Articoli del 23 marzo 2006

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Storia delle Ferrari di Zagato

di Sergio Chierici alle 12:02

Ferrari Zagato

Le strade di Ferrari e Zagato si sono incrociate varie volte, ognuna delle quali ha sempre generato qualcosa di speciale e di unico. Si tratta di una storia originata da incontri, sia sul piano personale che su quello collaborativo, tra importanti personaggi del mondo automobilistico: Enzo Ferrari ed Ugo Zagato. Una storia che ha visto nascere ipotesi e progetti, rimasti tali, ma soprattutto la realizzazione di modelli unici al mondo. Tuttavia le Ferrari Zagato sono nate quasi sempre tramite l’intermediazione di piloti e gentlemen drivers, che chiedevano alla loro Ferrari quel valore aggiunto fatto di leggerezza ed aerodinamicità che Zagato sapeva esprimere con eccezionale maestria. Le Ferrari Zagato sono uniche perché la possibilità di sfoggiare il cavallino sul cofano e una Z sulla fiancata, sintetizza prestigio e prestazioni, eleganza e sportività.

166 MM Panoramica 1950
La prima Ferrari circolante firmata da Zagato è la 166 MM Panoramica. Siamo nel 1950, ed Ugo Zagato, tra le tante sperimentazioni si sta cimentando nella realizzazione delle serie “Panoramiche”. Il concetto base di questo tipo di vetture, è quello di ottimizzare la visibilità e la conseguente guidabilità e comodità interna, tramite l’adozione di importanti accorgimenti. Alla coda viene affidato il difficile compito di congiungere la sezione centrale della vettura con la linea di cintura e con le fiancate comunque basse e slanciate. La vettura nasce dalla proposta di Antonio Stagnoli, fatta allo stesso Ferrari, di far carrozzare un telaio da Zagato affinchè creasse un’auto destinata fin dal principio a correre e a vincere. Sembra che tutto nasca perché Elio Zagato, pilota esordiente in quegli anni e collega di scuderia di Stagnoli, abbia intravisto le potenzialità di una Ferrari Panoramica che portasse il suo cognome.

166 MM Barchetta 1951
Nel 1951 Stagnoli decide di far ricarrozzare la già competitiva Panoramica in una barchetta ispirata alle monoposto di Formula uno di quegli anni. L’auto appare come un siluro estremamente slanciato e dotato di quattro parafanghi singoli, di ispirazione motociclistica, sulle grandi ruote a raggi. La personalità della linea è meno marcata rispetto alla versione precedente, sia per la tipologia di vettura, che per la mancanza di segni distintivi tipici di Zagato. La paternità comunque è certa e confermata dai ricordi di Gianni ed Elio Zagato. Anche per questa Ferrari le vittorie arrivano con facilità, tra le tante nella Coppa d’oro di Sicilia e della Toscana, nella Varese-Campo dei fiori e nella Bolzano Mendola. I presupposti creati dalle prime due carrozzerie Zagato su telaio Ferrari, sono sicuramente positivi e lo conferma il fatto che nel 1953 prende vita la terza Ferrari Zagato: la 166 MM su base spider.

166 MM Elaborata 1952
La storia legata alla creazione di questa vettura è ancora diversa rispetto alle prime due 166, nonostante porti la stessa sigla. Questa volta Zagato, invece di partire da un telaio, parte da una carrozzeria aperta, nel particolare della Touring, per creare un coupè, agendo prevalentemente sul padiglione e sul posteriore. La vettura viene realizzata per Luigi Bosisio, anch’esso appartenente alla stessa scuderia di Stagnoli e Zagato: la Sant’ Ambroeus. La vettura denota marcatamente la provenienza precedente soprattutto, nella evidente venatura di raccordo dei passaruota anteriori e posteriori, tipici della 166 di Touring. Il retrotreno è leggermente più sporgente rispetto a quello della Panoramica e si presenta meno allineato rispetto ai due volumi secchi della prima, offrendo una coda bassa e puntata verso terra tipica di questa versione.

