di Sergio Chierici alle 17:28

Anche la seconda sessione (7 ottobre) di relazioni dei designer nel corso di Autostyle 2011 è stata particolarmente ricca di informazioni e dettagli sulla realizzazione di automobili di serie e di concept cars. Hanno parlato al pubblico presente nelle sale del Museo Polironiano San Benedetto Po, Manuel Ferreira (Fiat Brasile), Daniele Ceccomori (Bentley), Andreas Wuppinger (Fiat), Marco Tencone (Maserati), Florian Flatau e Stephan Fahr-Beker (Audi).
La relazione di Manuel Ferreira è stata incentrata sulle numerosissime novità, in termini di prodotto e di prototipi, realizzate in questi ultimi anni da Fiat Brasile, attiva in uno dei mercati internazionali più importanti di Fiat. Le vetture, pur derivando da piattaforme progettate per lo più in Italia, sono state però adattate per il mercato locale, grazie anche all’intervento del centro stile brasiliano, che lavora per dare un’identità specifica ai prodotti. L’ispirazione viene dai contrasti del Brasile, (dalle arterie delle grandissime metropoli alle numerose strade sterrate), dalla cultura del colore, dall’uso di specifici materiali naturali. Le vetture brasiliane, dunque, hanno un design e un’elaborazione specifiche rispetto a quelle europee, con modelli da noi non presenti (la nuova Uno -in parte analoga alla nostra Panda, la Linea, la Palio, ecc.), con restyling progettati localmente (Idea), e con allestimenti pensati per piacere agli automobilisti brasiliani, come la linea “adventure”, una formula di elaborazione estetica e tecnica vicina al “fuoristrada leggero”. Fiat Brasile è molto attiva anche nella realizzazione di concept cars, che non sono soltanto elaborazioni di modelli esistenti, come la recente Uno cabriolet, ma anche studi specifici su tecnologie e materiali, come la Uno Ecology realizzata in gran parte con materiali riciclati o fibre vegetali, fino alla Fiat Mio concept, interessante progetto di auto “open source”, con il contributo degli utenti internet.
Daniele Ceccomori, designer Bentley, ha illustrato le caratteristiche principali del design delle nuove Continental GT (un esemplare della quale era presente “fisicamente” ad Autostyle) e della recentissima GTC, partendo però dalla storia di Bentley, e da un’immagine: il “matrimonio” tra la trasmissione e la scocca comprensiva di interni, un evento a cui i clienti vogliono spesso assistere personalmente, con un fissaggio realizzato con soli 36 bulloni e in circa 5 minuti, che rende l’idea della dimensione artigianale e “evocativa” della fabbrica di Crewe. Bentley ha una specifica mission -realizzare supercar in veste lussuosissima- e una storia sportiva alle spalle con la quale confrontarsi, a cominciare dai cosiddetti Bentley Boys, i primi a “guidare con stile”. Anche il design attuale, concepito nel centro stile di Crewe, rispetta questi principi, sia pur nel contesto della tecnologia attuale: sono stati dunque mostrati figurini, video e fotografie del processo creativo che ha portato alla realizzazione della nuova Continental GT, evoluzione del modello del 2003 a sua volta ispirato alla versione storica. Nella nuova GT si è cercato di dare ancora più risalto all’indole sportiva della vettura, accentuando la larghezza, abbassando il tetto, e sottolineando ancora di più la “muscolatura”. Interessante la consuetudine di disporre delle gigantografie delle proposte di design nell’area esterna al centro stile: Bentley crea delle “enormi sculture di 5 metri”, e la possibilità di poter vedere gigantografie a grandezza naturale aiuta a dare una corretta percezione dello stile in rapporto alle misure reali, prima della produzione dei modelli in clay -dopo gli sketches, si parte quasi subito con la modellazione, in scala ridotta e poi in scala 1:1. Nella realizzazione dei modelli si cerca fin da subito di suggerire anche la forma degli interni, in modo da realizzare fin da subito unità di stile. Per Bentley, poi, la plancia è da sempre una vera “interfaccia” tra guidatore e motore, al punto che per la nuova GT si era pensato inizialmente ad una soluzione “interamente analogica”, abbandonata -anche per esigenze di marketing- a favore del più moderno touch screen centrale. Quando il modello è ormai allo stadio definitivo, si torna al tavolo da disegno, e sulle forme prescelte vengono realizzati nuovi bozzetti, immaginando la vettura in situazioni diverse, e con varie elaborazioni, più o meno fantasiose. Del resto, le possibilità di personalizzazione sono oltre 2.000, tra materiali e colori, alcuni suggeriti dai designer, altri richiesti direttamente dai clienti -e in questo caso, i software di modellazione come Alias aiutano a capire se certe proposte funzionano o meno, prima di procedere concretamente alla realizzazione del modello.
