Autostyle 2017, conclusa la grande festa del design con conferenze, esposizioni e concorso

Ancora una volta, il professor Roberto Artioli, a capo di Berman SpA la nota azienda di componenti e accessori originali automobilistici, ha fatto centro: nella suggestiva cornice di Villa di Bagno, presso Mantova, la quattordicesima edizione di Autostyle è stata una vera festa di design. Accanto ai giovani concorrenti del concorso Autostyle Design Competition 2017, provenienti dalle principali scuole di automotive design europee, c’è stata la conferenza sul design tenuta dai protagonisti dell’automobilismo internazionale, e un’esposizione di vetture recenti, degne di un vero salone automobilistico.

Partiamo da una breve descrizione delle conferenze sul design, nelle quali ogni anno alcuni designer delle principali case automobilistiche o centri stile, espongono il risultato del proprio lavoro, facendo cogliere dettagli sempre di grande interesse. Dopo gli onori di casa di Roberto Artioli, e la presentazione generale di Erik Dubois, che ha sottolineato come Autostyle sia un evento unico fatto di persone, di futuro e di sogni, è stata la volta di Robin Page, più volte presente alla manifestazione, ma ora direttore generale dello stile Volvo. L’intervento è stato incentrato sul lavoro del centro stile, che ha tre sedi (California, Goteborg, Shangai) e che nel centro europeo impiega 270 persone. Il lavoro di rinnovamento della gamma Volvo, che è partito dalle tre concept -tra cui la coupé del 2013 vista in anteprima proprio ad Autostyle, si è poi realizzato nelle vetture di serie XC90, S90 e V90, è proseguito con le SUV XC60 e con la recentissima XC40, presentata da Maximilian Missoni. Particolarità del design la volontà di creare una famiglia di SUV progressivamente più compatta, mantenendo un comune DNA e un interno in essenziale stile scandinavo, anche per la scelta dei materiali, ma con personalità spiccate: la nuova XC40, l’unica delle tre SUV ad essere inedita nella gamma Volvo, è la più divertente, anche con carrozzeria bicolore, e ha elementi singolari, dal frontale simpaticamente ispirato ad un “bulldog”, al particolare trattamento di parafanghi e finestrino posteriore, fino allo studio dei materiali interni per i diversi livelli di finitura (i tessuti pannelli porta impiegano anche bottiglie in PET riciclate) e una ricerca per realizzare molti vani portaoggetti.

Compito di Alessandro Maccolini, da vent’anni in Alfa Romeo, è stato invece quello di spiegare il design della nuova SUV Stelvio, in un anno dalle ricorrenze particolari -107 anni di Alfa Romeo, 55 anni di Giulia, 50 anni di 33 Stradale. La Stelvio nasce su un progetto condiviso, definito “Giorgio” per il nuovo pianale, che ha debuttato con la nuova Giulia; ha nel DNA i precedenti esperimenti di Sport Utility e Crossover di Alfa Romeo, come la concept Kamal del 2003, la fuoristrada Matta del 1952, o la 156 Crosswagon del 2004, la cui idea di station wagon “alta” è oggi diffusa in molte proposte internazionali. Il legame con la Giulia è evidente nelle forme esterne, con «stessi ingredienti in quantità e posizioni differenti», e impiego di una fiancata scolpita seppure alta, di una forma sfuggente del padiglione e di una coda tronca a fini aerodinamici che ricorda le storiche SZ E TZ, e permette di ottenere un CX di 0,30. All’interno, gli elementi sono più o meno gli stessi di Giulia, ma con una plancia alta e meno orientata verso il guidatore; c’è uno studio anche delle comodità per i passeggeri, così come un impiego di materiali “reali”, che come per le altre finiture sono derivati da studi di oggetti e stili anche in settori diversi dall’automotive. Prossimamente la Stelvio, che ha già fatto incetta di premi in Germania, arriverà nella versione Quadrifoglio, che ha realizzato l’ormai già celebre tempo di 7’51.7 al Ring.

