere gli ospiti una Rover Mini British Open, omaggio a Un colpo all’italiana, mentre in sala era esposta una Elite Vignale del 1956 su base Fiat 1100-103, vettura utilizzata anche nelle riprese del recente film Ferrari di Michael Mann. Un allestimento che ha creato immediatamente il ponte tra cinema e realtà automobilistica.
Il racconto è partito da Il sorpasso (1962) di Dino Risi, con la celebre Lancia Aurelia B24 protagonista di un road movie che incarna il desiderio di evasione e l’energia del boom economico. L’automobile diventa spazio narrativo, luogo di dialoghi e tensioni, specchio delle contraddizioni di un Paese in trasformazione. Nel solco della commedia all’italiana, La voglia matta di Luciano Salce propone una dinamica simile, con un’Alfa Romeo 2000 Spider a segnare il divario generazionale e la fragilità emotiva del protagonista.
Ma l’auto, ha sottolineato Giambertone, è anche strumento di connotazione culturale e morale. In La ragazza con la pistola di Mario Monicelli, il passaggio dalla Sicilia alla Londra del ’68 è scandito dalla presenza di vetture simboliche: dalla Fiat 508 Balilla alla Jaguar E-Type, fino alla Rover 2000 e alla Morris Mini Minor, che accompagnano l’evoluzione del personaggio interpretato da Monica Vitti.
Non sono molti i casi in cui il cinema italiano pone l’automobile al centro assoluto della narrazione, ma un esempio significativo è Un colpo all’italiana (1969), produzione anglo-italiana che utilizza le Mini Cooper come elemento cardine dell’azione. Dalla sequenza iniziale con la Lamborghini Miura al ruolo determinante delle tre Mini verde, bianca e rossa, il film dimostra come l’auto possa diventare protagonista totale del racconto.
Il percorso si è chiuso con una riflessione più ampia sul mutamento sociale tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. In In nome del popolo italiano, ancora firmato da Risi, l’automobile accompagna l’evoluzione di un’Italia meno ingenua e più cinica, segnando il passaggio da simbolo di libertà a specchio di ambizione e spregiudicatezza.
La serata si è conclusa con un lungo applauso per Marco Giambertone, che ha offerto una sintesi intensa di un tema capace di unire storia del cinema, costume e cultura automobilistica. Il prossimo appuntamento del Centro è fissato per il 9 maggio 2026, dedicato alla Lancia Fulvia Sport Zagato Competizione.
Crediti: Carlo Carugati
















