Design

Ferrari Roma, futuribile coupé 2+2 nel segno della «Dolce vita»

La nascita di una nuova Ferrari fa sempre notizia; forse in questo caso, con il debutto della Ferrari Roma, la novità è ancora più interessante, per più di un motivo. La Roma ha un nome che richiama la capitale italiana, con un legame diretto alla «Dolce vita» degli anni ’50 e ’60, che prosegue la serie delle Ferrari con nomi di località nazionali, da Modena a Portofino, passando ovviamente per Monza, Maranello, e l’intera Italia. Tuttavia, la Roma è anche una vettura inedita nell’attuale gamma, perché si tratta di una piccola coupé 2+2 a motore V8 anteriore, di fatto derivata dalla Portofino, che manca da tanto tempo nel listino, e che dimostra la grande vitalità del reparto di vetture stradali, e del Centro di Design Ferrari guidato da Flavio Manzoni. 

C’è poi anche una questione filosofica: in un periodo in cui dominano le vendite di vetture alte (forse in futuro anche Ferrari, ma un po’ di tutti i marchi più o meno blasonati) e che le coupé compatte sembrano essere quasi scomparse dalla circolazione, la Roma va controcorrente e dimostra quanto questo genere di auto abbiano un futuro, e siano ancora fortemente evocative, particolarmente efficienti per tecnica e aerodinamica, e simbolo importante di un’Italia automobilistica da non dimenticare. Non è una Ferrari alto di gamma, come altre recentemente presentate, ma si tratta pur sempre di una Ferrari: chissà che non segni un ritorno alle coupé di vari marchi e categorie, e magari non apra la strada ad una Dino ancora più piccola…

Passando da un futuro ipotetico ad una realtà concreta, bisogna dire che il Centro stile è riuscito a realizzare una vettura modernissima che sembra imparentata solo in parte con la Portofino: questo perché alcune scelte di design sono dettate dalla nuova carrozzeria, ma alcuni elementi sono inediti rispetto al passato, con uno sguardo verso gli stilemi della gamma futura. Partendo dal frontale, nella Portofino il parafango anteriore si raccorda con il fanale a L delle Ferrari precedenti, mentre la mascherina a «sorriso» si apre sotto una linea di separazione, nata in alcuni progetti precedenti, che avvolge l’intero frontale e prosegue idealmente, passando nel parafango, sulla piega della fiancata; nella Roma, invece, il parafango è libero di mostrare i suoi volumi, alla lontana come nelle Dino di Brovarone per Pininfarina, i fari a sviluppo orizzontale sono confinati più in basso, riducendo gli ingombri grazie alle più recenti tecnologie, e anche il cofano può allungarsi il più possibile su un frontale lievemente inclinato in avanti, con una griglia quasi disegnata a punti sul volume della carrozzeria, che richiama da una parte soluzioni da concept da salone, ma dall’altra recenti proposte per vetture dall’alimentazione non tradizionale. La mascherina vera, nella parte inferiore, si apre in uno spazio interamente scuro, ed è definita in basso dallo splitter, aiutando anche a sagomare e a ridurre in altezza la mascherina in tinta: l’effetto è quello delle Ferrari da corsa del passato, private del paraurti. In generale, però, alla coerenza dell’insieme si aggiunge un processo di ulteriore semplificazione degli elementi, verso superfici e linee essenziali, evocative ed emozionanti.

Il ricordo della Portofino nella fiancata è soprattutto dato dalla piega in basso, che definisce concavità e convessità laterali, compresa la zona inferiore rientrante e contornata dall’ala nera; tuttavia, l’assenza della feritoia anteriore e il diverso andamento della linea nella portiera, che nasce scendendo dal parafango, mettono ancora più in risalto il parafango e il cofano lungo, definendo un insieme semplice ed efficace, ben sagomato e disegnato dal vento.

Ovviamente, la vera novità è data dal tetto e dalla zona posteriore, quest’ultima un po’ distante rispetto alla Portofino, non avendo più l’esigenza di dissimulare il tetto ripiegabile: con estrema semplicità, la finestratura si chiude a punta sopra un parafango dalle spalle larghe e ben in evidenza, mentre il tetto scivola dolcemente su un lunotto arrotondato, che sembrerebbe mettere in mostra un motore che invece è davanti, che che contribuisce ad alleggerire il volume. L’insieme è molto Ferrari, ma ha anche qualche richiamo a certe vetture storiche inglesi. Il concetto del doppio faro in un elemento orizzontale, comprendente uno spoiler, è qui ulteriormente semplificato, perché le luci sono due elementi assottigliati, con semplicissime firme orizzontali, che seguono più la lezione delle FXX K Evo rispetto ai canonici fari tondi; un incavo al di sotto accentua la larghezza ma alleggerisce molto la parte centrale della coda, con l’apertura del bagagliaio nella zona centrale, mentre al di sotto si apre il vano targa, e uno scivolo scuro ben sagomato, con i doppi scarichi : anche qui, la coda sembra più sollevata da terra e di dimensioni visivamente inferiori, come le Ferrari di una volta.

Del tutto diverso, e molto innovativo, è anche l’abitacolo, che nella Portofino si sviluppa con un’ala orizzontale, le bocchette circolari al centro e ai lati, e lo schermo orizzontale nella zona centrale: nella Roma invece, come in una coupé ad alte prestazioni che si rispetti, i posti anteriori sono sagomati singolarmente, perché la plancia avvolgente definisce due zone distinte, correlandosi ad un alto tunnel centrale, contenente i comandi, ormai semplicissimi, del cambio, e un elemento multimediale superiore a sviluppo verticale, quasi come un tablet. Guidatore e passeggero dispongono singolarmente di una coppia di bocchette sagomate, e di uno schermo per ciascuno; ovviamente, quello del guidatore ricalca la strumentazione Ferrari, dando informazioni sulla dinamica della vettura; il resto dei comandi, manettino compreso, è concentrato sul volante a tre razze di ultima generazione, che comprende anche le classiche palette del cambio F1.

La meccanica parte dal V8 3,9 litri turbo della Portofino, portando a 620 CV la potenza totale, 20 CV in più, a 7.500 giri/min: il motore è ora il più potente della categoria. Il cambio F1, che viene dalla SF90, è a 8 marce, ed è più compatto e leggero di quello della Portofino, che ha una marcia in meno. Qualche numero: da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi, da 0 a 200 km/h in 9,4 secondi, oltre 320 km/h di velocità massima. Una gran turismo stradale che celebra la Roma della Dolce vita, ultimo di tanti modelli Ferrari che ne hanno scritto i momenti principali, ma anche un’auto nuova, orientata verso il futuro, attesa per le prime consegne nel corso del 2020.