di Sergio Chierici alle 18:13
Vi invitiamo a leggere l’emozionante resoconto della prova in pista effettuata su due Lancia di straordinaria importanza per tutti gli appassionati del marchio torinese, e in generale di automobilismo sportivo: la Fulvia Rallye 1,6 HF (”la Quattordici”) di Sandro Munari, detto “il Drago”, e la Delta HF Integrale 16v di Juha Kankkunen.
Autore del test drive, documentato anche dai video che proponiamo in coda all’articolo, è Piero Vanzetti, appassionato intenditore (e guidatore) di Lancia storiche, nonché autore del sito web di riferimento per gli amanti della Lancia Fulvia e delle altre Lancia del passato (www.alma.it/vanzettip/fulvia).
Grazie all’amico Piero e… pronti a partire!
Sulla coda del Drago
di Piero Vanzetti
Tutto è cominciato nel 1972 quando il Drago a bordo della Fulvia stava guidando sulle strade nevose del Turini.
Le prove speciali di notte sono difficili ed estenuanti, anche se i tifosi si assiepano lungo il percorso. L’avversario da battere è quel mastino di Bernard Darniche sulla Renault Alpine a110. Le Porsche no, sono troppo lontane ed a remare con il motore a sbalzo ed in questo caso troppi cavalli. Darniche si permetterà di vincere il Montecarlo nel 1979 con la Stratòs semiufficiale Chardonnet, azzardando la salita innevata del col del Turini con gli slick perché aveva saputo che nella discesa dal colle la strada era asciutta.
Insomma un cattivo cliente per il Drago. Ma all’Alpine hanno chiesto troppo ed il cambio cede, quindi al Drago non resta che amministrare il resto della gara e portare a casa il meritato bottino.
E’ una vittoria di portata storica, che fornisce finalmente la giusta visibilità al rallysmo in Italia. La Fulvia Rallye 1,6 HF telaio alleggerito 818.540*002256 targata TOE24266 diventa per tutti gli appassionati la Quattordici, per il suo numero di gara. Al termine della carriera l’auto viene ceduta e dopo anni di abbandono, Lancia la ricompera e la restaura. Ultimamente hanno anche corretto un piccolo errore sulla livrea, cioè il cofano è nuovamente nero opaco.
Sabato 2 dicembre 2006 in occasione della ultima prova del Challenge 2006, l’auto viene portata sulla pista del centro di sicurezza di Orbassano e messa a disposizione dei soci del Lancia Club che hanno partecipato alla competizione.
Così mi viene data la possibilità di guidare il sogno di tutti fulvisti sportivi e non. Con un certo calcolo, evito di essere il primo a fare il giro, aspetto un pochino affinché l’auto sia calda per non avere remore. Certo, sarebbe opportuno andare molto prudenti e non richiedere nulla alla meccanica, che all’epoca Gianni Tonti aveva verificato erogare 166,3 CV al banco, ma dopo 40 metri, ogni scrupolo che avevo in partenza si è dissolto. Lo sterzo, assai diretto (verrebbe da pensare che abbia le leve 815.330 su una scatola La5) risponde molto bene ed in movimento è leggero nonostante la gommatura su cerchi stellone 7J13. Gli pneumatici sono relativamente recenti (solo 5 anni e comunque ancora dignitosi sull’asciutto). Il cambio testone ha una fluidità in cambiata notevole, rimane solo la lunghezza dei movimenti. Nota dolente i freni, che insomma, ecco, è come li avessero dimenticati in garage.
La Quattordici si dimostra molto leggera e docile da condurre.
Spettacolare la pedaliera, che sembra fatta apposta per il punta-tacco con il pedale dell’acceleratore più vicino a quello del freno che sulle auto di serie.
Sarà che guido Fulvia da 20 anni, ma dopo solo un centinaio di metri mi sembra di aver fatto centinaia di km su quell’auto.
Insomma, una volta entrato in pista non riesco proprio a trattenermi a darci del gas. D’altronde, trattando con una Regina è necessario seguire il protocollo.
