Articoli del 9 novembre 2009

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Finale Lancia Club Challenge 2009 a Balocco: resoconto e confronto tra MiTo e Delta HF Integrale, di Piero Vanzetti

di Redazione alle 13:46

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«Sono passati 15 giorni da quando ho avuto l’occasione di provare l’Alfa Romeo MiTo Quadrifoglio Verde sulla pista di Balocco. Sono di nuovo in pista ma questa volta a bordo di della versione stradale della regina dei Rally: la Delta HF Integrale 16v.

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Il confronto è denso di significati: Lancia contro Alfa Romeo, trazione integrale contro trazione anteriore, pura interazione tra automobile o sofisticati controlli elettronici e soprattutto 20 anni di tecnologia, 200 CV del vecchio Lampredi contro i 170 CV del nuovo Multi-air. Paradossalmente la MiTo, che è classificata come una segmento B (ancorché ai limiti della categoria), è decisamente più grossa della Delta che era classificata come segmento C. Più lunga, più alta, più larga e con un passo maggiore. Anche le ruote sono enormemente più grandi su cerchi da 17″ mentre la Delta monta degli oggi comuni 15″.

L’occasione di mettere le ruote in pista viene offerta dalla Lancia Club Challenge. Purtroppo la scelta dell’organizzatore di effettuare una sessione di regolarità ha penalizzato le evoluzioni sul tracciato Misto Alfa. Tuttavia sono riuscito ad effettuare alcune prove per mettere a confronto le due vetture.

L’accelerazione della Delta, è decisamente più corposa dovuta alla cilindrata maggiore e alla assoluta assenza di sistemi antinquinamento. Partendo da fermo all’inizio del rettilineo principale, si arriva alla staccata della prima variante a 180 km/h. Anche i freni della anziana Signora di Torino, nonostante le pinze anteriori siano flottanti contro le bellissime Brembo fisse a 4 pistoncini dell’Alfa, sono decisamente più validi perché assai più modulabili: i freni della MiTo patiscono lo sgradevole comportamento attualmente in voga di erogare tutto il notevole potere frenate appena si appoggia il piede sul freno, ma non reagire successivaemnte in modo significativo all’aumento o la diminuzione della pressione esercitata. Anche una staccata da 150 km/h fino a quasi fermarmi (avevo calcolato decisamente male la distanza dell’ultimo pressostato ed ero mostruosamente in anticipo) con tanto di pastiglie fumanti non ha messo in difficoltà l’impianto della Delta.

Veniamo ora alla maneggevolezza delle vetture: il Dynamic Suspension di Alfa Romeo offre decisamente un comportamento dell’auto molto sincero ed efficace e, complice il passo più lungo, la MiTo è molto più stabile. Per contro la Delta sembra essere più propensa ad assecondare le richieste del guidatore e poi, la preponderanza di coppia al retrotreno rende l’uscita dalle curve molto più efficace ed appagante. In curva si sente distintamente quando l’auto va in appoggio sulle sospensioni esterne e quando si dà gas si sente che viene caricata ulteriormente la sospensione posteriore; a questo punto la traiettoria del retrotreno si allarga leggermente consentendo di concludere la curva in un four wheeel drift molto efficace ed emozionante. In questo caso la sfida è decisamente impari, ma rimane decisamente impressionante la qualità del lavoro svolta per fornire alla MiTo la sua dinamicità.

Il cambio della MiTo è a 6 rapporti con una eccellente manovrabilità dei leveraggi mentre la Delta ha solo 5 rapporti con una manovrabilità approssimativa e gommosa degna della vecchia Ritmo 60 con cui è imparentata. I rapporti sono ben scalati in entrambe, ma i rapporti più lunghi della Delta, l’erogazione del vecchio 2 litri turbo un po’ scorbutica visto che non gradisce girare al di sotto dei 2000 giri/min, richiedeono un uso del cambio piú attento. L’allungo in alto sembra premiare ancora la Delta visto che nelle marce basse non fa muro se non oltre i 7000. Ne consegue che mentre con la MiTo affrontavo i tornantini della variante che precede la curva di Lesmo in seconda, con la Delta devo usare la prima. In questo caso, però occorre dosare adeguatamente il gas per sfruttare in modo efficace il sovrasterzo di potenza.

Al pomeriggio, dopo un sontuoso pranzo a buffet, ci viene riservata la possibilità di girare sul Langhe, e non appena il Pompiere Rigolone ci dà il via libera, sorpasso tutte le ancor più anziane signore (Fulvia, Flaminia) che mi precedono e con pista libera cerco di riprodurre la guida che avevo impostato con la MiTo. Mi accorgo però che la Delta mi spinge ad allungare di più rendendo più impegnative le staccate. Forse la percorrenza in curva è più rapida con la MiTo in virtù degli pneumatici più moderni ed estremi (sulla Delta monto dei Michelin Pilot 205/50VR15) e del Dynamic Suspension, ma l’uscita di curva è decisamente più rapida con la trazione integrale, portandomi a raggiungere velocità maggiori nei rettilinei e quindi richiedendomi frenate più impegnative. Dopo alcuni giri sul tracciato di 8 km, vengo raggiunto dalla Stratòs gruppo 4 in livrea Pirelli, cedo quindi strada alla prima regina dei Rally di Casa Lancia, mentre in lontananza vedo i primi doppiaggi, cioè quegli amici del club che non hanno voluto chiedere troppo dalle loro auto. Mi passa anche una Delta Evoluzione 2 bianca, vettura che beneficia di notevoli innovazioni meccaniche rispetto alla mia (carreggiate maggiorate, turbina più piccola, cerchi da 16”, freni con pinze Brembo a 4 pompanti, servosterzo migliorato ed alleggerito).

Sono stanco e lascio il tracciato. Guidare la Delta richiede un impegno psicofisico notevole anche perché nonostante la servo assistenza, il volante è decisamente pesante. Mi metto quindi a bordo pista a scattare alcune foto e ad ascoltare i ricordi di Rigolone che parla dei piloti che hanno girato a Balocco: Bruno Giacomelli, Patrick Depailler, Eddie Cheever, René Arnoux, Andrea De Cesaris. Ci racconta per esempio, che Giacomelli a Balocco era velocissimo e pulitissimo e che probabilmente non era in grado di reggere la tensione in gara visti i risultati che non hanno confermato le sue aspettative di Campione Europeo di Formula 2.

Inizia a farsi scuro, e rientriamo in cascina per la premiazione. Come sempre io e Davide Bretti ci siamo piazzati a metà classifica.

La giornata è stata bella come quella di due settimane fa. Tra la Delta che è un mito di fatto, e la MiTo Quadrifoglio Verde che porta un nome difficile chi vince? Visto che Aldo “il Pinza” ha lavorato ad entrambe e che sulla targhetta della mia auto c’è scritto Alfa Lancia Industriale, mi piace pensare che siano l’esempio del modo italiano di costruire automobili».

- Piero Vanzetti per Virtual Car

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