Speciali Virtual Car: ritorno dal passato, una Fiat 1500 C torna a Brescello dopo 50 anni

La passione per l’automobile non è fatta non solo di fuoriserie: a volte sono le storie più semplici quelle che ti coinvolgono di più, con la memoria del passato che ritorna presente. La protagonista per questa prova esclusiva per Virtual Car è la Fiat 1500 C del 1966, nella città di don Camillo e Peppone, Brescello, in provincia di Reggio Emilia nelle vicinanze del fiume Po.

La Fiat 1500 C è l’ultima serie di questo modello, nato come 1300/1500 nel corso del mese di aprile del 1961, caratterizzato (come tra l’altro le tedesche NSU Prinz) dal possedere una linea nettamente ispirata all’originale design di una vettura statunitense prodotta nello stesso periodo, la Chevrolet Corvair, per la soluzione stilistica dei “due gusci” sovrapposti, uniti a livello della linea di spalla, oltreché a quella consistente nell’adozione di quattro fari anteriori circolari, disposti a coppie orizzontali.
La 1500 C, presentata nel 1964, continuava ad essere equipaggiata con un cambio manuale a 4 marce, caratterizzato dalla soluzione tecnica del comando al volante, e disponeva di freni a disco, che agivano sulle ruote anteriori con aggiunta del servofeno. Tali motori furono progettati partendo dai sei cilindri dei modelli Fiat 1800/2100/2300, in modo da utilizzare più possibile componenti comuni e soprattutto le stesse attrezzature produttive. Si trattò di fatto di uno dei primi esempi di “motori modulari”
Sia il volante, sia il cambio (con leva ad angolo variabile) erano contraddistinti da un design più moderno rispetto a quello che aveva contraddistinto le vetture prodotte in precedenza, come la Fiat 1100. Gli interni erano poi caratterizzati da una maggiore cura nei dettagli e nelle finiture rispetto anche a modelli appartenenti ad un segmento di categoria superiore prodotti dalla stessa casa, a partire dalla Fiat 1800.

La Fiat 1500 C è equipaggiata con un motore potenziato a 75 CV (76,6 a libretto di circolazione), e caratterizzata dall’avere il passo incrementato a 2,50 m, allo scopo di aumentare lo spazio utilizzabile dai passeggeri posteriori. Le modifiche esterne di maggiore entità riguardarono soprattutto i due gruppi ottici posteriori (ciascuno costituito da tre elementi lineari sovrapposti, compresa la luce di retromarcia), gli indicatori di direzione di dimensioni maggiori, il bocchettone della benzina disposto all’interno di uno sportello sulla fiancata sinistra, e l’adozione nella carrozzeria di un profilo cromato esteso per tutta la larghezza della griglia frontale, di fatto molto simile a quella che sarà adottato sul modello 1100 R. Le modifiche agli interni riguardarono principalmente la plancia e il volante, di disegno più moderno, caratterizzato da linee tese ed essenziali. Sul comodo sedile posteriore vi era il bracciolo centrale.

La storia di ieri: il primo proprietario, di Langhirano (Parma), classe 1904, era impossibile da rintracciare, ma la fortuna ha voluto che con una serie di tentativi telefonici è stata contattata una delle figlie (classe 1944), che ha gentilmente fatto conoscere la storia della vettura. La 1500 venne ordinata dal padre, imprenditore di Langhirano, che si occupava del noleggio e vendita di mietitrebbie, nella primavera del 1966 per sostituire una Fiat 600, di colore panna, ormai arrivata al capolinea, dopo avere accompagnato con onore per tanti anni il padre, su e giù per le campagne parmensi. «Era pronto per andare in pensione -racconta la figlia- e voleva una nuova vettura, con la quale gratificarsi e godersi il nuovo periodo». Avere una Fiat 1500 C nel 1966 era uno status symbol che ti classificava nel ceto medio con tutti gli onori ed oneri dovuti ad una cilindrata che era la “media” europea, ma per l’Italia era già un simbolo di “ricchezza”, secondo una logica politico-sociale non diversa da quella odierna, almeno a giudicare dalla tassazione automobilistica. Era la vettura di famiglia dove il “bracciolo posteriore” centrale era conteso tra i bambini. Tra le prime gite dei genitori, dove guidò anche lei con il foglio rosa, Brescello (Reggio Emilia), sulla scia dell’interesse destato dalla saga dei Film su Don Camilo e Peppone, che i genitori non si erano persi nei cinematografi dell’epoca. La vettura venne ceduta nel 1972 a causa della prematura morte del padre per un infarto.

