Nuova Fiat Tipo: un design internazionale ma di tradizione

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Il progetto globale prende il nome di Aegea, nasce al centro dello stabilimento Tofas di Bursa, in Turchia, dove già vengono realizzati altri modelli Fiat, ed ha un’evidente origine mediterranea con vocazione internazionale. Il nome scelto per la commercializzazione, da questo weekend anche in Italia, è Fiat Tipo: ancora una volta, viene recuperato un nome dal passato della casa, come già con Croma, Bravo, oltre ovviamente a 500 e, di recente, 124 spider. Di seguito, alcune annotazioni sul concetto della vettura, sulla storia del nome, e soprattutto sul suo design, anche sulla base delle indicazioni raccolte dal Centro stile Fiat.

Intanto, la scelta del nome è già significativa: la Fiat Tipo (che nasceva dalla sigla di programma “Tipo 2”, mentre della “Tipo 1” rimase solo il nome Fiat Uno) era una media dalle forme regolari, disegnata da I.de.a. Institute, con uno spazio interno più ampio rispetto a quello della diretta concorrenza; un progetto che sarebbe servito da base a un’intera categoria di vetture medie e medio-grandi, a due e tre volumi e station wagon: tra queste, Tempra, Delta, Dedra e la Alfa Romeo 145, 146 e 155. Non era propriamente una low cost, ma una vettura pratica e relativamente economica, declinata più avanti anche in versione sportiva e a tre porte; rispetto alla Ritmo che andava a sostituire, aveva una carrozzeria più aerodinamica (anche se in paragone meno “ardita”), e alcune tecnologie all’avanguardia, come la strumentazione interamente digitale in alcune versioni; soprattutto, aveva una rinnovata vocazione internazionale, che faceva leva sulla volontà di una qualità complessiva superiore.

La Fiat Tipo di oggi va a sostituire la seconda generazione di Fiat Bravo, concepita partendo da un progetto moderno su un pianale space frame derivato dalla precedente (e sfortunata) Fiat Stilo: l’ultima Bravo era un’auto dal design sportivo, che porta anche la firma di Flavio Manzoni prima della carriera in Volkswagen e in Ferrari, e a sua volta base per altre vetture, come la stessa Alfa Romeo Giulietta. Un prodotto italiano, costruito nello stabilimento di Cassino insieme alla nuova Delta, entrambe non più in produzione da luglio. E un modello che avrebbe potuto essere più sviluppato, ma bloccato dai numeri di vendita e in parte anche dalla crisi: un solo lievissimo restyling, quasi impercettibile, e nessuna variante di carrozzeria. Con poco slancio anche a livello internazionale, e un prezzo più o meno allineato alla concorrenza più venduta.

Tutta un’altra storia per la nuova Fiat Tipo, che si inserisce nel filone delle vetture Fiat a vocazione, ora sì, veramente internazionale, e tra le vetture più votate alla praticità, come la Panda, che all’immagine, come la 500. FCA è a tutti gli effetti un marchio mondiale, che opera in mercati molto più attivi rispetto a quello italiano, e la Tipo rappresenta la berlina media del futuro, per una clientela di numerosi paesi europei e non, differenziata solo per la scelta degli allestimenti.

Il briefing di partenza è stato quindi “Skills, no frills”, come dichiarato da Alberto Dilillo, oggi responsabile esterni del design Fiat, che al tempo della progettazione di Aegea era guidato da Roberto Giolito, oggi passato a Fiat Professional e a Fiat “Heritage” e sostituito da Klaus Busse, nuovo responsabile “FCA Design Emea”. Un modello globale per un marchio globale, e una scelta apparentemente controcorrente per il mercato italiano: la nuova Fiat Tipo è una berlina a tre volumi e coda relativamente corta, che nasce già con questa configurazione. All’estero, va a sostituire la Fiat Linea, che, pur avendo un design filante, era comunque una Grande Punto con la coda: qui le proporzioni sono invece impostate comprendendo già il terzo volume. Certo, il pensiero va alla Dacia Logan, capostipite delle vetture europee low cost di nuova generazione, che nacque a tre volumi per soddisfare le esigenze di paesi diversi dall’Italia, quasi ignorata da noi prima dell’arrivo della due volumi Sandero; ma la Tipo vuole essere tutt’altro che una “low cost”: è una media concreta, dal rapporto qualità-prezzo conveniente, ma del tutto allineata agli altri prodotti della concorrenza in termini di materiali, finiture, tecnica e dotazioni.

Già l’aumento complessivo delle misure di tutte le categorie di automobili, e soprattutto di quelle medie, consente di realizzare vetture compatte a tre volumi che possono permettersi proporzioni eleganti, pari a quelle delle berline medio-grandi di qualche anno o decennio fa. Pensiamo, ad esempio, alla Audi A3 Sedan, che interpreta il tema della berlina coupé su dimensioni praticamente analoghe a quelle delle prime A4. La Fiat Tipo può quindi permettersi di essere realizzata non sul pianale small Wide LWB di seconda generazione, su cui si basa anche la Fiat 500X, e non il Compact US Wide, evoluzione del pianale Giulietta su cui nascono Dodge Dart o Fiat Viaggio. E rimanere comunque “born to be sedan”, senza correre il rischio di sembrare stretta, lunga e altissima, come la storica Fiat Duna derivata dall’altissima Uno, o la più recente Fiat Linea, ben più proporzionata ma sempre con una vista di tre quarti un po’ da “derivata”. La Tipo mantiene una forma scultorea e unitaria, con una lunghezza superiore anche ad altre medie della categoria (è lunga 4,5 metri) e una larghezza vicina al metro e 80 (178 cm per la precisione); forse è giusto l’altezza (148 mm) che è appena superiore rispetto alle vetture del segmento più sportive, anche se ne giova lo spazio interno, grazie anche al passo di 2.640 mm.

