Articoli del 30 novembre 2009

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Intervista a Luciano Bove, Design manager al Centro di Design Renault di Guyancourt

di Sergio Chierici alle 08:00

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Abbiamo il piacere di pubblicare un’inedita intervista a Luciano Bove, attualmente Design manager al Centro di Design Renault di Guyancourt, in Francia.

1. Quando hai capito che avresti desiderato fare il designer?

Sin da bambino (età 10 anni…) ho sempre provato a disegnare le auto. Questa mia passione mi ha accompagnato sino alla fine del Liceo Scientifico disegnando constantemente ai bordi di quaderni, copertine di libri e naturalmente il classico diario agenda completamente sfigurato dai miei bozzetti.

Quando ho iniziato l’università a Salerno (Economia e Commercio) mi son reso subito conto che non faceva per me, ma avevo paura di deludere i miei genitori e soprattutto mio padre commercialista, con uno studio abbastanza famoso all’epoca.
Il coraggio di confessare la mia volontà di intraprendere un percorso di studi per specializzarmi in Transportation Design venne leggendo un articolo su Gente Motori dell’aprile dell’83. In questo articolo di 6 pagine tutte a colori si presentavano le attività dell’Art Center College of Design di Pasadena in California. Quel giorno capii che disegnare auto poteva essere una vera professione con tanto di carriera. Il passo da lì alla partenza per gli States 6 mesi più tardi fu alquanto travagliato e non dimenticherò mai tutto l’impegno di mia madre nel convincere mio padre a mandarmi. Il concetto era semplice: “tu fai quello che ti piace e lo fai benissimo, dài la stessa opportunità a tuo figlio che ha passione e talento”. Dal giorno in cui mio padre accettò, io ebbi praticamente un coach che a distanza mi aiutava soprattutto nei momenti di tristezza lontano dalla famiglia, oppure quando stavo per firmare il mio primo contratto con la Fiat di Torino. Se oggi sono dove sono lo devo a me stesso, ma anche ai miei genitori ed in particolare a mio padre.

2. Quale corso di studi hai seguito?

Ho conseguito una laurea in Scienze Umane nel settore del Transportation Design, negli States si chiama BS Bachelor in Science.

3. Quali sono i tuoi modelli automobilsitici di riferimento?

Quando ero piccolo e sognavo di diventare un designer, avevo come maestri “virtuali” Pininfarina, Giugiaro e Bertone. Poi crescendo, a questi illustri riferimenti, ho aggiunto dei nuovi che mi hanno insegnato il mestiere, come l’Architetto Ermanno Cressoni che per me é stato un po’ come un secondo padre; poi c’è un personaggio che più che un mentor è un amico che mi ha dato tanto: Chris Bangle, al quale riconosco di aver saputo reinventare il modo di concepire un’auto dai canoni lussuosi e tradizionali come le BMW.
Patrick le Quement, Jean-François Venet, Patrick Lecharpy sono le personalità del Design Renault per i quali lasciai il centro stile Fiat per far parte del team francese al design Renault, dove sono felicemente operativo, oggi sotto la direzione di Laurens van den Acker.

4. Le tue prime esperienze professionali?

Ho iniziato al Centro Stile Fiat nell’89 sotto la direzione di Bangle e con colleghi del calibro di Giolito, Manzoni, Greg Brew. Tra i progetti più significativi per i quali sarò ricordato nel bene o nel male ci sono la Nuova Cinquecento Abarth e Sporting, tutto il progetto Fiat Seicento my baby, ed il management del progetto Fiat Stilo per il primo anno; poi son partito lasciando l’Italia per la Francia.
Bisogna aggiungere che io ho sempre insegnato car design in 3 diverse scuole private fuori orario Fiat. Il sabato insegnavo vicino a Ginevra all’Art Center Europe, mentre a Torino ho iniziato a dare corsi serali presso la scuola IAAD e poi successivamente per 8 anni all’Istituto Europeo di Design dove nel ‘94 aprì sotto la mia direzione il primo dipartimento di Transportation Design presso lo IED.
Oggi mantengo contatti di scambio culturale con le scuole di Design non solo italiane ma anche estere: facendo parte del comitato per le scuole di design in Renault posso sponsorizzare progetti ed organizzare eventi culturali come workshops o conferenze.
Durante questi dieci anni di Renault ho lavorato principalmente nel design management iniziando con Irisbus a Lione e dopo occupandomi di Dacia e la nuova famiglia Kangoo da poco in produzione.

5. A cosa stai lavorando attualmente?

Attualmente mi occupo di Design ed Innovazione con Patrick Lecharpy, ma non posso dirvi su cosa ovviamente.