Andreas Wuppinger ha avuto il compito di illustrare la nuova Fiat Panda, sul cui design Fiat ha recentemente pubblicato un libretto digitale (scaricabile da qui), in parte mostrato anche durante la conferenza di Autostyle. Le due generazioni precedenti di Panda sono state un successo; il design della nuova ha voluto evolvere il DNA della vettura, prendendo alcune idee di entrambe: come una città che, mantenendo lo stesso impianto architettonico, viene arricchita di nuove strade, edifici, strutture, o come un videogame che, nel corso del tempo, migliora la propria “risoluzione” -nel caso della Panda, il progetto è diventato più “maturo”. La forma che ha dato il via al design della nuova Panda è stato il cubo (o la scatola), ma dagli spigoli arrotondati, per dare più “umanità” alle forme, e al tempo stesso fornire benefici per l’aerodinamica. Il modello doveva essere “per tutti”, per usi e abitudini diverse, e particolarmente robusto e pratico, in grado di risolvere i problemi di ogni giorno: da qui, ad esempio, l’eliminazione degli spigoli, l’aumento dei ripostigli interni, la funzionalità del sedile del passeggero anteriore (che si ripiega a formare una “panca”, evoluzione ideale dell’”amaca” della prima Panda), l’allargamento dell’area di accesso al vano bagagli, le protezioni laterali (riprese in parte dalla Panda originaria), il “cargo box” per creare un piano di carico piatto. E’ stato mantenuto il terzo finestrino laterale per migliorare la visibilità, così come è rimasto il cambio in posizione alta, più facilmente manovrabile. Il rettangolo arrotondato è stato così la base per il design di ogni dettaglio della vettura, sia all’esterno che all’interno -compresi, ad esempio, i parafanghi, che ricordano in parte la Panda di Giugiaro, mentre il frontale sviluppa certi elementi della 500 (con i due fari tondi e la calandra bassa orizzontale), a favore di un aspetto simpatico e vagamente antropomorfico, avvicinando le luci e con una calandra più ampia, sempre con la forma di rettangolo arrotondato: su questa base, Alcune soluzioni “ad effetto” sono state eliminate dal progetto -come ad esempio le luci d’ambiente, ma senza trascurare i dettagli: da notare la singolare forma del freno a mano permette di ricavare spazio per una bottiglia, o la particolare trama del rivestimento costituita dalla scritta “Panda” a rilievo. Prossimi arrivi, la versione 4×4, e altre varianti…
Sempre da Mirafiori, Marco Tencone, attualmente responsabile dei marchi Maserati, Alfa Romeo e Lancia, ha mostrato alcune immagini della concept Kubang, la SUV di Maserati presentata all’ultimo Salone di Francoforte. La vettura è stata realizzata da un gruppo specifico dedicato a Maserati e formatosi soltanto un paio di anni fa -prima le linee delle Maserati erano opera di Giugiaro e Pininfarina. Kubang diventa, dunque, una specie di “opera prima”, e un manifesto di quello che sarà il futuro del design della casa di Modena. C’è un legame con la prima Kubang di Giugiaro nelle forme, insieme muscolose e fluide, ma con alcune differenze, che mirano a marcare ancora di più la tradizione stilistica del marchio: ad esempio, la chiusura del finestrino posteriore, l’andamento del montante C, la forma della calandra ancora più marcata, la linea posteriore che si allunga nella fiancata, gli sfoghi d’aria “raccolti” in un unico elemento dietro il parafango anteriore, le ruote con elemento