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2018

Associazione Italiana per la Storia dell'Automobile (AISA): le conferenze di fine stagione

Conferenze AISAFin dalla sua nascita, Virtual Car ha collaborato con AISA, l’Associazione Italiana per la Storia dell'Automobile, in particolare per la verbalizzazione e la pubblicazione di interessantissime conferenze, che vengono riproposte online nella sezione I quaderni di Virtual Car. AISA continua la propria attività di conferenze ed eventi, con un ricco calendario di fine anno.

Si comincia il 13 ottobre 2018: a Bologna si terrà una conferenza per ricordare Ernesto Maserati, a cura del figlio Alfieri Maserati e con altri relatori. Un importante appuntamento in autunno è dedicato alla storia delle Alfa Romeo 158 e 159 Alfetta, con una conferenza che si terrà al Museo Alfa Romeo di Arese sabato 10 novembre, tenuta Patrick Italiano, noto studioso belga di queste automobili, e da Alessandro Silva, profondo conoscitore delle competizioni dominate dalle Alfetta. La partecipazione è libera e aperta a tutti gli appassionati, anche non soci. Più avanti, il 24 novembre, l’AISA parteciperà all’evento «L’Isotta-Fraschini e le corse», organizzato dall’Historic Car Club Schio (Vicenza). E’ in preparazione la monografia dedicata alla conferenza tenuta lo scorso mese di marzo da Enrique Scalabroni, il progettista di tante vetture da corsa come Dallara, Lotus, Ferrari e Williams; l’argomento della monografia è proprio l’evoluzione delle vetture di Formula 1 dagli anni Settanta a oggi. Infine, per l’inizio del 2019 è prevista una conferenza dedicata a Jim Clark.

Redazione, 11 settembre 2018 [top][up]

Volvo 360c concept, elettrica e autonoma secondo Volvo

Volvo 360cTutte le case automobilistiche stanno affrontando in questi giorni il tema dell’auto elettrica del prossimo futuro, rispondendo a colpi di anticipazioni, ma con filosofie differenti. La Volvo 360c, una concept car di vettura elettrica e autonoma, è destinata ad un futuro non immediato, con linee molto diverse rispetto a quelle delle Volvo attuali. Lo staff guidato da Robin Page, insomma, ha reinventato le forme in base alle caratteristiche della vettura, preparando la potenziale clientela ad alcune idee totalmente innovative.

La 360C riprende il concetto di forma sicura e avvolgente a uovo, con una mascherina frontale alta e una struttura protettiva inferiore, e un’ampia superficie vetrata. L’auto non prevede un conducente, e l’assenza di comandi di guida permette di ridisegnare il luminoso abitacolo, cambiandone la consueta distribuzione con sedute a 2 o 3 posti su più file. La 360C può invece essere un salotto, così come in passato molte monovolume, ma con una maggiore disponibilità di spazio e libertà anche in movimento, oppure un ufficio mobile, uno spazio di intrattenimento, o ancora un luogo di totale riposo, che con la guida autonoma sarà una delle nuove possibilità durante uno spostamento.

Viene poi configurato un nuovo standard di comunicazione per questo genere di veicoli, indipendente dalla presenza o meno di sistemi simili nelle altre auto, di qualsiasi marca, e coinvolgendo anche i pedoni: la 360c, attraverso combinazioni di suoni, colori, elementi visivi, movimenti, può comunicare le intenzioni del veicolo agli altri utilizzatori della strada. Inoltre, si studiano nuovi impieghi dell’auto autonoma: ad esempio, come possibile sostituto dell’aereo a breve raggio, con distanze di circa 300 km, come in un volo nazionale. La 360c può prelevare il viaggiatore a casa, senza attesa o limiti di imbarco, e portarlo direttamente a destinazione.

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Sergio Chierici, 07 settembre 2018 [top][up]

Mercedes-Benz EQC concept, la prima vettura del brand elettrico è un SUV crossover

Mercedes EQCIl brand che Mercedes dedica alle vetture elettriche ha un nome, EQ, e un’identità ben precisa, mostrata dai prototipi precedenti: ora con la EQC, la casa tedesca si cimenta nella prima vettura di serie, iniziando con una crossover SUV di dimensioni compatte. L’immagine dell’auto elettrica è ben definita: ad esempio, il frontale ha una calandra e fari sottili specifici integrati da una cornice nera, il cosiddetto black panel che sarà comune a tutte le EQ, dietro un’unica linea rossa unisce le luci, e finiture e illuminazione blu dominano all’esterno e all’interno.

Tuttavia, la scelta stilistica per questo genere di vettura, particolarmente popolare nel mercato internazionale in questo momento, sembra essere stata piuttosto conservativa: non a caso, Mercedes non nasconde la parentela tecnica con l’attuale GLC, e l’intenzione di produrre in un’unica linea tutte le vetture di segmento C della gamma. Per il design, si prosegue il concetto di Sensual Purity di Gorden Wagener, che nella nostra intervista esclusiva sulla nuova Classe A era già stato dichiarato come la base per tutte le future Mercedes: in sostanza viene mantenuta la priorità all’aerodinamica e alla fluidità delle forme, ma è stato decisamente ridotto il numero complessivo delle linee e dei volumi, ora meglio coordinati tra loro. In qualche modo, questo stile sembra il passaggio ideale dall’era di Bruno Sacco, paradigma del design Mercedes privo di fronzoli e capace di bastare a se stesso.

Nella EQC, la tipologia di vettura alta e versatile si sposa bene con le dimensioni compatte e il tetto rastremato come una coupé, ma si rinuncia agli eccessi, riproponendo alcune soluzioni già viste in altre recenti Mercedes. Il risultato non manca di eleganza, grazie all’assenza di ali aggiunte o di barre sul tetto, e alle superfici ben raccordate. C'è forse un fattore di tipo psicologico: la nuova tecnologia non deve atterrire il potenziale consumatore. Ad esempio, vengono simulate le tradizionali prese d’aria anteriori, sia nella calandra che nella zona inferiore, così come la bassa cromatura posteriore che nelle Mercedes tradizionali individua gli scarichi, veri o simulati.

Proviene dalle Mercedes più recenti anche la distribuzione degli elementi interni, con il design su più piani, l’eliminazione del superfluo, le forme raccordate, la plancia ad ala e l’utilizzo di grandi schermi, che da accesi hanno un ruolo importante nella definizione complessiva del design; la tonalità blu e le specifiche funzionalità ci ricordano sempre di trovarci di fronte ad una vettura elettrica, per la quale sono dichiarati 450 km di autonomia e circa 40 minuti di ricarica rapida, con due motori da 402 CV complessivi, lo scatto da 0 a 100 km/h in 5 secondi, la velocità autolimitata a 180 km/h, la trazione integrale e un peso di circa 2 tonnellate e mezza, dovuto alle condivisioni progettuali con altri veicoli, e alla carrozzeria da SUV. Questo modello diventerà vettura di serie non prima della metà del 2019; più avanti arriveranno una grande berlina e una cinque porte compatta, per arrivare a una decina di vetture EQ entro il 2022.

Le immagini nella galleria di Facebook

Sergio Chierici, 06 settembre 2018 [top][up]

La Coppa Marchese del Grillo giunge alla ventitreesima edizione (15-16 settembre 2018)

23ma Coppa Marchese
          del GrilloUna singolare manifestazione dedicata all’auto d’epoca, seguita sempre da vicino da Virtual Car, giunge quest’anno all’edizione numero 23: ritorna la Coppa Marchese del Grillo nei giorni 15 e 16 settembre 2018 partendo da Bagnoregio (Viterbo), raggiungendo Civitella del Lago, in Umbria, città del Museo dell’ Ovopinto, con pernottamento a Orvieto e arrivo la domenica a Bolsena.

La manifestazione, che ricorda nel nome il patrizio romano Onofrio del Grillo reso celebre dal film di Alberto Sordi, fa parte del Trofeo Marco Polo dell’Automotoclub Storico Italiano. Tra le vetture presenti, citiamo una Fiat Tipo 1 del 1906, una OM 665 Superba del 1929, una Lancia Aurelia B 24 e una rara Morgan 3 Wheeler. Automobili con equipaggi italiani e stranieri, vestiti a tema con l’automobile, per uno specifico premio, tra quelli prodotti dagli argentieri di Brandimarte, Firenze, dalla ceramica d’arte Melograno bianco di Bagnoregio e dalle Stampe d’Arte di Sergio Trippini. La premiazione della Coppa Marchese del Grillo, a Bolsena, vedrà come protagonista la marchesa Maria Adelaide Capranica del Grillo, ultima discendente della famiglia e presidente onorario dell’associazione Piero Taruffi dopo la scomparsa del marito, il marchese Aldo Pezzana che aveva ricoperto questa carica fin dalla fondazione, nel 1988.

Ci sono poi gli eventi e le attività collaterali, a cominciare dalla presenza di un’esposizione di opere del pittore argentino Rafael Varela, già autore nei mesi scorsi del quadro celebrativo per il trentennale del Museo Taruffi, luogo cardine della manifestazione; lo spirito del Marchese del Grillo rivive anche negli aspetti goliardici, e in particolare negli incontri dedicati alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Inoltre, uno dei premi speciali sarà dedicato al compianto pilota Massimo Natili, scomparso lo scorso anno, allievo prediletto di Piero Taruffi.

Redazione, 03 settembre 2018 [top][up]

Jaguar-Land Rover Virtual Eye Pod, la guida autonoma ha gli occhi

Virtual Eye Pod JLRUn’automobile con gli occhi è qualcosa che fa pensare a film di animazione o a un fumetto: in realtà, Virtual Eye Pod esiste, sia pur in forma di concept car, ed è un prototipo di mini-van targato Jaguar-Land Rover. Al di là della forma singolare, una specie di cabina totalmente carenata, la sua particolarità è di essere un’idea di veicolo autonomo del futuro, come suggerito ad esempio dalla particolare disposizione delle vetrate. La sua caratteristica è però un’altra: la disposizione degli elementi del frontale suggerisce un viso umano, con grandi occhi dotati di pupille in grado di inviare segnali ai pedoni.

Sarà capitato a tutti di immaginare un futuro a guida autonoma, e di pensare all’eventuale pericolo di non essere in grado di gestire la convivenza con pedoni o ciclisti: non c’è neppure la possibilità di uno scambio di sguardi con il guidatore, per capire ad esempio attraversare o meno la strada. Questo è anche il risultato di un’indagine sul rapporto di fiducia nei confronti delle auto autonome, condotto da alcuni specialisti del centro di ricerche di Coventry, sede di JLR, tra i quali anche gli psicologi: ben il 63% di pedoni e ciclisti temono le auto a guida autonoma.

Aurrigo, partner tecnico di JLR, ha dunque ipotizzato l’idea di due grandi occhi in grado di voltarsi verso un pedone, e in qualche modo rassicurarlo, ad esempio nel caso di una frenata automatica prima di un passaggio pedonale; tutto questo, unito all’aspetto amichevole del frontale, potrebbe essere l’evoluzione dei più convenzionali messaggi su schermo esterno, già previsti in numerosi prototipi: in fondo, lo sguardo è già ampiamente codificato e comprensibile a livello mondiale, più di qualsiasi altro linguaggio. La forma dei veicoli a guida autonoma JLR non sarà questa, ma sicuramente alcune idee saranno messe su campo per le prossime vetture del gruppo.

Redazione, 03 settembre 2018 [top][up]

News in breve: le notizie di agosto

Genova Ponte
          MorandiUn agosto italiano segnato dal tragico evento di Genova, tra l’altro dopo l’esplosione dell’autocisterna sulla A14 a Bologna: il primo incidente il 6 agosto, il crollo di una parte del «Ponte Morandi» il 14 agosto sotto la pioggia battente. Due eventi luttuosi, e per Genova nessun errore da parte dei guidatori: l’incidente avrebbe potuto avere conseguenze peggiori considerando sia la stagione estiva che il gran volume di traffico quotidiano su un ponte-simbolo che univa due parti della città. Di certo, la redazione si unisce al cordoglio per le vittime, e nel momento in cui si discute di responsabilità e di ricostruzione, con il dibattito politico sulle privatizzazioni ma anche sullo stato delle infrastrutture più datate, ci auguriamo sicuramente una cosa: che simili fatti in Italia non accadano mai più.

E pensare che il mese di agosto doveva essere un mese di festa per l’automobilismo italiano, e in particolare per la storia del design, tenendo conto che il 1938 ha visto nascere celebri designer. A parte Leonardo Fioravanti nato il 31 gennaio, e in onore del quale c’è ancora la mostra al Museo dell’Automobile di Torino, ben tre designer hanno festeggiato gli 80 anni ad agosto: Giorgetto Giugiaro il 7 agosto, e curiosamente nello stesso giorno, il 26 agosto, sia Marcello Gandini che Ercole Spada. Le loro vetture non hanno bisogno di presentazioni, perché hanno realmente rappresentato sogni in movimento, in tutte le categorie possibili, e in un periodo d’oro dell’automobilismo italiano.

Per i modelli automobilistici, ad agosto non ci sono mai grandi novità in Europa, ma quasi solo anticipazioni di quanto arriverà a Parigi il prossimo ottobre. Qualche esempio: la Opel GT X Experimental, che mostra il design sobrio di un SUV compatto nell’era PSA creato dal team di Mark Adams; la Corolla station wagon, che quindi non si chiamerà più Auris, riportando in luce il nome più popolare della storia Toyota; le due fastback coreane, la Hyundai i30 N e la Kia Proceed, che propongono un modo più sportivo di declinare una quasi-station wagon, come le storiche Avant di Audi.

Il Salone di Mosca, in agosto, ha visto invece anticipare un modello inedito di Renault, la Arkana, SUV-coupé di segmento C della, che potrebbe avere un buon successo commerciale; Fiat rinnova invece la 500X con nuovi motori (3 cilindri 1.0 e 4 cilindri 1.3) della Renegade, modifiche ad alcuni dettagli e novità tecnologiche.

Uno sguardo complessivo verso il futuro lo fornisce invece Volkswagen, che ha dichiarato di voler investire entro il 2025 ben 3,5 miliardi di euro nel digitale, compresi il servizio WE Share e una piattaforma condivisa in cloud, denominata ODP, One Digital Platform. Secondo Jürgen Stackmann «le nostre Volkswagen diventeranno sempre più dispositivi digitali su ruote”. E nel frattempo, Tesla rimane in borsa, dopo l’annuncio di un possibile riacquisto delle azioni da parte di Elon Musk -che alcuni bene informati dicono essere in uno stato particolare di stress da superlavoro.

Oltreoceano, l’avvenimento più importante è stato il Concorso d’Eleganza di Pebble Beach, che si è svolto come di consueto dal 21 al 26 di agosto in California, nell’ambito della Monterey Car Week. A vincere il premio Best of Show, e altri premi di categoria, è stata un’italiana storica, l’Alfa Romeo 8C 2900 del 1937: una vettura dalla linea aerodinamica di indubbio fascino. Il concetto di «eleganza» però assume, a Pebble Beach, un significato a più ampio raggio, rispetto ad altri concorsi europei: ad esempio, per la presenza di tante vetture americane storiche nelle quali prevalgono sicuramente gli eccessi stilistici, dalle cromature alle enormi prese d’aria, dagli assetti ultraribassati alle verniciature spettacolari.

E anche le novità presentate da molte case automobilistiche sono state supercar estreme, dalle linee fortemente sfaccettate: basti citare l’Audi PB 18 e-tron, sportivissima hatchback elettrica di Ingolstadt senza ausili alla guida e con 775 CV, capace di uno 0-100 in meno di 2 secondi, la Mercedes EQ Silver Arrow, monoposto elettrica d’argento che sembra uscita da un fumetto neo-gotico, lunga 5,3 metri e alta 1 metro, e con circa 750 CV; la leggerissima McLaren 600LT realizzata in esemplare personalizzato MSO, oppure la Lamborghini Aventador SVJ che dichiara il miglior rapporto peso potenza al mondo, con 770 CV e l’aerodinamica attiva, la flessuosa Infiniti Prototype 10 elettrica, per arrivare alla Bugatti Divo da 1.500 CV e oltre 5 milioni di euro. Meno estrema, ma dal design più sfaccettato, il tetto in tela e sempre sportivissima nella versione M40, è la nuova BMW Z4, mentre Ferrari mantiene l’equilibrio stilistico con la 488 Pista Spider, dal il V8 da 720 CV e 340 km/h di velocità massima, versione scoperta della recente coupé, con la storica livrea USA. Pochi fortunati hanno potuto osservare da vicino la prima concept di Automobili Pininfarina, la divisione di auto di produzione concordata con Mahindra: la PF0 sarà una supercar dal profilo alare, e a trazione elettrica. E anche le aste hanno regalato valutazioni estreme, con il record per uno dei 36 esemplari della Ferrari 250 GTO, aggiudicata per 48,4 milioni di dollari, la massima cifra mai richiesta in un’asta per un’auto.

Sergio Chierici, 31 agosto 2018 [top][up]

News in breve: le novità di luglio

500 spiagginaVirtual Car è in piena vacanza estiva, ma le attività del mondo dell’automobile non si fermano. Affiancando alcuni post pubblicati nelle nostre pagine social, vediamo in questo articolo alcuni degli avvenimenti del mese di luglio.

Certamente la prima notizia è la scomparsa improvvisa di Sergio Marchionne, avvenuta lo scorso 25 luglio a seguito di una complessa situazione medica. Una vicenda umana che ha riempito di cordoglio in molti, compresa la nostra redazione. Dal punto di vista automobilistico, l’uomo che ha guidato per 14 anni Fiat, facendo nascere l’attuale gruppo FCA in un contesto moderno e globalizzato, aveva già lasciato le redini del gruppo, e si preparava probabilmente ad un futuro nella sola Ferrari: il gruppo FCA con l’obiettivo raggiunto del risanamento dei debiti è stato ora affidato a Mike Manley, ingegnere ed esperto in business administration, già AD di una florida Jeep, mentre in Ferrari Louis Camilleri, che è stato a capo di Philip Morris, affianca il presidenre John Elkann, in rappresentanza della famiglia Agnelli. Un management sempre meno italiano, dopo che Alfredo Altavilla, potenziale successore di Marchionne, ha lasciato il gruppo FCA, ma con un’eredità che sembra ben orientata verso le sfide del futuro.

Fiat mantiene però le sue caratteristiche di Made in Italy nell’immaginario collettivo, soprattutto con l’iconica Fiat 500. A Garlenda (Savona) si è tenuto nei giorni 7 e 8 luglio il 35mo Meeting Internazionale di Fiat 500 storiche, organizzato come sempre dal Fiat 500 Club Italia: ben 900 gli equipaggi da 16 nazioni che hanno festeggiato nelle strade liguri anche alcuni anniversari (50 anni della 500 L, 60 anni della 500 Sport), con le consuete iniziative artistiche, enogastromiche e anche con il consueto impegno sociale.

Sempre due 500, questa volta di nuova generazione, sono state presentate il 4 luglio, giorno di presentazione del nuovo modello ormai 11 anni fa: la trentesima edizione speciale, in soli 1.958 esemplari, si chiama Fiat 500 Spiaggina '58 e ricorda l’originario modello Jolly Spiaggina del 1958 firmato da Ghia, tanto apprezzata da Gianni Agnelli in Costa Azzurra. La presentazione è avvenuta presso Garage Italia Customs di Lapo Elkann, dove è stata presentata anche una versione speciale, ancora più simile alle Spiaggina originaria, realizzata da Garage Italia in collaborazione con lo studio Pininfarina.

Luglio è anche il mese del tradizionale Festival of Speed di Goodwood, in Inghilterra, dal 12 al 15 luglio. Qui si incontrano gli appassionati di motori per una vera festa dedicata all’automobile e alla velocità, con l’evento centrale della Hill Climb, la gara in salita a cronometro di 1,9 km percorsi da auto di varie categorie. Quest’anno ci sono stati tantissimi modelli, storici, in anteprima assoluta o dinamica, o addirittura prototipi: ad esempio la Roborace, vettura elettrica a guida autonoma da 500 CV che sarà protagonista di uno specifico campionato sportivo; la Lanzante McLaren P1 GT a passo lungo e 1000 CV; la Toyota Supra vicina alla versione di serie; le Mercedes 300 SLR del 1955 e la CLK LM del 1998; la Volkswagen I.D. R elettrica che ha vinto la recente gara in salita Pikes Peak, la Nissan GT-R50 by Italdesign, e tantissime altre vetture sportive, dalla Ferrari 488 Pista alla recente Brabham BT62.

In Italia, invece, sono state numerose le gare di regolarità di auto d’epoca, vere e proprie sfilate di vetture rarissime: possiamo segnalare la Stella Alpina Storica (6-7-8 luglio nel percorso Trento-Bolzano-Corvara) vinta da Guido Barcella e Ombretta Ghidotti su Fiat 508C, o la Coppa d’Oro delle Dolomiti (19-22 luglio con sede principale a Cortina d’Ampezzo), conquistata da Belometti e Vavassori su Lancia Lambda Casaro.

E per il futuro? A livello di produzione, si attendono le numerose novità autunnali, anticipate ad esempio dal teaser della SUV compatta Volkswagen T-Cross su base Polo, sulla presentazione della nuova Audi Q3 o sulle prime immagini del moderno abitacolo dell’elettrica Audi e-tron, dotata di 5 monitor.

L’immaginazione, però, va oltre con i progetti di tesi dedicati al car design: è il caso, ad esempio, della decima edizione del Master in Transportation & Automobile Design del Politecnico di Milano, i cui progetti erano tutti firmati Audi sulla base del concept «4 Distances: new e-form languages for future distances». Le quattro proposte sono Audi Jewl (Gianluca Raciti, Giancarlo Temin ed Esteban Wittinghan Quiñones) a guida autonoma per la mobilità degli anziani, Audi_IN per persone disabili in carrozzina (Edoardo Capi, Seyed Ruhollah Kashfi, Turgut Alkim Tutumlu e Daniel Cosmas Wamono Busima), Audi Triad per un abitacolo a tre posti anche a guida autonoma (Anna Acito, Alessandro Bucchieri e Antonio Mattia Marino) o Audi Mia di Marco Quamori Tanzi, Alessio Surace, Miguel Angel Toledo Carmona per una clientela business, dall’abitacolo variamente configurabile.

Sergio Chierici, 31 luglio 2018 [top][up]

La Ferrari Portofino vince il Red Dot Best of the Best; premiate anche 812 Superfast e FXX-K Evo

Ferrari PortofinoSono ormai moltissimi i riconoscimenti internazionali ottenuti dalle Ferrari disegnate al Centro Design di Maranello, guidato da Flavio Manzoni: per il 2018 è ora la volta dell’assegnazione alla Ferrari Portofino del «Red Dot: Best of the Best» categoria Product Design, un premio ottenuto da una Ferrari per il quarto anno consecutivo.
Il premio, assegnato per l’eleganza stilistica, è stato così motivato dalla giuria: «Oltre a mettere in luce un notevole progresso evolutivo, la Ferrari Portofino riesce ad affascinare grazie a un linguaggio stilistico entusiasmante. Si presenta come una seducente dichiarazione scultorea. L'integrazione del tetto rigido retrattile si è dimostrata una soluzione ottimale. L’eleganza è ulteriormente sottolineata dall’assoluta qualità sia dei materiali sia della realizzazione. La Ferrari Portofino è la perfetta incarnazione di nuovi approcci rivolti al futuro». La cerimonia di consegna si è svolta il 9 luglio, presso l’Aalto Theater di Essen, in Germania; oltre alla Portofino, sono state premiate con un premio Red Dot anche la 812 Superfast e l’esclusiva FXX K EVO.

Sergio Chierici, 13 luglio 2018 [top][up]

Virtual Car test drive: Renault Zoe 40, prova d’uso di una zero emissioni tra Lombardia e Liguria
#VCarTestDrive

Renault Zoe 40 test drivePartiamo da alcune considerazioni generali. La Renault Zoe 40, ultima declinazione della compatta elettrica francese, è oggetto di attenzioni al suo passaggio da parte di tutti, per almeno due motivi: il vivace e moderno colore Blu Foudre, e il suono particolare della vettura quando si avvicina. Già, perché per evitare spiacevoli inconvenienti dovuti alla silenziosità del propulsore, la Zoe ha alcune modalità di suono simulato, e quello di base (qui il podcast) ha qualcosa di simile a ciò che immaginiamo per un’astronave. Altra considerazione, quindi: guidando la Zoe, siamo alla guida del futuro. Di un qualcosa che andrà ancora pienamente scritto, ad esempio nella gestione della produzione della corrente, dello smaltimento delle batterie, della ricarica quando le elettriche saranno tante. Però con un silenzio tale, a differenza di altre auto della stessa categoria, da invitare a non accendere neppure la radio. Meno inquinamento acustico, nessun inquinamento allo scarico. E una guida veramente diversa dal solito, perché bisogna compensare la voglia di accelerare come una supercar data dalla coppia massima di 220 Nm disponibili ad ogni regime di rotazione, alla necessità di preservare la corrente elettrica, e guidare il più possibile con attenzione all’autonomia. Ogni minima distrazione, soprattutto nelle lunghe distanze, potrebbe farci ritrovare a piedi.
Diamo prima un’occhiata alla vettura. Lunga circa 4 metri, più o meno come una Clio, è stretta e alta, nonostante una vetratura che, grazie alla linea di cintura inclinata, permette una buona visibilità. E’ tondeggiante, aerodinamica, le pieghe sulla carrozzeria suggeriscono l’andamento del vento, i fari anteriori sottili e allungati o le luci diurne a «parentesi» sono sicuramente molto attuali, e i dettagli blu nei gruppi ottici (che si sposano perfettamente con la tinta della nostra Zoe) fanno immediatamente pensare al futuro. La maniglia posteriore annegata nel montante è una soluzione (di scuola italiana) ormai molto diffusa, per dare maggiore idea di sportività; però l’accesso e l’abitabilità per cinque persone sono adatti alla categoria di vettura, che è ben rifinita -soprattutto con gli interni scuri come i nostri, con materiali di pregio, e l’intelligente collocazione delle batterie sotto i sedili, e un vano bagagli piuttosto profondo. Molto belli anche i cerchi in lega da 17” dal punto di vista estetico, anche se i consumi con i cerchi più piccoli sono inferiori. Da notare un dettaglio: elementi come gli specchietti esterni, i comandi del clima automatico, la consolle centrale con il touchscreen, il navigatore e il sistema R-Link, provengono da altre Renault. La qualità è buona, e in questa auto cambia anche un po’ di significato, ma soprattutto la Zoe, prima automobile Renault nata esclusivamente elettrica, condivide parti con vetture termiche, ottenendo un’auto diversa e personale, ma con una riduzione dei costi.
Un’occhiata al motore anteriore, permette di verificare gli ingombri minimi della meccanica, che comprende anche il compressore per il condizionatore: un accessorio che consuma, nel nostro caso con le temperature estive, ma che in Eco fa perdere non più di 6-7 km sul pieno totale: meglio usarlo e chiudere i finestrini, per avere una migliore aerodinamica. La Zoe, oltretutto, consuma di più d’inverno che in estate, anche per le caratteristiche intrinseche del sistema motore-batteria.
Due parole quindi sugli aspetti del nostro percorso, di cui abbiamo trattato in tempo reale nella nostra pagina Facebook. Prelevando la vettura a Garbagnate Milanese, una volta tanto c’è stato bisogno di un po’ di istruzioni: non tanto sul come si guida una vettura elettrica, che è cosa nota -allo Start non si sentono rumori, se non una melodia identificativa del prodotto Z.E. e la scritta Ready sulla strumentazione, non ci sono rapporti, ma comunque c’è la classica leva del cambio automatico, quanto come gestire l’energia per poter arrivare nel levante ligure. I chilometri sono all’incirca 240, ma guardando il navigatore, sia in città che nella parte in salita del passo della Cisa, la vettura ci avverte che non riusciremo nell’impresa di non fare una nuova ricarica, pur partendo dalla batteria al 100%, sia all’andata che al ritorno. Un elemento grafico tra un paio a scelta, nella parte sinistra della strumentazione, ci avverte se siamo nel range giusto dei consumi o se stiamo esagerando, oppure se stiamo utilizzando l’unico sistema di cui la Zoe dispone per il recupero di energia, durante una frenata o rallentando, dandoci anche il valore esatto istantaneo di consumo o di recupero grazie al computer di bordo. La scelta è stata di spegnere tutta la parte multimediale e il condizionatore, e aprire un po’ i finestrini; come velocità, circa 80-90 all’ora in tangenziale e sul passo della Cisa, circa 100-110 km/h in Autosole, circa 100 km/h nella discesa della Cisa, ma utilizzando anche il cambio in N, sfruttando la grande potenza dei freni. Sì, perché se si rallenta per recuperare energia, la vettura si ferma dopo pochissimo tempo; solo scollegando il motore, la Zoe può scendere in «veleggiamento»: non si acquista energia, ma non si consuma assolutamente niente, se non per le servoassistenze. Ovviamente, si frena riportando la marcia in D, e si recupera, e ogni rallentamento e frenata vengono fatti con un certo anticipo, per recuperare più energia possibile. Il risultato dell’andata: 22% di batteria ancora disponibile, per un’autonomia di 75 Km. Più che sufficienti per una ricarica esterna.
Come raccontato nel diario di bordo, abbiamo scelto diverse modalità di ricarica -la nostra Zoe Q90 è la 41 kWh, permettendo ricariche dalla corrente di casa fino alle colonnine rapide da 43 kW. Tralasciamo la ricarica casalinga: il  caricatore Cameleon con la presa nel logo Renault si adatta bene a tutto, ma partendo dal 50% di ricarica alla ricarica massima ci vogliono 15 ore. Abbiamo letto che per una ricarica completa possono volerci anche 25 ore, come dire usare l’auto un giorno sì e un giorno no. Anche al di là della gestione dell’energia o degli aspetti di legge, occorrono per forza le colonnine, se vogliamo caricare a casa. Guardiamo, appunto, le poche colonnine pubbliche disponibili: partendo dal 22%, la colonnina del più grande centro commerciale a La Spezia ha funzionato per 17 minuti, poi si è fermata; il tempo di ricarica indicato era di più di 6 ore. Forse c’è qualcosa da migliorare, pur essendo totalmente gratuito. Il parcheggio centrale di piazza Europa ha invece quattro colonnine: a parte il fatto che i parcheggi erano in parte occupati da un’iniziativa artistica, e che una volta la ricarica non è andata a buon fine, le altre due hanno perfettamente funzionato. Prezzo 2 euro l’ora, la ricarica si attiva da un terminale con lo stesso biglietto per l’ingresso al parcheggio, che può essere indipendente (si può smettere di caricare e continuare a tenere l’auto parcheggiata). Questi i dati: prima ricarica da 22% a 97% in circa 100 minuti, seconda ricarica da 49% a 100% in circa un’ora e venti, prezzo in entrambi i casi di 7 euro, che significa non più di 4 euro di ricarica. Con una differenza: nel primo caso l’autonomia indicata era 300 km, nel secondo 260. Facile a capire perché: nel mezzo, abbiamo fatto tante belle curve, anche in salita, ad esempio costeggiando il mare nella Litoranea per le Cinque Terre. La Zoe è urbana, sì, ma anche nelle strade extraurbane va benissimo, con tutti gli elementi particolarmente pronti: l’unica raccomandazione è che non ci si più affidare al cambio per avere più freno motore. La cosa curiosa è che, dopo, una normale vettura termica non sembra così pronta: non ci rende conto di quanto la meccanica e il cambio tradizionale facciano in realtà «perdere tempo», anche se si tratta molto spesso di attimi, di sensazioni.
Il viaggio di ritorno, partendo appunto dai 260 km di autonomia, non lasciava ben presagire, visto che i km da fare tutti d’un fiato erano di nuovo 240. Cambio di strategia: finestrini chiusi, condizionatore acceso per non soffocare, sempre rigorosamente in Eco, percorso sempre al di sotto dei 90 km/h, in Autosole addirittura seguendo un camion nella corsia di destra -attenzione, perché la maggior parte dei veicoli di qualsiasi dimensione, a quella velocità, vi sorpasserà sicuramente, e la cosa potrebbe creare un po’ di apprensione, soprattutto se chi vi segue effettuerà cambi di corsia avvicinandosi a voi. Pur potendo usare di meno la marcia in discesa a consumo zero per la conformazione della strada, questa scelta ha pagato: l’autonomia residua è stata all’arrivo del 25%, anche se sempre pari, secondo il computer, a 75 km di percorso.
Un appunto sulle velocità effettuate, e sulla gestione della velocità. La Zoe dispone di regolatore e limitatore classici; il regolatore permette di gestire anche il recupero di energia quando si rallenta, il limitatore ci offre un modo per forzarci a non raggiungere certe velocità. In realtà, la Zoe, dispone di due limitatori interni: in Eco la vettura non supera i 90 km/h (95 al massimo sul tachimetro), a meno che non si prema a fondo l’acceleratore: in questo caso, Eco si disabilita proprio, anche senza premere il pulsante, e la vettura scatta a razzo, così come i consumi. Sulla carta lo 0-100 km/h si compiù in più di 12 secondi, ma quello che ha pochi rivali è sicuramente la ripresa, ad esempio lo scatto breve dalle basse velocità. Senza Eco, come velocità massima non si possono superare comunque i 135-140 km/h, anche perché quello è il limite per ottenere un consumo ancora nel range ottimale, oltre si rischierebbe, al di là della tenuta del sistema, di consumare in modo incontrollato. Da notare che la strumentazione cambia il colore di fondo nella parte alta a seconda del nostro stile di guida, mutando da verde a blu a viola quanto più consumiamo.
E chiudiamo su costi e usabilità. Per il listino ufficiale, la nostra Zoe costa più o meno 28.000 euro chiavi in mano senza le batteria; con le batteria siamo a circa 36.000 euro, oppure si possono noleggiare con costi diversi a seconda della percorrenza annua: ipotizzando ad esempio 10.000 km l’anno, sono 79 euro al mese, comprensivi di assistenza stradale. Un pieno di energia garantisce 300 km; in realtà quelli teorici (NEDC) sono 400, ma non si raggiungeranno praticamente mai: un valore verosimile potrebbe essere 350 km andando molto piano, ma in altri casi ci troveremmo sicuramente sotto i 300; il costo va da euro zero nei centri commerciali, ammesso di avere colonnine libere, moderne e funzionanti, ad un massimo di circa 8 euro. Sarebbe molto conveniente, però mancano totalmente le colonnine nei distributori e negli autogrill, e abbondano solo nelle grandi città italiane (Milano e Roma in primis, ma anche ad esempio Torino e Firenze): usare l’elettrica in emergenza, ad esempio per uno spostamento non «programmato», potrebbe rivelarsi impossibile. Al momento, quindi, la Zoe è perfetta per un uso urbano o extraurbano, entro le citate soglie di autonomia -che si raddoppiano se si raggiunge, ad esempio, un luogo di lavoro ogni giorno dotato di colonnine funzionanti. Ci vuole ancora uno step per raggiungere almeno 600 km di autonomia vera, portare la velocità massima in eco a circa 100 km/h e quella massima assoluta ad almeno 150-160 km/h, e magari abbassare un po' il prezzo in conseguenza della maggiore diffusione: a quel punto avremo una vera concorrente ad un’attuale segmento B con motore termico o ibrido dai consumi ridotti.