La storia di oggi dopo una vita intensa dal 1972 al 2002, la vettura viene abbandonata e ritrovata da un collezionista che ne esegue un restauro professionale completo e minuzioso. Dopo il restauro, terminato nel 2011, la 1500 viene usata poco se non pochissimo tanto che i 5 pneumatici hanno ancora i “baffetti” laterali. Arriva così questa vettura alla nostra redazione, tramite l’amico Carlo Carugati della Franzoni Auto Divisione Classic, nuova, come appena terminata nel 2011. Si tratta certamente di un modello non prezioso, benché certamente raro, soprattutto in queste condizioni; proprio perché non prezioso infatti, è estremamente improbabile che un veicolo di questo genere sia oggetto di un restauro di tale livello. Ed ecco che allora abbiamo pensato di riportare a Brescello la Fiat 1500 C 51 anni dopo. E’ la prima uscita per una media percorrenza. Sono previsti 230 km da Brescia a Brescello e ritorno, da farsi sulle strade statali e provinciali in una calda ed afosa giornata di luglio: come si comporterà la vettura?
La 1500, oltre a comportarsi bene ha dimostrato, la validità del progetto ed il confort di questo “salotto buono” . Il motore parte e gira come un orologio svizzero, silenzioso senza vibrazioni. La frenata è sicura senza sforzo, grazie al servofreno. La guida è piacevole e lo sterzo sebbene non dotato di servosterzo, permette una agevole manovrabilità. Si è sentito narrare alle volte di leggende metropolitane che volevano queste vetture tormentate da problemi di raffreddamento del motore. Possiamo oggi smentire tali voci, in quanto sia per il traffico, che per la calda giornata, se ci fossero state tali particolarità sicuramente le avremmo avvertite, ma la lancetta, invece non ha mai superato la metà della scala graduata. Da segnalare anche la comodità dei sedili, larghissimi e morbidi nonostante la finta pelle, e il senso di spazio degli abitacoli degli anni ’60, rispetto ai tetti rastremati, i parabrezza curvi e le linee di cinture altissime delle automobili attuali. Per la climatizzazione, utilissimo il deflettore anteriore, un tempo diffuso su quasi tutte le automobili, che permetteva di tenere aperti i finestrini senza essere eccessivamente colpiti dall’aria; per l’areazione interna si può contare su una bocchetta dinamica in basso, apribile con sportello: i tempi dell’aria condizionata, ma anche semplicemente delle bocchette orientabili in alto o a centro plancia, dovevano ancora arrivare.

La visita a Brescello: Vi consigliamo di partire dall’Ufficio Turistico, dove potete trovare un’ottima piantina, con i luoghi legati ai Film di Don Camillo e Peppone, e si inizia, con l’acquisto dei bigletti per i due Musei: il Museo Guareschi ed il Museo Peppone e Don Camillo, che vi accoglie con il Carro armato visibile nelle fotografie, simile a quello che appare nel film. Abbiamo avuto l’occasione di incontrare una delle comparse, Gianni Lai, allora uno dei bambini nel film “Il compagno Don Camillo”, oggi con orgoglio depositario e responsabile del Museo dedicato ai due personaggi creati da Guareschi, nato nel 1989. Non può quindi mancare una visita alla Chiesa in piazza Matteotti, dove è ancora esposto il Crocefisso con il quale interloquiva Don Camillo. Si prosegue in Via Giglioli dove è “appesa” la Campana del Film “Don Camillo Monsignore ma non troppo”. Proseguiamo per la Stazione di Brescello, purtroppo colpita dal sisma di alcuni anni fa ed in stato di decadenza. Sosta alla Scuola Elementare dove Peppone fece gli esami di 5a elementare. Uscendo sull’argine eccoci quindi giungere alla Madonnina del Borghetto, oggetto sempre del film “Don Camillo Monsignore ma non troppo”. Per il desinare, vi consigliamo, proseguendo per Ghiarole, la “Cucina alla buona” dell’Osteria “La Golena”. Si mangia e si beve bene al giusto prezzo.

Ecco, qualche scatto al Lido di Boretto ed è ora di rientrare. Anche questa volta la “macchina del tempo”, in questo caso la Fiat 1500 C del 1966, ci ha fatto rivivere emozioni del passato, in luoghi da molti visti e conosciuti attraverso i film, e che oggi ancora è meta di turisti dall’Italia e dall’estero. Una situazione in gran parte magica, anche perché tuttora Brescello è insieme un paese con una sua storia e una sua attualità, ma anche, di fatto, un vero set cinematografico. Provate a vivere questo tour anche voi: non vedrete l’ora di ritornare in questi luoghi, come si torna volentieri a trovare degli amici.

Testo: Carlo Carugati, Sergio Chierici
Fotografie: Sergio Chierici, Davide Chierici

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