Speciali Virtual Car: intervista a Fabio Filippini, responsabile del design Pinifarina, sul design della Pininfarina Cambiano concept

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La Pininfarina Cambiano è stata eletta concept car più bella del Salone di Ginevra. Ci si è ispirati a qualche “brand” particolare nella definizione iniziale del suo design?
«Nei giorni del Salone di Ginevra, la Cambiano è stata “immaginata” come possibile auto della gamma di numerosi marchi, anche differenti: Maserati, Lancia, Peugeot, Saab; qualcuno l’ha accostata anche alle muscle cars americane… In realtà, l’intenzione iniziale era quella di realizzare una “Pininfarina”, ed evitare ogni riferimento diretto ad un marchio: anche se storicamente Pininfarina ha spesso agito come un direttore d’orchestra, interpretando musiche di altri autori, in questo caso si è voluto realizzare un modello che interpretasse il DNA del design Pininfarina.

Con la Cambiano si è voluto “fare una Pininfarina”, immaginandolo come brand autonomo -come in effetti è a livello internazionale, in rappresentanza del design italiano.»

Perché una “berlina-coupé”?
«I caratteri salienti individuati per rappresentare la Pininfarina sono stati la sportività e il lusso, e quindi si è pensato di esprimere questi concetti con un “archetipo” di gran turismo lussuosa: una scelta classica, pensando anche a ciò che Pininfarina sa fare meglio. A questo sono stati associati i tre concetti chiave che individuano l’attuale design Pninfarina -eleganza, purezza, innovazione. Il risultato è una vettura di impostazione classica, con eleganza di proporzioni, alla ricerca di un design “puro” e sottrattivo, con l’utilizzo di pochissime linee, eliminando quelle non necessarie.»

Ci sono degli specifici richiami al passato di Pininfarina?
«Non mancano, in realtà, voluti richiami al passato, ma si tratta di citazioni subliminali: la Lancia Gamma coupé e Scala (la coupé a 4 porte in esemplare unico), la Fiat 130 coupé, la Ferrari 400, la Ferrari Pinin degli anni ’80, ed altre ancora. Il frontale, ad esempio, con i fari simili a “lame di luce” all’interno della calandra ha un qualcosa della 130 coupé, ma anche della Dino Berlinetta Speciale (con le coperture in plexiglas), o del particolare gioco sui fari a scomparsa della Ferrari Pinin; dalla Dino sono ripresi anche i parafanghi curvi, che “crescono e muoiono”. Il modello di riferimento concettuale è stata però la Florida II, esemplare unico e auto personale di Pininfarina, esempio di belina coupé sportiva e lussuosa con porte con apertura ad armadio, priva di montante centrale: di questa vettura compare una citazione diretta nella cromatura metallica che scende nel montante C verso la coda. Da notare anche i fanali posteriori, che mostrano sia la volontà di utilizzare un design “sottrattivo”, senza indulgere nella complessità di forme che spesso caratterizza il design recente dei fari, sia l’utilizzo di tecnologia a LED per la realizzare soluzioni nuove: le sorgenti luminose sono orientate verso la carrozzeria, in un incavo riflettente.»

Come si è proceduto nella definizione degli interni?
«Gli interni mantengono innanzi tutto l’idea che il guidatore sia a bordo di una vera GT, di una coupé, valorizzando l’approccio individualistico. Tutto è realizzato con forme semplici e fluide, e con un'”armonia” che riguarda il collegamento tra le parti, dei materiali, dei segni. Inoltre, seguendo un principio di natura architettonica (quando si realizza un edificio bisogna considerare innanzi tutto lo spazio), gli interni sono pieni di “vuoto”, ad esempio assottigliando la plancia, semplificando le forme per acquistare spazio, eliminando il superfluo. Quanto ai materiali, le diverse zone sono trattate in modo diverso: la zona del conducente è rivestita in pelle marrone, nell’area dei passeggeri è usato il nabuk grigio, mentre il resto è utilizzata la pelle bianca. Del tutto originale è invece l’impiego del legno delle bricole di Venezia, i pali di legno che indicano le vie d’acqua nei canali. Grazie alla collaborazione con Riva 1920, specializzata nella lavorazione di questo tipo di legno, sono stati effettuati studi in digitale e molta sperimentazione “sul campo” per fare in modo, ad esempio, che i fori realizzati nel legno da microorganismi marini fossero disposti a guisa di pattern, visibili e distribuiti in modo regolare: le intenzioni di non avere fori nei bordi sono andate disattese dopo la fresatura (a 5 assi digitale), perché i fori in vista a volte sparivano, oppure ne comparivano altri prima nascosti.»

Quali sono, invece, le principali novità tecniche della Cambiano?
«La Cambiano presenta elementi di modernità e innovazione, però è da considerarsi futuribile e non futuristica: è concreta, non radicale, e ogni suo elemento estetico e tecnico può essere potenzialmente realizzabile in breve tempo. È stata compiuta, ad esempio, una ricerca specifica sui materiali, con l’intenzione di unire l’artigianato di lusso alle tecnologie più avanzate, come la scelta di materiali moderni e la fresatura digitale. La meccanica è innovativa, ma legata alla tradizione e alle capacità tecniche Pininfarina, impegnata fin dal 1978 in progetti di mobilità sostenibile con una vettura elettrica, e, in tempi recenti, con progetti come Nido o il bus elettrico; nello stesso contesto è compresa la ricerca sulla riciclabilità dei materiali. Per la Cambiano si è pensato al sistema forse più attuale per risolvere i problemi di autonomia -un motore elettrico supportato da un originale motore a turbina “range extender”, attualmente funzionante a gasolio ma in realtà multicarburante, in grado di consumare pochissimo, di essere semplice e molto leggero (appena 40 kg) e anche di richiamare suggestioni aeronautiche e del passato -le concept a turbina degli anni ’50 e ’60.»

Esisterà un futuro produttivo per la Cambiano?
«Si sta verificando la possibilità di realizzazione concreta, ad esempio impostando una one-off con questa carrozzeria su un pianale di dimensioni simili (BMW, Maserati Quattroporte, ecc.)»

– Fabio Filippini, responsabile design Pininfarina
– domande di Sergio Chierici per Virtual Car

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