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I suoni della Zoe

Sergio Chierici, 2 luglio 2018 [top][up]


Parata di Abarth storiche a Varano de’ Melegari per l’8° Historic Track Day

8vo Historic Day a VaranoTorniamo a trattare di auto d’epoca: tra le tante manifestazioni del mese di giugno, segnaliamo la giornata di sabato 8 che si è svolta presso l’autodromo Riccardo Paletti di Varano De’ Melegari: l’VIII edizione dell’Historic Track Day. Protagoniste dell’evento, organizzato da Berny Motori di Maleo (Lodi) e dalla Franzoni Auto Divisione Classic di Brescia, sono state ancora una volta le Abarth storiche: ben 40 appassionati si sono incontrati a Varano per vivere una giornata in pista con la propria vettura.
Tra le auto presenti, le Abarth 1000 su base Fiat 850 coupé 1^ serie, le 1000 TC, 1000 TCRadiale, le OT 1300, Abarth Simca 1000, le formula S - Sport e Prototipi come la 1300 Periscopio, la SP 2000, una ricostruzione della TC 140 dotata di motore 12 cilindri a V di 6000 cc, le più giovani, ma sempre divertenti Formula Abarth, fino alle Zagato 850 SS Record Monza, in versione monoalbero e bialbero.
Tra i personaggi presenti, il noto collezionista di Abarth Leo Aumüller dalla Germania, mentre ha portato i suoi complimenti anche Andrea de Adamich, che ha proposto di ripetere l’Historic Track Day più volte l’anno. Un evento non competitivo, ma una sessione di prova in pista delle vetture degli appassionati, alla presenza di storici meccanici, carburatoristi e motoristi di un tempo, capaci di ottimizzare le prestazioni con sistemi tradizionali, accanto ai moderni tablet per il controllo della centralina della TC 140. Il tutto in un clima di serenità e collaborazione, terminata ai box in modo conviviale.

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Carlo Carugati, Sergio Chierici 22 giugno 2018
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Audi A1 Sportback e Volvo S60: due novità controcorrente


Audi A1 Volvo S60In questo periodo alcune case presentano aggiornamenti dei propri prodotti, come Audi con la seconda generazione Audi A1 Sportback e la rinnovata Volvo S60. In questo caso, due prodotti che sono in parte controcorrente. Intanto, non sono SUV, ma vetture premium compatte e dai volumi sportiveggianti come delle coupé: se la  S60 è l’ultima declinazione della berlina aerodinamica premium e sportiva, la A1 Sportback mostra l’ultima evoluzione delle segmento B premium a 5 porte. In un momento in cui le segmento B hanno un grande successo europeo -si pensi alla vendutissima Fiesta, ma anche a Polo, Clio, 208, Corsa, C3, per non parlare di giapponesi e coreane - mentre in Italia non verranno più prodotte, con l’ufficializzazione della fine della Punto.
In cosa cambia la nuova A1 Sportback? Evoluzione e non rivoluzione, dal momento che la vettura rimane sempre riconoscibile; tuttavia, il nuovo corso di design di Marc Lichte prevede l’uso di linee più decise, di spigoli vivi, di maggiori fantasie nella raccordo di volumi e superfici. Abbandonata l’idea dell’arco come elemento portante di tutto il design della A1 -nata originariamente come concept per una nuova NSU- la A1 ha ora un montante posteriore ampio e inclinato, mentre davanti il single frame, più largo e spigoloso, è disposto più in basso per lasciare spazio a tre feritoie, che continuano idealmente nel disegno dei fari a LED opzionali. Sono tutti degli omaggi alla celebre Audi quattro, accentuati ulteriormente negli allestimenti più sportivi. Dall’abitabilità migliorata grazie a dimensioni lievemente accresciute (è lunga 4,03 m), ha una plancia con vari tipi di finiture, che richiamano anche le nuove tinte della carrozzeria, e un ampio display touch da 10,25 pollici, a centro plancia ma inclinato verso il guidatore. Tra le opzioni, quanto già visto nelle sorelle maggiori, come l’Audi Virtual Cockpit o i sistemi di ausilio alla guida, a cominciare dal pre sense front di serie. Tanti anche i motori, da 95 a 200 CV, pescando dalle ultime motorizzazioni del gruppo.
Premium aerodinamica e dal piglio sportivo è anche la nuova V60, una berlina compatta che per la prima volta per una Volvo è realizzata negli Stati Uniti, e precisamente nel nuovo stabilimento di Charleston, nella Carolina del Sud. Anche in questo caso, niente SUV; anzi, il ritorno a quella scelta dei tre volumi che solo pochissimo tempo fa era stata dichiarata proprio negli USA come «impopolare», oltretutto con dimensioni che sono medie per noi, ma compatte per gli americani. E sicuramente molto dinamiche, considerando la particolare combinazione di luci, calandra sporgente, scudi e appendici aerodinamiche (di scuola Polestar), la fianca sfuggente, la finestratura che si restringe verso la coda, le firme a LED e molti altri dettagli. Come per Audi, è disponibile un pacchetto di finitura sportiva, così come gli interni risultano particolarmente curati. A differenza di Audi, però, sparisce il diesel dalla gamma, sostituiti dai classici T5 e T6, e affiancati dalle unità ibride plug-in T6 Twin Engine di Volvo con trazione integrale da 340 CV, e T8 Twin Engine con trazione integrale da 400 CV, disponibile anche in versione Polestar Engineered. Tra le altre caratteristiche, il telaio attivo con diverse impostazioni di guida, il sistema multimediale Sensus Connect e le numerose opzioni per l’assistenza alla guida.

Le immagini della A1 Sportback nella galleria di Facebook
Le immagini della Volvo V60 nella galleria di Facebook

Sergio Chierici, 21 giugno 2018 [top][up]

Virtual Car test drive: Renault Talisman Sporter dCi 130 CV EDC Energy Executive 4Control, quando la grandeur si fa Station Wagon

#VCarTestDrive

Renault TalismanNon è un caso se dopo la piccola Renault Twingo GT da 110 CV, il successivo long test drive d’uso quotidiano di Virtual Car sia dedicato alla Renault Talisman, ed in particolare alla grande Sporter nella versione Executive, dotata del turbodiesel 1.6 da 130 CV e del cambio automatico a doppia frizione EDC a 6 rapporti. L’intenzione è abbastanza chiara: dopo un’utilitaria tutto dietro dalla particolare gestione dello spazio interno, si prova per oltre un migliaio di chilometri sulle strade tra Liguria, Lombardia e Piemonte, fino al recente Salone di Torino, una delle più grandi station wagon disponibili nel mercato europeo.  Con una disposizione ormai tradizionale di motore e trazione, tutti all’anteriore, ma con la particolarità del sistema a 4 ruote sterzanti 4Control, che già tempo addietro provammo, con giudizio più che positivo, sull’antenata Laguna Sportour.
Se guardiamo all’estetica, sicuramente la Talisman Sporter, nella particolare tonalità blu cosmos, si fa sicuramente notare. Il frontale, con la curiosa piega del cofano sopra i luminosissimi fari automatici a LED, è decisamente importante, seguendo il family feeling di tutte le più recenti grandi Renault, e con la curiosa losanga che sembra affogata nella mascherina, per nascondere la telecamera anteriore. Il cofano dalle caratteristiche pieghe è imponente, e quasi orizzontale, per scendere all’improvviso nell’anteriore in modo più deciso rispetto alla nuova Megane, mantenendo la caratteristica firma LED a C. La fiancata è muscolosa, con parafanghi marcati ed evidenti per ospitare i grandi cerchi da 18” con belle ruote diamantate, ed è da notare il vezzo del falso sfogo d’aria tra la portiera e il parafango anteriore, segno di sportività lussuosa. Dietro dominano i grandi fari a sviluppo orizzontale dalla caratteristica linea ancora una volta disegnata dai LED, il grande portellone che comprende anche la targa fino allo scudo posteriore, l’alettone sopra il piccolo lunotto, e le spalle particolarmente larghe, accentuate dalla vetratura che sale all’altezza delle ruote posteriori. Una forma dinamica nella quale le proporzioni hanno un impatto evidente: la Talisman Sporter è lunga 485 cm, più o meno come la precedente Laguna, alta appena 145 cm ma è soprattutto più larga, con 187 cm che diventano oltre 2 metri con gli specchietti: come dire che la vettura è ben acquattata sulla strada.

La disposizione anteriore della meccanica permette di ottenere una coda praticamente libera da ingombri, a tutto vantaggio del vano di carico: ben rivestito, comprende vani inferiori -anche con la ruota di scorta- ed è variamente configurabile grazie al consueto sedile asimmetrico, che si aziona con leve più vicine al portellone, arrivando da 572 fino a quasi 1700 litri di volume complessivo; il vano, che è più o meno grande come quello della Megane SW, è regolare, molto adatto per i carichi lunghi, e vi si accede con un portellone pesante, ma elettrico, comandabile sia con un pulsante, sia avvicinando il piede sotto il paraurti posteriore.
Veramente di pregio gli interni della versione Executive, che pur non essendo la top di gamma Initiale, ha poco da invidiare a concorrenti più blasonate: la pelle chiara è di qualità, colpisce lo spessore dei sedili particolarmente comodi, le varie parti interne sono generalmente morbide al tatto, e la configurazione degli elementi dimostra una particolare cura; anche l’abitabilità è di tutto rispetto, e i posti posteriori dispongono di bocchette e prese autonome, ampio bracciolo centrale ed ampio spazio per le gambe. C’è anche un grande tetto trasparente, la cui parte anteriore può essere sollevata o aperta.

Sì, perché la Talisman è in grado veramente di avvolgere il guidatore in modo un po’ diverso da altre concorrenti: è capace di offrire sensazioni gradevoli, cominciando dalla firma sonora all’apertura della porta, che ricorda moltissimo un veicolo da salone. Il sedile è dotato di ben tre tipi diversi di massaggio (tonico, lombare e rilassante) con intensità e velocità regolabile, differenziati anche per il passeggero anteriore: si possono programmare durante la marcia, anche partendo da un pulsante nel fianco del sedile. E poi i sedili sono riscaldabili e ventilati, per il massimo del confort, in combinazione con un efficiente clima bizona -la cui configurazione di base avviene anche con comandi tradizionali a pomello- capace anche di rigenerare l’aria interna dell’abitacolo. Ma il vero centro di tutto è la tecnologia Multi-Sense: si possono selezionare cinque tipi diversi di ambiente, con colori diversi anche nelle particolarissime luci interne dell’abitacolo -verde, blu, beige, rosso, viola- e altrettante configurazioni dinamiche -eco, normal, confort, sport e perso, quest’ultima regolabile a piacimento. In realtà i parametri che cambiano sono molti, e soprattutto effettivamente percepibili: le funzionalità del sistema 4Control, il controllo elettronico delle sospensioni, la risposta del motore e della trasmissione e la forza applicata al volante. Cambiano anche gli stili grafici della strumentazione, anch’essa diversamente colorata a seconda della modalità scelta, e persino la sonorità del motore, grazie anche all’apporto del particolare impianto stereo, come abbiamo dimostrato nel nostro specifico podcast.
Due parole anche sul sistema R-Link 2 che, oltre al Multi-Sense, gestisce tutta l’attività multimediale della vettura, ma anche la navigazione, la connessione con la telefonia -noi abbiamo provato con profitto il collegamento mediante Apple Car Play ad applicazioni e musica- e i parametri di controllo di ogni tipo, comprese le indicazioni per la guida economica, o la disposizione degli schermi. La nostra versione, di fascia alta, comprende lo schermo verticale centrale da 8,7”, di grandi dimensioni; la strumentazione contiene altre informazioni interessanti, diverse a seconda la modalità, tra le quali segnaliamo, nella modalità sport, l’indicazione in tempo reale di coppia e potenza, mentre alcuni dati sono replicati nel piccolo schermo trasparente che fuoriesce dalla plancia, sopra al volante. Quanto detto sopra è memorizzabile per diversi utenti, per un’esperienza davvero personalizzata della guida della Talisman.

Ed è quindi il momento di provare la vettura, e verificare gli effetti della tecnologia sulla guida di ogni giorno.
Suono di accoglienza, colore dell’ultimo ambiente selezionato (due di questi possono essere scelti rapidamente con il pulsante di selezione nel tunnel: noi abbiamo optato per Perso, cambiando il colore in blu, e il rosso Sport), pulsante Start senza l’uso della chiave, sedile che si predispone come l’ultima volta che abbiamo utilizzato l’auto, e il motore si accende. Un problema è la visibilità: è vero che gli specchietti ripiegabili hanno l’avviso dell’angolo morto (il classico LED sullo specchio), e che l’auto è circondata da sensori, che vengono riprodotti graficamente sullo schermo, con suoni di avviso variamente configurabili, e la telecamera posteriore classica in retromarcia; tuttavia, gli ingombri notevoli, la linea di cintura piuttosto alta e le spalle larghe non aiutano ad avere una visuale sempre chiara -soprattutto nella zona del montante posteriore; i sensori sono molto sensibili, e in spazi ristretti segnaleranno sempre che stiamo urtando qualcosa. Meglio alzare il più possibile il sedile, in questi casi, e fidarsi della vista e dell’intuito, una volta stabiliti gli ingombri di massima. L’ausilio automatico al parcheggio, che aiuta ad uscire ed entrare nei parcheggi paralleli e perpendicolari, viene in soccorso solo in caso di uno spazio sufficientemente ampio, sebbene il sistema tenda ad avvicinarsi il più possibile nelle manovre alle altre auto. Ma ciò che aiuto sicuramente di più è il sistema a 4 ruote sterzanti, che permette di avere un raggio di sterzata in manovra molto più ridotto rispetto alla lunghezza dell’auto, grazie alla rotazione in controfase delle ruote posteriori; questo è utile anche in caso di manovra in marcia, al di sotto di certe velocità.

Il motore da 130 CV e 320 Nm di coppia a 1750 giri è abbastanza silenzioso e regolare; garantisce una discreta ripresa, grazie all’uso del cambio, anche se la reattività dei comandi non è sempre immediata; manca la percezione del “colpo nella schiena”, perché qui, anche in Sport, tutto è sempre piuttosto progressivo. Complice di questo è anche il peso, 1602 kg dichiarati, che è adeguato all’ingombro ma non ridottissimo, e il tempo di 10,8 secondi per arrivare a 100 km/h, solo in Sport, lo dimostra. Questo telaio sopporta motori fino al 1.6 benzina da 200 CV, e per certi aspetti è un bene, perché l’auto non è mai in affanno: è sempre sicura come sui binari, sia nelle curve dell’Autostrada della Cisa che nei passaggi tortuosi delle colline spezzine, dove il 4Control dà il meglio di sé con la sterzatura in fase e l’effetto di un passo decisamente più corto, o di avere 4 ruote motrici. La Talisman 130 CV, insomma, non è proprio fulminea, ma è sicuramente più agile rispetto alle sua dimensioni. Anche le sospensioni elettroniche fanno il loro dovere, fornendo i migliori risultati sempre in Sport: per assurdo, i rallentatori si affrontano meglio in questa modalità, perché le sospensioni in Confort sono troppo morbide, generando molto beccheggio. Ottimo comunque l’assorbimento delle asperità, mentre a livello di confort permane un costante suono a bassa frequenza, come evidenziato dal podcast: quando si aggiunge suono al motore nella modalità Sport, diventa difficile anche la conversazione tra i passeggeri anteriori. Per il resto, la Talisman è comoda come un’ammiraglia.

Vediamo invece i sistemi di ausilio alla guida disponibili, e il loro effetto. La 130 CV non è dotata di guida autonoma, ma di alcuni elementi che fanno parte di questo sistema: il cruise control adattativo, ad esempio, o il segnalatore di superamento di corsia. Nel primo caso, la velocità si regola facilmente con i comandi al volante, scegliendo la distanza dalla vettura che precede: l’auto, quando è il caso, frena da sola, anche se di solito non arriva a fermarsi in caso di arresto dell’auto precedente, ma comunque rallenta in modo deciso. Solo in caso di ostacolo improvviso, c’è la vera e propria frenata di emergenza: bisogna sempre stare attenti e pronti all’intervento manuale, ma la reazione è sempre piuttosto pronta: i freni sono ottimi, e con l’automatico ancora meglio dimensionati. Invece, l’avviso di superamento di corsia funziona ogni qualvolta la vettura tocca le linee di separazione, con un segnale visivo (le classiche linee convergenti) e uno audio, una sorta di vibrazione oppure la diminuzione del volume di un lato dell’impianto. Sistema perfetto in caso di strade lisce e ampie, meno buono quando, come in molte strade italiane, la vettura è al limite della larghezza di corsia: in questo caso, è facilissimo che due ruote tocchino quasi sempre una delle linee. Alla fine, abbiamo disabilitato il sistema in alcuni momenti del percorso.

Note positive per il cambio doppia frizione, rapido e non invasivo, neanche in Sport, dove ovviamente la cambiata è ritardata; per l’azionamento manuale non sono previste palette al volante, ma si usa la leva stessa, in posizione contraria rispetto ad altri cambi simili (marce alte in basso, marce basse in alto). Di fatto, difficilmente si sceglierà l’utilizzo manuale, se non forse in un caso: a volte il sistema elettronico complessivo è un po’ lento a reagire, e la cambiata manuale favorisce i “cambi di idea” -ad esempio, quando si viaggia con poco gas, e si decide a un certo punto di accelerare.
Ottimo l’impianto audio, anche con radio digitale e piccolo satellite a destra del volante, e perfetto se accoppiato a un sistema di streaming; ottima anche la disponibilità di prese e attacchi, funzionale il navigatore, variamente configurabile, e interessante la possibilità di interagire direttamente con le app degli smartphone. L’unico neo è rappresentato proprio dal grande touch screen, che solo in parte prevede l’azionamento dei comandi anche con la rotella nel tunnel: è molto grande, ma a centro plancia, e veramente carico di funzioni. La vista, concentrata frontalmente sullo schermino retrattile, e poi sul quadro strumenti, deve per forza volgersi a destra e un po’ in basso per numerose funzioni, spostando anche il braccio per le funzioni touch -i comandi rapidi oltretutto sono sul lato destro. Meglio, quindi, seguire in modo rigoroso le raccomandazioni della casa: effettuare il più possibile le selezioni prima di mettersi in marcia, magari memorizzando le varianti negli specifici profili utente.

Chiudiamo con i costi. Il consumo medio, con vari tipi di percorso ma in prevalenza urbano, è di 7,2 l/100 km. Siamo riusciti a fare il tratto autostradale La Spezia-Milano, non superando i limiti di velocità, ottenendo una media di 5,9 l/100 km in modalità eco, che fornisce anche indicazioni interessanti sul risparmio ottenuto -rappresentato sinteticamente nella strumentazione principale da alcune foglie, che si spengono progressivamente quando si consuma di più. Diciamo che siamo distanti dai 4,4 l/100 km medi dichiarati, ma il serbatoio consente ottime autonomie; probabilmente, i migliori risultati si ottengono a velocità costante rimanendo un poco al di sotto della velocità autostradale italiana. Quanto al prezzo, il modello provato costa circa 40.000 euro, senza eventuali sconti, ed è il suo prezzo. Si può risparmiare qualcosa con il motore diesel da 110 CV, ma anche con i più potenti benzina, mentre al top di gamma c’è il 160 CV Initiale Paris, forse più adatto ad un’ammiraglia. La sostanza, comunque, è che la Talisman è quanto di meglio la casa abbia mai prodotto nel settore delle grandi station wagon, e riesce a creare livelli di soddisfazione di pilota e passeggeri come poche auto sul mercato della stessa categoria.

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Sergio Chierici, 13 giugno 2018 [top][up]


Salone Auto Torino al Parco Valentino (6-10 giugno 2018): la quarta edizione della festa dell’auto e del design

Salone di Torino 2018 Parco
          ValentinoPer il quarto anno consecutivo, il Salone di Torino è tornato. Un tempo luogo periodico di incontro di tutte le case automobilistiche, come oggi è ad esempio il Salone di Ginevra, ma anche punto di riferimento per il lavoro dei numerosi «carrozzieri» di area torinese, che hanno esposto a Torino le idee più incredibili. Il nuovo Salone di Torino continua, con i giusti affinamenti, la proposta compiuta fin dalla sua origine, sotto la guida del suo presidente, Andrea Levy. E’ un salone all’aperto, nella cornice del Parco del Valentino, accanto al fiume Po, e del Castello, che sono un percorso turistico e naturalistico autonomo per torinesi e turisti, arricchito dalla possibilità di vedere le automobili. Intanto, ci sono le vie del parco con i consueti stand, adattati anche per ripararsi in caso di pioggia -che purtroppo ha accompagnato alcuni momenti delle prime giornate. Ogni stand, ufficiale o legato a concessionari o distributori, ha a disposizione un numero limitato di moduli espositivi per fare in modo che le auto si possano osservare nel dettaglio, ed esteticamente si integrino al meglio con la passeggiata nel parco; inoltre, è interessante come lo spazio limitato a disposizione porti a scegliere modelli considerati rappresentativi. Per tante case generaliste la scelta è ricaduta sui SUV, molto alla moda e forse più appetibili per l’acquisto in questa fase del mercato; tuttavia, c’è chi ha avuto un approccio più emozionale, o sempre nel settore delle crossover ma più avanti nel tempo, come le elettriche pure Hyundai Kona, Jaguar i-Pace e naturalmente Tesla X dalle porte ad ali di gabbiano. C’è chi, come Suzuki, attira la curiosità attraverso una dimostrazione di body painting, accanto ad una Ignis dipinta come un’opera d’arte; c’è chi ha portato videogames e altre curiosità per il pubblico; c’è chi si fa ammirare e basta, come Ferrari, Pagani, McLaren, Bentley, o alcune auto da competizione come Audi o Honda -qui la mappa degli espositori. Da ricordare che l’ingresso al Parco è gratuito dalle 10 alle 24, e che con un particolare biglietto è possibile di usufruire di sconti per altre visite, come quella al Museo dell’Automobile.
Oltre alle case automobilistiche, negli stand anche le scuole di design e di ingegneria, come IED e Politecnico di Torino, e soprattutto lo spazio per i carrozzieri, storici e nuovi, che ritrovano al Salone di Torino lo spazio per le proprie idee. Tutti sono da segnalare: a livello di pubblico, è piaciuta molto l’Alfa Romeo 4C rielaborata in forma «piemontese» da Mole Costruzioni artigianali di Umberto Palermo, però ci sono altre curiosità, come la collaborazione tra GFG Style e Turin Garage per l’adozione di un motore elettrico con autonomia di circa 140 km su alcune vetture usate, completamente riadattate e ridisegnate con un'interessante operazione di «retrofit»: in questo caso due esemplari di Fiat Panda 4x4 degli anni ’80-’90. C’è anche una prima assoluta, la Jannarelly che ricorda vetture sportive pure di altri tempi. E anche l’occasione per vedere dal vivo e su strada alcune Dallara stradali, che catturano al primo sguardo, o sportive di tutti i marchi, da ATS a McLaren, da Alpine Renault a BMW e Mercedes.
In realtà, lo spazio per i carrozzieri è molto di più, perché ci sono spazi appositamente dedicati ai prototipi o agli esemplari unici, alcuni dei quali davvero rarissimi, di nomi come Pininfarina, che presenta 6 gioielli della sua produzione, Bertone con parte della collezione ora dell’ASI, Studiotorino, Touring Superleggera, Spada, Scaglione e altri ancora. Nel cortile del castello, poi, sembra di entrare nella sala principale di Italdesign: i 50 anni dell’impresa, oggi non più di Giugiaro ma di Audi-Volkswagen e con il gruppo di design guidato da Filippo Perini, sono festeggiati con tantissime vetture da salone note a tutti gli appassionati ma raramente viste all’aria aperta, fino alla recentissima Zerouno, prodotta in piccolissima serie. C'è anche l'auto volante Pop Up, vista a Ginevra, in collaborazione con Audi.
I visitatori apprezzano tantissimo le supercar, che sono presenti in gran numero, grazie anche ad un’altra iniziativa: la Supercar Night Parade. Sì, perché il Salone di Torino chiude tardissimo e soprattutto è un salone diffuso, che coinvolge l’intera città in percorsi dedicati sia ad auto da sogno che a vetture storiche, con eventi dedicati -ricordiamo i 70 anni di Porsche, e ricordiamo anche la presenza in città di sostenitori del marchio Lancia nell’evento Lancia Delta sotto la Mole di sabato 9 giugno. Domenica ci sarà poi il consueto Gran Premio del Valentino, realizzato da privati e appassionati con le loro supercar da Torino a Venaria.
Sia negli stand che all’interno del Castello ci sono poi i consueti eventi, con conferenze e presentazioni: vi proponiamo il podcast della presentazione di GFG Style, ma soprattutto segnaliamo la quarta edizione del Car Design Award della rivista Auto & Design: miglior design per le auto di serie alla Jaguar E-Pace, miglior design per le concept per la Honda Urban EV e miglior brand design language per Volvo cars. Un premio che, insieme alle altre iniziative, torna a far diventare Torino e il suo Salone come centro fondamentale del design automobilistico, e Torino come capitale dell’auto, così come ricordato da politici e autorità nella conferenza di presentazione.

