di Sergio Chierici alle 15:50
E’ con grande piacere che pubblichiamo questa intervista esclusiva da noi realizzata a Flavio Manzoni, Director Creative Design del Volkswagen Group, che cogliamo l’occasione per ringraziare pubblicamente. Le domande si riferiscono alla Volkswagen Concept Up!, e più in generale al futuro del design Volkswagen, che già ha mostrato un’ulteriore fase evolutiva nella recentissima concept Space Up!
1. In quanto tempo la Concept Up! è stata progettata e quante persone hanno partecipato alla definizione stilistica del progetto?
«La Up! è stata sviluppata in circa 6 mesi: un tempo molto breve se consideriamo che non è solo una Concept Car, ma una vettura di nuova concezione orientata alla produzione. Il progetto è partito a fine Febbraio ed è stato uno dei primi del “nuovo corso” di Volkswagen.»
«Già a Gennaio le nuove linee guida del Design VW (su cui ho lavorato con un team di sole quattro persone) erano ormai definite, e la UP! si prestava perfettamente ad essere interpretata con l’essenzialita e la purezza dei grandi capolavori del passato.
I designers coinvolti nel progetto sono stati molti, a dimostrazione dell’interesse e del valore strategico del progetto, soprattutto nella fase iniziale della ricerca dove abbiamo sviluppato 3 proposte di esterni e diversi concetti di interni.
Una volta fatta la scelta definitiva il team si è ridotto a circa 12 creativi, tra esterni, interni, color & trim e interface design (strategico quest’ultimo per il valore aggiunto di innovazione e semplificazione del rapporto uomo-macchina).»
2. E’ vero che nella definizione dello stile ci si è ispirati alla figura umana – ad esempio, ad un volto per quel che riguarda il frontale? Questo concetto è esteso anche ad altri particolari dell’auto?
«Il design della UP! è volutamente essenziale e puro, basato su proporzioni perfette (grazie al notevole lavoro fatto sul package) e sull’armonia degli elementi. Il frontale in particolare è basato sui nuovi criteri di design che ritroveremo declinati in modo rigoroso (ma flessibile) sulle vetture della nuova generazione VW.
Trattandosi di una citycar, è chiaro che l’interpretazione del nuovo family feeling è volutamente più espressiva e simpatica, più “umanizzata”.
Nonostante il linguaggio formale sia basato su figure quadrangolari “addolcite” e ispirate all’industrial design con un tocco anni ‘70, è il particolare layout degli elementi che colpisce per la forte espressività, comunicando simpatia e grinta al tempo stesso (in questo senso è “antropomorfica”); ma l’human touch è senz’altro una caratteristica che abbiamo voluto conferire a tutta la vettura, dentro e fuori. Il posteriore è semplice ed espressivo come il frontale, volutamente iconico.
L’interno è amichevole, piacevole anche al tratto, ed è completamente privo di fronzoli; grazie soprattutto al nuovo touch-screen col quale si possono gestire tutte le funzioni della vettura in modo semplice e intuitivo (e per il quale mi sono battuto tanto assolutamente convinto che questo è il futuro, la naturale evoluzione del M.M.I.) che ha permesso di eliminare tutti i tasti dalla plancia.»
3. Oltre alla semplicità e alla razionalità costruttiva, quanto ha pesato nella definizione dell’estetica il motore posteriore, e quanto l’eco-sostenibilità e la necessità di adeguamento alla normativa sugli urti?
«La scelta di un ritorno al motore posteriore è stata importantissima e determinante. Innanzitutto è un ritorno alle origini di VW, basti pensare al Maggiolino e al T1 Transporter, e poi ha permesso di migliorare l’intera architettura di questa city-car: grazie al passo molto lungo (2464 mm) ha l’abitacolo più spazioso della categoria, nonostante la lunghezza contenuta (solo 3445 mm).
Gli sbalzi sono cortissimi propio in virtù del motore posteriore: la mormativa urto pedone impone una certa distanza tra motore e “pelle” esterna, che in questo caso non è più necessaria.
