Design: alcune proposte nei primi saloni USA del 2016

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Continuiamo l’analisi di alcune nuove proposte di design, con i relativi bozzetti di stile, presentate ai primi eventi del 2016 negli Stati Uniti, come il CES di Las Vegas dedicato all’elettronica e lo storico NAIAS di Detroit, più strettamente orientato alle auto di produzione. Alcune proposte si muovono nel segno della continuità, altre invece appaiono decisamente di rottura: chi avrà la meglio?

Lo schieramento delle automobili che andranno a popolare le strade statunitensi sembra porre l’accento su due filoni principali, rappresentati da modelli esemplificativi, come coupé o berline coupé dalla connotazione fortemente sportiva ed emozionale. La conferma del successo di queste due tipologie di design è data non solo dal riscontro di pubblico e nei social, ma anche dai premi al design assegnati anche durante i saloni stessi.

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Da una parte, abbiamo lo stile della Buick Avista Concept, una coupé sportiva sinuosa ed elegante, forse una delle più apprezzate in assoluto del Salone di Detroit. Sono passati più di 8 anni da quando la Opel Insignia, anticipata dalla Insigna GTC concept (non a caso, una coupé), ha dato una svolta in senso dinamico al design “compassato” delle auto General Motors dell’epoca, influenzando modelli internazionali. Ora GM, fortemente ridimensionata nei marchi ma sempre presente in tutto il mondo, ringiovanisce l’immagine di un brand premium come Buick, ben presente in America e anche in oriente, che volendo potrebbe anche avere un futuro europeo. Lo fa andando sul sicuro, ossia accentuando quelle caratteristiche che qualsiasi scuola di design insegnerebbe oggi ai propri allievi: fiancata morbida, montante posteriore inclinato, cofano lungo, parafanghi muscolosi, proporzioni accentuate in larghezza con padiglione il più basso possibile, e in più “occhi” sottili e pungenti, con un’ampia mascherina anteriore, qui dal nuovo logo ancora più facilmente riconoscibile. Un design che in molti hanno voluto accostare alla Tesla Model S, ma che ha anche altre celebri antenate, come ad esempio le Aston Martin di Henrik Fisker e quelle successive, che in parte ispirano anche il design Kinetic II delle ultime Ford, o le ultime Jaguar di Ian Callum, che però hanno tratti ancora più marcati. E poi ci sono alcune proposte, storiche e non, di Zagato, ad esempio per il taglio del finestrino posteriore. Un tipo di design efficiente dal punto di vista del marketing, perché una sportività elegante, un po’ scolastica ma immediatamente percepibile, aumenta la probabilità di far esclamare “che bella auto!” al primo sguardo.

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L’alternativa viene proposta dalle case giapponesi, soprattutto dai tre brand premium “trapiantati” negli USA: per fare nomi e cognomi, Lexus LC 500 di Toyota, Infiniti Q60 di Nissan e la concept Acura Precision, di Honda.

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Tutte e tre le automobili, presenti a Detroit, sviluppano un tipo di design lontano dai canoni di “bellezza” classica, attraverso l’esasperazione di linee, forme, trattamento delle superfici, andando a cercare l’effetto spettacolare anche in dettagli secondari, in una sorta di post-barocco industriale. Al punto tale che il “conteggio” del numero delle linee, o l’osservazione di ogni singolo particolare, è un’operazione non immediata, e a volte richiede anche di vedere la vettura sotto angolazioni inconsuete.

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Una sorta di “effetto shock”, e in certi casi anche una discendenza da un certo gusto orientale, anche di tipo grafico, che ha una storia ben definita anche al di fuori del mondo automobilistico. La Acura Precision, poi, esaspera le forme totali di una berlina per trasformarla in una coupé futuribile, le cui linee tesissime sembrano disegnate a china, e i cui elementi marcati e spigolosi non mancano però di definire un insieme scultoreo. Certe soluzioni possono essere anche discutibili nella forme e nella composizione generale, però va riconosciuta una certa dose di coraggio, con il tentativo di fare qualcosa di “mai visto prima”.

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A questo proposito, diventa interessante il paragone tra la recentissima Mercedes-Benz Classe E di nuova generazione, ultimo frutto del pensiero del centro stile guidato da Gorden Wagener, e l’ancor più recente Genesis G90, berlina di debutto del neonato brand premium di Hyundai.

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Guardando i bozzetti di stile delle due vetture, viene quasi in mente un paradosso: vista la provenienza da Volkswagen e dintorni dei responsabili di Genesis, Peter Schreyer e ora anche Luc Donckerwolke, e il loro approccio ad un design emozionale ma razionalista “alla tedesca”, non potrebbe essere Genesis la Mercedes “possibile” dell’era post-Sacco?

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Sicuramente razionale, nel più puro concetto del design funzionale, sono invece le proposte elettriche del gruppo Volkswagen: la Volkswagen Budd-e Concept nasce soprattutto dalla definizione di un “salotto” interno variamente sfruttabile, e quindi ingentilisce e personalizza esternamente il concetto di stanza a parallelepipedo; la Audi h-tron quattro Concept acquisisce quegli spigoli vivi che riportano indietro alla Audi quattro, 80 o 100 di scuola Italdesign, di impronta più mediterranea, ma sempre nell’alveo dello stile concreto e coerente.

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Brevissima nota, infine, sulla Chrysler Pacifica, non una supercar ma ultima erede di uno dei primissimi minivan automobilistici della storia automobilistica recente. Il design obbedisce a concetti come l’aerodinamica, o il movimento della luce nelle superfici, e modernizza lo stile molto squadrato delle corrispondenti vetture attuali. Guardando però l’andamento della piega sulla fiancata, o il taglio del finestrino posteriore, non può non venire in mente la Lancia Delta III, o in parte anche l’ultima Ypsilon. La cosa curiosa è che forse un acquirente americano non se non accorgerà mai, mentre ad un italiano questo appare con più evidenza. Nelle più recenti Chrysler, traspare il tentativo di un design sfruttabile anche da Lancia, che nel caso della Pacifica potrebbe teoricamente anche verificarsi, visto che alla fine la Voyager è stata la più apprezzata tra i modelli Lancia totalmente “made in USA”.

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In generale, le case cercano di distinguersi nel design, in forme più o meno tradizionali, ma su architetture che si stanno timidamente muovendo verso altri orizzonti. Forse, quando quel processo di trasformazione sarà completato, ad esempio con l’arrivo generalizzato della guida autonoma o dell’auto “connessa”, allora il design potrà farsi coraggio e puntare a forme nuove, nate per svolgere una diversa funzione.

– Sergio Chierici per Virtual Car

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