6. Una richiesta che ci giunge da parte di molti lettori è di “raccontare” in cosa consiste, concretamente, il lavoro di designer automobilistico per una grande Casa…

Per un designer ci sono diverse fasi durante la sua vita lavorativa. In principio c’è la fase dell’apprendimento che puo’ durare anche 2 anni. Questa resta una fase durante la quale si matura e si partecipa comunque a progetti importanti con la speranza di avere un’idea o un qualcosa di accettato. Si lavora in team, l’atmosfera in genere è molto cordiale (gli studi del design Renault sono bellissimi, e tutto è fatto per farci sentire bene al lavoro), i giovani designers interagiscono con il proprio direttore del design ed anche con i design managers che gestiscono i progetti.
Con l’aumentare dell’esperienza, i designers iniziano a partecipare a qualche riunione tecnica o di prodotto ed iniziano a capire che oltre il bozzetto e l’idea c’è un mondo a loro sconosciuto. Questo mondo fatto di tante complicazioni è importante perché è questo mondo che poi mette in produzione le nostre idee condivise con gli altri.
Poi c’è la figura del designer esperto e del design manager ossia persone d’esperienza altamente qualificate che propongono e difendono il Design fino alla fine di un progetto, interagendo con direttori di vario livello.

7. La tua “creazione” più bella, o alla quale sei particolarmente legato?

Resto sempre legato a tutta l’esperienza della Fiat Seicento, grazie a quel progetto ho imparato tantissimo, ho gestito anche tanto e per la prima volta divertendomi un mondo; resta una delle vetture più vendute della Fiat.
Poi in Renault ho avuto l’onore di occuparmi di uno dei progetti più importanti e delicati dell’epoca cioé rifare tutta la nuova famiglia Kangoo; per me è stato un passo professionalmente importante.

8. Essere un designer italiano (o di “scuola italian”) significa ancora qualcosa, o oggi il discorso è più “internazionale”?

Questa è una domanda che a me non piace per diversi motivi. Primo: io sono italiano, ma ho studiato all’estero perché in Italia non c’era una scuola car design.
Secondo: la mia formazione anglosassone lontana mille miglia da quella tradizionale italiana mi ha permesso di aprire il mio cuore e cervello ad esperienze nuove ed alternative al politicamente corretto dell’epoca.
Terzo: cosa significa essere italiani oggi nel car design? Sinceramente io oggi vedo altre nazionalità piene di talento e creatività migliori rispetto a quella italiana. Tanto per cominciare, se entriamo in una scuola di car design in Italia o all’estero vediamo che gli studenti stranieri (soprattutto russi, rumeni, slovacchi, olandesi, e gli orientali in genere) sono più preparati e volenterosi rispetto a quelli italiani. Io questo fenomeno lo osservo dal lontano 1991, e nel tempo non è cambiato granché.
Più che nella italianità, credo soprattutto nel vero impegno che ognuno di noi puo’ dare grazie alla propria passione e talento indipendentemente dalla nazionalità. Oggi le scuole di Design buone sono tante, e ne visito parecchie: di recente sono stato a Mosca al MAMI International University, dove ho trovato, in un ambiente da dopoguerra, dei giovani russi pieni di talento e già pronti a sostituire uno svogliato studente italiano che penserà di avere successo solo perché italiano e quindi bravo e creativo. Questo è un cliché che non funziona più perché io penso che siamo stati un po’ tutti imprigionati nella nostra cultura, ed è questo aspetto che ci impedisce di rifare gli exploit dei nostri grandi del passato.
Al Design Renault abbiamo 28 nazionalità rappresentate.

9. Cosa consiglieresti ai nostri lettori che sognano di diventare designers?

Questa è una cosa seria. Andate con i vostri genitori a visitare le scuole con un programma di Transportation Design. Cercate di capire la serietà della loro organizzazione. Studiate, non pensate ai week end in montagna o al mare, in quel periodo di 3 4 anni la vostra vita privata si ridurrà notevolmente a favore delle attività scolastiche e i progetti da fare. Lavorate sodo per mettere insieme un eccellente portfolio e ricordatevi che quando avrete fatto tutto ciò inizierà il gioco perverso della competizione perché lì fuori ce ne saranno migliaia come voi pronti ad uscire lo stesso giorno ed aggredire il mercato per quei pochi posti disponibili.
Avete passione e talento? Allora vi tocca fare tutto questo, e forse volerete in alto, e a volte anche molto in alto.

In bocca al lupo e grazie!

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- Foto: Luciano Bove accanto alla maquette del nuovo Kangoo II
(Photo Copyright of Renault Design)

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