L’ecosostenibilità è garantita dalla leggerezza e dall’efficienza di questo motore, e dall’impostazione low weight di tutta la vettura (che si traduce in una riduzione dei consumi).»
4. Abbiamo trovato interessante l’ampliamento delle carreggiate rispetto al corpo vettura, tale da far sembrare molto grandi i cerchi, che in realtà hanno misure standard per le vetture odierne: l’auto sembra più bassa e più larga, senza essere “sfrontata”. Sarà una caratteristica estetica anche delle prossime Volkswagen, o è stata studiata in modo specifico per le forme e le dimensioni della Up!?
«Non potrei immaginare una futura VW senza questa caratteristica! è propio l’enfasi sugli archi ruota, che emergono dal volume semplice e continuo, uno fra gli stilemi più importanti che connoteranno la futura produzione VW.
Non una scontata accentuazione della “spalla” come fanno altri costruttori, semmai un volume principale che comunichi solidità e pulizia d’insieme, e ruote posizionate agli estremi in modo da conferire alla vettura un effetto di stabilità e di aderenza al terreno. Credo sia il modo migliore per interpretare il design di questo marchio, facendo buon uso dei vantaggi tecnici dei nuovi packages.»
5. L’originale coda, nella quale l’ampio lunotto funge interamente da portellone e comprende altri elementi funzionali, disposti in modo singolare, sarà ripresa anche nella versione di serie o verrà semplificata?
«La coda della UP!, oltre al fatto che è un interessante connubio tra product design ed espressività, è un bell’esempio di “design to cost”.
Il lay-out degli elementi è semplicissimo, il portellone è espressamente in vetro “a giorno” per alleggerirne il peso (non ha bisogno di un frame metallico), i fanali sono posizionati dietro il vetro per stare sulla parte fissa della carrozzeria e permettere un profilo del lunotto senza riseghe.
Inoltre i componenti dei fanali sono simmetrici.
L’intenzione è rispettare questa originale soluzione anche nella vettura di produzione.»
6. Quanto delle interessanti funzionalità interne è trasferibile nella produzione di serie, almeno negli allestimenti più costosi? E, stilisticamente, verrà conservato l’attuale aspetto “minimal”, o la vettura di serie avrà interni più tradizionali?
«Gran parte di esse verrà portata sulla vettura di serie, con alcuni accorgimenti ovviamente. Diciamo che il look della concept car potrebbe essere quello degli allestimenti top e più sofisticati, o “life style” se vogliamo.
Ma la modularità dei macro-componenti di questo interno permette interpretazioni anche più “minimal” e spartane (per esempio dedicate ai mercati emergenti) senza comprometterne il pregio estetico.»
7. Come mai gli specchietti sono perfettamente rotondi? C’è un rapporto stilistico con il corpo dei fari e lo stemma centrale, o ci sono altri motivi funzionali e/o estetici?
«Sono rotondi perchè siamo partiti dall’idea di avere diversi componenti simmetrici, come p. e. i moduli interni di proiettori e fanali. Il rapporto stilistico fra essi e lo stemma, volutamente enfatizzato, è basato principalmente su un’esiganza di armonia ed equilibrio d’insieme.»
8. E’ il periodo in cui si ridefiniscono gli stemmi di numerose Case automobilistiche; nella Up!, a parte le dimensioni e le modalità “espositive”, lo stemma sembra non mutare molto rispetto a quello storico. Cambierà a breve? E vedremo anche un restyling dello stemma Skoda (ad esempio, interamente cromato)?
«Ci sarà solo qualche messa a punto per valorizzarne la tridimensionalità e la visibilità, come già mostrato sulla UP!.»