flottante in materiale diverso, il cofano lungo, e così via. Altri elementi sono invece tipici di un’auto da salone, a cominciare dai fari estremizzati e collegati alla calandra, in analogia con i fari posteriori -che mantengono comunque la parte centrale chiara delle altre Maserati. Nella definizione della forma complessiva, la calandra, dal segno grafico più forte rispetto al passato, diventa punto di partenza di tutto il frontale. Gli interni, ancora in parte incompleti, rispecchiano un’interessante filosofia per il futuro di Maserati: il materiale non è solo decorazione, ma assume un effetto strutturale e tridimensionale. Ecco, dunque, l’impiego del cuoio che viene lavorato in modo da realizzare direttamente le “forme” di plancia e poggiabraccia, e trattato come nella realizzazione delle selle per cavalli; lo stesso vale, ad esempio, per l’uso del legno, o per la realizzazione dei sedili in strati sovrapposti. A questo si contrappone la tecnologia, con schermi e funzionalità che suggeriscono un effetto di contrasto; nell’esemplare di Francoforte alcune di queste soluzioni erano però da showcar, non destinabili ad un modello di serie.
Ultima relazione del secondo giorno è stata “The making of quattro”, dei designer Audi Stephan Fahr-Beker (esterni) e Florian Flatau (interni), che hanno lavorato al progetto della concept quattro sotto la guida di Wolfgang Egger, responsabile del design del marchio. La vettura è stata realizzata per i trent’anni dell’Audi quattro, disegnata originariamente sulla coupé di Giugiaro, e destinata alle competizioni: da quel modello, e dalle indicazioni di un campione dell’epoca quale Walter Rohrl (”Never forget your roots”), si è cominciato a lavorare. La vettura doveva mantenere il peso del modello originario (1.300 kg, ottenuti nella concept grazie all’impiego di materiale leggeri), e richiamarne vagamente la forma. Questo spiega, ad esempio, il richiamo alla fascia nera di coda che comprende i fari, tipica della quattro originaria; è stata conservata anche l’idea di compattezza, modificando però le particolari proporzioni della prima quattro, che aveva una particolare disposizione delle ruote, con un passo cortissimo. La fiancata mostra così un padiglione in linea con gli attuali canoni Audi, così come gli sbalzi corti e i cerchi di grandi dimensioni, ma con un montante, un lunotto e uno spoiler posteriore (nella concept fuoriesce alle alte velocità) che richiamano la prima quattro; anche il frontale con calandra single frame è vicina alle Audi attuali, mantenendo lo spirito originario in qualche dettaglio. Per gli interni, sono stati realizzati dei disegni a mano libera, riproducendo gli elementi della quattro “storica” per trovare spunti su cui lavorare; alla fine, sono stati realizzati plancia e volante di forme semplici, grazie alle più recenti tecnologie, mentre i sedili sono leggeri e avvolgenti. Sono state mostrate le immagini del prototipo in alluminio, con la lavorazione manuale dei singoli dettagli, fino alla presentazione a Los Angeles; la concept, prima della realizzazione finale, è stata vista anche da Giugiaro, l’autore della prima quattro. Alcuni disegni, alla fine della relazione, hanno illustrato un “sogno” successivo: la realizzazione della quattro concept in versione corsa, sviluppata con disegni e modello virtuale in una settimana…
- Virtual Car
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