Assente Flavio Manzoni perché impegnato in Ferrari, è stato compito dei giovani del Centro Design (Alberto Agnari, Federico Acuto, Francesco Russo, Fabio Massari) descrivere le ultime creazioni di Maranello, la 812 Superfast e la recentissima Portofino. Per la 812 Superfast le linee guida erano chiarissime: realizzare la 12 cilindri più potente di Ferrari, con un design iconico e scultoreo -cabina corta e arretrata, cofano lungo, linee curve ma sempre in tensione e rivolte verso il basso, integrazione tra pieni e vuoti, frontale a “due layers” con prese d’aria sul cofano e calandra inferiore, coda racchiusa da una linea che determina uno stacco aerodinamico, e con linee orizzontali per accentuare l’effetto di larghezza. Si tratta comunque di design, per cui ogni forma contribuisce alla realizzazione di performance di altissimo livello. All’interno, grandi novità rispetto alla F12, con una struttura più leggera e flottante, simile a LaFerrari, e impiego di linee longitudinali e a diapason, per una plancia drive oriented ma con un’area per schermo e cassetto per il passeggero, e le particolari bocchette tonde e con il nuovo diffusore d’aria centrale. Un’ambiente nel quale tutti gli elementi appaiono totalmente integrati, anche quando non sono fisicamente collegati tra loro. Di natura diversa è invece la Portofino, nome in codice F164, per la quale si è scelta una strada diversa: si è partiti dalla tre volumi California T, per realizzare una due volumi fastback, sfida difficile considerando le problematiche tecniche di una coupé-cabrio. Tra gli elementi iconici e funzionali, la linea con doppio muscolo lungo davanti e corto dietro, il padiglione unico, l’estrattore dietro la ruota anteriore; anche il frontale ha un diverso “sorriso” inferiore e nuove prese d’aria, mentre dietro la disposizione “allargata” degli elementi ha generato un richiamo alla coda tronca delle Ferrari storiche. All’interno, ci sono elementi simili alla 812, ma meno marcatamente sportivi, cercando di incorporare al meglio l’integrazione di tecnologie come l’infotainment, ma senza trascurare il DNA Ferrari; anche i sedili richiamano temi classici ma su un volume nuovo e molto più asciutto.

Curioso e originale l’intervento di Mitja Borkert che, per introdurre la Huracán Performante, ha innestato un dialogo con alcuni ragazzi del centro stile, realizzando una specie di breve dimostrazione definita “Performante Art”. Partendo dall’idea Lamborghini di realizzare qualcosa di sempre nuovo, che non rinuncia però mai ad essere performante su strada, si sono riproposte mediante pannelli e interventi “live” tre fasi del processo di design: gli sketches preliminari, una grande vista laterale con l’impiego di nastro nero per definire dettagli e profili, e un modello tridimensionale in scala per cogliere proporzioni e forme, fino alla “Painting Performante”, un vero e proprio dipinto raffigurante la vettura su strada in modo artistico, ma significativo, per coglierne l’essenza.

Un ex-Lamboghini è invece ora passato a dirigere Italdesign, sempre nel gruppo VW-Audi: Filippo Perini ha mostrato le nuove idee per un’azienda che si è ritrovata in crisi e soprattutto orfana del fondatore, ma con una forza lavoro di ben 1000 persone. Crisi come opportunità: il 90% delle attività di design, prototipazione e ingegnerizzazione è ora fornito a marchi al di fuori del gruppo tedesco, ma la conoscenza di tutti i problemi automobilistici ha portato di nuovo allo sviluppo della produzione di vetture autonome. Italdesign era già in grado di produrre circa 500 vetture l’anno, tutte B to B e all’interno del gruppo: ora con la nuova Zero Uno e la nascita di uno specifico reparto “Automobili Speciali”, con un nuovo logo ispirato al “Toret” di Torino, si è tornati a fare auto autonome, prodotte artigianalmente e in piccolissima serie, sulla base del pianale Audi R8-Huracán e con un performante V10 fornito da Audi Sport. Le vetture realizzate previste sono 5, vendute due in Europa, una in medio oriente, una a Hong Kong e una in Russia. Costruita da “mani” che conoscono bene il lavoro, ma con un metodo importato da Lamborghini che prevede la vettura finita in 9 mesi dal foglio bianco. Interessanti il video e le tre foto di presentazione prima di Ginevra 2017, realizzati con le vetture ancora non esistenti, ma al fine di convincere i potenziali clienti a comprare soprattutto “design italiano”. Compito di Alessandro Serra è stato descrivere il prodotto, caratterizzato da una parte alta sensuale e omogenea -tranne la citazione degli sfoghi sul passaruota- e molto aggressiva nella parte inferiore; la sottile presa d’aria anteriore esagonale costituisce una nuova brand identity, mentre l’intero frontale a Y si ispira al percorso dell’aria nelle formula 1; dietro, con il curioso scivolo a scarichi laminari, l’ispirazione è alle vetture endurance e alle moto degli anni ’70 e ’80, sempre con motivi funzionali come il raffreddamento e lo studio dei flussi dell’aria. La vettura è stata quindi protagonista dei principali saloni ed eventi dopo Ginevra, da Torino a Goodwood, da Pebble Beach e Best of Italy a Salon Privé,

