Salone di Parigi: considerazioni generali sul design e il futuro dell’automobile

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Un po’ di considerazioni sparse sul Salone dell’Automobile di Parigi (1-16 ottobre 2016), oggi non più al centro dell’attenzione come un tempo rispetto ad altri saloni internazionali, come dimostrano alcune assenze importanti, ma comunque buon momento per illustrare la situazione automobilistica in Europa. Che mostra un moderato ottimismo, e soprattutto uno sguardo verso un futuro un po’ diverso, con una sempre più rinnovata attenzione nei confronti di motore elettrico, guida autonoma e informatica avanzata.

La prima considerazione va fatta sul design esterno, che si configura in due modi diversi: conservativo e che cavalca l’onda delle mode, come i numerosi SUV-crossover che stanno da qualche tempo rimpiazzando le vetture tradizionali anche nel mercato francese; modernista, che adatta invece il design a nuovi gusti, ma anche a nuove esigenze e tecnologie legate alla mobilità, che vanno dalla connettività alle disposizioni non convenzionali di motore e sistemi di alimentazione, fino ai gruppi luminosi con LED, laser, OLED dalle forme efficienti e sottili. In alcuni casi, quest’ultima particolarità consente di modellare forma, come calandre o dettagli, sfruttando proprio delle linee di luce. Aerodinamica, sottrazione di parti e materiali leggeri sono una costante anche su modelli finora non troppo coinvolti in queste problematiche, come le fuoristrada: una semplificazione verso una maggiore efficienza che può fare del bene anche all’estetica.

C’è ovviamente un rischio, già segnalato da tempo da un maestro di design come Paolo Martin: la condivisione di parti e la distribuzione della tecnologia, anche in relazione ai pochi partner informatici e tecnologici, può far rischiare di avere automobili sempre più simili ad “elettrodomestici”, nelle quali la funzione supera la forma, privilegiando forme pure e non scolpite come un uovo, o un cubo arrotondato. In realtà, i vari centri stile interni, ormai padroni del campo, riflettono sul passato delle case, e cercano di suggerire dal passato forme e superfici, tenendo sempre presente un fatto reale: la scelta di una vettura piuttosto che un’altra passa in primo luogo per il gradimento estetico. Si sono oltretutto accorciati i tempi di produzione di un modello, per cui l’auto deve piacere, e subito: ecco ad esempio l’impiego di proporzioni “da bozzetto” anche in molte vetture di serie, nelle quali lunghezza e larghezza predominano sull’altezza -e dove la vettura è bassa e filante, la lunghezza e la larghezza diventano spropositate, ma subito accattivanti.

Un passo avanti è stato fatto invece sugli interni, soprattutto nelle vetture dal design più innovativo, a dimostrazione che l’abitacolo sarà sempre di più un elemento di trasformazione nei prossimi decenni. Un luogo in cui, con la guida autonoma, non avrà neppure senso parlare di una direzione di marcia per i sedili, ma che dovrà per molto tempo consentire a chi vuol guidare di ritrovare i comandi tradizionali, magari un po’ diversi o in posizioni inusuali. E poi una scelta di luci, di colori e di materiali che prendono sempre più spunti non solo dal mondo dell’alta moda, ma anche da quello della produzione industriale in altri settori, nella quale sono state già affrontate le diverse problematiche, anche di tipo ecologico. L’auto da famiglia o l’utilitaria del futuro avrà un ambiente sempre più personalizzabile, anche grazie all’elettronica, e totalmente connesso, magari con sedute moderne in grado di garantire il massimo del confort. La sportiva del futuro dovrà avere gran parte di queste prerogative, con un abitacolo più stretto ma sempre molto sfruttabile, ma anche con la possibilità di potersi sedere come in una supercar, ottenendo in caso di guida manuale lo stesso felling delle vetture del passato. Anche qui, dunque, molto si gioca sulla semplificazione degli elementi, per avere più possibilità di poterli ridisporre secondo rinnovate esigenze.

Salone di Parigi: considerazioni generali sul design e il futuro dell’automobile

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