Articoli del 14 giugno 2007

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Franco Cortese, il primo pilota Ferrari

di Sergio Chierici alle 15:41

Ferrari 125 S 1947
[ 1 foto ]

Come abbiamo già ricordato, è sicuramente da non perdere l’appuntamento a Piacenza nei giorni 16 e 17 giugno 2007, con la rievocazione storica non competitiva della prima gara del campionato 1947, svoltasi nel cosiddetto “Circuito di Piacenza”; oltre alla gara con le magnifiche vetture storiche, nella giornata di sabato (Cappella Ducale di Palazzo Farnese, ore 17.30) si svolgerà una Tavola rotonda, organizzata dall’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile (AISA) e dall’ACI di Piacenza e dedicata alla storia della Ferrari e del Circuito piacentino. L’11 maggio del 1947 debuttò infatti a Piacenza la prima “Ferrari”, la 125S (la cui ricostruzione sarà presente all’evento), che ottenne la pole position, ma dovette ritirarsi; di lì a poco, nel Gran Premio di Roma del 25 maggio 1947, arriverà la prima vittoria. Artefice di questi primi successi Ferrari fu il pilota Franco Cortese, che verrà ricordato anche nella Tavola rotonda AISA, e al quale dedichiamo le note seguenti, scritte nel 2003 da Donatella Biffignandi del Museo dell’Automobile di Torino per la rivista “La Manovella” e quindi pubblicate nel sito del Museo stesso.

FRANCO CORTESE. LA LUNGA VITA DI UN GENTILUOMO
di Donatella Biffignandi

«Vi sono persone che restano marchiate per sempre da un aggettivo, da una frase, che oscura ogni altra loro caratteristica. Il pilota Franco Cortese è tra questi: Ferrari lo ricordò, nel suo libro di memorie “Piloti che gente”, come un “uomo al quale conveniva ripetere i discorsi un paio di volte e di lui ricordo anche gli incredibili colori delle calze che portava”. Finito: Cortese resterà per sempre quello dalle calze incredibili, quando magari erano probabilmente le elegantissime “Burlington” adorate da ogni uomo sportivo.

Cortese infatti, nato ad Oggebbio in provincia di Novara cento anni fa, e morto a Milano nel novembre 1986, era uomo incapace di gesti eclatanti e di frasi indimenticabili: aveva un carattere schivo e riservato, signore nei modi e nell’animo, sincero e gentile come il suo nome e cognome imponevano. Ebbe una lunghissima carriera sportiva: iniziò a correre nel 1926 e smise nel 1958, trentadue anni di competizioni. Non è l’unico record che lo contraddistingue: un secondo record riguarda le sue partecipazioni alla Mille Miglia, ventuno presenze su 24 edizioni. Altra priorità che gli appartiene interamente e che lo ha fatto entrare nell’albo d’oro dei piloti italiani: è stato il primo a portare alla vittoria una Ferrari, nel lontano 1947. Fu Campione Italiano in diverse specialità: nella categoria Sport Nazionale (1937-1938), della Montagna (1951), di F2 (1951), nella categoria Sport fino a 2000 cmc (1956), titolo conseguito a cinquantatré anni compiuti.

Con questi presupposti, ci si aspetterebbe che su Cortese siano stati scritti libri ed articoli in copiosa quantità: ma non successe così. Ferrari lo liquida decretando che “questo livornese (in realtà era di nascita piemontese) non sarebbe diventato un asso, ma aveva doti di fondo per stile e capacità tecnica”. Di Cortese, in definitiva, si è scritto poco, e ancora meno lo si è ricordato negli anni successivi al suo abbandono delle corse. Dire che quando Enzo Ferrari lo sceglie per portare al debutto la prima vettura da corsa battezzata con il suo nome, egli ha già alle spalle diciannove anni di corse. Aveva iniziato con una Itala alla Sorrento-Sant’Agata del 1926, quando i commentatori sportivi parlavano ancora di “pittoresca salita” nel rendere conto delle “prodezze degli audaci protagonisti di questa bella prova”. Vi parteciparono marche come la Diatto, che in quell’occasione trionfò alla guida del marchese De Sterlich, la Ceirano, l’Isotta Fraschini, la Bugatti. Cortese si piazzò onorevolmente ad un terzo posto di categoria. Di tutt’altro tenore la sua prima vittoria importante, al VI Circuito di Modena del 1938 su una Maserati. Era il degno coronamento di un anno in cui aveva riportato il primo posto in tutte le gare della categoria sport (meno lo Stelvio), al volante dell’Alfa Romeo 2300 B: non sbagliava il giornalista (Roberto degli Uberti) a ricordare le “continue affermazioni dell’impeccabile Cortese che quest’anno ha imposto la sua classe sui più svariati campi di gara”. La sua vittoria su Maserati fu decisamente clamorosa: fu infatti l’unico concorrente, su diciannove, a compiere l’intero percorso (176 km), alla velocità media di 106,077 km/h. Vincerà il Circuito di Modena anche nel 1946, su Lancia Astura: si trattava, per quell’edizione, di una gara di “velocità handicap”, e nel parterre dei concorrenti vi era anche Nuvolari su Fiat.