Entro quindi in pista in seconda, apro, passo in terza, allungo un pochino, metto la quarta che mi sembra la giusta marcia per una curva sopraelevata per non trovarmi impiccato all’uscita a causa dei rapporti corti e sfruttando il cambio ravvicinato, esco, tiro a 7200 e sono in quinta. Arrivo a 7000 giri (secondo i miei calcoli dovrei essere a 130 km/h, ipotizzando che l’auto abbia un 7/41). Alzo il gas e l’auto ha un improvviso scarto a destra. Deve essere un problema telaistico perchè accelerando e rilasciando non si manifesta il solito serpeggiare che accade quando occorre sostituire un braccetto. Non ho il tempo di spaventarmi perchè l’abitudine di tanti anni mi fa correggere l’auto con un lievissimo controsterzo. Raddrizzata la macchina, colpo di freni e scalo. Affronto la seconda parabolica del circuito in quarta, esco e riapro fino a 7000 e di nuovo in quinta fino a 7000. Rilascio con maggiore dolcezza il gas, evitando scompensi, e mi preparo a scendere di 3 marce per entrare in una stretta curva a destra, con l’asfalto coperto dalle foglie. Ci vuole cautela perchè i guard-rail sono assai vicini. Infilata la macchina nella curva apro tutto, ma la ruota interna destra inizia immediatamente a sgommare. Raddrizzo di colpo per far prendere aderenza ed eseguo l’ultimo piccolo allungo per poi rallentare entrando nella piazzola dei box (in realtà è uno steering-pad).
I 166 CV, purtroppo sono si sono un po’ persi nel tempo, ma la risposta e la reattività al pedale del gas sono tutt’ora sublimi. Certo bisogna tenere regimi che in epoca di diesel sono inconcepibili, ma il bello è proprio quello.
Che emozione, non vorrei più scendere, ma è il momento di lasciare provare ad altri un analoga emozione.
Chi credesse che il racconto fosse finito, si sbaglia perchè prosegue con un’altra vettura campione del mondo che è stata portata in gara da Kankkunen. Si tratta di una Delta HF Integrale 16v targata TO11981R, in assetto da sterrato.
Anche in questo caso il timore è forte per la potenza della vettura (qualcosina in più di 300CV), e un bel cambio ad innesti frontali che non avevo mai provato. Partire non è facile perchè la prima è alquanto lunga e occorre avere qualche cavallo per far muovere l’auto. Così al primo tentativo lascio spegnere il motore. Pollice sul pulsante e adesso parto come si deve.
Meraviglioso il servosterzo, leggero ma assolutamente reattivo, terribili i freni senza servofreno, durissimi. Probabilmente avrebbero avuto bisogno di un’adeguata scaldata.
Il cambio è duro e preciso, con innesti ancora più rapidi di quelli dello ZF di serie con quei suoi leveraggi così approssimativi. Poi la rapportatura ravvicinata fa il resto. Lo vorrei sulla mia Delta.
Il turbo ha una risposta assai più rapida del modello stradale al punto che non ho praticamente mai sentito il turbolag.
Entro in pista in seconda, accelero e passo rapidamente in terza ed in quarta per affrontare il primo curvone. Guido in modo conservativo perchè le gomme da sterrato non garantiscono il massimo della tenuta. Apro ed in un attimo arrivo in sesta. Non mi piace il contagiri digitale a cristalli liquidi, non si legge e quindi non ho molto idea del regime al momento della cambiata ma penso di aver cambiato sempre verso i 7000. Al fondo del primo rettilineo sono ad una velocità apparente di 150 km/h, forse anche 160, è difficile calcolare quando si raggiunge così in fretta tale velocità. Freno, con una certa fatica e scalo 2 marce, purtroppo sul quinta quarta, mi parte una vergognosa gratta. Esco dalla curva e di nuovo arrivo a circa 160 e mi appresto a rallentare per infilarmi nella stretta curva a destra. Quando accelero, ovviamente non c’è perdita di motricità e in un attimo sono di nuovo attorno ai 100km/h.
Purtroppo anche questo giro è finito e devo scendere da questo gioiello.
La cosa che mi rende più orgoglioso è che sia la FSZ che la Delta non sono così distanti dalle loro sorelle da competizione.