Il sito ufficiale del Salone
Il calendario degli eventi
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Sergio Chierici
, 6 giugno 2018 [top][up]

AppassionAuto: alle Terme di Comano, la sesta edizione dell’evento di solidarietà con automobili d’epoca e supercar

AppassionAuto 2018Quest’anno si preannunciava come particolarmente interessante, e la VI edizione di AppassionAuto non ha deluso le aspettative: nei giorni dal 18 al 20 maggio 2018, presso le Terme di Comano (Trento), si sono radunate ben 147 automobili, dalle storiche dagli anni ’50 fino alle moderne supercar. Un’iniziativa importante, promossa da Lorenzo Berlanda di Falc, per raccogliere fondi per progetti di solidarietà, che quest’anno erano ben tre: la costruzione di un’area idroterapica per ragazzi con autismo  presso la Casa Sebastiano di Coredo, il sostegno alla Comunità Handicap e il sostegno all’ Oasi Valle dei Laghi. Evento nell’evento, il raduno di Porsche da tutto il mondo per festeggiare i 70 anni dalla nascita del marchio, in collaborazione con il Porsche Club Trentino: dalle prime 356 di fine anni ’50 ai modelli più recenti, disponibili anche in prova.
AppassionAuto prevedeva quest’anno due concorsi di eleganza, uno per votazione popolare, e uno assegnato da una giuria tecnico-storica. Il primo concorso è stato vinto da una Alfa Romeo Giulia Sprint Speciale del 1964, seguita al secondo posto da una Porsche 356 BT/5 coupé del 1962 e al terzo da una particolare Ferrari 512 BB, uniproprietario e con soli 38.000 Km. Il premio della giuria è invece andato a una Lancia Stratos stradale, che ha superato la Ferrari 512 BB e una rara Bugatti EB110 Supersport.
Dalle vetture premiate si capisce che AppassionAuto è un raduno trasversale e conviviale, che accoglie veicoli di diverse tipologie, categorie ed anni. Tra queste, le venti auto del Classic Club Vignola, tra le quali la Lancia Flavia 1,8 Vignale del 1966, le Alfa Romeo Duetto «osso di seppia» e  GT 1750, la Fiat Dino 2400 coupé. Tante le Ferrari presenti, come 328 GTB e GTS, 360, 430, 458 Italia, le Maserati con 2.24, Granturismo e Grancabrio, e le Mercedes Pagodine 230, W 107 SL e W129, «l’ultima SL».
Per gli equipaggi, non gare  ma percorsi turistici e panoramici nelle strade della Comano Valle Salus, tra i Laghi Trentini, nella Val di Non con visita al Castel Thun, e con arrivo a Coredo presso Casa Sebastiano, alla quale è stata assegnata una parte dei contributi dei partecipanti.


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Carlo Carugati, Sergio Chierici
, 3 giugno 2018 [top][up]

Virtual Car test drive: Renault Twingo GT, una divertente «tutta dietro» da 110 CV
#VCarTestDrive

Renault Twingo GTRiprendiamo i long test drive di Virtual Car con un gradito ritorno: dopo la Renault Twingo Lovely 2 da 90 CV, è ora la volta della Renault Twingo GT da 110 CV, sottoposta alle cure di Renault Sport, che abbiamo utilizzato per più di due settimane nell’uso quotidiano, ma su percorsi di vario tipo per oltre un migliaio di chilometri, tra Lombardia, Liguria e Toscana. Vediamo di analizzarne le caratteristiche, anche a confronto con la versione “normale”.

La Twingo comincia ad essere apprezzata da un sempre maggior numero di clienti europei: la sua linea è simpatica, le quattro porte sono comode, gli ingombri sono ridotti. L’estetica, come avevamo già avuto modo di descrivere, ricorda la Fiat 500 soltanto per certe rotondità esterne, ma il richiamo vero è quello della Renault 5: nella GT verniciata in un vistoso Spicy Orange con le decals nere, questo è ancora più evidente, perché i profili mettono in evidenza le superfici squadrate sopra i parafanghi. Nella GT il richiamo alla sportività appare evidente anche all’esterno, con l’ampio spoiler posteriore, l’intrigante presa d’aria sopra la ruota posteriore sinistra, le finiture della mascherina scure, e soprattutto la zona inferiore di coda, dove l’ampio scarico con doppio terminale fa bella mostra di sé, dando ancora più senso alle «finte» prese d’aria accanto alla targa, forse volute per sottolineare la particolare disposizione meccanica.

Già, perché interrogando persone normalmente appassionate di motori, ancora non tutti ancora sanno che la terza generazione della Twingo, imparentata strettamente con le Smart grazie all’accordo con Daimler, non è più una «tutto avanti» ma una «tutto dietro»: il motore è disposto più o meno sopra l’assale posteriore, e dietro sono anche le ruote motrici. Intanto, come già nella versione Lovely, questo significa l’adozione di un pianale più alto, su cui poggiano sedili relativamente sottili, e con un’altezza generale notevole, che favorisce carico e abitabilità, anche se aumenta decisamente la sezione frontale: la Twingo misura 360 cm di lunghezza e 164 cm di larghezza, mentre l’altezza complessiva è di ben 155 cm.

Il portellone in vetro dà accesso a un vano bagagli di tutto rispetto, variamente configurabile grazie ai sedili frazionati (per due persone), mentre il piccolo cofano anteriore, in plastica, si sgancia con un’operazione articolata, per dare accesso ai bocchettoni per alcuni rabbocchi di liquidi; è anche lo spazio per il radiatore. Non c’è, quindi, un bagagliaio anteriore, mentre è ricavato un curioso vano sotto il sedile posteriore, disponibile a richiesta. Lo spazio per i carichi, insomma, non manca: i valori dichiarati sono 188 litri al vano della cappelliera, sufficienti per una grande spesa, ma aumentano fino a 980 litri. Con un’attenzione: al motore si accede dopo aver tolto eventuali bagagli sopra, agendo su sei lunghi viti per aprire totalmente un coperchio; forse non si avrà mai accesso al motore per tutta la carriera della vettura, però l’operazione è meno rapida rispetto ad altre auto. In più, il vano bagagli è tendenzialmente sempre caldo, perché appunto il motore si trova sotto.

Note di merito per la finitura interna, con pelle e tessuto di qualità a più colori, impunture a vista -nel nostro caso arancioni- nei sedili con poggiatesta integrato e in altri dettagli, come la tettoia sulla strumentazione e il fianchetto porta; la sagoma della Twingo si trova anche nei tappetini e nelle maniglie interne delle porte dietro, mentre nel battitacco fa bella mostra di sé la scritta Renault Sport. Le portiere posteriori sono utilissime, e come in molte altre vetture di questa categoria hanno i finestrini apribili a compasso.

La visibilità è ottima, grazie anche alla telecamera posteriore di serie, se non per un piccolo angolo morto nel montante posteriore, in caso di ingresso in carreggiata; comunque, le superfici vetrate sono notevolmente ampie. Il sistema R-Link  Evolution con radio DAB è di classe superiore, con il navigatore integrato, il bluetooth, varie possibilità di collegamento di lettori esterni (ma non il CD), e la possibilità di integrare funzioni e dati degli smartphone; l’unico limite per i passeggeri è la disponibilità di altoparlanti solo nella zona anteriore. La climatizzazione automatica è decisamente efficace, con le bocchette laterali molto ben rifinite: l’unica pecca rimane la coppia di bocchette centrali, integrate molto bene nel design generale, ma spostate in alto per lasciare spazio al touchscreen, e soprattutto che si regolano solo a sinistra e a destra, e non hanno un sistema di parzializzazione manuale -basterebbe la classica rotellina accanto. La GT dispone anche di fari automatici con cornering, sensore pioggia, cruise control tradizionale e limitatore di velocità.

L’aspetto complessivo, complici la pelle e le finiture di alcuni particolari, è buono, senza rumori particolari e dal buon assemblaggio, considerando la categoria della vettura e l’impiego di plastiche rigide ma rifinite superficialmente. Attivando la chiave tradizionale si vedono le diverse funzionalità: il sistema R-Link si presenta quasi come un tablet touch, dai comandi ormai condivisi con altre vetture e quindi piuttosto ben individuabili; ottima la scelta di un comando a rotella di accensione e volume, del satellite accanto al voltante a tre razze un po’ in stile “smart” e del comando tradizionale per la climatizzazione, che sono poi quelli che si vanno a ricercare istintivamente. La strumentazione, con il computer di bordo, è ben fatta e chiarissima, ma anche estremamente da utilitaria: non ci sono né la temperatura dell’acqua -scomparso già in molti altri modelli- ma soprattutto non c’è il contagiri, che forse sulla GT poteva essere utile, nonostante l’ampio intervento dell’elettronica. Un suggerimento: l’evoluzione dei sistemi R-Link potrebbe prevedere applicazioni mirate al rilevamento dei dati dinamici, grazie anche alla presenza del navigatore; non pochi clienti sarebbero disposti a pagare per un sistema di controllo simile.

Quello che però più conta in una vettura come la Twingo GT, e che per molti versi incuriosisce, è sicuramente l’aspetto dinamico: nessun’altra è come lei, in questo segmento di automobili. Il tre cilindri in linea TCe euro 6 da 898 cc è stato elaborato da Renault Sport per ottenere poco meno di 110 CV, con una coppia massima che da 135 Nm passa a 170 Nm a 2.500 giri. Il giudizio su strada è decisamente positivo: questa Twingo è ancora più divertente della 90 CV, che già nel misto aveva dato modo di mostrare le sue qualità. La 110 CV ha un rumore appagante, sia in accelerazione che durante la cambiata, sicuramente al di fuori, e in parte anche nell’abitacolo, dove permangono un po’ di vibrazioni e una certa rumorosità, ma mai fastidiose, complici anche le gomme ultraribassate di due misure differenti (185/45 davanti e 205/40 dietro) su cerchi da 17”. A differenza della versione normale, qui si sente proprio che il motore è dietro, e nella marcia su strade differenti questo ha sempre effetti positivi: in città e nei parcheggi la vettura sterza in un modo senza confronti, quasi su se stessa, mentre nel misto il volante accompagna le curve con il giusto nervosismo ma anche con totale naturalezza, senza scuotimenti neppure sulle caditoie, garantendo una tranquillità di guida esemplare, come se i cavalli fossero inferiori rispetto a quelli che la struttura potrebbe sopportare. Il peso rimane molto ridotto (circa 1.000 kg), grazie anche a particolari in plastica, ma la struttura generale dispone della necessaria rigidità, grazie anche all’intervento di Renault Sport anche sull’assetto: ad esempio, sempre rispetto alla versione normale, si avverte meno lo spostamento laterale con il vento o accanto ai camion.

Le prestazioni migliorano grazie ai 20 CV in più: la velocità massima dichiarata è di 183 km/h contro i 165 km/h, mentre il passaggio da 0 a 100 km/h avviene in circa 10 secondi; quello che è però più appagante è la ripresa, che permette al motore di mostrare tutte le sue qualità. Complice in questo è sicuramente il cambio EDC 6 rapporti e doppia frizione progettato da Mercedes, che non dispone di una modalità sport, ma solo di una funzione generale «eco» (che si attiva all’avvio ma che non «spegne» totalmente la vettura come prestazioni), e della possibilità di effettuare la cambiata direttamente con la leva, se l’elettronica lo consente -i sistemi elettronici come l’ESP non sono comunque disinseribili. Il cambio delle marce, al di là del suono interessante, sono piuttosto impercettibili nella guida normale, e il kick down viene in aiuto quando si richiede la massima performance, tenendo conto in alcune situazioni, soprattutto quando si sta guidando ai bassi regimi, bisogna giocare lievemente d’anticipo, come nelle vecchie vetture turbo.

Il basso consumo non è un aspetto privilegiato di questa vettura, però ci sono da fare alcune considerazioni. Intanto, con un serbatoio piccolo da 35 litri, i dati del computer di bordo sono questi: il tragitto La Spezia-Milano si compie con circa metà serbatoio, e una media di 7,3 l/100 km, che però scende a circa 6,8 nell’ultimo tratto pianeggiante, sempre a 130 km/h in autostrada; un viaggio tra Liguria e Toscana ha abbassato ancora di più la media (6,3-6,5 l/100 km). Il valore dichiarato è di 5,8 l/100 km nel ciclo combinato (132 g/Km di CO2), lievemente più alto rispetto alla versione con cambio manuale. C’è da dire che la forbice di consumo è piuttosto ampia: siamo riusciti in certi percorsi ad arrivare a circa 4,5 l/100 km di media, ma anche ad avere medie di 10 l/100 km divertendosi sul misto con salite. La GT invita alla guida sportiva, anche rispettando i limiti, quindi se si vuole consumare meno bisogna fare un po’ di attenzione.

Nel complesso però la vettura è piaciuta molto alle persone che abbiamo intervistato durante la prova, ed è piaciuta moltissimo anche a noi: in un mondo di auto tutte uguali e ormai ipertrofiche, la Twingo GT è il paradigma di un altro modo di vivere l’auto, che in luoghi come il Levante ligure o i tratti stradali storici di molte località italiane, permette di dare un senso alla guida, senza occupare spazio, e divertendosi senza troppe rinunce. Il prezzo della versione provata, priva di tetto apribile, è di circa 16.900 euro, compresi optional, IVA e messa in strada; considerando qualche sconto, la 110 CV finisce per diventare un modello appetibile e «sostenibile». E che fa muovere l’immaginazione: ad esempio, fa pensare a cosa potrebbe essere una piccola coupé in stile Renault Wind, con aerodinamica curata e sezione frontale più ridotta, con questa piattaforma. Oppure a un’ipotetica versione RS, anche per un monomarca, nella quale il vano posteriore venga dedicato al solo motore. Come nella Renault 5 Alpine, sua illustre antenata.

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Sergio Chierici, 30 maggio 2018 [top][up]

Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2018: vince la Ferrari 335 Sport Scaglietti, ma l’Alfa Romeo 33 stradale si aggiudica i referendum del pubblico

Ferrari 335 vince a Villa desteE così anche per il 2018 si è chiuso uno dei concorsi d’eleganza automobilistici più noti in assoluto: il Concorso d’Eleganza Villa d’Este. Sempre con la parte iniziale del concorso dedicata agli esperti di settore e Villa d’Este, e con il momento finale aperto al pubblico nel suggestivo parco di Villa Erba, davanti al Lago di Como, l’iniziativa patrocinata ormai da molti anni dal BMW Group ha raccolto il consueto ampio numero di spettatori appassionati, vincendo anche le previsioni di cattivo tempo. Immutata la formula: il premio alle vetture d’epoca riporta indietro nel tempo, all’edizione originaria del concorso dal 1929 al 1949, mentre le concept cars, che devono rigorosamente poter percorrere autonomamente le vie del parco, rappresentano il futuro; e poi le motociclette d’epoca, protagoniste di un proprio concorso già da qualche anno, e le vetture fuori concorso presentate da BMW.
Partiamo dalla vettura che ha conquistato il Trofeo BMW Group, Best of Show del Concorso d’Eleganza, assegnato dalla giuria tecnica capitanata da Lorenzo Ramaciotti: la Ferrari 335 Sport Scaglietti del 1958, di proprietà dell’austriaco Andreas Mohringer, ha ricevuto il riconoscimento più alto della manifestazione. Una vettura estrema in tutto, a cominciare dal V12 di 4 litri da 430 CV a 8000 giri, vanta la partecipazione a diverse gare, fino alle recenti quotazioni da capogiro per i soli tre esemplari superstiti.

Per gli altri premi scelti con referendum pubblico, c’è però da sottolineare una particolarità: se tre Alfa Romeo hanno dominato la Mille Miglia, qui un’Alfa Romeo storica ha fatto il bis, vincendo sia la Coppa d'Oro, il primo premio assegnato a Villa d'Este, sia  il Trofeo BMW Group Italia, assegnato invece dal più numeroso pubblico di Villa Erba. Non si tratta certamente di un’Alfa Romeo qualunque, ma della particolarissima Alfa Romeo 33/2 Stradale disegnata da Scaglione, da più parti indicata come una delle più belle vetture del XX secolo, e anche già vittoriosa a Villa d’Este nel 2011. Nata nel 1968, il suo V8 due litri da 230 CV a 8.800 giri la rendeva una delle vetture stradali più performanti di quel periodo: grazie ai 700 kg di peso, ma anche ai soli 99 cm di altezza, poteva raggiungere i 100 km/n in 5,6 secondi. Di proprietà dello svizzero Albert Spiess, questa 33 è una delle pochissime mai realizzate: non se ne conosce ancora il numero esatto totale, tenendo conto che i telai 33 usati per uso stradale furono solo 18, e 5 di questi allestiti da carrozzieri per versioni speciali.

Curioso il fatto che i più giovani, chiamati al voto referendario con il Trofeo BMW Group Ragazzi, abbiano invece premiato un’auto progettata appena due anni dopo, ma dal design avveniristico: quella Lancia Stratos Zero del 1970 disegnata da Marcello Gandini che gettò le basi per il modello di serie, ma in forme molto più estreme.

Tra le novità delle vetture d’epoca, l’esposizione di alcune interessanti Formula 1 storiche, mentre il Design Award for Concept Cars & Prototypes, il premio dedicato ai prototipi moderni assegnato sempre per referendum a Villa Erba, è andato ad un’altra Ferrari, l’ultima one-off realizzata dal Centro di Design guidato da Flavio Manzoni a Maranello: la Ferrari SP38 Deborah, qui presente in anteprima assoluta, e della quale avremo modo di ritrattare a breve. Interessanti anche le altre concept car presenti, tra le quali la recentissima Genesis Essentia, la Mazda Vision Coupé di Ikuo Maeda e la GFG Sibylla di Giorgetto e Fabrizio Giugiaro.

Numerose le moto d’epoca, presenti al concorso da otto anni: il Trofeo BMW Group, primo premio assegnato dalla Giuria, è andato all’originalissima Moto Major del 1948. Dotata di un monocilindrico da 347 cc, è di proprietà tedesca (Deutsches Zweirad e del Museo NSU), ma fu realizzata dall’italiano Salvatore Maiorca di Torino, che dopo aver costruito carrelli di atterraggio per aeroplani, applicò a una moto la sua invenzione di ruota con molleggio interno tramite elementi in gomma integrati; l’esemplare unico, realizzato con la collaborazione del reparto aviazione Fiat anche per la carrozzeria aerodinamica, fu presentato dalla Pirelli alla Fiera di primavera di Milano nel 1948, ma non fu mai realizzata in serie. Il pubblico di Villa Erba ha invece premiato il sidecar Brough Superior SS80, prodotto a Nottingham, in Inghilterra, nel 1939 e presentato in concorso dallo svizzero Daniel Kessler; menzione d’onore della giuria per la storica e rarissima Indian Twin-Cylinder del 1907 di proprietà di Frank Grahl (Germania).

Un cenno anche a quanto presentato fuori concorso da BMW: la M8 Gran Coupé vista a Ginevra e anticipatrice della serie 8 di prossima uscita, la SUV Rolls-Royce Cullinan e la moto BMW Motorrad Concept 9cento; inoltre, un omaggio alle BMW i8 e a diverse auto marchiate BMW M. Una festa, quindi, che si rinnova continuamente, e che dà ora appuntamento all’edizione 2019.

L’elenco di tutte le vetture premiate
Raccolta di immagini ufficiali da Villa d’Este e Villa Erba


Sergio Chierici, 27
maggio 2018 [top][up]

1000 Miglia 2018: vincono Toncology-Ruffini su Alfa Romeo 6C del 1934

Mille Miglia 2018Dopo il 90° anniversario dello scorso anno, la 36a edizione della rievocazione storica della 1000 Miglia ha mantenuto il consueto interesse, sia per gli appassionati concorrenti con le vetture d’epoca, sia per il pubblico che ha assistito alle varie tappe di gara. I numeri parlano da soli: 1.743 chilometri di percorso in 4 tappe da Brescia a Roma e ritorno dal 16 al 19 maggio, 112 prove cronometrate e 6 prove di media oraria, oltre 40 ore al volante con brevissime pause pranzo, 200 comuni attraversati in 7 regioni italiane e nella Repubblica di San Marino. E anche il record di iscrizioni, con 450 auto accettate su 725 richieste, e solo 65 ritiri.
I vincitori, per la terza volta dopo i successi del 2013 e del 2015, sono stati gli argentini Juan Tonconogy e Barbara Ruffini, numero 85, a bordo dell’Alfa Romeo 6C 1500 GS «Testa Fissa» del 1933, con 74108 punti; al secondo posto Giovanni Moceri e Daniele Bonetti sull’Alfa Romeo 65 1500 SS del 1928 con 73714 punti, mentre terzi i campioni uscenti bresciani Andrea Vesco e Andrea Guerini su Alfa Romeo 6C 1750 Zagato del 1929 con 73327 punti. Una cosa da notare: tre Alfa Romeo ai primi tre posti, che si aggiungono ad altri premi assegnate alle vetture storiche del Biscione; da segnalare anche l’assegnazione della Coppa delle Dame di Franca Boni e Monica Barziza su Lancia Aprilia 1500 del 1949, al 45 º posto assoluto. Una festa arricchita dalla presenza di numerosi personaggi della musica e dello spettacolo, a bordo di belle vetture d’epoca, e di numerose rarità automobilistiche, molto ammirate anche dai non esperti, a cui si sono aggiunte le vetture più recenti del Ferrari Tribute e del Mercedes Challenge.

La classifica della Mille Miglia 2018

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Redazione, 21
maggio 2018 [top][up]

Mariella Mengozzi, nuovo direttore del Museo dell’Automobile di Torino , traccia le linee strategiche del prossimo triennio

Mengozzi MAUTOIeri, 8 maggio 2018, il nuovo direttore del Museo dell’Automobile di Torino Mariella Mengozzi ha tenuto una conferenza stampa per presentare le nuove linee programmatiche del MAUTO negli anni che verranno, a cominciare dal prossimo triennio. L’obiettivo è di aumentare i servizi per il pubblico, partendo dalla mission del Museo, «che nasce per conservare e promuovere la conoscenza legata alla storia dell’automobile». Tra i nuovi servizi, in grado di coinvolgere un pubblico sempre più vasto comprese famiglie, scuole e gruppi organizzati, ma anche il mondo del B2B, sono previsti la vendita online dei biglietti, le audioguide e nuovi simulatori. Importante sarà quindi la collaborazione con nuovi partner pubblici e privati, anche per aumentare le risorse per le attività di eccellenza del Museo, quali il Centro di Documentazione e il Centro di Restauro.
Proseguiranno le grandi mostre su temi specifici, compresi il motorsport e le supercar per coinvolgere il pubblico più giovane, declinati anch’essi sulle varie tipologie di visitatore, e in collaborazione con i «Big Five», la rete dei cinque più importanti musei europei dedicati alle quattro ruote».
Il presidente Benedetto Camerana ha ulteriormente sottolineato le motivazioni della scelta di un direttore come Mariella Mengozzi, esperta in licensing, marketing, comunicazione ed eventi nei suoi precedenti impieghi con Ferrari e Lamborghini, sottolineando l’obiettivo di consolidare il riconoscimento di Torino come centro di valore internazionale, con iniziative quali la nascita del Centro di Restauro dell’automobile storica e la formazione di competenze di rilievo nel mondo dell'auto. Torneremo a breve a visitare il Museo, informandovi delle progressive novità; intanto, auguri di buon lavoro al nuovo Direttore!


Sergio Chierici, 9
maggio 2018 [top][up]

Parco Valentino Salone Auto Torino: a giugno la quarta edizione della festa dell’automobile

Presentazione Salone TorinoUna grande festa dedicata all’automobile: l’entusiasmo intorno al Parco Valentino Salone Auto Torino, che sta per giungere alla quarta edizione, è sempre più evidente, e ha avuto modo di esprimersi anche oggi nella conferenza di presentazione, tenutasi presso il Caffè Fiorio di via Po. Il presidente di Parco Valentino 2018, Andrea Levy, ha avuto modo di illustrare le numerose iniziative che si svolgeranno dal 6 al 10 giugno presso il Parco del Valentino, ma anche in tutta la città: sono attesi più di 40 marchi di espositori, ma oltre 30 meeting ed eventi di club e case automobilistiche, e oltre 1000 supercar da tutta Italia, per un totale di 700.000 visitatori durante i 5 giorni, con ingresso gratuito per il pubblico e apertura prolungata fino alle 24.
La formula è la consueta: un salone all’aperto, come una sorta di passeggiata tra natura e storia, con moduli standard che permettono di mostrare pochi modelli selezionati per ogni marchio, illuminati di luce naturale.
Il sindaco di Torino Chiara Appendino ha presenziato all’inaugurazione, insieme ad alcuni protagonisti del mondo dell’auto, come Fabrizio Giugiaro, Paolo Pininfarina e Umberto Palermo; un’occasione per presentare anche la mostra fotografica «Un percorso nella storia dell’automobile» costituita da pannelli sospesi nell’arcata della via Po, ognuno dei quali si riferisce ad un marchio, da Mercedes-Benz a Tesla, con data di fondazione, prima vettura prodotta e un modello di recente produzione.
Tra gli eventi all’interno del Parco, la Mostra dei Prototipi, in un’apposita struttura, mentre nel cortile del castello saranno celebrati i 50 anni di Italdesign, con una carrellata di prototipi di modelli storici disegnati al centro stile. Tutta Torino sarà convolta nelle iniziative del Salone, a cominciare dalla giornata inaugurale del 6 giugno che si concluderà con la sfilata Supercar Night Parade: numerosi protagonisti del mondo dell’automobile guideranno per Torino auto rappresentative tra quelle del castello, e saranno poi affiancati dalle supercar dei privati.
I 70 anni di Porsche saranno invece festeggiati a Torino, in piazza Castello, con raduni e una mostra; sul lato di palazzo Madama ci sarà l’area del tour internazionale «La Classica» firmato Car&Vintage; in piazza Vittorio Veneto la festa in rosso Ferrari del Ferrari Club Italia, i meeting di Renault Floride e Caravelle di provenienza francese e delle Lancia Delta Integrali di Independent Cars Italia, i 70 anni di Lotus, le classiche e le supercar dei soci del Rotay Club.
Piazza San Carlo sarà invece la sede della edizione del Focus auto elettriche e ibride (9-10 giugno), con alcuni meeting, tra cui quello dedicato alla BMW i8; altri eventi si svolgeranno in piazza Bodoni con la 457 Stupinigi Experience by Ruzza e le sue Fiat 500, in piazza CLN con il meeting dei primi proprietari di Dallara Stradale, al Parco Dora con le muscle car dell’USA Cars Meeting, al Museo Nazionale dell’Auto, sabato il Tesla Club Italy Revolution, conferenza dedicata agli appassionati di auto elettriche. Da segnalare anche la 4ª edizione del Gran Premio Parco Valentino con Aci Torino, in un percorso da piazza Vittorio Veneto/piazza Castello fino alla Reggia di Venaria, passando per il centro.
L’elenco completo e aggiornato delle iniziative si trova nel sito ufficiale del Parco; tra le iniziative della stampa, da segnalare sicuramente il Car Design Award assegnato dalla rivista Auto & Design, e una novità che riguarda anche Virtual Car, di cui tratteremo nei prossimi giorni: stay tuned!


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Sergio Chierici,
3 maggio 2018 [top][up]

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Advtg.

tuttoautoricambi.it
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DS X E-TENSE, una dream car per il 2035

DS X E TenseDS, marchio premium del gruppo PSA, si ricollega sicuramente all’idea espressa da un’auto unica come la storica Citroën DS, ma senza alcun riferimento diretto. Così, il gruppo di lavoro del marchio cerca nuove ispirazioni per capire cosa può significare l’idea di «DS» per i prossimi decenni: nasce così la dream car DS X E-TENSE, definita come «fantasia del lusso francese per il cliente del 2035». Un’idea di modernità, di tecnologia, di ricerca di forme e materiali, ma anche di individualità forte, per guidatore, quando previsto, e passeggero.
Uno sguardo alla concept car mostra alcuni elementi molto caratteristici, a cominciare dall’asimmetria, che dona alla sportiva un aspetto unico; la DS X E-TENSE è diversa dal lato destro e sinistro, e mentre la coda si sviluppa con elementi luminosi a griglie di ampie dimensioni, il frontale ha proprio la calandra spostata da un lato, e una singolare definizione dei volumi, legati al passato giusto pensando a qualche sportiva estrema. Una forma strana, ma anche con funzionalità moderne: ad esempio, la griglia anteriore si adatta alle esigenze aerodinamiche e di raffreddamento, mentre la carrozzeria è studiata per ricomporsi in caso di incidente.
Asimmetria significa anche la distinzione tra i due abitacoli avvolgenti, ai quali si accede da porte ad apertura differenziata: uno simile a quello di un pilota di monoposto, con elementi studiati anche una guida più efficiente, l’altro più adatto ad un passeggero, con un ambiente accogliente, e una seduta ad ala di uccello ventilata e massaggiante. I materiali sono di altissima qualità, con pelle anilina bicolore (blu Millenium e blu Marine), boiserie e metallo, il punto perla e altri dettagli; il pavimento è in vetro trasparente e permette di vedere la strada, e ci sono specifiche luci d'ambiente e un impianto ad alta fedeltà. Un sedile aggiuntivo permette di viaggiare anche in tre, ma soprattutto c’è un assistente personale, IRIS, che consente la guida autonoma, e permette di controllare sia il veicolo che il rapporto con il mondo esterno; l’interfaccia non prevede schermi, ma l’utilizzo delle superfici vetrate direttamente come touch screen.
Ovviamente, il motore anteriore è 100% elettrico, con 540 CV nella guida quotidiana e 1360 CV nella modalità specifica per il circuito; il telaio è in carbonio su molle e barre di torsione originali e un sistema software per adattarsi a differenti fondi; il tutto studiato da DS Performance, divisione che curerà sempre di più le vetture di Formula E.