All’inseguimento di Nuvolari compì, insieme a Castelbarco, una delle più belle gare della sua vita: la Mille Miglia del 1933. Si era schierato al via su un’Alfa Romeo 2300 tipo Monza che eroici meccanici, lavorando tutta la notte, gli avevano rimesso in sesto dopo che era andata quasi completamente bruciata per un cortocircuito. Con questa premessa, sarebbe già stato un miracolo concludere la gara, che doveva durare un’interminabile giornata. Cortese e Castelbarco fecero di più: furono gli unici, su ottantadue concorrenti, a tallonare insidiosamente Nuvolari per l’intero percorso, ottenendo uno splendido secondo posto assoluto. Ventisette minuti di distacco, su quindici massacranti ore di corsa.

D’altra parte il legame che unì Cortese alla Mille Miglia fu quasi morboso. Su un’Itala 61 partecipò all’edizione del 1927 (8°) e del 1928 (ritirato); su un’Alfa Romeo 6C 1750 SS spider Zagato corse nel 1929 (9°) e nel 1930 (4°); su un’Alfa berlinetta Touring nel 1931 (12°) e nel 1932 (ritirato); su un’Alfa 8C 2300 Monza, insieme a Castelbarco, nella fantastica galoppata del 1933; su un’Alfa 6C 2300 Pescara Touring nel 1935 (8°), nel 1936 sempre su Alfa ma 8 cilindri (ritirato); nel 1937 ancora su Alfa, una 6C Pescara Spider Zagato (6°); su una spider Touring per il nono posto alla MM del 1938; per l’edizione del 1940 fu costretto al ritiro su una BMW 328 berlinetta. Nel dopoguerra la sua fedeltà alla classica italiana non venne meno. Partecipa all’edizione del 1947 su una Ferrari 125 S spider (ritirato); è costretto al ritiro su una Ferrari 166 S spider nel 1948 e nel 1949; è invece sesto all’edizione del 1950, e nono nel 1951, su una Frazer Nash Le Mans replica; nel 1952 si ritira, su un’Alfa Romeo 1900 sprint coupé Touring; nel 1954, con un quattordicesimo posto conseguito su una Ferrari 500 Mondial spider Pinin Farina, comincia la serie dei risultati da dimenticare. L’anno dopo è 46° (Fiat 8V berlinetta Zagato); su un’uguale vettura giunge addirittura 96° nel 1956. Purtroppo questo è l’ultimo risultato con cui si chiude la sua partecipazione alla Mille Miglia.

Nel frattempo si era anche consumata la sua avventura in Ferrari. Alla vigilia della seconda guerra mondiale Ferrari aveva definitivamente divorziato dall’Alfa Romeo, e come in tutti i divorzi che si rispettino, era tenuto ad aspettare un certo numero di anni (quattro) prima di poter usare il proprio nome come marchio di fabbrica e intraprendere nuovamente un’attività agonistica. Aveva nel frattempo fondato la “Auto Avio Costruzioni”, che si dedicò inizialmente alla produzione di motori per piccoli aerei scuola (anche se una vettura da corsa ci scappò, e fu la bellissima 815), e quindi alla costruzione di rettificatrici oleodinamiche copiate da quelle tedesche. Dimostrò anche in questo un ottimo fiuto commerciale: nel 1945, con un’Italia da ricostruire, le macchine utensili avevano un sicuro smercio e un ottimo avvenire. Uno dei suoi collaboratori e venditori più attivi era proprio Franco Cortese, che aveva incontrato all’Alfa Romeo già negli anni trenta. Ma alla fine del 1945, nel pieno della produzione di tali macchine, fu Ferrari a fermare lo slancio commerciale di Cortese annunciandogli, anzi intimandogli, di non prendere più ordini perché “si cambiava”. Si cambia cosa? sembra che gli abbia chiesto l’allibito Cortese, che non credeva alle proprie orecchie di fronte alla prospettiva di mandare a monte un’attività così redditizia. “Si cambia tipo di produzione: basta con le macchine utensili, adesso facciamo automobili sportive”, gli deve aver risposto Ferrari. Dimostrando con ciò, anche se può parere banale ripeterlo, un bel coraggio ad aver soltanto pensato di proporre ad una Italia a pezzi, moralmente, industrialmente, economicamente, vetture raffinate ed esclusive come quelle che aveva in mente. Sembrava l’ultima cosa di cui potesse aver bisogno il mercato italiano.