E’ vero che Fiat ha dichiarato che, almeno sulla carta, sono previste anche le versioni station wagon e due volumi: trattandosi di un modello a destinazione veramente internazionale, queste versioni sono indispensabili per fronteggiare seriamente la concorrenza. Però è interessante come la berlina media da famiglia del futuro non nasca pensando alle due volumi, secondo la filosofia “Golf” per intenderci, ma piuttosto riprenda una tradizione fortemente Fiat di vetture medie a tre volumi. Qualche nome: la Fiat 850, sviluppata dalla 600, che però aveva il motore posteriore -che il terzo volume consentiva di isolare meglio dall’abitacolo; la più “borghese” Fiat 1100, sviluppata fino alla versione R; ma soprattutto la Fiat 128, forse la migliore e più moderna vettura della categoria per l’epoca, di cui la nuova Fiat Tipo potrebbe essere considerata un’erede molto vicina, anche per l’architettura motore anteriore trasversale-trazione anteriore.

Quanto alle linee guida per il design, il Centro stile Fiat di Mirafiori, in accordo con le linee produttive in Turchia, hanno sviluppato un insieme moderno e armonico, limitando il numero delle “linee”, ma non per questo rinunciando ad alcuni dettagli più articolati. Il frontale è relativamente alto, ma le pieghe sul cofano permettono di dare maggior slancio all’insieme, e a suggerire una certa sportività; in questo aiutano anche i fari avvolgenti ma piuttosto sottili, e la calandra molto ampia e piuttosto bassa, con il grande stemma Fiat al centro. La “gobba” al centro del cofano è prolungata, in negativo, sul tetto, mentre la fiancata ha una linea di cintura piuttosto alta, e una linea di spalla marcata e sporgente, che collega i fari e muove le superfici, caratterizzate da un ulteriore incavo alla base delle portiere. La coda è corta e piuttosto alta; manca il terzo finestrino laterale, e il lunotto è inclinato come in una coupé, mentre il baule si solleva al centro, contribuendo a snellire ulteriormente l’insieme; al tempo stesso, le luci posteriori avvolgenti “a C” propongono uno schema attuale già visto in altre vetture (ad esempio, Mégane III o la stessa Yaris), e lo sviluppo orizzontale aiuta ad allargare visivamente il volume di coda. I cerchi, almeno per le versioni italiane, hanno dimensioni che rendono l’auto ben assettata, con il contributo dei parafanghi sporgenti ma ben integrati nel contesto. Non sappiamo quanto possa avere influito nella realizzazione finale, ma la calandra ampia con il “sorriso” e la piega nella fiancata che separa una zona alta arrotondata e una parte inferiore lievemente concava ci ha ricordato la Fiat 1300-1500, una berlina medio-alta di gamma Fiat degli anni ’60, anch’essa per l’epoca al vertice della categoria, e in parte ispirata alla vettura (americana) più alla moda dell’epoca, la Chevrolet Corvair. Infine, la coda aiuta anche l’aerodinamica, con un Cx di 0,29.

Due parole anche sugli interni della Fiat Tipo, che sono realizzati secondo le più recenti tendenze del gruppo Fiat, che privilegia le linee curve, e una plancia a sviluppo quasi ovoidale, con una zone superiore distinta per la strumentazione, su cui si innesta al centro la consolle per i comandi del clima, proseguendo nel tunnel centrale; il volante sportivo a tre razze riprende gli schemi ormai tipici delle ultime Fiat, mentre i sedili appaiono semplici e “concreti”, pensati per un uso pratico e per rubare meno spazio possibile. Il terzo volume di coda, pur in assenza del portellone, consente di caricare bagagli fino a 510 litri senza “intrusioni” nell’abitacolo; il vano può essere aumentato ulteriormente ribaltando il sedile.

Anche il design, dunque, sottolinea la praticità e la funzionalità della nuova Fiat Tipo, e contribuisce a creare soluzioni dal costo non elevato: la versione di lancio Opening Edition, con il 1.4 Fire benzina da 95 CV, cerchi in lega, climatizzatore automatico, fendinebbia, autoradio con Bluetooth, vetri elettrici, sensori di parcheggio, viene proposta a 12.500 euro con permuta dell’usato, un prezzo praticamente da utilitaria; si sale con la Opening Edition diesel 1.6 da 120 CV, offerta comunque a 16.500 euro, e più ricca ancora la Fiat Tipo Opening Edition Plus, con 1.6 Multijet II da 120 CV.

Nuova Fiat Tipo: un design internazionale ma di tradizione
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