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Video dei giri di pista, realizzati dal “navigatore” Davide
La Delta HF Integrale 16v guidata da Kankkunen nel mondiale 1991
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.. e mitico Munari! Un sogno occupare il ruolo di navigatore con un pilota del suo caibro
Commento di Guido — 25 gennaio 2007 @ 20:37
l’occasione era più unica che rara… ma chi le ha fatte queste riprese? si vedono solo le mani del guidatore..
Commento di piero — 18 febbraio 2007 @ 22:57
[...] Dopo l’emozionante prova in circuito della vettura “reale”, siamo lieti di pubblicare questo attento e completo resoconto di Piero Vanzetti sulla riproduzione in scala 1:18, firmata Auto Arts, della “Quattordici”, la Lancia Fulvia Rallye 1,6 HF portata al successo al rallye di Montecarlo 1972 dal “Drago” Sandro Munari e da Mario Mannucci. [...]
Pingback di Virtual Car » Lancia Fulvia Rallye 1,6 HF 1:18 Auto Arts vista da Piero Vanzetti — 29 maggio 2007 @ 18:49
ma l’alfista Paolo Cantarella, mentre distruggeva questo marchio, non ci aveva insegnato che la Lancia non ha mai fatto auto sportive?
Commento di Marco — 13 novembre 2007 @ 20:24
salve!
io sto cercando una lancia delta integrale usata a qualunque prezzo.
per info:
die89granata [at] hotmail [dot] it
Commento di diego — 23 gennaio 2008 @ 10:07
[...] Sarà una delle star del prossimo Salone di Ginevra, ai primi di marzo. Ecco la nuova Lancia Delta, un nome fortunato nella storia della Casa torinese, legato anche a grandi prestazioni sportive. Vi ricordate le HF che vincevano al rally di Montecarlo? Disegnata dal Centro Stile Lancia, la nuova Delta ha l’ambizione di riprendere la tradizione delle “grandi” Lancia – dall’Aprilia all’Appia, dalla Fulvia alla Beta, dalla Prisma alla Dedra fino alla Lybra – e torna a presidiare il segmento delle berline medie. Delta è lunga 4,5 metri, larga 1,8 metri ed alta 1,5 metri. Misure che, unite al passo di ben 2,7 metri, dovrebbero garantire un’abitabilità straordinaria per la categoria. La Casa garantisce poi che gli interni, avolte punto dolente di tante auto italiane, in questo caso sono al top, silenziosi e luminosi, con materiali pregiati e colori armoniosi, per un grande comfort di viaggio. Il padiglione in materiale fonoassorbente garantisce grande silenziosità di marcia, mentre la luminosità è garantita dall’ampia metratura delle vetrature laterali e, optional, del tetto apribile GranLuce, in cristallo che ha avuto molta fortuna sulla Musa. Il sedile posteriore è scorrevole con schienale reclinabile, in modo da avere il bagagliaio modulabile. In più, la nuova Delta offre un pieno di tecnologia nel campo dell’intrattenimento: Hi-fi Bose con lettore CD ed MP3 con comandi al volante, sistema “Blue&Me”® realizzato con Microsoft, anche in versione NAV, e un nuovissimo sistema di navigazione satellitare studiato con Magneti Marelli. I propulsori sono tutti turbo, sia i benzina sia i diesel, con potenze da 120 CV fino a 200 CV, e cambi tutti a sei marce – manuali, robotizzati o automatici. Le prestazioni dei motori sono completate da una meccanica collaudata e ottimizzata per comfort ed handling attraverso l’impiego dell’ESC (Electronic Stability Control), sistema di controllo della stabilità evoluto e da soluzioni tecniche uniche nella categoria quali, per esempio, le sospensioni SDC (a controllo elettronico dello smorzamento) che esaltano ancora di più il piacere di guida -lancia-delta-hf: le news in tempo reale (fonte Google News) [...]
Pingback di Anteprime: Lancia presenta Delta, berlina sportiva » Panorama.it - Auto e moto — 6 febbraio 2008 @ 08:51
[...] pilota di rally con la squadra HF, dagli esordi con la Lancia Flavia Coupé alle vittorie con Fulvia Coupé e Stratos. Il racconto parte da lontano, dall’infanzia alle gare nei kart, e percorre le [...]
Pingback di Sandro Munari protagonista al Lancia Tour Italian Design di Torino | Virtual Car — 30 settembre 2008 @ 17:37