250 GTZ Berlinetta 1956
La storia Ferrari Zagato continua con un modello dalla classe indiscutibile: si tratta della 250 GTZ. L’auto viene commissionata dal gentlemen driver Vladimiro Galluzzi nel 1956. Il telaio n. 0512 GT viene dotato di una carrozzeria di una eleganza indiscutibile, tanto che la vettura parteciperà contemporaneamente sia a competizioni che a concorsi di eleganza. La scelta di dotarla di una raffinata colorazione bicolore, grigio-blu, di linee compatte e raffinate, ed il fatto che si tratti di una Ferrari Zagato la rendono una tra le più belle vetture al mondo mai costruite. La 250 GTZ, che riprende le stesse linee su un telaio più consistente nelle sue dimensioni e con un assetto alla portata delle aspirazioni corsaiole della vettura. Le dimensioni più imponenti, la colorazione che spezza fiancata e padiglione, il frontale leggermente diverso e le grandi ruote a raggi trasformano una forma dubbia in una bellezza senza paragoni.

250 GTZ Coupé Corsa 1956
Nel maggio 1956 Zagato crea la seconda 250 GTZ su telaio n 0537 GT. La vettura è destinata a Camillo Luglio, che consolida la tradizione dei gentlemen driver che investono sulla carrozzeria Zagato per guadagnare velocità e prestazioni da auto già estremamente competitive. L’auto viene commissionata e realizzata in tempi strettissimi, tanto che il colore bianco o grigio che appare nelle rare foto d’epoca, non è altro che uno strato di fondo sulla lamiera grezza. E’ così che l’auto sarà consegnata appena prima della Vermicino-Rocca Di Papa e con cui Luglio si classificherà secondo pur non conoscendo né macchina né circuito. Il colore definitivo di questo esemplare sarà grigio con una banda rossa longitudinale sul cofano. Le vittorie sono tante, tra cui la Coppa D’oro delle dolomiti, il Giro delle Calabrie, ed il campionato italiano 1956.

250 GTZ Competizione 1957
La terza 250 GTZ, porta il numero di telaio 0665 GT. E’sempre Camillo Luglio, reduce dalle importanti vittorie con la sua prima Ferrari Zagato, a commissionarne un’altra per competere nel Campionato italiano 1957. La maestria di Zagato e l’esperienza maturata in corsa da Luglio si fondono nell’incrementare prestazioni e guidabilità. La parte anteriore è quella che maggiormente si distacca dalle carrozzerie già realizzate su Ferrari 250, l’esasperazione della ricerca aerodinamica si concretizza nell’arretrare i gruppi ottici anteriori e nel carenarli con le tipiche palpebre in plexiglas, forte carattere distintivo della produzione Zagato. L’originale montante posteriore viene ritoccato riempiendo la sezione che sulle precedenti versioni appariva spigolosa, mantenendo però il disegno originale.

250 GTZ Lusso 1957
La 250 GTZ su telaio 0689 GT, quarta della serie che Zagato veste per Ferrari, viene realizzata per il gentlemen driver Vittorio De Micheli. La vettura di colore rosso vanta una importante differenza rispetto alle versioni precedenti: la scomparsa della doppia gobba dal tetto. Anche le griglie laterali si presentano di forma diversa, cosi come gli interni che tornano ad essere raffinati. E’interessante notare come ogni versione sia una evoluzione del modello precedente. La vettura di De Micheli presenta infatti la parte anteriore di tipo carenato come l’esemplare di Luglio, anche se ancora più aerodinamica ed addolcita verso il basso. Anche per questa Ferrari Zagato sono numerose i trionfi in gara, in particolare tra 1958 e 1959, come le complicate vicende negli anni successivi.

250 GTZ Prototipo 1959
La vettura con chassis numero 1367 fu l’ultima delle cinque 250 GT a essere carrozzate da Zagato negli anni cinquanta. Quest’auto fu costruita nel 1959 e anche se sarebbe dovuta servire per correre non fu mai utilizzata per questo scopo. Rispetto alle sue progenitrici, lo stile di quest’auto era più delicato e raffinato: una linea che si sarebbe potuto facilmente utilizzare per una piccola produzione di serie. Cambia l’impostazione del frontale, soprattutto nella griglia anteriore, nella forma delle prese d’aria e in tutta la sezione posteriore. I finestrini sono puntati verso l’alto e non più verso terra, la coda esibisce due pinne lunghe e sporgenti, il lunotto posteriore ha perso la tipica impostazione dei modelli precedenti. Mancano le caratteristiche Double Bubble ma i coprifari in perspex e i paraurti ridotti ai minimi termini sono indiscutibilmente Zagato.