9. Abbiamo notato nella Up! un ritorno a certi stilemi Volkswagen ripresi dal passato del marchio, seppure reinterpretati in chiave moderna: “l’orizzontalità” delle linee del frontale rispetto alle recenti calandre cromate “verticali”, la centralità del marchio VW anche a livello di definizione del design, l’impiego di linee semplici e razionali, ecc. Per certi aspetti (ad esempio, il contorno della finestratura, il montante posteriore importante e l’ampio lunotto che lascia “vedere” molto gli interni) ci è sembrato di scorgere un richiamo addirittura alle Volkswagen anni ‘70, come la prima Golf, o la Polo / Audi 50 di Bertone. Saranno queste le linee guida nell’individuazione del DNA Volkswagen del prossimo futuro, a partire dalla prossima Golf VI?
«Sono felice di questa bella analisi!
Abbiamo lavorato tanto sull’estetica della vettura perchè fosse la prima espressione completa del “nuovo corso”, e soprattutto perchè il suo linguaggio formale fosse autoesplicativo.
Il design è un meta-linguaggio e ritengo importante un approccio al design che rifletta ogni intenzione e ogni scelta in modo chiaro e comprensibile, senza retorica o over-styling. Le citazioni sono belle quando sono discrete e non inficiano la modernità dell’oggetto.
La concept UP! è il “door opener” della nuova generazione VW; pertanto rivedremo gli stessi principi applicati in modo intelligente sul resto della gamma. In particolar modo il criterio della semplicità e del „less is more“, senz’altro in controtendenza rispetto al bisogno di stupire e di eccedere in barocchismi o nel ricorso all’ornamento, che è il trend odierno.»
10. Se Volkswagen tornerà ad uno stile più razionale e “composto”, secondo il principio di veicolo ben costruito e funzionale, che strada prenderà il futuro design Skoda?
«Stiamo lavorando su uno sviluppo del Design Skoda in senso evolutivo, senza brusche discontinuità. Ritengo che questo marchio abbia oggi una sua chiara identità e personalità che lo rende ben riconoscibile rispetto ai concorrenti.
Per me ha un forte potenziale creativo.»
11. Un’ultima domanda: quanto c’è di… “italiano” e quanto di “tedesco” nello “spirito” del design della Up!?
«Il risultato di questo progetto molto importante per il futuro di VW è ovviamente frutto di un lavoro integrato, dove le cultura tipicamente tedesca del marchio non poteva non emergere, anzi era un impegno che ci siamo presi fin dell’inizio.
A parte il fatto che io sono italiano, e Walter De Silva lo è ugualmente, c’è un aspetto che mi piace evidenziare: credo molto nella possibilità di interpretare questo marchio in chiave “industrial” anzichè in modo banalmente “automotive” (nel senso di evitare di ricadere in luoghi comuni tipici del design automobilistico).
Volkswagen è forse uno dei pochi marchi che oggi se lo possono veramente permettere. E credo nella necessità di ispirazioni che vadono anche al di là del propio D.N.A.
Perciò ho trovato determinante l’ispirazione al design italiano degli anni ‘70, in particolar modo al cosidetto stile “Tecno-chic” (definizione che mi piace usare anche per descrivere le nuova estetica di VW) il quale, grazie all’opera magistrale di architetti come Zanuso, Sapper, i fratelli Castiglioni (solo per citarne alcuni), ha reso famoso l’approccio italiano allo stile e all’”estetica sociale”.
Se c’è un oggetto che accosterei alla UP! è sanz’altro il famoso televisore Brionvega “Algol” che considero un’opera d’arte intramontabile.»
Flavio Manzoni
Director Creative Design
Volkswagen Group
Wolfsburg, 2007-10-10
[domande di Sergio X1/9, Dr. Pianale, FastFreddy per Virtual Car]
***
ENGLISH TRANSLATION
CarBodyDesign.com
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Ringrazio Manzoni per la disponibilità e approfitto per fargli i complimenti: credo sia uno dei pochi designers in grado di interpretare con questa lucidità la filosofia di un marchio…sono sicuro
che il nuovo corso stilistico darà grandi risultati. Buon lavoro!
Commento di FastFreddy — 26 ottobre 2007 @ 22:34
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