Infine, la Bugatti Chiron con il suo entusiasmante W16 quadriturbo. La presentazione iniziale, a cura di Achim Anscheidt, responsabile dello stile, è stata caratterizzata da un dipinto di una delle Bugatti di Campogalliano, donato a Roberto Artioli, e posto accanto alla maquette della Chiron presente nel parco esterno. Ad Aldo Mario Sica, già vincitore di una versione precedente di Autostyle, è andato il compito di descrivere dettagliatamente ogni elemento dell’auto, a cominciare dal frontale dagli iconici 8 elementi a LED e la calandra a ferro di cavallo. La forma segue sempre la funzione, come dimostra la Bugatti line (a forma di C) della fiancata, che è in realtà presa d’aria, e che si ritrova anche a definire gli elementi dell’abitacolo. Una forma che è insieme “beast”, con un grande elemento posteriore in carbonio che è attualmente il più ampio per una vettura di produzione, e “beauty”, con la pinna centrale di origine Atlantique o la luce riflessa in modo omogeneo dai parafanghi posteriori; da notare anche l’ampio alettone posteriore che fa anche da freno, la luce posteriore in un pezzo unico e l’intera coda che funge da sfogo d’aria. All’interno, gli elementi in materiali pregiati sono disposti in zone avvolgenti per guidatore e passeggero, eleganti e molto sportive.

Queste le relazioni dei designer, per anticipare la premiazione finale: ai ragazzi provenienti dalle principali scuole di design europee è stato chiesto di realizzare elementi originali per alcune vetture e concept car di recente produzione, valutati da un’ampia giuria tecnica di designer. I vincitori sono stati:

Categoria Urban-Crossover:
Hsu Ko-Han (Taiwan, IED Torino)
Categoria Sport car:
Jose Raul Salas Sarabis (Umea Institute of Design Sweden)
Premio del Pubblico Wacom:
Samuele Dell’Oro (Politecnico di Milano)
Auto and Design Creativity Award:
Samuele Dell’Oro e Jose Raul Salas Sarabis

Infine, una nota sulle vetture esposte, visibili nella galleria e nelle foto pubblicate in diretta nella pagina Facebook di Virtual Car: il professor Artioli riesce sempre a stupire, portando novità di primissimo piano, che hanno debuttato nei saloni più recenti, o addirittura mai viste in precedenza. Ovviamente, le supercar sono state al centro dell’attenzione generale, con due vetture marcianti, la Huracán Performante e la particolarissima Zero Uno Italdesign nella vistosa livrea rossa e nera, e due in modelloni di test, la Ferrari Portofino e la Bugatti Chiron, fornite di elementi non finiti o provvisori, ma ricchissimi di fascino. Oltre a queste vetture, c’erano altre auto lussuose o premium, dalle Mercedes C ed E Cabrio alle Maserati Ghibli, Gran Cabrio e Levante, dalla Stelvio in una versione stradale alla nuovissima Range Rover Velar, fino ad un’accattivante Lexus LC 500h, una delle auto più suggestive della rassegna. E poi vetture di tutti i giorni, ma non prive di interesse: la Ford Fiesta Vignale, la Seat Ibiza, la Citroen C3 Aircross, la Jeep Compass, le più recenti versioni di Suzuki Swift e Nissan Qashqai, l’auto dell’anno Peugeot 3008 e la 308 restyling, le Volvo XC60 e XC40 trattate nella presentazione. Una festa in allegria, per celebrare gli uomini dietro la creazione di un’automobile, e anche il futuro dell’automobilismo, che rinnova già l’appuntamento per la prossima edizione.

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