F1 – E – PM concept, di Paolo Martin

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Era il 1968 quando Paolo Martin realizzava in Pininfarina la Ferrari Sigma GP, forse il prototipo più rappresentativo di vettura di formula 1 nella storia del design automobilistico. Come potrebbe essere reinterpretata oggi la Sigma GP? E’ lo stesso Paolo Martin ad offrircene una versione aggiornata nella tecnologia, nel design e nella motorizzazione elettrica.

«Nel 1968 totalmente digiuno di conoscenze tecniche realizzai la Ferrari Sigma GP. Avevo a disposizione un motore con sospensioni, una pedaliera e il gruppo anteriore, neanche un disegno. Quel progetto,grazie al l’ottimo lavoro delle maestranze Pininfarina che hanno interpretato ed eseguito tutto ciò che mi veniva in mente, ha lasciato il segno tanto che dopo quasi cinquant’anni ogni tanto vi è un riferimento a questa o quella soluzione, tutto inventato di sana pianta, sfido chiunque a sostenere il contrario.

Ora, dopo molti anni con l’evolversi delle tecniche costruttive, dei materiali e dell’elettronica, finalmente vi è qualcosa di nuovo: mi riferisco alla Formula “E”. Siamo agli albori, ma in un futuro molto prossimo ci dimenticheremo di quella infinità di organi meccanici che si muovono alternativamente in un motore con un rendimento di lavoro massimo al 30 per cento, mentre con l’utilizzo dell’energia elettrica siamo al 98 per cento.

Preso dalla curiosità nel misurarmi nuovamente in un settore che conosco marginalmente ho proposto un “assieme” di componenti collocati in modo semplice e coerente. La struttura portante è composta da una trave a sezione circolare in nido d’ape e kevlar, è noto che il “tubo” e strutturalmente ottimo sia assialmente che in torsione, inserito in una cella di sopravvivenza a forma ovoidale in lega di Ergal e carbonio.

Il motore elettrico, dietro il pilota, è avvolto da una camera di raffreddamento con prese dinamiche, con temperatura massima di 200 gradi contro gli 800 gradi del termico, e facile da gestire. Il gruppo anteriore è composto da due motori elettrici indipendenti che lavorano solamente per ridurre o correggere il sovra o sottosterzo con funzioni di recupero di energia durante la marcia. La carenatura aerodinamica è puramente indicativa e adattabile a esigenze specifiche.

Il progetto è rappresentato volutamente con le linee di costruzione in modo da esprimere nel modo migliore l’aspetto tecnico evitando il realismo del rendering e lasciando, per quanto possibile, un po’ di immaginazione all’appassionato.»

Paolo Martin per Virtual Car

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