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Sergio Chierici
, 30 aprile 2018 [top][up]

La Mostra Scambio di Osnago degli Amici della paraplegia compie 10 anni

10 Mostra Scambio OsnagoL’edizione 2018 della Mostra Scambio di Osnago (Lecco) è stata sicuramente particolare: si tratta infatti del decimo anno consecutivo della manifestazione, dedicata all’appassionato di auto storiche Dino Cordaro,  prematuramente scomparso, e organizzata dall’Associazione Amici della Paraplegia per raccogliere fondi per la Fondazione Giorgio Brunelli e la Ricerca sulle Lesioni del Midollo Spinale. L’ideatore Angelo Colombo e il suo staff hanno creato un evento che negli anni si è ingrandito, sia per la ricca mostra scambio dedicata alle auto d’epoca, sia per le numerose vetture esposte, la Passeggiata di primavera domenicale delle auto storiche, con una lunga carovana di almeno 200 veicoli, e le altre iniziative correlate: tra queste, il convegno di sabato 14 aprile «Chi Siamo, Quanti Siamo?» tenuto dai relatori Guido Lamperti, Sergio Putttini e Carlo Carugati affrontando diversi temi dedicati all’auto d’epoca.
Tra le vetture presenti, alcune auto del Gruppo Auto Moto Storiche dell’Arma Pastrengo, come la Giulia 1300 Super della Guardia di Finanza, la 155 della Protezione Civile, la Fiat 127 Special 4 porte, l’Alfa Romeo 90 dei Carabinieri; poi un’Alfa Romeo Alfetta 1,6 Unificata, una Ferrari 328 GTS del 1988, un’Alfa Romeo SZ Zagato del 1990, una Fiat 508 Balilla 4m del ’35, un gruppo di 5 Lancia storiche -Aurelia B53 Viotti Giardinetta  del 1952, Aurelia B24 S Spider America del 1955, Flaminia Sport Zagato 1^ serie del 1959, Fulvia Sport Zagato Spider, Fulvia Coupè Rallye 1,6 HF, la prima serie della Ferrari Testarossa del 1989. La più antica auto esposta è stata una Fiat 509 Torpedo del 1924, da segnalare una Stanguellini 750 Sport del 1947 proveniente da Trieste e la presenza di vetture di Club, come le Opel Kadett o le Fiat 500 storiche. Spazio anche per le moto, con un tributo a Soichiro Honda realizzato dal Moto Club «Antiche Moto Brianza» e l’esposizione di alcuni importanti reperti dello storico marchio nipponico.
La principale novità della Mostra Scambio del decennale è stato il Primo Concorso di Eleganza per 19 selezionate Piaggio Vespa di interesse storico: la best of show è stata la Vespa 98 del 1947, mentre le prime di ogni categoria sono state rispettivamente la 125 V 30 del 1951 (Veteran), la 125 Faro basso del 1953 (Vintage e giuria popolare), la VNB 3T del 1964 (Post-Vintage).
Molto ampia la scelta di ricambi, compresi motori completi revisionati, automobilia, letteratura automobilistica, e spazio anche, il sabato sera, per un momento conviviale. Una mostra a scopo benefico che è sempre più un punto di riferimento per il settore delle auto d'epoca: c'è chi dice che alcuni ricambi si trovino soltanto ad Osnago...


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Carlo Carugati, Sergio Chierici
, 27 aprile 2018 [top][up]

IED e il progetto di tesi con Lamborghini: l’auto del 2028 nel segno di Marcello Gandini

Lamborghini IEDPer il terzo anno del Corso di Transportation Design, l’Istituto Europeo di Design (IED) di Torino ha stretto un accordo con Automobili Lamborghini, in vista delle tesi del 2018.  Lo scorso novembre gli studenti si sono recati a Sant’Agata Bolognese, ed hanno ricevuto il brief per iniziare a lavorare, molto accattivante: «Gandini’s revolution», vale a dire realizzare una Lamborghini per il 2028 seguendo le orme delle celebri Lamborghini disegnate da Marcello Gandini quando era responsabile di design per Bertone. In particolare, i rivoluzionari modelli di ispirazione sono Miura e Countach, quest’ultima di fatto alla base del design di tutte le Lamboghini più recenti. Il concetto è proprio quello di immaginare il design di una Lamborghini del futuro, in grado di essere insieme «punto di rottura e inizio di un nuovo corso stilistico».
Con la stessa metodologia adottata nei centri stile, i 38 studenti hanno quindi iniziato a realizzare i primi progetti, prima individualmente, poi in gruppi di 3/4 persone, con la supervisione di Manuele Amprimo, già studente IED Torino, e oggi Chief Interior Designer Lamborghini. La revisione intermedia con gli studenti si svolgerà in IED nel mese di maggio, mentre le tesi del corso, coordinato da Michele Albera, e con la supervisione di Luca Borgogno, coordinatore IED mobility lab, saranno discusse il prossimo luglio, e verranno mostrate su Virtual Car.


Sergio Chierici
, 26 aprile 2018 [top][up]

Terre di Canossa 2018: vincono ancora Vesco-Tanghetti su Fiat 508 S Balilla Sport del 1934

Terre di Canossa 2018Si è svolta dal 19 al 22 aprile 2018 l’8a edizione del Gran Premio Terre di Canossa, tra le strade di Emilia, Liguria e Toscana. Quattro giorni di gara per automobili d’epoca intensi, con 600 km di tracciato 60 prove a cronometro e 6 prove di media, per un totale di 105 equipaggi iscritti e percorsi tecnici e panoramici.  Nella classifica finale, la vittoria è andata al campione italiano in carica, Andrea Vesco con Manuela Tanghetti su Fiat 508 S Balilla Sport del 1934; al secondo posto Fabio Salvinelli e Guido Ceccardi su Fiat 514 MM del 1930, seguiti da John Houtkamp e Chelly Houtkamp su Lancia Lambda Tipo 223 corto spider del 1928. A Vesco anche la coppa riservata alle vetture ante guerra e la classifica speciale per le prove di media.
Premiato nella classifica delle scuderia il team The Houtkamp Collection, mentre la Coppa delle Dame è andata a Daniela Guaita e Milena Guaita, su Lancia Appia 3a serie del 1961; altri premi per la prima delle 7 Ferrari Moderne in gara (Franco Serventi e Daniela Maccini, su Ferrari 458 Speciale A) e per l’equipaggio più giovane (Miguel Timmermans e Olivier Lenaerts), mentre la coppa internazionale è andata agli olandesi Houtkamp-Houtkamp, vincitori anche del Trofeo Forte dei Marmi; infine, Bazenin-Bazenina hanno conquistato il Trofeo Tricolore.
Tra le particolarità dell’edizione 2018, la presenza di 16 nazioni rappresentate, 32 scuderie, il 67% di concorrenti stranieri e il 40% di donne partecipanti alla gara. Da segnalare, tra le numerose vetture, quelle più anziane: una OM 665 Superba del 1925, una Fiat 509 del 1926, una Amilcar GCSS del 1926; curiosità anche per la Triumph TR3 del film «La Dolce Vita», in prima uscita pubblica dopo un lungo restauro. Il monitoraggio dei tempi è stato aggiornato alla nuova piattaforma Racelink, che impiega il satellite ma anche smatphone e un software dedicato, mentre dal lato ecologico l’organizzazione ha adottato il protocollo CarbonZero: le emissioni  di CO2 saranno compensato con nuovi alberi nell’Appennino Tosco-Emiliano. Una gara che ha visto una gran partecipazione di pubblico, in attesa della Mille Miglia.

Le immagini nella galleria di Facebook (René Photo e Dino Benassi)


Redazione
, 23 aprile 2018 [top][up]

Una passeggiata a Milano per gli eventi del Fuorisalone - Design Week 2018

Fuorisalone 2018Abbiamo avuto più volte modo di partecipare a singoli eventi ad invito durante il Fuorisalone, l’insieme di iniziate ed esposizioni che si svolgono a Milano in concomitanza con il Salone del Mobile -quest’anno dal 17 al 22 aprile 2018, durante la settimana del design. Per la prima volta, abbiamo invece pensato di vivere l’evento unendoci ai visitatori della città, e seguendo mappa mirata alle iniziative riguardanti l’automotive, da zona Tortona fino a corso Venezia.
Complice anche la giornata dal clima estivo, ci siamo trovati di fronte ad una vera e propria festa, che non ricordavamo dai tempi storici dello Smau o del primo Motor Show, ma con caratteristiche ancora più coinvolgenti: un pubblico veramente trasversale, dai visitatori stranieri alle scolaresche, dagli addetti ai lavori agli studenti universitari, fino ad intere famiglie, ciascuno interessato a seguire eventi specifici tra le migliaia sparsi per tutta la città, e seguiti con notevole interesse. Molte di queste iniziative sono di breve durata, e servono in alcune occasioni solo per focalizzare l’attenzione su un marchio, più che mostrare qualcosa di veramente innovativo; tuttavia è probabilmente il contesto della Milano che si riconosce e si propone come «capitale del design» a rendere legittima la presenza anche dell’automobile.
Alcune brevi note su alcuni degli allestimenti visitati. In via Tortona, l’attenzione è andata sulla T-Roc della Volkswagen, esposta di fronte ad un percorso dedicato al design presso Archiproducts; MINI propone invece LIVING-BUILT BY ALL, con due obiettivi: la realizzazione di oggettistica componibile, e l’arredo di un open space industriale mediante mini-celle arredate come singole stanze, dai colori vivaci. Nella zona di Opificio 31 c’è invece, tra le altre esposizioni, quella che mostra in penombra due esempi di Hyundai verso il futuro, con luci a firma del designer Carlo Bernardini: c’è la Kona elettrica, e la futuribile dune buggy elettrica Kite, vista a Ginevra, e realizzata dagli studenti di IED Torino. Oltre all’Alpine Renault A110 in zona Tortona, al museo delle Culture MUDEC c’è un’altra realizzazione di una scuola: gli studenti del Master in Transportation e Car Design della Scuola Politecnica di Design di Milano hanno infatti allestito la decorazione esterna di due Ssangyong Tivoli. Nella vicina via Bergognone, in una sede legata al Teatro alla Scala, Citroën espone a BASE Milano un progetto dedicato alla nuova C4 Cactus, realizzato insieme a Bertone Design: in una stanza in toni verde acqua è esposta la vettura, mentre nell’area di accesso i visitatori possono realizzare i propri disegni su grandi pannelli bianchi.
Passando in via Olona, nello spazio Le Cavallerizze, c’è una bella esposizione realizzata da Lexus: opera del design giapponese Sota Ichikawa, l’allestimento si chiama Limitless CO-existence, e proietta il visitatore in un luogo buio nel quale le esperienze sensoriali vengono accentuate, come gusto, olfatto, suono; il tutto per mostrare i temi principali del design Lexus, che convergono nella concept crossover LF-1 Limitless vista a Ginevra, le cui forme sono arricchite da particolari proiezioni su pellicola trasparente davanti alla vettura stessa.
Passando invece nello storico Palazzo Turati di via Meravigli, in uno spazio dedicato al design olandese -così come di origini olandesi è Laurens van der Acker- c’è una delle più recenti Renault: la Symbioz vista a Francoforte 2017. Una vettura a guida autonoma dal design molto caratterizzato (basta osservare le maniglie a losanga, o la coda che richiama le vetture di Le Quément forse più di quelle in produzione), ma anche dal salotto interno le cui quattro poltrone orientabili hanno toni, dettagli e materiali uguali a quelli delle sedute per i visitatori. Nella zona del Piccolo Teatro di Milano, in via Rovello, c’è invece un allestimento di Mama Design che non a caso è denominato Jaguar Electrifies: la protagonista è infatti la nuova crossover elettrica Jaguar I-Pace, che sembra avvolta da fasci di energia.
Più avanti, in via Palermo, Byton presenta la sua nuova crossover elettrica, con forme moderne e una plancia a tutto schermo, figlie di un progetto cinese ma sviluppato da ingegneri attivi in progetti europei, a cominciare da BMW i. Il Gattinoni Hub di via Statuto c’è uno spazio dedicato a Land Rover, con un ingresso che sembra una foresta virtuale, la recente SV a tre porte vista a Ginevra e tanti oggetti di design per il festeggiamento dei 70 di attività. Nella centralissima corso Venezia c’è invece il suggestivo Audi City Lab, uno degli spazi più belli tra quelli visitati, nel quale, su piattaforme circondate da acqua e vaporizzatori, sono esposte A6, A7 Sportback, A8 e l’elettrica Aicon a guida autonoma, che rappresenta il futuro del marchio; intorno, tanti esempi dedicati alla più recente tecnologia e design Audi. Tra le altre vetture esposte, le Fiat 500 Collezione e altre vetture Fiat al Museo della Triennale, la Mitsubishi Eclipse Cross a Casa Corriere, e alcuni mobili e complementi d’arredo a firma Lamborghini e PIninfarina.

Le immagini nella galleria di Facebook

Sergio Chierici
, 20 aprile 2018 [top][up]

Villa d’Este Style 2018, sei Alfa Romeo 6C 2500 SS Coupé Villa d’Este sfilano sul lungolago di Cernobbio

Villa Este StyleConosciamo il Concorso d’Eleganza Villa d’Este, riedizione dello storico concorso di cui tratteremo prossimamente; non tutti sanno che a Cernobbio (Como), proprio sotto l’egida di Villa d’Este Style che gestisce gli eventi culturali dell’omonimo Grand Hotel sul lago, si svolge dal 2012 un evento per ricordare l’ultima vincitrice del concorso storico nel 1949: l’Alfa Romeo 6C 2500 SS Coupé Villa d’Este carrozzata Touring. La vettura, di proprietà della signora Fontana, stupì all'epoca il pubblico del concorso che la decretò vincitrice, grazie a modernissimi dettagli, come la profilatura che passava dai lati del cofano, per arrivare alla calandra e vicino ai paraurti, e i profili che evidenziavano i passaruota.
L’eco della vittoria fu tale che Alfa Romeo decise di produrre 32 esemplari, ribattezzati proprio con il nome di Coupé Villa d’Este. Obiettivo di Villa d’Este Style, dopo l’acquisto e il restauro di una di queste vetture, è quello di mettere in contatto i proprietari degli altri esemplari superstiti, che pare siano circa 17, e non tutti ancora totalmente restaurati; quindi organizzare un evento annuale per riportare tutte queste vetture «a casa».
Quest’anno Villa d’Este Style è giunto alla settima edizione, e prevede l’esposizione di 6 esemplari di Alfa Romeo Coupé Villa d’Este, che per la seconda volta usciranno anche dal parco della villa e sfileranno sul lungolago di Cernobbio, in piazza Risorgimento, dalle 15 alle 17 di sabato 21 aprile. Ogni edizione ha anche uno specifico tema: per quest’anno si tratta dell’eredità stilistica della Villa d’Este, sottolineata dalla presenza di tre auto prodotte negli anni successivi in qualche modo collegate alla coupé Alfa Romeo, due delle quali carrozzate sempre da Touring, e una a sorpresa.


Le immagini dell'edizione 2017 nella galleria di Facebook

Sergio Chierici
, 19 aprile 2018 [top][up]

Scuole di Design: IED Torino, il design nella città dell’automobile

IED TorinoRiprendiamo con questo articolo la collaborazione con le scuole italiane di automotive design, cominciando con la visita all’Istituto Europeo di Design (IED) nella sede di Torino. IED è nato a Milano 50 anni fa con l’obiettivo di diventare una scuola di eccellenza per il design di prodotto, e oggi è dislocata in 3 paesi (Italia, Spagna e Brasile) e 11 diverse sedi, di cui IED Torino costituisce una delle realtà più importanti. Di certo, Torino ha un’offerta culturale molto vasta, e le diverse sezioni dello IED si occupano di vari aspetti del design, come il product design, la moda, le arti visive, la comunicazione. Tuttavia, Torino è la storica capitale dell’automobile, e questo ha reso la scuola un punto di riferimento importante a livello internazionale per chi vuole entrare nel mondo del design automobilistico. Luca Borgogno, docente a capo del nuovo IED mobility lab, e Carlotta Tommasi dell’Ufficio Comunicazione ci hanno accompagnati nella visita di IED Torino, raccontandone le principali esperienze e caratteristiche.
Innanzi tutto, la sede: non lontano dalla stazione di Porta Susa, dalla sede RAI e da altre realtà torinesi, la scuola è in posizione centrale, con ingresso in via San Quintino; è ricavata nel chiostro di un antico complesso ecclesiastico, così come molte scuole, università e accademie italiane. Un'atmosfera che si respira molto spesso studiando in  Italia, con aule e laboratori moderni e tecnologici ricavati in spazi e strutture che ricordano il passato, e che offrono sensazioni particolari anche ai numerosi studenti che provengono dall’estero. Spazi articolati ma piuttosto ampi, dal momento che si estendono per 3000 m2 di area per un totale di 12 aule e 16 laboratori specializzati.
Le tipologie di corsi sono di tipo differente: ad esempio, i Triennali post-diploma, che rilasciano per l’Automotive un titolo equiparato ad un diploma accademico di I livello, oppure i Master post diploma, laurea o esperienza professionale equivalente, corrispondenti ad un master di I livello da 60 CFU: a Torino il master in Transportation design è di 2 anni, con specializzazioni in Car Interior design e User experience, o Car exterior design. Poi ci sono corsi per la formazione professionale in mansioni particolari per diplomati, corsi di formazione continua, o singoli corsi accademici o di specializzazione, per esempio per software specifici come Alias, per un totale di oltre 200 corsi. Le metodologie didattiche permettono agli studenti, al termine dei cicli di lezioni, di essere pronti a lavorare subito nei centri stile, dagli stage fino all’eventuale assunzione. Partendo completamente da zero nel disegno a mano libera, gli allievi passano in rassegna tutte le principali attività che caratterizzano un moderno car designer, imparando le basi ma sviluppando il più possibile la propria personalità, e utilizzando non solo laboratori informatici o con tavole grafiche, ma anche, ad esempio, quello di modellazione in clay, riallacciandosi ad una tipica tradizione torinese. Le varie discipline confluiscono anche in una sorta di laboratorio virtuale, il citato IED Mobility Lab, che ha il compito di indagare sulla mobilità del futuro mediante una connessione di varie discipline di tutto il network, e con specifici progetti che coinvolgono il settore pubblico e privato.
Gli allievi lavorano in progetti di vario tipo coordinati con case automobilistiche o, in alcuni casi, anche motociclistiche, e con una vetrina annuale importante come il Salone di Ginevra: la concept di quest’anno, la Kite progettata con Hyundai, è per la prima volta dotata anche di interni, e potenzialmente già costruibile, in termini tecnici ma anche di marketing. La concept si può osservare proprio in questa settimana alla Milano Design Week.
Torneremo a trattare di IED e di altre scuole di design; le informazioni tecniche su corsi, costi e orari si trovano nel sito ufficiale di IED Torino. Si segnalano in particolare le borse di studio Corsi triennali 2018/19 (scadenza 3 maggio 2018) e le borse di studio Corsi master 2018/19 (sarà possibile candidarsi dal 20 aprile).


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Sergio Chierici
, 17 aprile 2018 [top][up]

Audi A6 Avant 2018: ancora più fastback

Audi A6 Avant 2018Al Salone di Ginevra 2018 abbiamo osservato da vicino la nuova Audi A6, e ora è la volta della presentazione della versione station wagon, che ormai da decenni prende la denominazione di Avant; la nuova generazione di A6, pur costituendo l’evoluzione ideale della precedente, ha però più di un legame con le prime 100 Avant della storia del marchio.
Una premessa è d’obbligo: un tempo non c’erano i SUV, e l’automobile da famiglia e da carico era la station wagon; tuttavia, le Avant di Audi si distinguevano perché non erano esattamente delle familiari a coda più o meno verticale, ma piuttosto delle quasi-coupé fastback con portellone. Oggi Audi ha in listino diversi SUV, e ne avrà di nuovi; ecco quindi che il design della coda si ridefinisce accentuando più del passato il ruolo di 5 porte dinamica. Basta un confronto tra le immagini delle due ultime A6 per osservare come la finestratura posteriore sia ora più affilata, con un montante e un lunotto più inclinati, e una coda meno geometricamente definita nelle sue parti, e meno a sbalzo, grazie all’elemento orizzontale che unisce i sottili gruppi ottici, disposti più in basso.
Tra le altre caratterizzazioni, c’è la scomparsa della linea tornado attorno alla vettura, a favore di diverse pieghe caratterizzanti: quelle in evidenza sopra i parafanghi, assenti al centro delle portiere; quella più piccola sopra alle precedenti, di fatto un vezzo che non incide sul design di base; la linea che definisce la superficie concava nelle portiere, e poi il profilo nel brancardo, meno inclinato rispetto a prima. Anche gli scudi hanno una forma più elaborata, mentre frontale e interni ricalcano le linee e gli spigoli già visti nella A6 berlina.


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Sergio Chierici
, 13 aprile 2018 [top][up]

Ford Focus 2018: nuovo design e nuove tecnologie a 20 anni dalla prima serie

Ford Focus 2018New Edge e Kinetic design nelle diverse declinazioni sono gli stili presentati da Ford negli ultimi anni, e una delle protagoniste del linguaggio di design è stata proprio la Focus, presente da vent'anni nel combattuto segmento C a cui appartiene la Golf insieme a tanti altri modelli, europei e non. La nuova generazione della Focus mantiene la forma della due volumi con portellone, ma cambia ora decisamente la propria estetica, definita «human-centric», in un progetto totalmente nuovo nato sotto la guida di Amko Leenarts, responsabile del design di Ford Europa.
Se ricordiamo i volumi definiti e le linee decise e correlate in modo netto e originale della prima Focus, dal lunotto posteriore spiovente come in una coupé, ora ci troviamo invece di fronte ad una muscolosa hatchback, con portellone quasi verticale, ma con un gioco di pieni e vuoti e una tensione di linee mai visti in precedenza. Tutto parte dalla calandra sporgente, già ben definita nella ultime Ford a cominciare dalla nuova Fiesta, dalla quale si muovono i fari sottili e avvolgenti, un lungo cofano dalle nervature marcate, e un abitacolo più arretrato che insieme ai parafanghi sporgenti contribuisce al dinamismo complessivo. La fiancata ha due tratti molto caratterizzanti, la linea di cintura spezzata all’altezza della porta posteriore a formare due archi molto ribassati, e la piega inferiore che sale progressivamente; la coda ha un lunotto piccolo ma che sporge in avanti più della zona targa, grazie alla disposizione orizzontale dei fari e ad un portellone sagomato che comprende anche il nome a grandi caratteri -Focus o Vignale: quasi un omaggio a certe tradizioni Ford per automobili e truck americane- ma anche sulle Taunus degli anni '60.
La ripartizione in quattro versioni, come per la Fiesta -ST, Titanium, Active e Vignale- consente di caratterizzare il copro vettura a seconda delle tipologie, giocando soprattutto sulle parti in plastica diversamente sagomate, ma sempre pensate fin dall’inizio in simbiosi con la carrozzeria. In particolare, se le riuscite ST e Vignale giocano sulla tradizione della vettura rispettivamente sportiva ed elegante, la più alta Active, che oltre a godere di tecnologie per un uso quasi fuoristradistico, apporta ad una berlina compatta i caratteri di un SUV alla moda, integrandoli nella struttura senza eccessi. Le forme della Station Wagon ricalca esattamente quelle della berlina, con una coda piuttosto filante totalmente integrata nel contesto, mentre all’interno si segue la filosofia del design funzionale molto semplificato rispetto alla Focus precedente: in evidenza c'è una plancia sottile e a sviluppo orizzontale con al centro uno schermo sporgente, e con l’utilizzo di materiali e finiture di livello più elevato.
Quanto alle tecnologie, Ford continua anche sulla Focus l’offerta di optional nati su auto di taglia superiore: in questo caso ci sono vari servizi di aiuto alla guida, dal riconoscimento dei segnali al cruise control adattativo, fino ai sistemi di illuminazione attivi; arrivano anche l’head-up display sul parabrezza, il sistema di parcheggio automatico e il sistema di connettività e infotainment Sync 3 con FordPass Connect per connettività in movimento e la ricarica wireless degli smartphone. I motori benzina EcoBoost e diesel EcoBlue, con la nuova trasmissione automatica a 8 rapporti, migliorano soprattutto i consumi, circa il 10% in meno su tutta la gamma. Attendiamo ora una prova d'uso quotidiano.

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Sergio Chierici
, 12 aprile 2018 [top][up]

Pininfarina e Hybrid Kinetic Group pronti a lanciare a Pechino la berlina elettrica H500

Pininfarina HK500Se al Salone di Ginevra abbiamo visto i frutti della collaborazione tra Pininfarina e Hybrid Kinetic Group con la HK GT, ora stanno per nascere due nuovi modelli, che saranno svelati al prossimo Salone di Pechino, il 25 aprile 2018. Le prime immagini in anteprima mostrano il primo modello, la H500, una berlina aerodinamica che incrementa il gruppo di vetture elettriche previste nella collaborazione tra i due gruppi: HK, infatti, ha brevettato il sistema di trazione, con batteria, motori elettrici, centralina e range extender per aumentare l’autonomia. I modelli già presentati sono invece la berlina di lusso H600, il SUV K550 e il SUV 7 posti K750, oltre alla citata HK GT. E a breve conosceremo anche la prossima novità, dal design firmato Pininfarina.

Sergio Chierici
, 9 aprile 2018 [top][up]





Le iniziative per i 30 anni dell’Associazione Piero Taruffi e per i 20 anni del Museo Taruffi di Bagnoregio (Viterbo)

Varela TaruffiL’Associazione Piero Taruffi, ben nota ai lettori di Virtual Car, compie 30 anni: un gruppo di appassionati di auto e moto storiche si riunì pochi mesi dopo la morte del celebre pilota, il 12 gennaio 1988, per fondare un sodalizio con sede a Bolsena, sede di quel Giro del Lago del 1931 vinta proprio dalla «Volpe argentata». Il Museo Taruffi nacque 10 anni dopo, nella sede offerta dal comune di Bagnoregio, dove si trasferì la sede sociale. C’è quindi un legame con l’auto d’epoca, affrontata in numerosi aspetti, dallo sport alla motoring art, dai raduni alle collezioni speciali, dall’ingegneria alla storia, e anche prestando attenzione al territorio dell’alto Lazio.
Volendo proporre una breve panoramica sulle celebrazioni del 2018, possiamo sicuramente iniziare da Automotoretrò a Torino, presso lo stand ASI, di cui abbiamo recentemente trattato: il 4 febbraio il pittore argentino Rafael Varela ha consegnato al Museo una sua opera raffigurante la vittoria alla Carrera Panamericana di Piero Taruffi nel 1951 su Ferrari 212 inter; le litografie derivate dall’opera saranno il gadget ufficiale dell’ Associazione per il 2018. A breve, il prossimo 15 aprile, si terrà una staffetta podistica ed una «Automotocavalcata» sul percorso da Amelia a Bagnoregio, unire idealmente le sedi dei musei Taruffi e Traguardo, che fanno parte della rete museale umbro-laziale.
A maggio, invece, passerà la Mille Miglia: il 18 verrà inaugurato un monumento per Piero Taruffi sulla strada statale Cassia, mentre il 19 al Museo Taruffi e alla Casa del Vento sarà inaugurato una mostra di pittura collettiva, con tanti collaboratori del museo: il viterbese Alessio Paternesi, Enzo Naso, Arianna Greco, Eugenio Sgaravatti, Arianna Fugazza, Maurizia Gentili, Maurizio Beretta, Nicola Danzi, Renato Verzaro e Rafael Varela. Il 20 maggio ci sarà quindi la cerimonia di premiazione della Mille Miglia a Brescia, con consegna di un premio speciale intitolato a Piero Taruffi e Rinaldo Tinarelli.
Il 26 maggio si terrà il Taruffi Day, un convegno celebrativo che è occasione per i nuovi allestimenti museali, e all’intitolazione al pilota della piazza davanti al museo; inoltre, alcune opere della collettiva saranno battute all’asta a favore della nuova struttura «La Casa del Vento» dell’Associazione Juppiter.
Quindi, il V trofeo Francesco Cinti,  gara di regolarità del 27 maggio, e la conversazione su Taruffi il 22 giugno all’università degli studi di Viterbo, per giungere l’ormai notissima Coppa Marchese del Grillo nei giorni 15 e 16 settembre, quest’anno alla XXIII edizione, con il concorso di eleganza degli equipaggi in costume d’epoca. In chiusura delle celebrazioni, alla Fiera di Padova del 25 ottobre, il dono di un’opera di Massimo Beretta al museo, dedicata a Piero Taruffi.


Sergio Chierici
, 6 aprile 2018 [top][up]

RoadReader, come funziona la Porsche Panamera guidata da uno smartphone Huawei

RoadReaderL’ultima novità in fatto di guida autonoma è stata presentata al Mobile World Congress di Barcellona, nei giorni 26 e 27 febbraio 2018: un'automobile, in questo caso una Porsche Panamera, è in grado di effettuare manovre in autonomia, sotto il controllo di uno smartphone Huawei dotato di intelligenza artificiale, capace cioè di adattarsi a situazioni o apprendere nuovi comportamenti. Il nome del progetto è RoadReader, letteralmente il «lettore della strada», e sfrutta le funzioni di intelligenza artificiale già normalmente presenti nello Huawei Mate 10 Pro, ad esempio per identificare i soggetti fotografati.
In una specifica infografica viene descritto il funzionamento di RoadReader: il sistema può effettuare la scansione della strada, attraverso la telecamera, isolando gli oggetti che vengono mandati via USB-C al Mate 10 Pro e riconosciuti grazie ad una libreria contenente migliaia di immagini. Fino a qui la tecnologia è simile a quella dell'applicazione per le fotografie: la novità è che il Mate 10 Pro individua la manovra adatta da fare, e la comunica ai sistemi robotizzati di bordo, evitando oggetti in movimento come una palla, una bicicletta, un cane o un gatto. La cosa interessante è l’integrazione tra la tecnologia già presente sullo smartphone, con una sua gestione indipendente delle operazioni e procedure di calcolo e il sistema di guida della vettura: una vision per il futuro con tantissime potenzialità.


Sergio Chierici
, 5 aprile 2018 [top][up]


Arte: «Tuscan Evening», di Alan Fearnley, via Car Art

Tuscan EveningC’è anche un po’ di Italia tra i dipinti del sito statunitense Car Art curato da Peter Aylett; a volte gli artisti sono italiani, altre volte sono italiane le vetture raffigurate, o lo sono i paesaggi. E’ quest’ultimo il caso del dipinto «Tuscan Evening», popolarissimo tra le opere elencate nel sito, al punto da essere disponibile ormai solo come litografia a stampa; l'autore è il pittore inglese Alan Fearnley, un’autorità nel settore della motoring art britannica, capace di coniugare il mondo dell’automobile con una forma di romanticismo emozionale. Per questa veduta storica della campagna toscana, l’auto raffigurata è una Alfa Romeo 6C 1750 del 1929 con carrozzeria Zagato, un’auto ben nota anche ai nostri giorni grazie alle numerose vittorie nelle competizioni dedicate alle vetture d’epoca, e per la sua indiscutibile eleganza senza tempo.

Redazione
, 3 aprile 2018 [top][up]




Volkswagen CarLa, il primo robot per la ricarica delle auto elettriche

VW Kuka CarLaVolkswagen, in collaborazione Kuka, azienda specializzata in automazione, ha realizzato CarLa, un robot mobile per la ricarica di automobili elettriche. La visione della mobilità elettrica del futuro, infatti, vede la crescita di robot automatizzati, sia per luoghi pubblici che privati, per compiere operazioni non solo pericolose, ma anche semplicemente ripetitive o di routine.
CarLa è praticamente un braccio meccanico montato su un modulo, ispirato ad un braccio umano e con ben 7 assi di rotazione, che è in grado di attivarsi non appena si parcheggia la vettura, iniziando subito la ricarica; se poi il parcheggio avviene in modo autonomo, l’intera procedura automatica non coinvolgerà più l’automobilista. Grazie alle ruote brevettate omniwheels e all’uso di telecamere e sensori, come nei bracci usati in campo industriale, CarLa è in grado di prendere e collocare la spina di ricarica con precisione assoluta, e anche di arrestarsi in situazioni di potenziale pericolo. Al momento si tratta di un prototipo, ma Volkswagen e Kuka sono intenzionate ad iniziare un’attività pilota di produzione, realizzando uno standard industriale: un robot di servizio che in futuro, insieme ad altri, sarà sempre più presente in numerosi settori e attività.


