Citroën E-Mehari: l’icona francese ora è elettrica

eemehari

Citroën, a differenza di altre case automobilistiche, non è mai piegata al retrodesign, o alla rievocazione esplicita di modelli del passato: ai due estremi della filosofia della Casa, in tanti richiedono periodicamente riedizioni della celebre DS, e della simpatica e iconica 2CV. Citroën ha fatto la scelta di mantenere la sua filosofia, facendo diventare DS un marchio premium autonomo, e proponendo idee e principi su altri modelli, come il caratteristico “arco” della finestratura della C3 (soprattutto la prima serie, di Donato Coco), il concetto di auto “utile” ed economica di C-Cactus e C4 Cactus o alcuni schemi del design della DS Revolte concept. Ora Citroën guarda al passato in modo ancora diverso, riproponendo in chiave moderna la Mehari del 1968, fuoristrada leggero su base 2CV/Dyane molto popolare anche in Italia. Oltre al nome E-Mehari, vengono ripresi la filosofia originaria e qualche elemento stilistico, ma ora il motore è totalmente elettrico, grazie alla collaborazione con il Gruppo Bolloré.

In parte anticipata nello stile dalla Citroën Cactus M concept dell’ultimo Salone di Francoforte, la E-Mehari ha ingombri diversi rispetto alla C4, analoghi a quelli della Bolloré Bluesummer: la vettura è lunga 3,81 m, larga 1,87 m e alta ben 1,65 m. Il frontale riprende gli schemi delle ultime Citroën, con la mascherina anteriore al centro che funge da paraurti e vano porta-targa, le sottili luci in alto ai lati del double chevron e le luci laterali in appositi vani a forma di rettangolo arrotondato, come le cornici dei fari della Mehari storica; in basso, una protezione nera che circonda l’intera vettura e marca ancora di più la vocazione autostradale. Della prima Mehari, una “vasca” interamente in ABS colorato, viene ripresa l’idea della carrozzeria in plastica termoformata dai colori vivaci in ogni parte, operazione facilitata proprio nel frontale, data l’assenza di prese d’aria per radiatore e motore termico.

La Mehari del 1968 aveva una grande quantità di nervature nella carrozzeria in plastica, che avevano fini estetici, ma anche di irrobustimento strutturale; le nervature orizzontali vengono “citate” nelle portiere, dotate di cerniere esterne -nell’originale le portiere si potevano togliere del tutto, o sostituire con una catenella, come in una vera “spiaggina”. La vista laterale della Mehari d’epoca faceva risaltare l’altezza da terra, con una grande distanza tra le ruote 2CV e il pianale; la E-Mehari esalta invece le dimensioni delle ruote, come in una SUV compatta, con parafanghi ampi e sporgenti. La ribaltina della Mehari originaria, con i piccoli fari laterali, è ripresa anche dalla E-Mehari, come pure la struttura leggera superiore: la vettura originaria poteva totalmente privarsi del tetto, mentre la nuova elettrica dispone di un parabrezza con cornice più spessa e due roll-bar fissi, sui quali possono essere montate le coperture che si chiudono con un sistema laterale a scomparsa, su ampie vetrate trasparenti, e che consentono varie possibilità di apertura. Gli interni storici erano essenziali, e soprattutto modulari, con la possibilità di far “sparire” il divano posteriore; la nuova ha 4 sedute più convenzionali, con quelli posteriori ribaltabili e un bagagliaio da 200 a 800 litri. Numerose le combinazioni cromatiche tra carrozzeria (blu, arancione, giallo e beige), interni (beige o rosso arancio, con stampa centrale ispirata al mondo degli sport nautici, in TEP impermeabile) e copertura del tetto (nero o rosso arancio).

La batteria Bolloré LMP (Lythium Metal Polymer) da 30 kWh di capacità, alimenta un motore elettrico da 68 CV; la ricarica può avvenire in 8 ore con una presa da 16A, e in 13 ore con un connettore domestico da 10A, mentre la velocità massima è di 110 km/h, con percorrenze che vanno dai 100 km in strade extraurbane ai 200 km in città. Prodotta nello stabilimento PSA di Rennes, la E-Mehari è stata presentata a Parigi, in concomitanza con Cop21, la conferenza Onu sul clima; sarà in vendita dalla primavera del 2016.

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