Salone dell’Auto di Torino 2016, festa dell’auto e del design

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Il Salone dell’Auto di Torino (8-12 giugno 2016) è in pieno svolgimento, per la seconda volta nel suggestivo scenario del Parto del Valentino. Per le immagini di tutti gli stand, rimandiamo alla nostra pagina facebook, e in particolare alla completa galleria di immagini, realizzata ieri in occasione della presentazione alla stampa; qui proponiamo soltanto alcuni dettagli significativi. Inoltre, nel sito ufficiale del Salone vengono forniti tutti i dati e le informazioni della rassegna, ed è possibile anche scaricare una app per smartphone con ulteriori dati. Proponiamo di seguito alcune considerazioni generali, soprattutto confrontando la nuova edizione con quella dello scorso anno.

La formula della nuova edizione del Salone di Torino è particolarmente felice, per più di un motivo. Il primo è sicuramente l’ambiente: non c’era persona, visitatore o addetto ai lavori, che non trovasse incantevole l’ambientazione, tra verde, castelli, fiume, sentieri, fiori, e addirittura gli scoiattoli che correvano tra gli stand, ormai abituati alle persone, ma sempre con il timore comune a ogni piccolo animale. L’idea di lasciare ai torinesi lo spazio delle passeggiate salutari, con la gratuità a tutti gli eventi non riservati alla stampa (e quindi normalmente nelle zone all’aperto) favorisce ulteriormente l’accesso del pubblico: l’automobile diventa nuovamente protagonista, in una città che ne è stata per anni un’interprete di prim’ordine, e che vuole tornare a dire la sua, con un focus importante nel campo del design e dell’ingegneria, più ancora che della storica produzione industriale.

Le auto sono esposte nelle pedane singole, coperte in caso di pioggia (che c’è stata anche nel giorno dell’inaugurazione, anche se nel finale), e che hanno un grande pregio: il design di ogni singola vettura viene messo facilmente in risalto, e si può confrontare con le altre. Unico limite tecnico, la pedana lucida, che garantisce effetti-specchio e di luce molto interessanti, ma che non può essere normalmente attraversata se bagnata: un limite rispetto ai saloni tradizionali.

Con un numero di pedane limitato, ogni espositore deve necessariamente operare una scelta: se lo scorso anno, questa era in parte casuale, quest’anno si è colta la natura di “salone”, con varie anteprime mondiali o nazionali, o vetture presentate da pochissimo in qualche salone internazionale, addirittura in versione di preserie, o in forma di concept car.

Un Salone per gli addetti ai lavori, dunque, o per il pubblico? Fermo restando che un salone è sempre un sistema di “promozione”, forse l’attenzione è stata data più al pubblico che all’addetto ai lavori: risolte alcune incongruenze dello scorso anno per gli invitati della stampa, probabilmente si ottengono più informazioni sui modelli in un salone tradizionale. Anche i visitatori comuni possono guardare, a volte anche molto da vicino, o addirittura effettuare singole prove, ma a volte gli stand non sanno rispondere ad alcune domande; positiva invece la recente tendenza a collegare gli stand ai social, con prenotazioni di prove o depliant.

Gli addetti ai lavori si rifanno sicuramente con le conferenze stampa, intelligentemente realizzate negli stand accanto ai singoli modelli o progetti presentati, e approfondite con interviste specifiche dopo i discorsi “pubblici”: sono occasioni per approfondire conoscenze, scambiarsi informazioni, scoprire anche piccoli o grandi segreti. Qualche approfondimento sarà anche oggetto di alcuni articoli su Virtual Car, anche più avanti nel tempo.

Torino è ancora capitale del design automobilistico? In generale, sembra di sì, con una crescita progressiva rispetto all’anno scorso: ci sono i grandi nomi, come Pininfarina (con ben due modelli, tra i quali un esemplare da salone della sportiva H2E) o Italdesign, “ritorni” come IDeA, tante giovani proposte tra cui Mole di Umberto Palermo (già protagonista lo scorso anno, e profondamente “torinese”) o StudioTorino, protagonista anche dell’evento Cars & Coffe dedicato alle supercar. I nomi possono essere letti e le vetture viste nelle fonti citate: sottolineiamo però per le nuove leve una certa tendenza alla ripetitività di schemi già visti, probabilmente sia per ripetere ciò che oggi è il linguaggio più comune, sia per motivi di puro marketing, o forse anche per aver frequentato scuole o maestri simili. Il tema preferito è la supercar con meccanica estera, in serie limitata, ma non sempre dalla connotazione “personale”. Più interessanti, invece, le realizzazioni tecniche, come la Vulcano dalla carrozzeria in carbonio rivestito quasi interamente in titanio, praticamente grezzo per l’occasione. In ogni caso, si assiste ad un fermento positivo rispetto alle edizioni precedenti, che probabilmente nei prossimi anni sarà anche più forte e selettivo.

I pareri sulle auto esposti non hanno molto senso, perché le vetture non sono quasi mai paragonabili. Si può dire che la tendenza è di privilegiare i SUV, anche per marchi notoriamente lontani da questo tipo di auto, come Maserati, Bentley o Jaguar. Di contro, marchi italiani come Alfa Romeo con Giulia (e ancora più 4C) o Abarth 124, propongono vetture dalla connotazione sportiva. Ferrari e Lamborghini restano le supercar di sempre, con Ferrari che propone anche una delle sue più recenti one-off; sempre molto apprezzate le supercar di Pagani, le sportivissime Porsche e la spider di Jaguar, mentre una buona serie di estimatori della sportiva all’inglese ha sicuramente notato le varie Lotus, Noble e anche McLaren, leggere ed essenziali, sia pur nella classicità del design.

Da sottolineare la sempre più importante presenza delle scuole di design, da quelle “torinesi” come IED, IAAD o Politecnico, protagoniste di vari eventi nel corso del Salone, a quelli nazionali, con prototipi anche di tipo tecnico, come race car o sistemi di propulsione moderni; uno stand era riservato anche al Museo dell’Automobile di Torino, a all’ACI che ha esposto la vittoriosa Lancia D50, divenuta ancora più celebre in “livrea” Ferrari.

Ultima nota, il ritorno del Car Design Award 2016 Auto & Design, un premio storico per i team di design internazionali. Protagonisti della premiazione dell’8 giugno, nelle sale del castello, Silvia Baruffaldi di Auto & Design, artefice principale della rinascita del premio voluto da Fulvio Cinti dal 1979 al 1997, Roberto Valvassori di Brembo che ha spiegato l’importante del design anche per una casa specializzata in freni, Andrea Levy organizzatore del Salone che lo scorso anno ha accolto favorevolmente l’idea di un premio nel 2016, e Lorenzo Ramaciotti che ha ricordato i premi vinti quando era in Pininfarina. I vincitori, scelti da una giuria tecnica internazionale costituita da designer, giornalisti ed esperti, sono stati la Mazda Rx-Vision tra le concept car, l’Aston Martin DB11 tra le auto di serie e il linguaggio di marca di Volvo cars design. Con un denominatore comune, che vuole essere un chiaro segnale per la forma dell’auto del futuro: hanno vinto modelli dalla bellezza formale essenziale, non ostentata e priva di “orpelli inutili”.

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