Redazione
, 28 marzo 2018 [top][up]

Sportive degli anni ’50: una Fiat 1400 Kit Abarth all’asta 1000 Finarte del 14 maggio 2018

Fiat 1400 kit abarthCertamente l’immagine fa tornare in mente sportive di altri tempi, cariche di passione ed emozioni: la Fiat 1400 Kit Abarth del 1951 è una vettura rara, preparazione di una berlina media abbastanza diffusa all’epoca, che sarà battuta all’asta 1000 Finarte, al Museo delle Mille Miglia il prossimo 14 maggio 2018, con un prezzo stimato intorno ai 300.000-350.000 euro.
L’esemplare messo all’asta, dal telaio n. 015781, fu venduta a Roma il 5 gennaio 1951 a Ottorino Monaco, noto dentista con una vasta clientela di personaggi dello spettacolo, ma anche deputato al parlamento e vice presidente dell’ACI Roma. L’obiettivo del proprietario era di utilizzarla personalmente per le competizioni: il preparatore Gino De Sanctis applicò quindi lo specifico kit Abarth, per consentire la partecipazione a una trentina di gare, tra cui tre Mille Miglia, con la vittoria di categoria nel 1952, e del campionato italiano di classe nello stesso anno.
Nel 1955 passò al giornalista Eraldo Sculati, direttore di Autorama e Auto Italiana, ma anche direttore sportivo di Scuderia Ferrari nel 1956-57, negli anni del mondiale di Fangio: la 1400 venne utilizzata per gli spostamenti tra Roma e Maranello. Passò quindi a Francesco Aldini di Modena, che gestiva la compagnia di noleggio utilizzata da Scuderia Ferrari, e nel 1960 venne ritirata dal servizio attivo. Nel 1982 fu venduta a Francesco Tirtino di Foggia, dove nel 2013 è stata ritrovata. Oltre ad includere accessori, manualistica e targhe metalliche delle gare alle quali ha partecipato, all’attuale Fiat 1400 è stata ripristinata la livrea della Mille Miglia del 1952. La vettura fa parte degli Automotive Masterpieces, selezionati da Sandro Binelli, Capo Dipartimento Automotive di Finarte.


Redazione
, 28 marzo 2018 [top][up]

Denza 500: Mercedes e Byd insieme per elettrificare la Cina

Denza 500Il mondo delle vetture elettriche si sta sempre più ampliando, e forse fino a qualche anno fa sarebbe stato difficile vedere un veicolo come la Denza 500, coprodotta dalla cinese Byd e da Daimler per il solo mercato della Cina in sostituzione della precedente Denza 400. La fiancata con le portiere della precedente Mercedes Classe C si unisce curiosamente ad una coda con portellone, dal lunotto incassato in un montante ad arco, e ad un frontale pulitissimo e privo di mascherina.
Un design singolare, e forse non adatto ai nostri mercati, ma comunque più moderno e ricercato rispetto alle elettriche di qualche anno fa, e con aggiornamenti tecnologici come le luci a LED, il touchscreen da 9”, la connettività con gli smartphone, la possibilità di localizzare i 112.000 punti di ricarica elettrica presenti in Cina.
Dal punto di vista tecnico, la Denza 500 utilizza un’architettura Daimler ma anche un sistema di batterie progettato da Byd, che permette un’autonomia di circa 500 km, anche grazie a una riduzione di peso complessiva.
Nel 2017 Denza ha aumentato dell'85% le vendite rispetto all'anno precedente con il modello 400, realizzando il miglior risultato della sua storia, e utilizzando la rete di vendita Mercedes: gli obiettivi di elettrificazione del grandissimo mercato cinese sono quindi ambiziosi per l'immediato futuro.

Redazione
, 27 marzo 2018 [top][up]

Milano-Sanremo 2018: vincono Salvinelli-Ceccardi su Lancia Aprilia

Milano Sanremo 2018E’ tornata la Milano-Sanremo (22-24 marzo 2018), che nelle ultime edizioni ha sempre visto Virtual Car tra i protagonisti, come testimoniato dal nostro ricchissimo archivio. La decima edizione è tornata dopo ben 7 anni di pausa, con nuova organizzazione che ha visto alcune differenze, ma che ha riportato la gara, la più antica d’Italia, tra le grandi classiche di regolarità nazionali. Il percorso dall’autodromo di Monza e Milano ha portato alla costa di Sanremo, passando anche sulla neve del passo del Faiallo, con relativa cancellazione di alcune prove della seconda giornata. Hanno vinto Salvinelli-Ceccardi su Lancia Aprilia I Serie del 1939 con 314,14 punti di penalità; a seguire, con soli 14,18 punti di distacco, Salviato-Moglia su Fiat 128 Rally 1300 del 1971, e terzi Dell'Acqua-Vicari su Fiat 850 Sport Coupé del 1970 a 37,7 punti di distanza dai primi.
Le Prove Media sono state appannaggio di Büchl-Büchl su Porsche 356 A 1600 Speedster del 1957, mentre numerosi premi sono stati assegnati ad altri equipaggi, tra i 70 partecipanti, tra i quali anche il premio Tributo Maserati a Garosci-Briani su Maserati Levante, e quello per la miglior scuderia alla Scuderia del C.M.A.E. Appuntamento per il 2019 per la ripresa di questo grande classico dedicato alle auto d’epoca.

La classifica finale
Le classifiche ufficiali complete
Le immagini ufficiali nella galleria di Facebook

Redazione
, 24 marzo 2018 [top][up]


Test: Sono Motors Sion, dalla Germania l’auto elettrica a pannelli solari

Sono Motors Sion#VCarTestDrive
Sono Motors, un marchio di Monaco di Baviera che intende farsi conoscere a livello internazionale. E la Sion, una vettura con motore elettrico che semplice nella linea e nella costruzione, a un prezzo contenuto, e con qualcosa di esclusivo: i pannelli solari su tutta la carrozzeria. In questo periodo la vettura è in giro per l’Italia, per i test drive dedicati sia alla stampa che a qualsiasi potenziale cliente, per far conoscere il marchio e i progetto, mediante un paio di prototipi realizzati a Monaco con modalità artigianale, come si addice ad una concept car di preserie. Noi l'abbiamo provata a Genova, nelle vicinanze del mare e dell'aeroporto.
La Sono Motors Sion esteticamente non ha elementi di particolare rilievo: le forme sono realizzate dall’azienda stessa, e sono le più semplici possibili, per ridurre costi e pesi, ma anche per offrire una capienza interna di tutto rispetto per 5 persone e molti bagagli. Se la sezione frontale è piuttosto ampia, l’aerodinamica è invece molto curata, e tutto contribuisce a ridurre peso e costi: i pannelli della carrozzeria sono in policarbonato, mentre il robusto pianale è in alluminio. Per assurdo, il vero elemento caratteristico del design è l’utilizzo di  superfici semplicissime e molto ampie, per ospitare, “annegati” nei pannelli esterni e sul tetto, le celle solari, pari attualmente a circa 7 metri quadrati, ma destinate ad aumentare riempiendo tutto lo spazio possibile. Le due vetture sono in tinta nera, ma i pannelli possono avere fondo bianco o nero: alla fine sono loro i protagonisti di questo tipo di design, insieme a un portellone totalmente scuro di italiana memoria, che dà accesso ad un bagagliaio molto regolare. Tra l’altro, i pannelli sono concepiti in modo da essere sostituiti in caso d’urto, insieme alle celle solari.
Le ruote sono ampie, con cerchi bassi e in lega leggera, mentre il motore è attualmente disposto posteriormente, con trazione posteriore: curioso infatti il contenuto del cofano anteriore, che comprende anche un piccolo pozzetto per i bagagli, mentre la mascherina è ribaltabile per la ricarica; le batterie, invece, sono sotto il pianale, per un peso complessivo contenuto in 1.400 kg. Nella versione definitiva forse il motore elettrico sarà anteriore, così come la trazione: questo perché la costruzione avverrà nel nord Europa, e quindi la trazione anteriore potrà essere più rassicurante nei fondi sdrucciolevoli. Il nord Europa sarà forse uno dei principali mercati, ma è anche il luogo di produzione di molte componenti tecniche della vettura, e questo garantirà la riduzione dei costi.
Apriamo le porte, leggere ma anche solide e ampie, notando le maniglie molto incassate -praticamente si tratta di pulsanti nella parte superiore di un incavo, l’assenza di chiavi sostituite da app, e l’assenza di montanti. Dentro ci sono contrasti forti: la pannelleria delle porte in plastica dall’aspetto squadrato ed economico, e per contro il rivestimento morbido e chiaro di tutto il padiglione, la buona insonorizzazione del vano motore anche a sedili posteriori reclinati, e una plancia semplice ma elegante con un piccolo schermo per la strumentazione -che comprende anche l’indicatore di consumo, e un pannello centrale con connettività: niente guida autonoma, ma solo il cruise control. E poi, così come ha mostrato Goodyear nel suo curioso pneumatico “ecologica” Oxygen all’ultimo Salone di Ginevra, parte della plancia e del tunnel nascondono muschio vivo dal colore verde, che produce ossigeno e migliora l’aria interna: potrebbe essere una moda per le smart car del futuro.
E ora il test. Niente cambio, e niente frizione: solo un selettore di marcia e il pulsante Start/Stop dietro il volante, e il motore silenziosamente è pronto per partire. La vettura è comoda, la guida è piuttosto alta, la visibilità notevole grazie agli ampi vetri, nonostante una linea lievemente a cuneo. Ma soprattutto lo scatto è fulmineo, come in generale le elettriche sanno fare: qui però l’essenzialità delle forme e dei rivestimenti, il peso ridotto e certamente la trazione posteriore contribuiscono ad uno scatto da vera sportiva, al punto tale che quasi si teme di non riuscire ad arrestarsi -invece i freni fanno comunque il loro dovere. La dinamica è notevole: abbiamo affrontato curve a gomito con disinvoltura, aiutati da uno sterzo preciso e presente, e con la complicità del motore posteriore, che sa essere anche divertente. La velocità massima è invece limitata a 140 km/h, e su una vettura di questo tipo, sorta di monovolume ben più compatto di una Tesla X, ad esempio, è più che adeguata, anche pensando alla meccanica e ai consumi. Ecco, i consumi: ma la Sion è un’auto a energia solare? Non esattamente: si tratta di una vettura elettrica a batterie tradizionali, che può essere ricaricata alla rete normale (e qui ci mette circa 11 ore per la ricarica totale) o ad altre tipologie di carica, fino alla tipo 2 che in 25 minuti permette di avere l’80% dell’energia. Con un pieno di elettricità si fanno circa 250 km, ma l’energia solare permette di accumulare ulteriore energia: non è che l’auto vada direttamente con il sole, insomma, ma parte della ricarica è data dal sole. Per avere un’idea, con l’energia immagazzinata dalle celle solari , ad esempio in sosta, la Sion potrebbe percorrere fino a 20 km. Potrebbe anche essere una scorta di energia sempre disponibile in caso di emergenza, contro il fuel-panic tipico dell’auto elettrica.
Sentiremo parlare ancora di Sono Motors Sion, ma non aspettiamoci che sia esattamente così: oltre alla disposizione del motore, cambieranno diversi elementi interni, come la strumentazione che avrà uno schermo più ampio e integrato, e alcune finiture, anche se l’aspetto generale dovrebbe rimanere questo. Tutto studiato nel dettaglio, senza eccessi e senza il superfluo, contenendo il prezzo in 16.000 euro. Per vedere la vettura che arriverà effettivamente sul mercato nel 2019, dobbiamo però attendere settembre: a Monaco sarà presentata la versione definitiva. Che, naturalmente, vi mostreremo.


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Sergio Chierici
, 22 marzo 2018 [top][up]


Alfa Romeo Stelvio, qualche bozzetto di stile

Alfa Romeo Stelvio bozzettiAl Salone di Ginevra 2018 abbiamo incontrato Alessandro Maccolini, designer Alfa Romeo, che ci ha passato alcuni interessanti bozzetti raffiguranti la prima SUV del Biscione, l'Alfa Romeo Stelvio, nel contesto di un'area espositiva dedicata proprio al design del Centro Stile.
I bozzetti mostrano la vettura finale, che già vediamo nelle strade, ma come sempre ci danno un'idea molto più fantasiosa delle intezioni dei designer nei riguardi delle forme e delle proporzioni di carrozzeria e interni.

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Sergio Chierici
, 20 marzo 2018 [top][up]






Ginevra 2018, ipotesi sull’auto del futuro

Honda EV Sports conceptOggi, 18 marzo, la chiusura del Salone di Ginevra, e anche il momento giusto per brevi considerazioni sulle automobili del futuro, proposte da varie case automobilistiche. Certo, sono lontani i tempi in cui si guardava oltre, immaginando negli anni ’50 o ’60 l’automobile del 2000 (vedi ad esempio la sempre bellissima Lamborghini Marzal di Bertone), però qualche spunto si trova anche adesso. L’automobile del futuro, intanto, potrà andare per terra e per aria: lo ha dimostrato ad esempio la Pal-V Liberty, l’auto volante, prodotta in forma di prototipo funzionante dall’azienda olandese che la commercializzerà l’anno prossimo: 5 minuti di trasformazione per percorrere 500 km in aria, con un prezzo da supercar (dai 300 ai 500.000 euro), ma con una lista d’attesa di due anni. Dopo il 2025, diventerà realtà anche la Pop-Up Next dello stand Italdesign, presentata in versione di pre-produzione con marchio e stilemi Audi, e realizzata in collaborazione con Airbus: qui l’idea è quella del maxi-drone in grado di sollevare la vettura, che quindi non ha in sé gli strumenti per volare, ma si affida ad un modulo separato. Una visione ancora futuribile, ma sicuramente con delle implicazioni interessanti: basta immaginare la possibilità di collegare un drone a qualsiasi auto, e già cambia tutta a prospettiva del trasporto del futuro.
Poi ci sono le parole d’ordine della mobilità di un futuro più immediato: guida elettrica, autonoma e connessa. Diversi sono gli esempi: tra questi, la Renault EZ-GO ci mostra un abitacolo viaggiante, nel quale si entra frontalmente e camminando, studiato come cabina totalmente controllata dal computer, e come volume estremamente regolare e simmetrico in grado di ottimizzare l’attività dei sensori. E’, di fatto, un taxi prenotabile via app, sorta di vagone on demand capace di muoversi in autonomia e su percorsi liberi; stilisticamente, la cosa più interessante è il curioso modo di funzionamento delle ruote carenate, visibili anche nel nostro video, e in ogni caso il prototipo è il preludio ad una serie di concept car per esplorare idee futuribili.
Una cosa simile è la Rinspeed Snap, progetto ancora più lontano dalla produzione, ma con una struttura modulare: il pianale indipendente, ricaricabile e aggiornabile, e una cabina che può essere anche una specie di spazio abitabile anch’esso autonomo.
Tra le case giapponesi, invece, merita un cenno il gruppo di prototipi Toyota Concept-i, che intanto hanno un design più semplice e luminoso rispetto alle vetture di produzione, e che esplorano varie tipologie di mobilità elettrica, da quelle individuali a quelle più simili alla mobilità attuale, ma autonoma.
Da segnalare anche le numerose proposte di approvvigionamento di corrente elettrica per le auto, in un sistema integrato con le abitazioni: a Ginevra le proposte riguardano soprattutto il mercato svizzero, ma alcune idee sono pronte a sbarcare in Italia, con progetti pilota e poi nel mercato.
Quindi la fine delle automobili tradizionali? Non è detto. Una coupé come la Polestar 1 dispone di due motori elettrici posteriori e di un benzina range extender anteriore, per un’autonomia di solo elettrica di 150 km e una potenza totale di 600 CV, telaio in fibra di carbonio e sospensioni elettroniche: prima auto di una gamma che si avvierà nel 2019, e che si affianca ad altre simili, come ad esempio le BMW i. Le piccole concept della Honda propongono una mobilità elettrica con un design molto interessante: anche il design è semplice e con segnali luminosi, scritte comprese, ma anche con richiami a vetture del passato -la nostra preferenza va per la piccola coupé Honda Sports EV, che forse non sarà prodotta, ma che ricorda tantissimo le compatte giapponesi, e italiane, di diversi anni fa, per un vero piacere di guida, senza ricorrere a soluzioni estreme.
Volkswagen propone tutta la sua gamma di vetture elettriche I.D., ma gli occhi erano tutti per la I.D. Buzz, l’erede del Bulli al quale somiglia tantissimo per forma e filosofia. Piacere di guida in senso conviviale, e tanti riferimenti ad una filosofia e un modus vivendi del passato, un'idea di libertà ben diversa dall’automobile come vagone allineato e numerato.
E poi c’è la Morgan EV3. Addirittura, si riprende l’idea del triciclo Morgan, una delle prime auto della casa a doppie ruote anteriori e motore Harley Davidson, ma piazzando un motore elettrico posteriore con 63 CV, 125 km/h, da 0 a 100 in 9 secondi e un’autonomia di 200 km, con meno di 500 kg di peso. Elettrica essenziale come solo le sportive inglesi sanno fare, e divertimento puro.

Sergio Chierici
, 18 marzo 2018 [top][up]


Ginevra 2018, viste e piaciute: Ferrari 488 Pista

Ferrari 488 PistaNon c’è salone senza Ferrari, e a Ginevra la casa di Maranello ha portato quasi tutta la sua produzione più recente, escluse le vetture estreme. La famiglia progettata dal Centro di Design guidato da Flavio Manzoni si sta aggiornando alla seconda generazione, ormai del tutto sviluppata a Maranello: ci sono quindi GTC4Lusso, 812Superfast, Portofino -che con l’ultima livrea accentua le caratteristiche di eleganza e sportività- e 488. Quest’ultima con una novità in prima assoluta, la 488 Pista, con il V8 di serie più potente della storia Ferrari, biturbo, da 720 CV e 770 Nm. Questa 488 evoluta per raggiungere alte prestazioni raggiunge i 100 km/h in 2,8 secondi, tocca i 340 km/h di velocità massima, ed è alleggerita per raggiungere i 1280 kg, grazie ai materiali della carrozzeria, degli interni (ad esempio l’Acantara al posto della pelle) e di altri particolari. Per aumentare le performance, il design assume un ruolo fondamentale: le forme non sono gravate da alettoni esterni o appendici aerodinamiche aggiunte, ma al contrario i flussi dell’aria sono ridistribuiti nel corpo vettura, a cominciare dallo scivolo anteriore più ampio, che aumenta la deportanza ma è sapientemente nascosto negli elementi del frontale, tanto che a prima vista quasi non si nota. Ogni dettaglio, dalle prese d’aria agli sfoghi, dall’ala posteriore a scomparsa agli splitter anteriori, è integrato nel contesto, con un preciso valore estetico, ma soprattutto è efficiente, ed è sempre nato in totale simbiosi con gli ingegneri. E la stessa cosa vale per gli interni, dove il volante accoglie il maggior numero dei comandi, per liberare plancia e tunnel -con l'essenziale selettore del cambio automatico- dall'affollamento di pulsanti, e lasciare spazio per gli schermi multimediali e tecnici: un capolavoro di essenzialità ed efficienza, per concentrarsi nella guida sportiva.

Il video da Ginevra nel canale YouTube

Sergio Chierici
, 14 marzo 2018 [top][up]


Ginevra 2018, viste e piaciute: i «carrozzieri»

DuertaAl Salone di Ginevra, che prosegue fino al 18 marzo 2018, ci sono parecchie fuoriserie, che un tempo erano vanto dei carrozzieri italiani, soprattutto al Salone di Torino, e oggi possiamo dire lo siano ancora, almeno in parte. Accanto alle supercar delle quali abbiamo in parte trattato, ritroviamo nomi legati alla storia e al futuro del design realizzato in Italia. Qualche breve esempio, partendo dalla W Motors Fenyr Supersport, erede della già costosissima Lykan Hypersport che vedemmo molto da vicino in un recente Salone del Valentino: sviluppata dall'azienda libanese W Motors con la collaborazione tecnica di Studiotorino, la coupé sportiva eroga 800 CV grazie al 6 cilindri 3.9 firmato RUF. Le tecnologie impiegate sono di altissimo livello, anche con aerodinamica attiva, mentre la linea è molto sfaccettata e carica di dettagli.
Un punto di vista diverso ha la berlinetta Lvchi Auto Venere, che unisce la produzione del gruppo cinese Lvchi Auto e la progettazione, il design e l’ingegnerizzazione di I.DE.A. Institute, con Giorgio Stirano alla guida di progetto e Andrea Musizzano designer. In 7 mesi è stata realizzata una fastback a 4 porte dal profilo aerodinamico, i fianchi larghi e le linee sinuose, con una curiosa fiancata caratterizzata da tre motivi a «freccia»: il taglio della coda, la chiusura dei finestrini e la piega nelle portiere. I CV sono oltre 1.000 con 4 motori elettrici, 286 km/H, 652 km di autonomia. Meno estrema, ma pronta per essere prodotta nel 2019 a circa 250.000 euro.
La Pininfarina HK GT, ovvero Hybrid Kinetic, è invece una berlina-coupé a 4 posti da 816 CV e quattro motori elettrici più un motore range extender a microturbina per ottenere 1000 km di autonomia a trazione integrali. Non bisogna dimenticare però la versione corsa «marciante» della vettura a idrogeno, la H2 Speed disegnata da Fabio Filippini. Per Italdesign ci sono un paio di novità, una delle quali è la versione aperta della Zerouno, la Zerouno Duerta: anche di questa ne verranno consegnati solo 5 esemplari. La coupé era nata già per essere aperta, ha una base Audi R8 opportunamente rivista, con l’aspirato V10, e quindi l’estetica è stata rivista solo per la zona di coda, senza stravolgere il design originale. Le sue linee sono piuttosto articolate, ma gradevoli nella livrea blu, scelta non da un cliente ma direttamente dal centro stile guidato da Filippo Perini. Ora Giorgetto e Fabrizio Giugiaro sono invece alla guida di un’altra «neonata» realtà, la GFG Style, che presenta la Sibylla: una berlina quattro posti con quattro motori elettrici, uno per ruota, per un totale di 544 CV, e una batteria della cinese Envision che può collegarsi alla piattaforma energetica EnOS integrata con reti esterne. C’è anche la GFG Techrules Ren, tre posti sportiva a guida centrale elettrica e con generatore a microturbina, presentata l’anno scorso come concept, e ora vettura di serie. Una nota anche per la Touring Superleggera Sciàdipersia, basata sulla Maserati GranTurismo e ispirata anche nello stile retro alla storica Maserati omonima degli anni ’60, e per la Zagato Iso Rivolta Vision Gran Turismo, supercar guidabile nell’omonimo gioco per Playstation, e pronta ad essere prodotta in 5 esemplari.

Sergio Chierici
, 13 marzo 2018 [top][up]


Ginevra 2018, viste e piaciute: ritorno al passato, dalla Abarth 124 all’Alpine A110

Fiat 124 a GinevraNon sempre il retro design è visto come qualcosa di positivo: a volte viene considerato come segno di mancanza di idee o di fantasia. In realtà, ci sono case che hanno rinunciato a riproporre il proprio passato, come ad esempio Citroen; altre invece hanno ridisegnato i propri miti, conservando un valore emozionale, soprattutto per i non più giovanissimi che hanno sognato o guidato le auto originarie. Qualche esempio? Tanto per partire dalle italiane, ci sono sicuramente le Fiat 500, proposte a Ginevra in versioni speciali, e la Fiat 124 spider, che a sua volta deriva da una curiosa vettura come la Mazda MX-5, modellata sulle piccole spider italiane e inglesi, e poi diventata essa stessa un classico. Fiat, ma soprattutto Abarth: da segnalare la Abarth 124 GT con hard top in fibra di carbonio da soli 16 kg, che trasforma la vettura in una quasi-coupé, ma che ricorda gli hard top storici delle versioni da rally. Restando in Italia non può mancare la Stratos (anzi, Strato’s per gli appassionati): la Manifattura Automobili Torino (MAT) ha realizzato 7 anni fa un esemplare unico di linea Pininfarina per Michael Stoschek, su base Ferrari 430 Scuderia, e ora proporrà una piccolissima serie di 25 esemplari, anche su base F430 Modena da 490 CV, ed eventualmente anche in assetto rialzato da corsa. La costruzione è totalmente artigianale e personalizzabile, con carrozzeria in fibra di carbonio, attendendo 2 o 3 mesi, e aggiungendo circa 550.000 euro alla Ferrari di origine. C’è da dire che la New Stratos appare molto simile alla Stratos storica stradale, esposta accanto.
Fino a qualche tempo fa, Renault aveva rinunciato a riproporre vetture del suo passato, nonostante le richieste per ricreare una nuova R4: ora invece la rinascita di Alpine passa per la A110 storica, dal design originario di Giovanni Michelotti. A bordo della nuova Alpine A110 si respira proprio quell’atmosfera: il motore è dietro, con bagagliaio anteriore e piccolo pozzetto posteriore, e l’abitacolo è bassissimo, avvolgente e minimale, soprattutto nelle versioni più essenziali come la leggerissima Pure da 252 CV, a nostro avviso una delle auto più interessanti ed emozionanti del salone.
Qualche altro nome? La nuova generazione della Jeep Wrangler, fedelissima se stessa, e anche in questo caso esposta accanto alla prima Jeep; la Range Rover che diventa un veicolo speciale SV in versione tre porte come l’originale; Ford con le nuove Mustang Bullit e GT; le Porsche 911 costantemente aggiornate ma memori della versione storica. Tante aziende intervengono sui modelli d'epoca, con certificazioni speciali, come nel caso dell Jaguar XJ ripristinata dalla casa per il batterista degli Iron Maiden, Nicko McBrain. Ma un cenno particolare merita la Volkswagen I.D.-BUZZ: perché è l’erede del Bulli, al quale somiglia tantissimo; perché è il simbolo di un futuro elettrico; perché spera di avere quel successo che la Beetle/Maggiolino di nuova generazione non è riuscita ad ottenere rispetto all’antenata.

Sergio Chierici
, 12 marzo 2018 [top][up]

Mariella Mengozzi nuovo direttore del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (MAUTO)

Mariella Mengozzi
            direttore MAUTOPer il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino MAUTO è tempo di cambio al vertice: Rodolfo Gaffino Rossi, dopo 18 anni di attività, passa il suo incarico a Mariella Mengozzi, nuovo direttore del Museo. In carica entro due mesi, Mariella Mengozzi viene da Forlì; dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna ha occupato ruoli legati al management presso diverse aziende e attività: ad esempio Walt Disney, Ferrari con Maranello Experience (che comprende il Museo Ferrari di Maranello), e poi l’evento celebrativo per il 50° Anniversario di Automobili Lamborghini, l’Ayrton Senna Tribute: 1994-2014, fino al ruolo di CEO in Quintessence Yachts BV, società olandese licenziataria del marchio Aston Martin nella nautica.
Dal bando di concorso con due gare successive, Mariella Mengozzi è stata selezionata tra 112 candidature da una giuria che comprendeva tra gli altri il presidente del MAUTO, Benedetto Camerana. Gli obiettivi sono adesso quelli di continuare lo sviluppo di un museo contemporaneo, con attenzione al fundraising, alla gestione operativa, e a comunicazione e promozione su scala almeno europea.