3Z Spider 1971
Il 1971 sorprende nuovamente per un nuovo capitolo della collaborazione tra Ferrari e Zagato. Sono passati più di vent’anni dalla 166 Panoramica ed il binomio dei due grandi marchi si ripropone sulla 3Z realizzata per Luigi Chinetti sulla base del telaio n.2491 GT. Disegnata da Giuseppe Mittino, dal 1970 responsabile dei progetti e del design Zagato, questo 12 cilindri risulta decisamente spigoloso ed aggressivo. Originali tra le tante soluzioni, le palpebre mobili con feritoie che, simili alla celata di un antico elmo guerriero nascondono i gruppi ottici anteriori e la posizione di quelli posteriori incassati nella carrozzeria. La vettura è in linea con la filosofia del momento di Zagato: la stilizzazione di linee nette e marcate su volumi geometrici, già adottata con successo per l’Alfa Romeo Junior Z, prima vettura a cuneo del periodo.

330 GTC Convertibile 1974
Nel 1974 e Chinetti fa realizzare la 330 Convertibile Zagato. La decima realizzazione di Zagato su telaio Ferrari è ispirata alla 3Z spider, anche se le modifiche sono rilevanti. Il nome convertibile deriva dalla tipologia di carrozzeria, questa volta dotata di montanti posteriori e di un tetto rigido asportabile tipo targa. La coda è più alta e massiccia e non degrada verso il basso come per l’esemplare di colore blu. I fari anteriori sono a vista, seppur velati da una innovativa copertura in plexiglas scurito, rettangolare ed a filo con la carrozzeria. Anche i gruppi ottici posteriori vengono rivisti ed incassati in nicchie meno profonde rispetto alle altre. Nell’insieme la vettura, di colore rosso chiaro, appare più robusta e appena più pesante rispetto allo spider, cosa probabilmente voluta dallo stesso Chinetti per esaltare le connotazioni della Convertibile. La metà degli anni ’70 ed il catastrofico shock petrolifero segna l’inevitabile declino per questo genere di lusso personalizzato. Anche la 330 Convertibile, resterà un esemplare unico.

348 Elaborata 1989
L’intraprendenza della Carrozzeria Zagato e la reciproca attrattività del marchio con Ferrari, si ripresentano nel 1989 con la Ferrari 348 tb Elaborazione Zagato. Gli interventi effettuati sulla carrozzeria sono stati circa quaranta. Tutto ciò che è superfluo viene sostituito in ragione della funzionalità: la finta presa d’aria anteriore del modello di base lascia il posto ad una mascherina piena, sede di due faretti supplementari e di un cavallino di colore nero. Tornano le mitiche doppie gobbe, il guscio degli specchietti retrovisori viene ridisegnato, così come le maniglie laterali delle porte e il voletto. Altre novità sono rappresentate dal cofano motore, nel quale è stato inserito un cristallo temperato che permette di vedere il motore anche a scatola chiusa anticipando i tratti salienti delle Ferrari successive, dai nuovi gruppi ottici posteriori circolari senza grigliatura in plastica, altro elemento ripescato poi da Ferrari e dai cerchi ruota della OZ a forma di stella verniciati di nero con profilo esterno cromato. Anche l’interno è stato sottoposto a un maquillage ben riuscito con abbondante uso di pelle scamosciata sui pannelli delle portiere, sul cielo, sul cruscotto, sul volante Zagato Design per MOMO e sulla paratia dietro i sedili.

F.Z.93 1993
La prima Ferrari di Andrea Zagato nasce nel 1993 su base Testarossa e prende il nome di FZ93 cioè Ferrari Zagato 1993. E’ firmata da un nome fondamentale della produzione Zagato, Ercole Spada che per sancire il suo breve ritorno nella celebre Carrozzeria disegna una vettura sperimentale, originale ed innovativa. Come nella migliore tradizione la carrozzeria della Testarossa viene completamente sostituita. Le linee ricordano quelle di un caccia militare e di una formula uno stilizzata, in particolare nel frontale e nella coda dove sembra di rivedere rispettivamente il musetto e la pinna delle monoposto da competizione. Il cofano anteriore, infatti richiama il mondo della massima formula sia per il suo disegno nella parte centrale, sia per il fatto di non puntare verso la strada come tutte le supercar tradizionali ma di essere “sospeso” sopra il paraurti anteriore. La parte anteriore viene dotata di due grosse prese d’aria, simili a quelle d’ingresso di un caccia poste appena sotto le ali. Il primo esemplare è bicolore, nero nella zona inferiore della carrozzeria, rosso sulle parti superiori e sulle restanti. Successivamente sarà adottata una più omogenea unica colorazione rossa.

[Ufficio Stampa Zagato]

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