La storia ci ha dimostrato che non fu così, e che Ferrari ebbe ragione. Ebbe ragione anche nella scelta del suo primo collaudatore e pilota: proprio quell’allibito Franco Cortese, che gli era stato accanto nei recenti difficili anni. Così, in apprezzamento delle sue doti di costanza e caparbietà, oltre che di precisione e serietà, gli affidò la sua prima nata, la 125 sport, su cui Cortese esordì al 1° Circuito Automobilistico di Piacenza dell’11 maggio 1947. La storia della Ferrari e dei suoi successi sportivi è quindi legata indissolubilmente all’immagine di quel signore smilzo, in sahariana, con il caschetto di pelle, ritratto accanto alla 125 del debutto. “Era il maggio del 1947 – raccontò Cortese in una delle rare interviste che concesse – Ferrari mi aveva affidato la 125 perché corressi sul circuito di Piacenza. C’era trepidazione, si esordiva con un 12 cilindri a V di 60° che aveva suscitato molte perplessità negli avversari. Ma la macchina dimostrò subito di essere competitiva. Rischiai di vincere: ero in testa a due giri dalla fine quando un guasto alla pompa di benzina mi fermò”. Auto Italiana cita anche, tra le difficoltà avute in gara, un problema alla lubrificazione, per cui Cortese si era trovato per circa metà corsa a correre con “moltissimi giri del suo generoso 12 cilindri mancanti”. Ristabilita la piena efficienza del motore “inizia un inseguimento formidabile in cui batte ripetutamente il primato del circuito”. A circa due terzi della gara Cortese passa in testa, ma deve ritirarsi per uno “stupido guasto” che rovina il risultato e la giornata. Ma quello che doveva essere dimostrato era stato dimostrato: la 125 era un’ottima macchina. Al IX G.P. di Roma, corso sul circuito di Caracalla il 25 maggio, la vittoria non gli scappa: è la prima vittoria assoluta nel palmares Ferrari. “Buon per noi – è il commento di Auto Italiana – e per gli altri nostalgici, che il vincitore Cortese ha rappresentato ai nostri occhi quella vecchia guardia di piloti di cui dianzi dicevamo e complimentandolo a fine corsa ci sentivamo un po’ più in ambiente da Gran Premio. Franco Cortese è oramai un pilota che vanta un ventennio di attività corsaiola. Il suo stato di servizio è dei migliori e se pure, per forza di cose, ha particolarmente militato nelle file della categoria sport, sino all’anteguerra nella massima classe però, ha sempre dimostrato di valere, e molto, anche nella classe corsa, e non poche sono anche qui le sue vittoriose
affermazioni”.

La 125 S non fu l’unica vettura Ferrari guidata da Cortese, che sperimentò anche la 159S, la 166 S, la 166 SC, la 166 MM, la 166 F2. L’anno in cui raccolse il maggior numero di allori, con questo marchio, fu proprio il primo: oltre al gran Premio di Roma, si impose anche al circuito di Vercelli, di Vigevano e di Varese. Ma il 1947 fu anche l’anno che doveva dargli l’amarezza più grande. Con il consueto stile conciso, è lui stesso a descrivere ciò che successe: “Correvamo sul circuito di Modena. Mi fermai ai box dove circolava allora una vera folla di curiosi. In quegli spazi angusti piombò Bracco che per evitarmi fu costretto a una brusca deviazione e ferì un gruppetto di persone. Ferrari mi accusò di essermi fermato male. Ne fui offeso e me ne andai”. L’episodio citato da Cortese si riferisce alla tragica gara svoltasi sul circuito di Modena nel 1947, dove non vi fu soltanto qualche ferito, ma cinque morti, e la gara venne sospesa al ventiquattresimo giro. Sembra che la vettura di Cortese fosse ferma ai box, effettivamente, e che Bracco, che correva su Delage, per evitarla piombasse come un proiettile sul pubblico, ferendosi anch’egli gravemente. In realtà Cortese non uscì affatto dalla squadra (fu pilota ufficiale della casa fino al 1949 e poi nuovamente nel 1951), ma sicuramente questo incidente, di cui era stato considerato corresponsabile, amareggiò ed avvelenò gli animi, e i rapporti rimasero tesi.

Bracco e Cortese, comunque, non per questo rinunciarono alle corse. Si diedero un’ultima volta formidabile battaglia alla Targa Florio del 1951, dove Cortese, su Frazer Nash, si impose dopo un emozionante duello. “Bravo Cortese!” scrissero i giornali il giorno dopo. “Una vittoria meritatissima, questa, che conferma che Franco Cortese è un grande, un eccellente campione. Egli ha mostrato nel finale, quando era incalzato dalla temeraria foga di Bracco, la forza del suo cuore e del suo polso … e ha girato sulle strade delle Madonie con lo stile e l’autorità di un campione di vasta esperienza”.

Stile, eleganza, consumata esperienza: questo era Cortese.»

Donatella Biffignandi
Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia” Torino
Per La Manovella
7 novembre 2003

- AISA, Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia” Torino, Virtual Car

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