Redazione, 12 marzo 2018 [top][up]

Ginevra 2018, viste e piaciute: Zonda HP Barchetta, l’auto più cara del mondo, e altre sportivissime

Pagani Zonda HP
            BarchettaCertamente, Ginevra è il luogo per l’esposizione di automobili dalle prestazioni esuberanti, destinate per lo più alla pista, dai track days alle competizioni vere e proprie. Tante case hanno presentato le loro proposte per i rally, le gare endurance, i futuri campionati di formule a motore elettrico, per arrivare a progetti e collaborazioni per le Formula E -con la nuova monoposto 2019- e le Formula 1. Tra le velocissime degne di nota e di sguardi, dal momento che l’esposizione è soltanto statica, ci sono perle esuberanti come la Audi R8 Roadster, le Porsche 911 come la GT3 RS, ma anche Targa, e la Cayman -modello che, nella nuova versione 4 cilindri, rappresenta l’attuale sportività della casa senza strafare, e in modo efficiente, l’Alfa Romeo 4C che ha sempre qualcosa da dire agli appassionati di leggerissime e bassissime tutto-carbonio, la Jaguar F-Type SVR da 575 CV, che con la personalizzazione Graphic Pack è ancora più appariscente, le Honda NSX in versione stradale e racing GT3.
Sportive e sportivissime, assieme a tante altre, ma non vere «supercar». A parte Ferrari, oggetto di un altro articolo, e le sempre entusiasmanti Lamborghini, vediamone alcune. Intanto, la più cara del mondo: la Pagani Zonda HP Barchetta. Sì, la Zonda, non l’attuale Huayra, presentata in un’accattivante livrea carbonio: si tratta della vettura di Horacio Pagani, che collocherà in un vero e proprio salotto opportunamente illuminato, che fa parte di un piccolo lotto di 3 vetture riportate a nuovo e «ripensate» in fabbrica, che hanno un costo stimato di 20 milioni di euro, se non di più, trattandosi di esemplari esclusivi. Nata per pubblicizzare il programma Rinascimento, che dal 2017 ricondiziona le Pagani degli ultimi 19 anni di attività, questa Zonda affascina per la particolare livrea blu e carbonio, e contiene tutte le novità tecnologiche ed estetiche prevista per le versioni Barchetta, ipotizzate inizialmente per le competizioni, sempre con il V12 AMG.
Dalla Svezia arriva invece lo stato dell’arte delle Koeniggsegg Agera e Regera, con una Regera S capace di arrivare a 1500 CV grazie al contributo elettrico al V8 5 litri, mentre ancora più cavalli sono ottenuti dal V8 9 litri biturbo della Corbellati Missile, presentata in stato di «non finito» come prima supercar dell’azienda familiare di arte e gioielli: 1800 CV e ben 2350 Nm di coppia sono i dati dichiarati, per una velocità massima di 500 km/h. Più di Bugatti, che con la Chiron S esposta nello stand arriva a 1500 CV e 420 km/h, e più dell'americana Hennessey Venom F5, che si ferma a 1600 CV e circa 480 km/h. Tutti dati teorici, per supercar esclusivissime da piccola serie: probabilmente anche la Sin R1, con «soli» 550 CV, riesce ad essere fin troppo performante.
E a proposito di auto inglesi, merita però una nota McLaren, in grado di sfornare una vera famiglia di sportive di diverse categorie, sfruttando la tradizione costruttiva e sportiva di Woking: al centro dell’attenzione c’è la Senna, nuova versione largamente basata sulla 720 S dotata del V8 4 litri biturbo da 800 CV e 800 Nm, senza ibrido, e anche l'inedita Senna GTR da pista da 825 CV; tuttavia, vale la pena dare un’occhiata alla più grande P1 da 916 CV, ibrida, e dalla curiosa e personale estetica per una top di gamma, nella quale dominano le forme lenticolari

Sergio Chierici, 11 marzo 2018 [top][up]

Ginevra 2018, viste e piaciute: coupé giapponesi

Toyota SupraAl Salone di Ginevra 2018 c’è una categoria di vetture che sembra non avere freni, e che anzi si estende in tutti i segmenti e le declinazioni possibili: quella dei SUV. Non a caso, la Peugeot 3008 vinse il premio Auto dell’anno nel 2017, e quest’anno la segue a ruota la Volvo XC40. Quelle che invece tendono a scomparire sono le coupé: qualche anno fa erano molto comuni le coupé-cabriolet, grazie ai modelli delle case francesi e tedesche, soluzione che oggi troviamo raramente, per esempio nell’esclusiva Ferrari Portofino o in alcune vetture di prestigio. Oggi le coupé che non siano alto di gamma non ci sono quasi più, però simbolicamente una nota di merito va ai giapponesi, che comunque espongono le proprie coupé «simboliche», a cominciare dal ritorno di un classico del passato: la Toyota Supra. Ora è solo una concept car, e non si sa se verrà prodotta effettivamente, però il ritorno della coupé sportiva in simbiosi con la BMW Z4 potrebbe diventare realtà, come dimostra il numero di codice interno «90» sulle portiere, dopo A60, A70 e A80. La Toyota GR Supra Concept esposta si fa notare per le dimensioni: è relativamente compatta (457 cm), molto bassa (123 cm) ma anche larghissima (205 cm), per la presenza di parafanghi molto sporgenti; anche l’enorme alettone è degno del miglior tuning giapponese, e sono tante le appendici aerodinamiche, ma la linea complessiva è coerente e aerodinamica, con largo uso di materiali compositi. Per chi vuole una coupé  adesso, sempre in casa Toyota ma nella divisione di lusso Lexus, è il caso di andare a vedere la bella coupé LC, ma anche la meno pretenziosa RC: non sono esattamente una novità, ma fanno bella mostra di sé al salone, così come altri classici marchiati Nissan, o l’elegante ed esclusiva Honda NSX. E se vedremo in futuro nuovamente delle coupé abbordabili, settore nel quale gli italiani erano maestri, è molto probabile che verranno dall’oriente. Basta guardarela Mazda MX-5 RF con tetto rigido tipo «targa»: non è proprio una coupé, ma si lascia sempre guardare (e guidare) volentieri. Oppure l’interessantissima Honda Sports EV Concept, elettrica e futuribile, ma compatta e con uno stile essenziale che ricorda la storica S600 Coupé.

Sergio Chierici, 9 marzo 2018 [top][up]

Winterace 2018 a Cortina d’Ampezzo: vincono Sisti-Gualandi su Lancia Aprilia del 1937

I vincitori della
            WinteRace 2018Cortina d’Ampezzo vive la stagione invernale anche con l’automobile d’epoca: sabato 3 marzo si è infatti conclusa, dopo due giorni di gara, la sesta edizione della WinteRace 2018, con la vittoria dell'equipaggio del Classicteam Sisti-Gualandi su Lancia Aprilia del 1937; al secondo posto il duo Patron-Casale su Bentley 3 Litre del 1925, al terzo Margiotta-La Chiana su Volvo Amazon P 120 del 1958. Altri premi sono andati al miglior equipaggio straniero, gli argentini Salerno-Giorgetti su Porsche 911 S del 1970, al primo equipaggio femminile, Bottini-Boscardin su Porsche 911 T del 1966 e alla prima scuderia classificata, Classicteam. C’è poi stata in parallelo anche la terza Porsche WinteRace, vinta da Narducci-Spalazzi Caproni su Porsche 911 Carrera del 2010. Altri equipaggi hanno ricevuto premi di categoria o speciali, come elencato nel sito ufficiale della Winterace.
Rossella Labate, presidente del comitato organizzatore dell’evento, ha dichiarato di essere soddisfatta dell’edizione, che si è svolta con tempo atmosferico favorevole, nonostante il maltempo che ha attanagliato gran parte dell’Italia: in queste condizioni, le gare nei passi montani invernali a oltre 2000 metri, mostrano tutta la loro intensità e bellezza, sia per lo straordinario paesaggio, sia per il fascino delle auto storiche.

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Sergio Chierici, 4 marzo 2018 [top][up]


Rolls-Royce Camargue 50th, di Paolo Martin

RR Camargue MartinSe negli anni passati abbiamo avuto modo di descrivere la storia della Rolls-Royce Camargue, grande due porte sportiveggiante dalla linea moderna realizzata da Paolo Martin per Pininfarina cinquant’anni fa, oggi c’è una novità: lo stesso Paolo Martin ha voluto interpretare quel progetto in chiave moderna, senza condizionamenti da archetipi e date, in piena libertà, che abbiamo chiamato Rolls-Royce Camargue 50th.
Innanzi tutto, si sono riassunti gli stilemi storici della casa interpretandoli in chiave moderna, in particolare con la tecnologia relativa all’impianto elettrico ed elettronico, come si vede ad esempio dalle soluzioni adottati per luci e fari. Della Camargue originale sono rimasti il passo, le carreggiate e l’abitabilità, per conservare la sensazione di comodità e lusso di quel modello, ma senza eccessi: anche all’esterno mancano fronzoli o cromature, mentre viene privilegiata l’essenza di proporzioni ed equilibrio.
Il progetto non intende soltanto celebrare i 50 anni della Camargue, ma anche dare un messaggio diverso rispetto alla visione della produzione attuale Rolls Royce by BMW, secondo Paolo Martin «troppo statica, rigida e monumentale», un po’ lontana dal Dna espresso dei diversi modelli della casa nel tempo. Da qui, i render per una nuova Camargue, e la raccolta di schizzi realizzati con «puro piacere», provando rispetto ai disegni di cinquant’anni fa «le stesse emozioni e forse qualche consenso».

I bozzetti di Paolo Martin nella galleria di Facebook

Sergio Chierici, 2 marzo 2018 [top][up]


«Animali metallici, il culto dell’automobile nel XX secolo», una mostra d'arte a Rovereto

Animali Metallici
            mostra Casa DeperoRovereto è il luogo del Mart, il Museo di arte moderna e contemporanea, e anche della Casa d'Arte Futurista Depero, l'unico museo fondato da un futurista, Fortunato Depero, nel 1957, e rifatto nel 2009 a cura del Mart dopo un complesso restauro. Proprio nella Casa d’Arte Depero, in via dei Portici 38, si inaugurerà il prossimo 2 marzo 2018 alle ore 18 la mostra «Animali metallici, il culto dell’automobile nel XX secolo»: protagonista è l’automobile nel Novecento, vista come protagonista di un nuovo modo di concepire il paesaggio e lo stile di vita collettivo, e raffigurata in arte, a cominciare ovviamente dal futurismo e dai dipinti negli anni Venti e Trenta, fino al tempo presente, con esaltazione ma anche critica al mondo dell’automobile; ci sono inoltre fotografie, illustrazioni, materiali pubblicitari e a stampa provenienti dall’Archivio del ’900 del Mart. La mostra è a cura di Nicoletta Boschiero e Federico Zanoner, e rimarrà aperta fino al 10 giugno 2018, con orario da Martedì a Domenica dalle 10 alle 18. Per l'occasione, è possibile rileggere nella sezione I quaderni di Virtual Car la conferenza AISA del 1998 dedicata a Il futurismo e l'automobile, già pubblicata nel sito nel 2005.

Immagine: Fortunato Depero, "Varese", 1938, tempera su carta, Mart, Fondo Depero

Sergio Chierici, 25 febbraio 2018 [top][up]

Rinspeed Snap, multispazio del futuro per Ginevra 2018

Rinspeed SnapNon esiste da 40 anni un Salone di Ginevra nel quale non ci sia un prototipo di Frank M. Rinderknecht, a firma Rinspeed: per il 2018 è la volta della Rinspeed Snap. Se inizialmente le vetture esposte erano semplicemente elaborazioni di modellli di serie, già da diversi anni vengono mostrate idee per l’automobile del futuro: a volte si tratta di proposte quasi surreali o provocatorie, ma quest’anno la concept si avvicina a ciò che potremmo effettivamente vedere nelle strade, in un futuro non troppo lontano.
La Snap ha l’aspetto di un bus compatto e dall’interno spazioso, ma intanto è un veicolo a guida elettrica e totalmente autonoma, pensato in un sistema di ecomobilità, e costituito da due parti principali tra loro combinabili: lo chassis («skateboard») e la carrozzeria con funzioni di cellula di sicurezza  («pod»). Questa struttura permette di avere numerose varianti di carrozzeria, ognuna con funzionalità specifica, ma c’è anche un secondo vantaggio: conservare la carrozzeria per più tempo, ed aggiornare solo il telaio, meccanicamente e dal punto di vista informatico. Se da un lato si potranno limitare le operazioni di smaltimento e riciclo -la vettura fa largo impiego di materiali e procedimenti ecologici, dall’altro sarà garantito l’aggiornamento tecnico e sulla viabilità, fondamentale per una vettura a guida autonoma.
Come sempre, Rinspeed si affida ad aziende partner, come la svizzera 4erC per il design ed Esoro per l’esecuzione tecnica; ZF ha realizzato i due assali sterzanti con motori elettrici integrati, mentre i leggeri cerchi Borbet da 18” migliorano i consumi. Anche la guida autonoma è progettata con l’impiego di tecnologie di varie marche specializzate, con attenzione ad ogni aspetto, dai sensori di percorso alle mappe, dall’identificazione degli utenti fino alla connettività anche con altre auto e strutture esterne. I pannelli esterni possono mostrare messaggi luminosi, mentre ogni passeggero dispone di tre schermi multimediali e interattivi. E come opzione, è previsto anche un «assistente personale», un robot autonomo in grado, ad esempio, di accompagnare i passeggeri appena scesi dall’auto, e portare anche i bagagli.


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Sergio Chierici, 22 febbraio 2018 [top][up]

Car Designer, una professione che parte dal «disegnare», di Luciano Bove

Luciano Bove corsi designDesign cioè «disegnare»
Per diventare car designer non basta la passione per le auto, bisogna avere talento e «skills», cioè elevate capacità artistico/grafiche. Lo dice la parola stessa: «design» vuol dire disegnare, progettare, cioè fare un progetto di qualcosa che non esiste ancora (Treccani).
Ricevo spesso richieste di ragazzi e ragazze molto giovani che vorrebbero diventare designer di auto o prodotti e spesso devo constatare che questi desideri sono motivati più dalla voglia di trovare una professione da esercitare più che dalla passione e dal talento che si ha. In poche parole il design, e ancor più il car design, sono settori professionali dall’accesso particolarmente difficile perché dipendono dal talento innato dell’interessato.

Car Design, come si inizia
Per diventare car designer bisogna prima prendere in considerazione alcuni importanti fattori come: 

» Mi piace disegnare
» Sono appassionato di auto (tutte non solo quelle sportive)
» Sono creativo
» Mi piace progettare
» Mi piace modellare
» Mi piace sperimentare tecniche di illustrazione (mixed media).
La lista è lunga, ma qui ho estrapolato i fattori più importanti. Se si è appassionati di design automobilistico sicuramente abbiamo disegnato o proviamo a disegnare auto. Magari all’inizio ed in età molto giovane (10/15 anni) facciamo solo scarabocchi, che ai nostri occhi sono automobili del futuro, ma ciò che conta è che ci proviamo, e che nel corso degli anni miglioriamo. Tutti (o quasi) i car designers hanno iniziato con questo amore viscerale per le auto cercando di disegnarle sui quaderni di scuola, sulle pagine del diario scolastico oppure dedicando del tempo disegnandole su un album da disegno. Tutti han provato prima con la biro, poi con la matita ottenendo un po’ di chiaro-scuro e poi con i colori per migliorarne il livello illustrativo. Questo modo corretto di iniziare non è altro che la passione unita al talento artistico innato, soprattutto il forte desiderio di provarci credendoci con l’obiettivo di migliorarsi.

Quali sono i passi per studiare Car Design?
Oggi ci sono scuole professionali e università del design un po’ ovunque, ai miei tempi si contavano sulle dita di una mano. Quindi oggi è più facile accedere all’istruzione per imparare conquistando un diploma o una laurea. Le scuole più consigliabili sono quelle private perché hanno un corpo docente quasi tutto formato da professionisti del settore giovani (28/50 anni di età) i quali hanno voglia e passione per condividere parte delle loro conoscenze con gli allievi. Spesso sono gli stessi professori/designers che segnalano i migliori talenti alla propria azienda di riferimento per stage o assunzioni a corsi ultimati. Essendo queste scuole private c’è una retta da pagare, in diversi casi vengono offerte borse di studio che consentono di risparmiare non poco. Comunque questo costo va visto come un investimento sul futuro dell’allievo potenziale. Chi studia e si impegna con talento in genere trova lavoro come designer dopo aver ultimato gli studi.
Ecco come si programmano gli step da fare per accedere ad una scuola specializzata:
» Preparare un portfolio di entrata (entry portfolio) per passare la selezione iniziale ed essere accettati a scuola.
» Scegliere almeno 2 o 3 scuole, visitarle con i propri genitori e fare richiesta di ammissione seguendo poi le procedure indicate dall’istituto
» Studiare con dedizione e senso di responsabilità durante tutti gli anni di scuola
» Ottenere almeno una esperienza di stage presso un centro di Design (in genere 4 mesi di stage)
» Completare la scuola per laurearsi con un portfolio di tipo eccellente (con il quale cercare lavoro).

Dove trovare informazioni sulla materia per documentarsi?
Oggi con internet è facilissimo, diversi i siti che trattano car design (come www.lucianobove.com), i siti delle scuole, su Facebook molte pagine e gruppi dove c’è un condividere quotidiano di disegni con richieste di commenti/critiche frequentando i quali si può imparare già un po’ da soli, avvantaggiandosi.

Le università di ingegneria e architettura non servono!
Questo messaggio è per i genitori: se i vostri figli vogliono diventare designers oppure car designers non pensate di iscriverli a facoltà generiche come ingegneria o architettura, perché rischiano di non trovare lavoro come designer. I designers si formano nelle scuole o università dedicate al design, all’estero così come in Italia.

Le scuole di design nel mondo (inclusa l’Italia)
Per trovare e selezionare la scuola o università di riferimento vi consiglio di visitare il sito Car Design News, dove troverete una lista esaustiva di tutte le scuole riconosciute dal mondo dell’industria.
In bocca al lupo!

Luciano Bove, 21 febbraio 2018 [top][up]
R&D Design Manager Renault France - Design education expert www.lucianobove.com


Techrules Ren RS, elettrica racing con linea Giugiaro per Ginevra 2018

REN RSLa Techrules Ren RS si prepara a debuttare al Salone di Ginevra 2018, con alcune caratteristiche interessanti, evoluzione in chiave sportiva di quelle già anticipate dalla Ren del Salone di Ginevra dello scorso anno. Intanto, il design: chi conosce la storia delle forme realizzate da Giorgetto Giugiaro, ma soprattutto in questo caso dal figlio Fabrizio, riconoscerà sicuramente la mano dei designer torinesi. Uno stile aerodinamico chiaramente ispirato da modelli aeronautici, citati con elementi quali la finitura esterna, la calotta sopra l’abitacolo, i vistosi alettoni e le scritte sulle fiancate piatte come ali.
Novità anche nella tecnica, brevettata dall’azienda che ha stretto alleanze in Cina e messa a punto per le competizioni dallo specialista L.M. Gianetti di Torino: la vettura è elettrica, con 4 o 6 motori, questi ultimi disposti due davanti e quattro dietro, per un totale di 1.287 CV, da 0 a 100 km/h in 3 secondi e velocità massima di 330 km/h. E poi il sistema esclusivo di ricarica elettrica a turbina TREV, con una turbina che aziona un generatore, per un’autonomia di 1.170 km con 80 litri di gasolio. Uno studio, quindi, in chiave racing, che non solo anticipa la supercar Ren, che vedrà la luce tra due anni, ma che serve per sviluppare le tecnologie Techrules, a cominciare dalle microturbine che si stanno studiando per diverse tipologie di veicoli.


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Annalisa Brunetti, 20 febbraio 2018
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Nuova Mercedes Classe A, intervista esclusiva sul design

Mercedes Classe A
          2018Abbiamo sottoposto ai responsabili di design Mercedes alcune domande in merito al design della nuova Classe A, dal linguaggio nuovo rispetto al modello precedente.

Che peso ha il design nella definizione di ogni nuovo modello Mercedes-Benz?
Il design è fondamentale per un marchio e un approccio olistico al design è fondamentale. Per questo motivo, i designer di Daimler sono responsabili della progettazione di tutti i marchi e prodotti all'interno dell'azienda: dalla più piccola serie di modelli smart ai modelli Mercedes-Benz e anche ai veicoli commerciali. Gli studi di design Daimler sono sparsi in tutto il mondo e Il team internazionale del responsabile del design, Gorden Wagener, persegue sempre un approccio olistico al design.
L'obiettivo è quello di progettare in modo uniforme tutti i prodotti che i clienti riconoscono - dai veicoli e veicoli commerciali a un design aziendale completo per tutti i marchi all'interno del gruppo. A tale scopo, specialisti di design esterno e interno collaborano strettamente con i colleghi dell'unità Advanced Design. In questo processo, gli studi di Advanced Design di tutto il mondo in paesi come Cina, Stati Uniti, Italia e Germania forniscono un contributo vitale per guidare lo sviluppo continuo di idiomi stilistici e impostare le tendenze del design con nuove idee. Anche l'esperienza dei progettisti di Digital Graphic gioca un ruolo significativo in questo processo.
 
Quali sono i principali elementi distintivi del design della carrozzeria della nuova Classe A?
Gorden Wagener sostiene questo: «Con contorni chiari e superfici sensuali, presentiamo l'alta tecnologia che risveglia le emozioni: forma e corpo sono ciò che rimane quando le pieghe e le linee sono ridotte all'estremo. Mercedes-Benz ha il coraggio di implementare questo purismo. La nuova Classe A è allo stesso tempo “hot” e “cool”, e come il modello che l’ha preceduta ha il potenziale per inaugurare una nuova era del design».
L'esterno della nuova Classe A è sinonimo di sportività, dinamismo ed emozione. Il design del frontale progressivo con un cofano basso, fari a LED piatti con elementi cromati e luci diurne simili a torce assicura un aspetto emotivamente attraente e seducente. La griglia del radiatore con stella Mercedes, la cui silhouette si apre verso la base come una reinterpretazione del suo predecessore, presenta pins in look diamantato e una griglia centrale argentata per sottolineare la sportività di questo modello.
Il veicolo è visivamente allungato per l’aumento del passo e la caratteristica linea laterale. Il cofano si piega di più verso il basso rispetto alla precedente serie di modelli, sottolineando il frontale dinamico e verticale. I passaruota più grandi per ruote da 16 a 19 pollici enfatizzano la sportività della nuova Classe A e la fanno apparire ancora più attaccata alla strada. Il veicolo appare più largo anche nella parte posteriore, grazie a una vetratura allargata, che enfatizza anche le spalle, e ai catarifrangenti posteriori più distanziati nel paraurti posteriore modulare a due sezioni. Le luci posteriori snelle a due sezioni garantiscono un aspetto attraente e seducente.
Con un Cd di 0,25 e un'area frontale di 2,19 m2, la nuova Classe A è la più aerodinamica del segmento. Per la prima volta nella classe compatta, Mercedes-Benz utilizza in opzione un AIRPANEL a due sezioni: questo sistema di aperture dietro la griglia del radiatore varia le sue persiane in base alle esigenze di raffreddamento. C'è un sistema di ventilazione supplementare nell'ingresso dell'aria sotto la targa, che migliora ulteriormente le prestazioni del sistema.

Quali sono i principi che hanno portato alla semplificazione delle forme e delle linee della nuova Classe A rispetto al modello precedente?
Il design puristico e che accentua le superfici della nuova Classe A è il passo successivo nella filosofia di design di Mercedes-Benz «Sensual Purity». Sulla base di un design compatto a due volumi, le dimensioni ottimizzate e le proporzioni hanno portato a una nuova interpretazione del design della Classe A della Mercedes-Benz.
 
Il nuovo design visto anche nella recente CLS è destinato ad estendersi anche nei prossimi modelli Mercedes, SUV comprese?
Sicuramente.
 
Quali sono le principali novità del design degli interni della nuova Classe A?
L'interno della nuova Classe A è completamente ridefinito con il suo aspetto moderno e all'avanguardia. Mercedes-Benz ha adottato un approccio completamente nuovo, rivoluzionando la classe compatta dall'interno con una nuova sensazione di spaziosità. L'esclusiva architettura degli interni è caratterizzata in particolare dal design all'avanguardia del cruscotto: per la prima volta è stato completamente eliminata la classica strumentazione sopra il cockpit. Di conseguenza, il corpo principale a forma di ala del cruscotto si estende da una porta anteriore all'altra senza discontinuità visiva, lo schermo esteso è completamente indipendente e le prese d'aria dal look sportivo a turbina sono un altro elemento distintivo.
Il cruscotto è diviso in due sezioni orizzontali tridimensionali: la sezione inferiore è visivamente separata dal corpo principale del cruscotto da una «trincea», e sembra sospesa di fronte al cruscotto. L'illuminazione ambientale migliora questo effetto, accentuando l'impressione di galleggiamento della struttura inferiore. I 64 colori dell'illuminazione ambientale opzionale aumentano di cinque volte i colori disponibili rispetto a prima, e i colori sono composti in dieci «mondi cromatici» per consentire un display di illuminazione d'avanguardia con spettacolari cambi di colore.
Il display completamente indipendente è disponibile in tre versioni: con due display da 7 pollici (17,78 cm), o con un display da 7 e uno da 10,25 pollici (26 cm) e con due display da 10,25 pollici.

Quanto il grande schermo centrale contribuisce a definire il design dell’intera plancia?
Il design degli interni segue lo stesso approccio olistico come tutti i progetti di design. Gli schermi di grandi dimensioni sono sempre stati parte del processo di pianificazione e progettazione, ma non l'unico motivo per creare il nuovo interno della Classe A.

L’interno della nuova Classe A ha un design già pensato per la guida autonoma?
Per la prima volta, la Classe A è in grado di guidare in modo semi-autonomo in determinate situazioni. Per fare ciò, tiene d'occhio la situazione del traffico: gli avanzati sistemi di telecamere e radar consentono di vedere fino a 500 metri più avanti. La Classe A utilizza anche i dati della mappa e di navigazione per le funzioni di assistenza: ad esempio, il sistema DISTRONIC Active Distance Assist, parte del pacchetto di assistenza alla guida, è in grado di supportare il conducente in numerose situazioni specifiche del percorso e di regolare in modo predittivo e comodo la velocità, ad es. quando ci si avvicina a curve, incroci o rotatorie. A bordo ci sono altre funzionalità per la guida semi-autonoma, come ad esempio i sistemi Active Emergency Stop Assist per la frenata d’emergenza e l’Active Lane Change Assist per l’aiuto nel cambio di corsia.

Grazie a Lars Zeppenfeld, International Design Communications Mercedes-Benz

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Sergio Chierici, 19 febbraio 2018
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Il Salone dell’Auto di Torino Parco Valentino 2018, tante novità tra storia e futuro dell’auto (6-10 giugno 2018)

Salone
          Valentino 2018Non c’è più il classico Salone di Torino, ma da quattro anni c’è qualcosa di diverso e forse di più attuale: la 4ª edizione del Salone dell’Auto di Torino Parco Valentino, che si svolgerà quest’anno dal 6 al 10 giugno 2018. Una formula intelligente, perché integrata nel contesto naturale del Parco e del Castello del Valentino, con le vetture nei «box» tutti uguali e all’aperto, che possono essere viste alla luce del sole come raramente accade in un salone automobilistico. E con la città di Torino protagonista di eventi e raduni motoristici, nei giorni della manifestazione, seguendo l’idea del «Salone diffuso». Le novità di quest’anno riguardano intanto la presenza di oltre 40 case automobilistiche, tra le quali FCA al completo, il gruppo Volkswagen, Mercedes-Benz e Smart, Suzuki e Mazda. Confermata anche la presenza di Italdesign, che festeggia con un’esposizione nel Castello i suoi 50 anni. Le supercar organizzate in gruppi, anche per alcuni festeggiamenti (come i 70 anni di Porsche), partiranno da varie città d’Italia per percorrere i #RoadToParcoValentino e raggiungere diversi luoghi della città; le piazze saranno anche il luogo dell’automobile storica, con la dedica ad alcune vetture che festeggiano importanti compleanni, come i 70 anni di Land Rover, gli 80 anni del Maggiolino Volkswagen e il 70° della Citroën 2 CV, già festeggiate a Torino ad Automotoretrò. Spazio anche per le le muscle car dello USA Cars Meeting a Parco Dora, e per l’interessante Gran Premio Parco Valentino, 40 chilometri di passerella panoramica con 200 equipaggi in rappresentanza della storia dell’industria dell’auto: dai primi modelli del 19° secolo, passando per le regine del dello sport dei motori, fino alle automobili del presente e del futuro immediato. Saranno anche giornate di mostre, come quella dedicata a prototipi, one-off e vetture speciali a Torino Esposizioni: viene illustrata la storia del car design, con auto rappresentative provenienti da tutto il mondo, tra le quali i modelli di Pininfarina, Giugiaro, Italdesign, Zagato, Fioravanti, Touring Superleggera, Stola, Studiotorino e, per la prima volta, alcuni tra i più importanti prototipi della collezione Bertone di ASI.
«Un percorso nella storia dell'automobile» è invece una mostra fotografica ideata e curata dal Salone dell'Auto di Torino, con 50 pannelli tematici che illustrano le tappe della storia dell’auto, dalla prima carrozza con motore a scoppio di Peugeot del 1890, fino al primo veicolo completamente elettrico di Tesla, del 2003: la mostra nasce per essere itinerante, da Torino in molte altre città italiane. Da segnalare anche i congressi, come il Congresso internazionale di Automotive News Europe (6 giugno),  presso il Salone, i il convegno tecnico internazionale “CO2 Reduction for Transportation Systems Conference al Politecnico di Torino organizzato da ANFIA e da SAE Torino. Come ogni anno, ci sarà anche il Car Design Award, premio internazionale organizzato da Auto&Design e assegnato da una giuria di giornalisti che premierà le concept car, le production cars e il brand design language. Il Salone sarà visitabile con biglietto elettronico gratuito per il pubblico, in orario prolungato dalle 10 alle 24. Una scommessa da parte di Andrea Levy, presidente del Salone dell’Auto di Torino, che sta raccogliendo risultati sempre più soddisfacenti, con continue migliorie del format generale. E anche quest’anno ci sarà Virtual Car, con alcune novità…


Sergio Chierici, 16 febbraio 2018 [top][up]

La Matita d’oro 2017 assegnata ad Ercole Spada al Mauto di Torino

Ercole Spada al MautoSu iniziativa del Direttore Rodolfo Gaffino Rossi è stato istituito il premio «Matita d’oro» da attribuirsi a stilisti che si sono distinti nella storia del design automobilistico. Siamo alla seconda edizione, dopo il successo riscosso dalla prima, nella quale venne premiato Giorgetto Giugiaro, già stilista di Bertone e poi fondatore di Italdesign.
La serata del 13 febbraio 2018 si apre con le note del Melodrum Ensemble che dona un sottofondo jazz alla «piazza», la corte interna del Museo dell’Auto di Torino. Presenta Piero Chiambretti che, con la tipica ironia tagliente abbinata alla riconosciuta professionalità, riesce a inserirsi brillantemente in un contesto estremamente specifico e specializzato.
Vengono quindi invitati sul palco prima Giorgetto Giugiaro per introdurre l’evento e successivamente Marcello Gandini, che in Bertone disegnò i veicoli più estremi per Lancia, Alfa Romeo e Lamborghini, e Leonardo Fioravanti stilista per Pininfarina, in Fiat e infine fondatore della sua omonima azienda di design.
Chiambretti spazia dall’arte al futuro dell’auto, nel suo contesto odierno, anche in vista degli evidenti mutamenti della società. Con un colpo di teatro, provocatoriamente, chiede agli ospiti un’opinione sull’aldilà: dopo un iniziale momento di imbarazzo, l’atmosfera si scioglie e ciascuno esprime la propria posizione e filosofia.
Per consegnare i riconoscimenti speciali «Spirito creativo» e  «Design senza tempo», viene invitato Aldo Brovarone, decano degli stilisti italiani, che ha compiuto l’intera carriera in Pininfarina, ancora brillante ed arguto a 91 anni.
Brovarone sintetizza un concetto fondamentale sull’auto di design: il suono del motore è e rimane uno degli aspetti insostituibili della guida di un’auto emozionale. Quindi, a suo parere, nonostante le prestazioni elevate, l’auto elettrica non saprà coinvolgere completamente come le auto disegnate da lui e dai suoi colleghi presenti.
Viene quindi il momento di premiare Ercole Spada con la Matita d’oro. Spada iniziò la sua carriera in Zagato dove disegnò alcune delle vetture più entusiasmanti degli anni ’60 come la Giulietta Sprint Zagato, le Giulia TZ1 e TZ2, l’Aston Martin DB4 Zagato, le Lancia Flaminia Sport, Flavia Sport e Fulvia Sport e l’Alfa Romeo Junior Zagato. In seguito, lavorò per Ford e BMW dove disegnò la serie 7 E32 e la serie 5 E34, quindi prosegui la sua attività con l’I.De.A. Institute dove impostò stilisticamente tutte le vetture su Pianale Fiat Tipo 0, come Fiat Tipo e Tempra, Lancia Dedra e Delta, e Alfa Romeo 155. A consegnare l’ambito premio è Rodolfo Gaffino Rossi.
Viene il momento di ricordare con un emozionante filmato, Tom Tjaarda, designer statunitense che ha sviluppato la propria carriera in Italia. Tra le sue macchine più famose possiamo annoverare la De Tomaso Pantera, la Fiat 124 Spider e la Fiesta. Pochi conoscono la realizzazione che Tjaarda fece per Ghia su meccanica Lancia Fulvia Rallye 1,6 HF denominata Fulvia Berlinetta Competizione, dotata di alettone posteriore mobile. Accanto al palco è esposta la 124 Rondine, realizzazione recente dell’idea stilistica originalmente pensata per la spider torinese.    
Al termine della proiezione, sale sul palco Paola Bronzino Tjaarda che, dopo aver ricordato il marito scomparso nel 2017, viene premiata dal Presidente del Mauto Benedetto Camerana con la Matita d’ora alla memoria.
L’incontro giunge al termine, prima del cocktail, con un annuncio a sorpresa: Rodolfo Gaffino Rossi conclude, dopo 18 anni ed il rilancio della struttura, la sua attività di Direttore: a breve conosceremo il nome del suo successore.


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Piero Vanzetti, 15 febbraio 2018 [top][up]

«The Concept» e la storia di Design Academy India by Renault

The Concept Renault
          IndiaL’idea è partita da Patrick Lecharpy, VP R&D Design e capo di Renault Design India: nel dicembre del 2016 fu creato un programma di stage intensivo nel centro di Design a Chennai per selezionare giovani talenti, possibilmente indiani. L’obiettivo era continuare lo sviluppo dei due centri di design di Mumbai e Chennai con un sistema innovativo di reclutamento, per far conoscere meglio il brand Renault in India.
Da qui il progetto di stage intensivo chiamato Renault Design Academy India, sviluppato da Luciano Bove con l’aiuto di un team di 12 designer Renault, i cosiddetti «trainers». Per il reclutamento dei giovani si è fatto ricorso ai social media networks, comunicando il tema del progetto ma anche l’immagine del brand.
Nel 2017 nacque quindi il sito web e subito dopo la pagina Facebook: in 3 settimane Renault Design ha ricevuto 400 portfolio, e 2 settimane dopo una commissione composta da Lecharpy, Bove, Lonay e Ponceau ha selezionato i 6 finalisti; dopo il ritiro di due designer che non hanno potuto partecipare, sono quindi rimasti Gautam Muthuswamy, Nikhil Sorte, Aditya Mistry e Smitesh Chavanke, che hanno quindi iniziato l’avventura a Chennai, nel Centro di Design Renault.
La durata dello stage è stata di 7 mesi: in questo tempo 12 designer si sono avvicendati dalla Francia per formare I 4 stagisti, e Luciano Bove tutti i mesi ha passato del tempo in India per monitorare e guidare gli stagisti e l’avanzamento dei loro progetti. A metà progetto, nel giugno 2017, è stata organizzata una presentazione, con la partecipazione di Laurens Van den Acker, VP Design Gruppo Renault, che ha fornito importanti feedback agli studenti. Il 14 novembre del 2017 la presentazione finale con i 4 modelli realizzati in scala 1:5 nei laboratori di modellazione del centro di Design Renault di Chennai; infine, Lecharpy e Bove hanno consegnato un Certificato di Partecipazione all’Academy a fine presentazione.
A questo punto, la sorpresa: Laurens Van den Acker ha richiesto la realizzazione in scala 1:1 del progetto di Gautam Muthuswamy, «The Concept – Surfing the city». In soli 4 mesi di duro lavoro l’equipe Indiana del Design Renault ha completato le matematiche e il progetto tecnico per poter realizzare il modello interni-esterni, con l’aiuto di 2 fornitori Indiani. Questa fase è stata gestita da Ponceau, General Manager studio Chennai, con la supervisione di Luciano Bove e Patrick Lecharpy.
L’Auto Expo di New Delhi 2018 è stato il teatro di presentazione per il modello in scala 1:1 «The Concept», alla presenza di Laurens van den Acker, nello stand Renault, riscuotendo un buon successo e molta curiosità.
La pagina Facebook, amministrata da Luciano Bove, ha comunicato costantemente mese dopo mese tutta l’avventura della Design Academy India con foto, video e news da Chennai; anche la comunicazione su Linkedin ha permesso a molti professionisti del settore di conoscere questa iniziativa. A conclusione di questo percorso, Renault Design India ha assunto 3 dei 4 stagisti con un contratto a tempo indeterminato come designer: Renault Design Academy India si è dimostrato quindi un progetto innovatore per il reclutamento di talenti, tanto da essere già seguito da alcune aziende concorrenti, ad esempio con il lancio di concorsi creative online per scoprire nuovi talenti.

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Grazie a Luciano Bove, Senior R&D Design Manager LCI Studio, Renault Design Center, 14 febbraio 2018 [top][up]

Pininfarina progetta due vetture per la casa automobilistica vietnamita VinFast

Vinfast Pininfarina
          SedanPininfarina continua l’attività di design per conto delle case automobilistiche internazionali, in un settore nel quale stanno nascendo sempre nuove realtà. Interessante, dunque, la dinamica con la quale a Cambiano sono nate le carrozzerie per la casa automobilistica VinFast, che è attualmente una realtà emergente nel Vietnam. Lo scorso mese di ottobre 2017, VinFast ha infatti messo a concorso 20 proposte di design realizzate da centri stile internazionali, tra i quali anche Pininfarina: hanno votato in 62.000 persone, dando la preferenza ai modelli Sedan 5 posti e SUV a 7 posti. L’obiettivo è quindi di «vestire» con una bellezza moderna due vetture che rappresentano attualmente sia la domanda che i gusti vietnamiti, o meglio l’«identità vietnamita», secondo le parole di Quang Viet Nguyen, Vice Presidente di Vingroup. Il SUV segue quindi le tendenza di interesse a livello internazionale per questa tipologia di vettura, mentre la berlina più classica ha una forte ascendenza in quasi tutti i mercati internazionali eccetto quello italiano, dove però potrebbe lentamente rientrare. In ogni caso, VinFast intende portare una ventata di novità nel mondo vietnamita dell’automobile, con progetti ambiziosi: produrre la prima vettura nel 2019, per arrivare a venderne 500.000 nel mercato locale entro il 2025. Il compito di guidare la produzione di berlina e SUV è affidato a James B. DeLuca, già vicepresidente esecutivo di General Motors, e ora direttore generale del marchio, che fa parte del gruppo VinGroup.

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Sergio Chierici, 13 febbraio 2018 [top][up]

Arte: «The kiss», di Ken Dallison, via Car Art

Packard DallisonProseguiamo la collaborazione con il sito statunitense Car Art curato da Peter Aylett, mostrando un dipinto tra quelli scelti nel periodo di San Valentino: il titolo è «The kiss», e l'autore è il pittore inglese, ma residente in Canada e attivo negli Stati Uniti, Ken Dallison. L'automobile raffigurata è una Packard II OB Sport Phaeton del 1934, la cui carrozzeria fu disegnata da Ed Macauley: il dipinto è nel tipico stile di Ken Dallison, appassionato di automobili americane storiche, che nel disegno a penna, inchiostro e acquarello su tavola coglie non soltanto i dettagli delle automobili d'epoca, ma anche le storie e gli ambienti ad esse collegate. Qui il riferimento è evidente: la coppia che si scambia un bacio davanti a una villa signorile richiama l'ambiente più ricco dell'America degli anni '30, al quale l'imponente cabriolet dal cofano lunghissimo e dalle finiture di gran lusso era destinata.

Sergio Chierici, 12 febbraio 2018 [top][up]

Hyundai Kite: la quattordicesima concept IED Torino per il Salone di Ginevra

IED Hyundai KiteOrmai è una tradizione che dura da 14 anni, e quindi da sempre seguita da Virtual Car: nel Master in Transportation Design, l’Istituto Europeo di Design di Torino propone come progetto di tesi una concept car in scala 1:1 in collaborazione con un centro stile importante, per la presentazione al Salone di Ginevra. Per il 2018 la concept si chiama Hyundai Kite, ed è stata sviluppata insieme all’European Design Center Hyundai.
Dai disegni di anteprima si intuisce già di cosa si tratta: lunga 3.745 mm, larga 2.235 mm, alta 1.455 mm e con passo di 2.580 mm, la Hyundai Kite ha l’aspetto di avveniristica dune buggy a due posti. Se l’estetica essenziale tipica di questo genere di modelli unisce caratteristiche grafiche Hyundai alle esigenze di praticità di un veicolo tutto terreni, a cominciare dall’assenza di tetto e portiere, il design esprime anche la modernità tecnologica, con un propulsore elettrico brush-less e una struttura in materiali ultraleggeri, e l’assenza di una vera separazione tra abitacolo e carrozzeria permette per la prima volta di vedere su una concept per Ginevra anche gli interni. Aumentano quindi i partner: accanto a NewCast Services che ha realizzato fisicamente il progetto insieme agli studenti, ci sono anche Sabelt per cinture e sedili, e il Gruppo Sila che espone anche due proposte di cambio by-wire nate nei corsi di Product Design e Transportation Design dello IED; Protocube Reply invece propone la vista della concept in realtà virtuale. Hyundai Kite, sotto il coordinamento di Alessandro Cipolli con la collaborazione di Davide Tealdi e la supervisione di Luca Borgogno di IED mobility lab, è stato realizzato da Nicholas Luke Cho (Gran Bretagna); Priankar Dasgupta (India); Jiabin Dong (Cina); Nithyanandhan Emmanuel (India); Ulises Esquivel Balderas (Messico); Nishank Grover (India); Jin Kim (Corea del Sud); Sai Sandeep Pentakota (India); Luis Rodrigo Rodriguez Mendez (Guatemala); Aditya Saraf (India); Alexandru-Calin Ticarat (Romania); Prashanth Vantimitta (India); Leonardo Vitale (Italia); José Andrés Yanes Belmonte (Venezuela) e Wu Zhengcui (Cina), studenti del Master 2016/17. A Ginevra vedremo il risultato conclusivo del lavoro.


Sergio Chierici
, 09 febbraio 2018 [top][up]

City of tomorrow: Ford pensa alla mobilità del futuro

FordHubLe case automobilistiche stanno studiando i nuovi scenari per il futuro: ne è un esempio la vision Ford «City of Tomorrow», un progetto che comprende le principali idee in ogni settore, attraverso la collaborazione con le metropoli internazionali e la partecipazione a mostre e incontri sulla mobilità, l’elettronica e le nuove tecnologie. Alla base, una considerazione di Jim Hackett, CEO di Ford, sulle metropoli di oggi: da 18 ore di traffico in un anno, siamo passati in trent’anni a 38 ore.
Come permettere di avere, quindi, la giusta fluidità? Intanto attraverso una piattaforma urbana di servizi di mobilità come  il Transportation Mobility Cloud, presentato da Ford insieme ad Autonomic all’ultimo CES di Las Vegas, o la collaborazione con Qualcomm per il sistema C-V2X di connessione tra veicoli, ciclisti, pedoni e infrastrutture. Guida autonoma e anche elettrica, dunque, ma all’interno di un sistema che coinvolga in modo attivo l’intera comunità, restituendo gli spazi urbani ai cittadini, trasformando le strade in spazi verdi e parchi, utilizzando droni per il trasporto di persone e merci ma anche per la protezione civile. Quindi, ci sarà un sistema di interconnessione generale comprendente droni, biciclette, parchimetri, lampioni, strutture di ricarica, e anche il trasporto pubblico ad alta velocità: è in una struttura simile che i veicoli autonomi potranno realmente evitare gli ingorghi.
Poi ci sono oggetti speciali, come le Ford Smart Benches, sviluppate insieme alla startup Strawberry Energy: in pratica si tratta di 20 panchine con caricabatterie usb a energia solare gratis e rete wifi. Nelle panchine si può navigare liberamente o caricare uno smartphone e altri accessori elettrici, ed è possibile effettuare donazioni ad associazioni di beneficenza.
FordPass è invece un’app per dispositivi Android e iOS che permette l’integrazione tra gli smarphone e la vettura, attraverso il sistema SYNC. Introdotta in Italia alla fine dell’anno scorso, permette di accedere ad alcuni servizi, come le informazioni del traffico o la scelta delle destinazioni, le informazioni sui centri di assistenza e tagliandi, le stazioni di rifornimento con prezzi aggiornati, i parcheggi disponibili, con la possibilità di tornare al parcheggio tramite lo smartphone. Il sistema diventerà la base per altri servizi integrati di mobilità del prossimo futuro.
C’è un luogo  dove Ford mette in mostra tutto questo, e si trova negli USA, precisamente a New York: si tratta di FordHub, luogo inaugurato lo scorso inverno presso il Westfield World Trade Center. Qui i visitatori possono liberamente  esplorare le ultime innovazioni Ford, conoscere gli aggiornamenti su ciò che è allo studio per la città di domani.

Sergio Chierici
, 09 febbraio 2018 [top][up]

«Don’t Panic»: la Tesla Roadster di Elon Musk in orbita nello spazio

Tesla Roadster in orbitaIeri sera, 6 febbraio 2018, verso le 22 ora italiana, è avvenuto un evento importante nella storia delle esplorazioni spaziali: il razzo Falcon Heavy è stato lanciato con successo da Cape Kennedy, e le parti del razzo vettore sono rientrate docilmente sulla terra, per permetterne il recupero. Cosa c’entrano le automobili, al di là della suggestione dei viaggi spaziali? Proprietario di Spacex, del Falcon Heavy e di tutta l’operazione che dovrà portare in futuro uomini su Marte è Elon Musk, il visionario creatore di Tesla. Un’operazione tecnica di altissimo livello, e realizzata con criteri moderni, molto meno “militarizzati” e attenti ai nuovi media e alle immagini live rispetto ai consueti lanci spaziali: 4 telecamere, ad esempio, hanno mostrato cosa stava accadendo ai razzi vettori, finché possibile. Le immagini che resteranno nella storia e che stanno invadendo il web e i media è però la trovata più geniale a livello virale: la Tesla Roadster personale di Elon Musk, quella di derivazione Lotus, è stata lanciata in orbita nello spazio, prima attorno alla terra, e poi, alcune ore fa, spinta dal terzo stadio in un’orbita un po’ più distante rispetto a quella di Marte, presso la fascia degli asteroidi tra Marte e Giove. Le immagini rilanciate con entusiasmo da Spacex sono sicuramente suggestive, soprattutto tenendo conto che sulla Tesla a tetto scoperto è stato collocato un manichino con una tuta; il manichino ha ovviamente un nome, Starman, omaggio a David Bowie, così come la canzone Space Oddity in loop nell’autoradio. Le foto con la terra sullo sfondo e il navigatore con un’unica scritta, «Don’t Panic», faranno molto più che il giro del mondo: non per niente, in uno dei circuiti stampati dell’automobile, è stata fatta stampare la scritta «Made on Earth by humans».

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Sergio Chierici
, 07 febbraio 2018 [top][up]

Tazzari Microlino: l’elettrica urbana ispirata al passato

Tazzari
        MicrolinoQualche anno fa, al Motor Show di Bologna, ci capitò di provare nella pista per le vetture elettriche una vettura molto divertente: si trattava della Tazzari Zero, microcar con un accenno di coda, e con motore e trazione posteriore. Ora Tazzari EV, che ha sede a Imola e che produce ancora la gamma Zero, è pronta a stupire con un veicolo sempre elettrico, ma concettualmente diverso. Il suo nome è Microlino, è realizzato in collaborazione con la svizzera Micro, prima azienda produttrice di monopattini al mondo, e ricorda sicuramente una vetturetta protagonista di tante mostre e musei di automobili d’epoca: la Isetta degli anni ’50, molto nota in Europa anche con il marchio BMW.
Omologata L7E, la Microlino riprende alcune delle idee del modello storico, a cominciare dall’apertura dell’unica porta anteriore, di ispirazione aeronautica. Le dimensioni sono simili a quelle originarie, molto compatte: 2.435 mm di lunghezza e 1.500 mm di larghezza la rendono poco più corta di una Smart Fortwo. Una vettura adatta quindi alla città o all’utilizzo quotidiano, che dispone anche di un bagagliaio di 300 litri.
Per l’aspetto tecnico, si tratta di un’elettrica pura che può caricarsi ad una normale presa domestica; la batteria è da 8 kWh, ma può essere stotituita da una più potente da 14 kWh, per passare da un’autonomia di circa 120 km ad una di 215 km. I 20 CV di potenza e il peso ridotto a 510 kg comprese le batterie permettono di raggiungere i 90 km/h, mentre la ricarico completa si ottiene in 4 ore nella presa domestica, o in 1 ora in una stazione di ricarica. Presentata in un evento a Zurigo lo scorso 24 gennaio, sono iniziati da poco i test di omologazione, per avviare la produzione nell’estate del 2018. Rimaniamo quindi nell’attesa di provarla su strada.

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Sergio Chierici
, 06 febbraio 2018 [top][up]

Lexus LS 2018: tradizione giapponese nel design degli interni

Plancia Lexus LS designDovendo progettare una berlina di lusso come la nuova Lexus LS, i designer della casa giapponese hanno trovato una via logica: ripensare a spazi, forme, materiali e ambienti partendo da elementi della tradizione giapponese. L’esempio più evidente si trova sicuramente nella plancia, che invece di avere un organizzazione dello spazio scandita esclusivamente dai monitor, dispone di aree chiuse dedicate alla multimedialità e all’informazione, ma ha un elemento di design in primo piano ed estremamente caratterizzante: una serie di linee parallele che si sviluppano in modo fluente nella parte inferiore della plancia, e che sono ispirate ad uno strumento musicale giapponese, il koto, una sorta di salterio a corde su ponticelli. L’effetto è singolare, in quanto queste linee, che corrispondono idealmente alle corde dello strumento, rimangono sempre fisse, mentre a muoversi sono le alette disposte all’interno, che garantiscono un’ampio passaggio dell’aria condizionata, senza turbare la regolarità del design.
Il sedile anteriore ha invece la struttura di una poltrona, configurata secondo la logica dell’ospitalità omotenashi, ossia curando il benessere dei passeggeri; il guidatore, in particolare, dispone a richiesta di un sistema di massaggio shiatsu su cosce e schiena, integrato nella sezione centrale, dallo specifico disegno e materiale. Sono cinque le modalità di massaggio shiatsu, due per tutto il corpo e tre su zone specifiche, selezionabili attraverso il display centrale dell’auto.
L’altro elemento di design interno della nuova Lexus LS derivato dalla tradizione giapponese è invece il sistema di illuminazione dell’abitacolo, che si ispira alle lampade dal bagliore delicato che venivano utilizzate nelle stanze dei tatami giapponesi durante il periodo Edo (XVII-XVIII secolo). Le luci sono quindi posizionate in basso, attivandosi all’apertura della porta, nella parte inferiore dei pannelli ornamentali e del bracciolo: generano un'atmosfera rilassante, per ridurre lo stress nella guida notturna, mentre le luci d’ambiente aumentano anche la sensazione di spazio, come si addice ad una berlina di lusso.

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Sergio Chierici
, 05 febbraio 2018 [top][up]


Automotoretrò e Automotoracing: auto d’epoca e festa dei motori a Torino (1-4 febbraio 2018)

Automotoretro 2018Per gli appassionati dei motori, Automotoretrò è un evento di particolare interesse: in corso In questi giorni a Torino, è giunto quest’anno alla 36ma edizione. Nella storica cornice del Lingotto sono protagoniste le automobili d’epoca in tutte le loro forme e le loro storie, e da 9 anni a questa parte accompagnate all’Oval da Automotoracing, rassegna dedicata alle auto da corsa e a diverse forme di “tuning” ed elaborazione.
Tre padiglioni ospitano Automotoretrò: la formula è rimasta immutata da alcuni anni, anche se manca un padiglione rispetto all’ultima edizione, ma l’impatto generale è di livello alto, soprattutto per le realtà motoristiche rappresentate e per le interessanti vetture presenti. Ci sono gli stand istituzionali che mostrano il lavoro svolto nel settore, come ASI, RIVS e ACI, e c’è una grande quantità di Club e Registri di marca o di modello in rappresentanza di vetture che sono storiche da diversi anni, come il Lancia Fulvia Club, oppure di auto relativamente recenti ma sempre più rare, come le Fiat Cinquecento di Ermanno Cressoni o la Fiat Ritmo. Nuovi interessi, ma anche segni di un cambiamento per l’auto d’epoca: pur con difficoltà, contrasti, e differenti opinioni, c’è un’atmosfera di novità nei confronti dell’auto del passato, forse perché nell’immediato futuro si prevedono nuove forme di mobilità. Basta guardare Reloaded by Creators, il progetto spiegatoci da Roberto Giolito e dal gentilissimo personale di FCA Heritage: l’obiettivo finale è di realizzare una struttura in grado di ripristinare e rivendere una vettura d’epoca, certificazione compresa, partendo dalla ricerca d’archivio fino all’utilizzo di ricambi e parti sicuramente originali. Oggi al centro di tutto c’è il sito FCA Heritage, con una vendita (non un’asta) non dissimile da quelle dei siti di vendita online, dopo aver acquistato l’auto da restaurare, e una serie di officine e carrozzerie satelliti autorizzate; un domani, la struttura avrà tutto per poter ricreare l’auto d’epoca in casa, autonomamente o su commissione, e per certificare officine, carrozzerie, ricambi. Per ora le auto «Reloaded» vendute direttamente sono un’Alfa Romeo Spider di preserie, una Spidereuropa Pininfarina (la più economica del lotto, a circa 30.000 euro) e una Lancia Fulvia Coupé Montecarlo; nello stand anche una suggestiva Abarth 850 TC ancora  da restaurare e due modelli di produzione, l’Abarth 695 Rivale e la Fiat 124 Spider. Avremo modo di parlarne nel dettaglio.
Ci sono poi gli anniversari, quest’anno piuttosto importanti: 70 anni della scuderia torinese Racing Club 19, che fu di Ascari, della celebre Citroën 2CV e del marchio Land Rover, con rarissime versioni esposte dai relativi registri e club di modello, come una Landa Rover “One” di preserie. Trattando di 2CV, va anche citato l’autore della sua carrozzeria, Flaminio Bertoni, i cui disegni vengono messi all’asta da Catawiki nei giorni della fiera, e non si possono dimenticare i pittori e gli artisti, come Rafael Varela o Massimo Beretta, che espongono le proprie opere di pittura e scultura in parte acquistabili in fiera, e di cui tratteremo prossimamente.
Tantissime le auto storiche esposte, alcune delle quali in vendita a cifre davvero variabili; accanto a quelle per uso quotidiano, ci sono anche le vetture da corsa, a cominciare da quella Lancia Rally 037 campione del mondo nel 1983, esposta in mostra tematica nelle livree da corsa e stradali, e anche in una versione integrale ibrida realizzata dal Politecnico di Torino; un libro, «Lancia Rally: nome in codice 037», presentato da Luca Gastaldi e Miki Biasion, racconta la storia del modello. Tante le auto da corsa celebri e non, comprese alcune iridate, e ampio spazio anche alle due ruote, come ad esempio la mostra tematica dedicata ai cinquantini (Itam, Malanca, Testi, Demm…), alcune celebri moto d'epoca e le intramontabili Vespa. Non mancano nelle diverse aree i modelli delle forze armate, tra cui anche il cockpit di un aereo Starfighter F104 o l’Alfa Romeo Matta dell’esercito che ha corso la Mille Miglia del 1952.
Da segnalare sicuramente il museo virtuale 101 Cars, che ha come protagonista nella versione demo la Subaru Impreza WRC del 1997, e la sezione che gli appassionati, e curiosi e -perché no- i più piccoli guardano sempre con grandissima attenzione: gli stand dedicati a modellini, libri, poster e accessori, e quelli dei ricambi: un’enorme mostra scambio che rende ancora più caratteristica la manifestazione, come si può vedere dalle immagini.
Accanto ad Automotoretrò c’è Automotoracing, in un contesto che ricorda altre manifestazioni analoghe, a cominciare dal Motor Show, ma anche il 4x4 Fest per la parte dedicata al fuoristrada, o le fiere romagnole dedicate al tuning. C’è tutto, dalla nuova pista con 1.000 metri di tracciato, sulla quale offrono spettacolo piloti di fama, all’area per testare in fuoristrada le ultime Land Rover, dalle prove su strada di BMW, Mini, DR, Subaru, Mitsubishi, Lotus alle microcar, dagli stand di accessoristica di vario tipo (compresi marchi come Sparco o OZ) allo stand di Renault che presenta i Campionati di Rally 2018, dai simulatori di guida alle oltre 300 vetture dei tuners di Expo Tuning Torino. Con un’auto d’eccezione: la biposto Ohche a motore centrale e trazione posteriore, di origine Lancia, realizzata a mano da Beppe Viola in tre anni di lavoro, che vi presenteremo in un nostro speciale.

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Sergio Chierici
, 03 febbraio 2018 [top][up]

Seat e il futuro dell’automobile al Mobile World Congress 2018 di Barcellona

Stand Seat MWC
          2018Il legame tra l’automobile e il mondo della telefonia mobile è sempre più stretto: lo dimostra la partecipazione di Seat al Mobile Word Congress (MWC) di Barcellona, in Spagna, che si terrà nell’edizione 2018 dal 26 febbraio al 1 marzo. Seat avrà uno spazio dedicato, nel quale presenterà soluzioni sul tema «Easy mobility», le strategie riguardanti la mobilità del futuro.
Principale protagonista dello stand è un grande simulatore, disposto nell’area principale, che mostrerà il futuro della tecnologia digitale delle prossime Seat. Grazie a Seat ID si potrà personalizzare l’accesso al simulatore, con diverse opzioni possibili per la guida in città, e si potrà quindi mettersi al volante e provare i sistemi di connettività e di assistenza alla guida che sono attualmente in progettazione.
C’è poi la Seat Leon Cristóbal, già vista allo Smart City Congress, una concept car che ha l’obiettivo di azzerare gli incidenti in città, grazie ad un «angelo custode» composto da 15 assistenti alla sicurezza, capaci di intervenire in caso di distrazione, velocità eccessiva, stanchezza o abuso di alcolici. La parte relativa alla comunicazione riguarda la collaborazione con l’azienda di telefonia spagnola Telefónica, preludio ad altri accordi con aziende tecnologiche, ma anche l’integrazione dell’assistente vocale di Amazon, Alexa, sulla Seat Ateca, che permette di svolgere funzioni come controllare l’agenda, ascoltare news o trovare punti di interesse. Una presenza, dunque, a 360°, sfruttando le numerose sinergie di gruppo, per un futuro motoristico sempre più tecnologico, che per molti aspetti è ancora tutto da costruire.


Sergio Chierici
, 01 febbraio 2018 [top][up]

Cupra, da Seat il nuovo brand sportivo con un inedito logo

cupra logoIl gruppo Volkswagen si arricchisce di un nuovo brand: Cupra. In realtà non si tratta di una novità assoluta, in quanto Cupra è l’abbreviazione di «Cup Racing» fin dal 1996, quando venne adottato per la Ibiza più performante. Da allora, la sigla ha contraddistinto molti modelli sportivi della gamma, ma a partire dal 31 gennaio 2018 si è scelto di andare più avanti, e creare un brand autonomo, o per lo meno con una specifica identità, sottolineata anche da un sito web specifico. Il logo, dalla connotazione tecnica, è proposto in nero o nel suggestivo colore ufficiale bronzo su fondo blu: debutterà il 22 febbraio in un evento di anteprima dei modelli che porteranno questo marchio, che verranno esposti al prossimo Salone di Ginevra.

Sergio Chierici
, 29 gennaio 2018 [top][up]



Lexus Design Award 2018, selezionati i 12 finalisti

Lexus Design AwardCi sono case automobilistiche molto attente al mondo del design, anche al di là della produzione di carrozzerie e interni: è il caso di Lexus, che con il Lexus Design Award esplora nuove forme espressive, per definire sempre meglio un linguaggio e una filosofia di marchio premium.
Il Lexus Design Award compie sei anni nel 2018, e prevede la selezione di progetti di design di genere diverso, tutti basati su un tema: quest’anno l’argomento da sviluppare era «CO-», la ricerca di soluzioni per abbattere ogni tipo di barriera con integrazione armoniosa di natura e società.
Hanno partecipato 1300 designer di 68 paesi, e la giuria tecnica ha scelto i 12 finalisti; a 4 di questi è stata anche chiesta la realizzazione di un prototipo del loro progetto: CO-RKs di DIGITALAB (Portogallo), Honest Egg di aesthetid (Malesia), Recycled Fiber Planter di Eriko Yokoi (Giappone) e Testing Hypotheticals di Extrapolation Factory (Germania, USA).
Questi prototipi e le tavole degli altri 8 finalisti saranno quindi esposti alla Milano Design Week del prossimo aprile, quando i lavori saranno presentati alla giuria tecnica e ai media internazionali, con la dichiarazione del Grand Prix Winner. Anche Virtual Car tornerà a trattare di questi progetti, e del rapporto con il marchio Lexus, e in generale della visione di auto e tecnologie del futuro.

Nel sito Lexus le immagini dei 12 progetti finalisti.

Sergio Chierici
, 29 gennaio 2018 [top][up]

Volkswagen apre il Future Center Asia, dopo Europa e Stati Uniti

VW Futur Center AsiaNon molto tempo fa, quando il team di design era fortemente italiano, Volkswagen aveva lanciato il Future Site 2028, palestra virtuale per esercizi sulla mobilità del futuro. Ora che Volkswagen ha sviluppato interamente le basi per la propria famiglia elettrica I.D., sono nati i Future Center, non più solo virtuali ma sempre più collegati alla realtà del mercato: è nato da poco il Future Center Asia, che si affianca a quello europeo di Potsdam e a a quello statunitense, a Belmont in California, nella Silicon Valley.
A cosa serve un Future Center per un gruppo come Volkswagen? L’idea è quella di concentrarsi sulle future generazioni di automobili e automobilisti, con la realizzazione di concept car che, per la divisione asiatica, potranno soddisfare le aspettative dei clienti di Cina e Asia, ma anche con soluzioni applicabili a livello globale, quando necessario. Partecipano alla vita del centro numerosi esperti, come designer di interni ed esterni, tecnici di user experience e intelligenza artificiale, studiosi di Smart City, analisti di start up innovative, e ingegneri.
L’aspetto più singolare è la velocità con cui i clienti cinesi di Volkswagen hanno recepito sia l’aspetto della digitalizzazione dell’automobile, che il percorso verso il veicolo elettrico e autonomo: di queste esigenze si dovrà quindi tener conto, ad esempio progettando servizi di rete o tecnologie integrate nelle future strade e città.
Ogni centro si occupa di temi particolari, come la guida autonoma (con il progetto SEDRIC) e il design del futuro in Europa; le interfacce digitali, il software UX e le soluzioni di mobilità accessibile nella Silicon Valley; le concept car per gli utenti orientali per la divisione Asia. Tutti i centri sono però collegati in rete, e le singole soluzioni potranno trovare applicazione in tutti i prodotti globali Volkswagen del futuro.


Annalisa Brunetti
, 29 gennaio 2018 [top][up]

GFG Style sedan, primi teaser della concept Giugiaro per Ginevra 2018

GFG Style conceptGiorgetto and Fabrizio Giugiaro continuano la loro attività indipendente dal 2015, con la firma GFG Style e sede a Moncalieri: per il prossimo Salone di Ginevra 2018, sono pronti a presentare un nuovo prototipo, di cui torneremo a parlare, anticipato da alcune immagini di anteprima.
Stilisticamente, il linguaggio di design di “scuola” Giugiaro sembra rispettato, con l’impiego di linee tese e spigoli vivi, e una forma aerodinamica che rende efficiente e performante il volume una sedan a 4 posti. Una proposta un qualche modo provocatoria: è lo stesso Giorgetto Giugiaro ad affermare che anticipò i tempi con le sue vetture “alte”, e ora che la loro presenza è normale nel mercato automobilistico internazionale, vuole provare a tornare controcorrente con una berlina tradizionale, ispirata in parte alle prime vetture da lui disegnate.
Dal punto di vista tecnico, invece, c’è la partnership con la cinese Envision Energy, che ha fornito la piattaforma EnOSTM, la prima tecnologia IoT (Internet of Things) ad essere definita “open source”. La carrozzeria, quindi, favorisce l’impiego di una motorizzazione totalmente elettrica, in grado di essere connessa ad un vero ecosistema energetico, comprese perfieriche personali o impianti domestici o pubblici. Una vettura che può avere anche tutte le più recenti funzionalità di guida autonoma, ma che non rinuncia al volante, e in generale a tutti gli aspetti “emozionali” di design e utilizzo, riprendendo in chiave moderna anche soluzioni del passato.
La nuova concept car sarà svelata il 6 di marzo al Salone di Ginevra, e pronta per essere guidata, come da tradizione Giugiaro, per le strade di Torino il prossimo giugno.

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Sergio Chierici, 27 gennaio 2018 [top][up]

Toyota Mirai a idrogeno, oltre 3000 vendute in California

Toyota MiraiLa Toyota Mirai, letteralmente «futuro», è una scommessa: realizzare una vettura con batterie fuel-cell a idrogeno su larga scala, rappresentando quello che la prima generazione di Prius ha significato per l’automobile ibrida. Messa in vendita a partire dal 2015, la Mirai è stata consegnata in oltre 3000 esemplari in California, che corrisponde a oltre l’80% di tutte le vetture a idrogeno vendute negli Stati Uniti.
La Mirai, una berlina quattro porte e quattro posti lunga quasi 4,90 metri dall’originale linea sfaccettata e dal curioso alternarsi di superfici concave e convesse, ha un motore elettrico disposto anteriormente da 154 CV e 335 Nm di coppia, raggiunge i 178 km/h accelerando da 0 a 100 km/h in 9,6 secondi e soprattutto consente una «autonomia di crociera» dichiarata di circa 550 km, prendendo come riferimento il nuovo ciclo di guida europeo NEDC. Occorrono poi soltanto 3 minuti per il pieno di idrogeno di una Mirai, che si può fare in varie zone degli Stati Uniti grazie alla presenza di stazioni di servizio; la Mirai è anche in vendita in Giappone e in alcuni stati europei. E in Italia? E’ ancora presto per la Mirai e per le altre vetture Fuel cell, anche se il recente protocollo firmato a Venezia con consorzio «Fuel Cell Hydrogen Joint Udertaking» per le stazioni di rifornimento nel territorio nazionale fa ben sperare.


Annalisa Brunetti
, 26 gennaio 2018 [top][up]

Maxus EV80: arriva il furgone elettrico in Europa

Maxus EV80Una breve notizia che è sicuramente importante nel contesto di veicoli del futuro: arriva in Europa (e presto in Italia) il primo furgone medio totalmente elettrico. Ed è cinese: si tratta infatti del Maxus EV80, casa che fa parte del grande gruppo SAIC, proprietario, tra l’altro, del marchio MG.
Il Maxus EV80 arriverà inizialmente in Germania e Austria nel 2019, attraverso il servizio di leasing Maske Fleet, iniziando da un corriere di Amburgo, che usufruirà di una flotta di furgoni elettrici, per poi giungere anche in altri paesi, come Benelux, Norvegia, Svezia, Danimarca, Francia, Spagna e naturalmente Italia.
Un mezzo dal design semplicissimo e non particolarmente innovativo, ma adatto ad un mezzo economico, con un vano di carico di 10,2 metri cubi per un totale di 950 kg, oppure cassonato con peso massimo rimorchiabile di 750 kg. E poi il dato più interessante, l’autonomia dichiarata: 200 km reali, per un tempo di ricarica di due ore. Sono valori adatti ad un contesto urbano, dove il Maxus elettrico cercherà presto di emergere.


Annalisa Brunetti
, 26 gennaio 2018 [top][up]


Una Fiat 8V Vignale di Michelotti all’asta 1000 Finarte del 14 maggio 2018

Fiat 8V VignaleE’ sicuramente una Fiat molto particolare: la Fiat 8V Vignale è un esemplare unico che partecipò alla Mille Miglia del 1955, e a circa 40 gare con diverse livree. Talmente rara che è pronta ad essere battuta all’asta 1000 Finarte, al Museo delle Mille Miglia il prossimo 14 maggio 2018, con un prezzo stimato da capogiro: dai 2 ai 2,5 milioni di euro.
L’esemplare messo all’asta porta il numero di telaio 106.000052 e fu consegnata il 10 luglio 1953 al carrozziere Alfredo Vignale, che elaborò diverse carrozzerie originali per le Fiat 8V insieme con il suo talentuoso stilista di allora, niente meno che Giovanni Michelotti. Furono elaborate 10 Fiat 8V, e tra queste l’esemplare all’asta è l’unico con carrozzeria coupé corsa: non fu esposta al Salone di Parigi del 1954 allo stand Vignale solo per mancanza di tempo. La carrozzeria in alluminio permetteva un risparmio di peso di 100 kg, mentre il V8 di serie erogava 127 CV, permettendo prestazioni di tutto rispetto.
Dal colore originale in bianco e finiture in rosso, fu venduta al gentleman driver Casimiro Toselli, correndo in diverse gare: il Rally Sestriere nel 1955, il Giro di Sicilia (dove arrivò 17ma), e la Mille Miglia di quell'anno, dove fu la migliore delle 8V, ma ebbe poi un incidente vicino a Roma che la fermò: in questo periodo, dalle foto dell'epoca, la vettura aveva un colore solo, forse il classico rosso corsa. Fu poi acquistata da Francesco e Renato Canaparo, correndo all’Aosta Gran San Bernardo, al Giro Automobilistico delle Calabrie, alla Coppa InterEuropa e ad altre gare, con carrozzeria bianca e striscia rossa centrale.
Le forme attuali sono però quelle del 1957, con modifiche alla carrozzeria, come l’allargamento di frontale e coda: in quell'anno arrivò 16ma al Rally del Sestriere e corse al Giro di Sicilia, cambiando più volte la decorazione, fino a tornare totalmente rossa. Terminò la carriera nelle gare motoristiche nel 1960. La vettura fa parte degli Automotive Masterpieces, selezionati da Sandro Binelli, Capo Dipartimento Automotive di Finarte.

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Sergio Chierici, 25 gennaio 2018 [top][up]

Pininfarina e Tech Mahindra: a Cambiano inizia l’avventura in Formula E

Pininfarina e Tech
        MahindraE’ sempre emozionante la visita alla sede Pininfarina di Cambiano (Torino): è come visitare una parte importante di storia dell’automobile, e non solo italiana. Le vetture esposte all’ingresso e nel piccolo museo interno sono una piccola selezione di carrozzerie e oggetti di design che hanno segnato un’epoca, accompagnate da disegni illustrativi, dipinti, modellini, oggetti e memorabilia di ogni tipo, che ci fanno capire l’essenza della Pininfarina nei suoi 88 anni di attività.
L’occasione d’incontro è stata particolare: il 23 gennaio 2018 è la data dell’ufficializzazione dell’accordo tra Pininfarina e Tech Mahindra, per il team di Formula E Mahindra Racing. Un team indiano giovane ed entusiasta, che con la vettura da corsa attuale, la M4Electro, ha già ottenuto tre podi nelle prime tre gare di campionato, con due vittorie e un terzo posto. Un’escalation di competitività, partendo dall’8° posto in classifica della prima stagione al 5° nella seconda e al 3° nella stagione passata.
Perché Mahindra Racing e Pininfarina? Certamente, la proprietà di Mahindra ha significato per Pininfarina l’apporto non solo di capitale ma di nuova energia ed entusiasmo, che traspariva anche solo dalla presentazione della partnership, ad opera di Silvio Pietro Angori, AD Pininfarina, Ruzbeh Irani, presidente di Mahindra Group,  Jagdish Mitra di Tech Mahindra, Dilbagh Gill, responsabile del team Mahindra, e da un pilota di grande esperienza come Nick Heidfeld. Attualmente, nella M4Electro che corre in questa stagione, c’è il logo Pininfarina in un’auto da corsa -un fatto non unico nella storia, se ricordiamo le Ferrari di qualche anno fa, ma una novità assoluta per i tempi attuali. Con un accordo che è più che altro concettuale e di immagine, dal momento che Pininfarina significa da sempre design, ma anche ricerca aerodinamica, modellazione delle forme e in generale sportività elegante e dal "cuore" italiano. Per questo modello, quindi, solo un minimo di ricerca collaborativa: ad esempio lo studio per una verniciatura particolarmente leggera.
La vera novità si avrà invece con la M5Electro della prossima stagione, che prenderà il via a dicembre 2018: un modello veramente condiviso tra Pininfarina e Tech Mahindra in termini di design, aerodinamica e prestazioni, compresa l’attività di Computational Fluid Dynamics (CFD) e l’uso della galleria del vento. Con una promessa: l’esperienza accumulata da Mahindra arriverò, a tempo debito, nei veicoli elettrici del prossimo futuro.

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Sergio Chierici, 23 gennaio 2018
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Arte: «Fangio & Alfa Romeo», di Juan Carlos Ferrigno, via Car Art

Ferrigno Alfa Romeo
          FangioFin dai primissimi anni di attività, Virtual Car.it ha stretto una collaborazione con il sito statunitense Car Art, vera e propria galleria d’arte realizzata dal californiano Peter Aylett nel 2002. Un luogo nel quale molti pittori di automobili mostrano le loro opere di motoring art, originali o in copie numerate, e anche in esemplari unici su commissione, e che è anche un punto di confronto interessante per tutti i professionisti e gli appassionati di automobili.

Vi proporremo prossimamente alcuni dipinti dal sito Car Art, realizzati da artisti di varie nazionalità, iniziando da una gloria del motorismo sportivo italiano: «Fangio & Alfa Romeo», di Juan Carlos Ferrigno, raffigurante l’Alfa Romeo Alfetta 159 F1 del 1951, con la quale Juan Manuel Fangio conquistò il suo primo titolo mondiale. Da notare lo stile inconfondibile di Ferrigno, capace di restituire il movimento -in questo caso anche con un elegante controsterzo- senza rinunciare ai dettagli dell’automobile d’epoca.

Sergio Chierici, 22 gennaio 2018 [top][up]


Audi Smart Energy Network: primi passi verso l’integrazione tra automobile e rete elettrica

Audi elettricheSi va verso l’arrivo generalizzato del motore elettrico nelle automobili, che non significa soltanto un tipo di alimentazione diverso da quello tradizionale, ma anche cominciare a pensare ad un sistema di rete. Audi Smart Energy Network è un esempio di questo genere di progetti, che si stanno avviando in via sperimentale: l’automobile interagisce con la casa, per cui le batterie domestiche sono utilizzabili come accumulatori per la carica delle auto, e l’intero sistema interagisce con la rete globale.
Il progetto di ricerca coinvolge attualmente alcune famiglie nella città di Ingolstadt, in Germania, e nel Canton Zurigo in Svizzera; viene realizzato da Audi in collaborazione con diverse aziende elettriche, mentre il software di controllo è sviluppato dalla svizzera Ampard. Immaginiamo quindi un’abitazione, auto elettrica compresa,  che è in grado di fornire energia autonomamente grazie a pannelli solari, ma che può anche stabilizzare questa energia permettendo piccole quantità di stoccaggio, e di interfacciarsi con la rete. In Germania e in Svizzera, dove l’uso dei pannelli solari è ormai la norma, si sta quindi rivoluzionando un sistema di gestione della rete, nella quale anche le “cellule” abitative possono far parte della struttura, e possono comprendere le stazioni di ricarica anche delle automobili del prossimo futuro. In Italia, Audi ha da poco avviato un accordo con Enel, insieme ad altre case automobilistiche: ne vedremo prossimamente gli sviluppi.

Sergio Chierici, 19 gennaio 2018 [top][up]

NAIAS 2018, tra passato e futuro

Bullit
        2018Il NAIAS di Detroit 2018 (14-29 gennaio) è quest’anno un evento davvero particolare. C’è un’industria automobilistica a metà strada tra il passato e il futuro, che esplora di tutto, dal retro design alla guida avveniristica, verso una realtà che è ricca di incognite, e ancora da costruire.

Intanto, ci sono le rassicuranti berline cari agli Americani, lunghissime due volumi fastback tra le quali l’auto dell’anno è la nuova Honda Accord (non più presente da noi), e la più desiderata è la Toyota Camry, con un’ampia rosa di concorrenti. E con una novità importante: la settima generazione della Volkswagen Jetta, berlina più compatta ma dal grande successo oltre oceano, e prima vera world car della casa, ora in vendita anche in CIna e Sud Africa. Questa Jetta non è per l’Europa, anche se il design è quello delle ultime Volkswagen, così come la piattaforma in comune con Golf e Audi A3.

Senza arrivare ai Truck, fenomeno decisamente statunitense, anche negli USA si guarda da sempre ai veicoli alti. Qui la scelta è curiosa, perché ci sono due vetture internazionali che sono rimaste uguali a loro stesse, privilegiando l’aspetto off road, e rinnovate soltanto per adeguarsi ai tempi. Da una parte c’è la nuova Classe G di Mercedes, congelata in 44 tonnellate di resina nella versione originaria, quasi a ricordare Jurassik Park, e rinnovata esternamente solo in pochi dettagli a cominciare dal frontale, nonostante il passare dei decenni. Dall’altra c’è l’attesa Jeep Wrangler, che cambia veramente pochissimo, mantenendo sempre il classico telaio a longheroni, e migliorando soprattutto in peso e agilità: un approccio conservativo ben diversa rispetto, ad esempio, alla Cherokee restyling, sempre più simile ad un comodo SUV adatto anche per l’asfalto.

E a proposito di SUV, popolarissimi negli USA più che in ogni altra parte del mondo, vale la pena osservare qualcosa di provenienza giapponese, come la Nissan Xmotion: un punto di vista grafico tipico del sol levante, per affrontare il mercato del 2020, con un’impianto generale alto e muscoloso, e con comandi vocali e di movimento di mani e occhi.

E’ sempre il Giappone, nei suoi marchi di lusso condivisi con le fabbriche USA, a mostrare alcune novità stilistiche e tecniche per il prossimo futuro. Il brand premium di Nissan, Infiniti, propone la Q Inspiration concept, una luminosa berlina aerodinamica dotata di motore VC-Turbo in grado di variare il rapporto di compressione a seconda degli usi, e con guida assistita ProPILOT nelle situazioni di maggiore stress: sarà così la berlina dei prossimi anni. Lexus, marchio lussuoso di Toyota, propone invece l’ultima evoluzione estrema del suo stile sfaccettato con la crossover Lexus LF-1 Lmitless concept: 5 metri di lunghezza, passo vicino a 3 metri, e un enorme calandra a clessidra dal forte effetto metallico. L’interno è molto lussuoso, e tutti i motori sono possibili, dall’ibrido al fuel cell a idrogeno; in più, uno “Chaffeur mode” può garantire la guida totalmente autonoma.

Tra i SUV di piena attualità, fatte salve le proposte estreme come la Lamborghini Urus, c’è anche qualcosa di più agile: la nuova BMW X2, sorella della X1, ha sempre trazione anteriore (o integrale) ma è più votata alla sportività, a cominciare dai volumi più rastremati, con 7 cm in meno in altezza e motori che partono dal 1.5 3 cilindri della MINI.

Infine, due situazioni diverse, con uno sguardo al passato. La prima è il nuovo corso di design Mercedes, sempre di Gorden Wagener ma ora orientato alla formula “sensuale purezza”, a cominciare dalla rinnovata CLS di terza generazione. Torneremo a parlare di questo cambio di rotta, perché è molto importante per l’identità del marchio, e per certi versi quasi uno sguardo alla storia: se non proprio all’”era Sacco” almeno ad ritorno ad una certa identità di stile Merdedes.

L’altra, invece, è puro piacere di guida e suggestione del passato: ispirata al celebre inseguimento del film Bullit del 1968 con Steve McQueen, alla guida di una Mustang, c’è ora la serie speciale Bullit dell’ultima Mustang, che per colori (a cominciare dal verde della carrozzzeria) e finiture ricorda la vettura storica. Ma anche di più: c’è il V8 5 litri da 475 CV, e addirittura il nuovo impianto di scarico. Per suonare come la progenitrice.

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Sergio Chierici, 18 gennaio 2018 [top][up]

Auto d'epoca alla XX Arezzo Classic Motors 2018

Arezzo 2018E' giunta alla ventesima edizione la Arezzo Classic Motors, manifestazione dedicata all'auto d'epoca che si è svolta presso Arezzo Fiere e Congressi nei giorni 13 e 14 Gennaio 2018. Un'edizione da record, che dimostra l'interesse sempre vivo nei confronti dell'automobile d'epoca, con oltre 14.500 visitatori, più del 10% rispetto allo scorso anno.

Questo genere di "fiere" può essere classificato nel novero delle mercato: quindi, da un lato, ci sono le famiglie o in generale gli appassionati, che guardano con interesse l'automobile e i vari veicoli d'epoca, dai trattori ai pullman; dall'altra, ci sono i possessori di automobili storiche, che cercano ricambi e altri oggetti più o meno rari.

Ampia quindi l'area espositiva, quest'anno con 20.000 metri quadrati distribuiti tra 7 padiglioni, e oltre 300 espositori, tra i quali anche creatori di modellini e diorami. E in più le iniziative, come le premiazioni dei campionati sportivi italiani del Vespa Club Italia. Tra le vetture esposte, i veicoli storici della Polizia di Stato, come la Fiat 1100 EL del 1951, l'Alfa Romeo 1900 Super TI Speciale del 1958, la Fiat 600 Multipla del 1959, l'Alfa Romeo 2600 Sprint del 1964, accanto a una recentissima Lamborghini Huracàn. Le vetture esposte nello stand del Club Saracino celebrano invece il passaggio della 1000 Miglia
in Toscana il prossimo maggio: la OM 665 S del 1929, la Fiat 1100 S Berlinetta del 1947 e la Porsche 550 Spider del 1956; la prima scuderia automobilistica di Arezzo, il Chimera Classic Motor Sport, è stata ricordata con le vetture Sport Prototipi degli anni '80, mentre il Registro Fiat Italiano ha esposto alcuni modelli Abarth storici, come la Fiat 124 Abarth Sport Rallye. La prossima edizione si svolgerà nel gennaio del 2019.

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Redazione, 14 gennaio 2018 [top][up]

CES 2018: alla fiera dell'elettronica di consumo la protagonista è l'auto del futuro

plancia BytonCi stiamo muovendo verso una nuova mobilità, che in realtà è una naturale evoluzione di idee viste in precedenza, ma che si stanno sempre più concretizzando. La prima delle novità è la sempre più necessaria integrazione tra la parte fisica e meccanica dell’automobile e quella elettronica: ecco perché il CES di Las Vegas 2018, l’International Consumer Electronics Show o fiera dell’elettronica di consumo che si svolge dal 9 al 12 gennaio, è diventata quasi un salone dell’automobile, con la presenza di case ufficiali, di prime mondiali, di novità tecnologiche e di alleanze strategiche. Vediamone alcuni esempi.
In passato, raramente si sarebbe pensato alla prima mondiale di un intero brand e di un SUV elettrico cinese -ma di scuola europea- in una manifestazione come il CES: quest’anno c’è la neonata Byton, marchio della startup cinese Future Mobility Corporation guidata da Carsten Breitfeld, già in BMW; la proposta è una concept car dalle forme di SUV aerodinamico medio, che sarà prodotto e venduto in Cina nel 2019 per arrivare poi negli USA e in Europa, e dare inizio a una famiglia di vetture. Tra le sue particolarità, il motore elettrico con 402 km di autonomia (241 con una ricarica rapida di 20 minuti), la guida autonoma di livello 3 che prevede il pilota solo in caso di problemi, ma pronta per il livello 4, più adatta a gestire automaticamente anche la guida nel traffico. All’interno, le novità sono nel maxi schermo curvo da 49”, dalle potenzialità praticamente infinite, e dal monitor tipo tablet sopra il volante. Un veicolo forse pensato inizialmente più per le flotte che per la mobilità individuale, ma con soluzioni che sembrano essere condivise anche da altre case. 
Così come è difficile pensare ad aziende come le coreane Hyundai e Kia pronte a presentare in anteprima assoluta due modelli futuribili. Kia propone l’elettrificazione della propria crossover Niro: la Niro EV dispone di un propulsore elettrico ad alta efficienza, con 150 KW e autonomia di 383 km. Ci sono poi idee sia per la sicurezza, con particolari sistemi di illuminazione esterna e il sistema APWS in grado di emettere allarmi specifici in caso di presenza di un pedone o di un veicolo, sia sistemi di bordo che vanno dal riconoscimento facciale al sistema audio dual-zone con altoparlanti differenziati su ogni poggiatesta, fino alla connessione 5G. 
Hyundai
propone invece l’inedito SUV FCEV, ultima versione di un SUV con batterie fuel cell a idrogeno, e guida autonoma di livello 4; l’autonomia è di circa 600 km, più di 170 km rispetto alla precedente Tucson Fuel Cell. 
Hyundai propone anche un Intelligent Personal Cockpit, mettendo in luce alcune delle caratteristiche degli abitacolo del futuro: fra queste, l’intelligenza artificiale, la tecnologia IOT per estendere i comandi di rete anche al di fuori dell’auto (per esempio, nella propria abitazione), oppure il riconoscimento vocale avanzato, o l’assistente proattivo, fino al monitoraggio dello stato di salute del passeggero. Da segnalare come i gruppi automobilistici abbiano scelto il CES per annunciare le partnership con altre aziende in settori particolari dell’elettronica automobilistica: sia per il gruppo Hyundai che per il gruppo Volkswagen, ad esempio, ma anche per altre case, c’è l’accordo con Aurora, azienda leader nello sviluppo della guida autonoma. Per le future I.D. di Volkswagen c’è anche l’accordo con NVIDIA, brand finora noto più che altro per le schede video da computer, ma che ha un ruolo sempre più attivo nel controlli per la guida autonoma.
Altre novità vengono anche dalle aziende di componentistica. Sicuramente Bosch, che sta sperimentando in Europa e negli USA un progetto di intelligenza artificiale non solo per il parcheggio automatico, ma anche per segnalare spazi disponibili ad altre vetture, grazie ad un collegamento di rete. Oppure Hitachi e Clarion, che con il “Park by memory” che aggiunge ai sistemi di parcheggio autonomo, sempre più perfezionato grazie a sensori e telecamere, anche un segnale GPS per memorizzare i luoghi nei quali si parcheggia più frequentemente: il veicolo si muove quindi in autonomia in uno spazio più ampio rispetto al classico “parcheggio libero” singolo. 
C’è poi Harman, l’azienda americana da poco di proprietà di Samsung, che propone la strumentazione Digital Cockpit per qualsiasi categoria di automobili, occupando la plancia per intero: come abbiamo visto anche per Byton, ma anche sul più recente design Mercedes, il maxi-schermo configurabile come un computer sarà quasi certamente la scelta delle case nel prossimo futuro.
La casa di semiconduttori Qualcomm prevede invece un accordo con Jaguar Land Rover, per dotare i modelli dei nuovi processori Snapdragon 820 Automotive Platform: il risultato è l’integrazione con un Sistema Satellitare Globale di Navigazione (GNSS) per azioni differenziate a seconda dell’ambiente circostante.
Anche ZF, azienda nota soprattutto per le trasmissioni ma anche per sistemi autotelaio e di sicurezza, propone un’auto dei sogni, “Dream Car”. Che non è in realtà un nuovo modello, ma una vettura corrente -come un'Opel Astra- dotata di una serie di tecnologie di intelligenza artificiale, grazie alla scatola di comando ZF ProAI, sviluppata con NVIDIA è pronta per la produzione.
E poi c’è Garmin, nota per i sistemi di navigazione, e che presenta un nuovo sistema di infotainment con schermo verticale e strumentazione interamente digitale; dalle presentazioni, è il sistema di cui dovrebbero disporre le future Volvo S60 e V60, in programma tra fine anno e inizio 2019.
Tornando invece alle vetture del tutto nuove, va segnalata la Fisker Evolution, nuova proposta di Henry Fisker dopo la sfortunata Karma. Si tratta di una quattro porte totalmente elettrica, dalla linea sportiva e dalle prestazioni sulla carta interessanti: la velocità supera i 250 km/h, e l’autonomia dichiarata è di oltre 640 km, con possibilità di ricarica rapida in 9 minuti per circa 200 km, grazie a una batteria allo stato solido al grafene, migliori rispetto a quelle agli ioni di litio. In commercio negli USA nel 2019 a circa 100.000 euro, ha anche guida autonoma di livello 5 grazie a un sensore laser Lidar, ma anche la prospettiva di una nuova batteria, già brevettata, per un’autonomia di 800 km.
E le giapponesi? Come sempre ci sono futuristiche novità anche dall’oriente, come dimostrano due novità firmate Toyota. La più singolare è la Toyota e-Palette Concept, un tanto semplice quanto futuristico prototipo per trasporto di cose e persone, elettrico e autonomo di livello 5, integrato nel progetto Alliance insieme ad Amazon, DiDi, Mazda, Pizza Hut e Uber. Ha tre lunghezze differenti, da 4 a 7 metri, e dentro è talmente semplice da essere totalmente riconfigurabile anche nella stessa giornata, per assolvere a diverse funzioni, esteticamente e per la logica di utilizzo. L’idea è di averlo pronto per il 25 agosto 2020, data di inizio dei Giochi paralimpici estivi di Tokyo.
Ha invece un aspetto più rassicurante l’ammiraglia Lexus LS vecchia generazione, in versione “Platform 2.0”, versione di prova per i test di guida autonoma che verrà realizzata negli USA in pochi esemplari ma per percorrere molti km: è dotata di quattro Lidar (radar di scansione), sensori e telecamere, e guida totalmente automatica, anche se per i test sono previsti addirittura due volanti nella plancia, per verificare nella pratica i passaggi tra guida autonoma e guida tradizionale. Non si può chiudere questa breve rassegna se non con la Vanderhall Edison2. Ci sono SUV, berline-coupé, vetture tradizionali con motore elettrico e guida più o meno automatizzata e connessa. E poi c’è un’azienda che produce tricicli copn motore tradizionale, e che in questo caso propone la sua prima elettrica: di colore nero come la prima Ford T (in omaggio al veicolo elettrico di Edison e Ford di un secolo fa), ha autonomia di 300 km, accelera da 0 a 100 km/h in 4 secondi e ha due motori elettrici con coppia subito disponibile sulle ruote anteriori. Forse l’unico tra i veicoli proposti che unisca modernità tecnologica ad un tradizionale piacere di guida.

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Sergio Chierici, 10 gennaio 2018 [top][up]

Disegni dei lettori: BMW Elettrica, di Francesco Croci

BMW Croci
Più volte il nostro lettore Francesco Croci ci ha presentato dei disegni di tipo artistico, o con alcuni spunti per un'ipotetica vettura "reale". In questo caso il modello tridimensionale, totalmente fantasioso, raccoglie idee per una BMW elettrica del futuro.

Redazione, 8 gennaio 2018 [top][up]

Calendario 2018 Motoring Art, di Oscar Morosini

Calendario Oscar
        Morosini
Per il 2018, Oscar Morosini propone per Virtual Car il consueto calendario artistico: la dedica per quest'anno è alla Vespa GL, icona del motorismo italiano.

Scarica il calendario

Sergio Chierici, 5 gennaio 2018 [top][up]


Befana al Gaslini in 500, con il Fiat 500 Club Italia

Befana al GasliniAnche per il 2018, il Fiat 500 Club Italia continua la tradizionale visita della "Befana in 500" al Gaslini, l'Ospedale pediatrico di Genova, per portare doni ai piccoli ricoverati. Proseguendo una tradizione iniziata nel 1998, un convoglio di cinquecentisti del Fiat 500 Club Italia provenienti da tutta la Liguria e dal basso Piemonte si ritroverà all'Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova, accompagnati da rappresentanti della ProLoco, del Comune e della Croce Bianca di Garlenda.
Un impegno che si rinnova da 19 anni, con alcune novità, come i rapporti di reciproca stima e amicizia con "La Band degli Orsi", l'associazione Onlus che si occupa dell'ospitalità dei bambini e delle loro famiglie. Il fondatore della "Band", il dott. Pierluigi Bruschettini, accoglierà i cinquecentisti con il consueto entusiasmo e li accompagneà nei reparti per la consegna dei doni; la Band acquisterà nuove auto, che si affiancheranno alla già presente e conosciuta "Settebellezze", la 500 giardiniera in uso già da qualche anno, e metterà a disposizione delle famiglie anche alcuni appartamenti.
Le 500 si incontreranno alle 8.45 dal Piazzale Kennedy di Genova, per poi partire per la struttura ospedaliera: chi volesse partecipare o avere maggiori notizie può contattare Alessandro Scarpa (331 6263880), presidente onorario del Fiat 500 Club Italia.

Sergio Chierici, 3 gennaio 2018 [top][up]


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