di Redazione alle 15:35

L’annuncio che la Legge Berselli fosse in dirittura d’arrivo apparso su una rivista di auto d’epoca ha probabilmente avuto un effetto… scaramantico: il decreto è stato infatti rinviato a data non definita. A questo punto vorrei esprimere le mie aspettative da appassionato di auto storiche, e individuare gli interventi legislativi a mio parere necessari in un’eventuale nuova legge sui veicoli storici.
Gli spunti di riflessione riguardano essenzialmente:
1) tassa di possesso
2) assicurazioni
3) revisione per i veicoli iscritti ai registri art 60 CdS
4) limiti ambientali alla circolazione dei veicoli
Tassa di possesso
La tassa di possesso è uno degli ostacoli più evidenti al collezionismo, soprattutto dopo l’intervento dell’ultimo governo Prodi che ha innalzato anche in modo significativo (in certi casi superiore al 35%) il prelievo fiscale per il semplice possesso di un veicolo non ecologico indipendentemente dall’utilizzo che se ne fa.
Ricordo che la tassa di possesso di un veicolo è solo in funzione della potenza del suo motore, non tiene conto della capacità contributiva del proprietario, non tiene conto del valore del bene tassato: con il passare del tempo, salvo rare eccezioni, incide in modo sempre più elevato. Paradossalmente quando il valore del veicolo comincia a risalire per effetto della sua storicità, la tassa di possesso viene affrancata dalla normativa vigente
Faccio un esempio estremo: l’appassionato che volesse conservare una Lancia Thema Turbo 16v terza serie si vedrebbe costretto a pagare una tassa pari ad almeno il 25% del valore di mercato dell’auto, mentre il proprietario di una Lancia Fulvia Coupé 1600 HF (vettura in trend di elevata rivalutazione) gode dell’esenzione. Giocoforza la Thema verrà rottamata o venduta all’estero, in entrambi i casi con un impoverimento del panorama automobilistico anni ’90, che oggi non è ancora percepito come storico, ma tra 10 anni lo sarà sicuramente. Panorama già profondamente intaccato dai contributi alla rottamazione.
In effetti, la tassa di possesso potrebbe essere eliminata in favore di un incremento del costo del carburante di poche decine di centesimi: il principio è semplice, lineare, democratico e decisamente ecologico: chi più consuma più paga. Una soluzione di questo genere, inoltre avrebbe un notevole vantaggio di semplificazione burocratica rendendo inutili le attuali strutture di controllo regionali di pagamento dei bolli auto. Inoltre ASI, Registri Storici e Club riconosciuti tornerebbero a fare il proprio lavoro associativo e di certificazione che non deve avere valore giuridico.
La legge 342/2000 aveva voluto introdurre un automatismo sull’esenzione al pagamento della tassa di possesso, ovvero i veicoli trentennali godono automaticamente dei vantaggi fiscali. Si è anche inserito il discutibile concetto delle “auto di interesse storico e collezionistico” e si è attribuito ad ASI e FMI l’obbligo di stilare una lista di modelli di veicoli esentabili. FMI ha ottemperato in modo pieno al mandato della Legge, ASI no…
È comunque comprensibile e per certi versi condivisibile l’obiezione posta da ASI: una Lancia Rallye 037 si salverà sempre ed il proprietario non sarà più di tanto condizionato dai costi della tassa di possesso; il proprietario di una Beta Trevi VX coeva, al contrario lo sarà. Tuttavia ASI, dopo aver preso accordi con le singole Regioni, pretende anche il rinnovo della quota associativa per continuare a considerare di interesse storico e collezionistico un’auto, mettendo in qualche modo in una situazione fiscalmente non corretta i soci che non rinnovano la quota associativa. Solo alcune Regioni (Piemonte, Lombardia ..) riconoscono altri enti certificatori. Le battaglie giuridiche (vedi i ricorsi dell’Ing. Dario Di Bello che è riuscito ad ottenere di autocertificare la storicità della propria vettura) e legislative che si sono svolte in questi anni traggono origine da questa confusione.
La proposta di legge Berselli sembra voler ulteriormente rafforzare l’operato e il ruolo di ASI e dei tre registri riconosciuti dall’Art. 60 del CdS che si sono inseriti nell’agone – senza dimenticare ACI e CSAI.
Basandosi su quanto previsto da un organismo internazionale come la FIVA si è cercato di introdurre il principio di certificabilità solo dopo i 25 anni. Purtroppo si perde l’automatismo fiscale in base all’età, costringendo gli appassionati sottostare i vincoli imposti da ASI e dai registri. A giustificazione si è addotta la scusa che tante persone utilizzano quotidianamente una storica per eludere la fiscalità: la grossolanità di tale affermazione non è mai stata contestata presso le riviste del settore. Eppure qualunque persona, con un minimo sindacale di esperienza sui veicoli d’epoca, sa che circolare con un veicolo con almeno 20 anni sulle spalle presenta problemi e costi che annullano l’eventuale vantaggio fiscale: prestazioni non più adeguate, cicli di manutenzione ravvicinati, difficoltà di reperimento dei ricambi di meccanica e quasi impossibilità di reperimento di quelli di carrozzeria, soprattutto in una fase in cui l’attività di rottamazione si sta spostando dalla conservazione e rivendita del pezzo “usato” al rapido smaltimento del materiale.
Inoltre, in questo modo si mette in difficoltà chi ad oggi ha un veicolo ultraventennale già in esenzione cancellando un diritto già acquisito. Come risolvere il problema? La proposta di legge prevede di attuare una radiazione temporanea per i veicoli dai 20 ai 25 anni che saranno esentati a patto di non circolare… La soluzione proposta è fortemente discutibile, e anche per certi versi inattuabile: quale danno, infatti, può provocare il mancato utilizzo per 5 anni ad un veicolo d’epoca? Quali saranno i costi necessari a riattivare il veicolo, in termini di meccanica e di carrozzeria? Quale sarà il valore del veicolo, sottoposto necessariamente ad un ulteriore restauro e quindi ad ovvia svalutazione? Sarebbe più logico far pagare e basta: qualunque proprietario di Delta Integrale (circa 500 euro) continuerà a versare la tassa di possesso fino a che la vettura avrà 25 anni…
Assicurazioni agevolate
Vorrei sottolineare che il contratto assicurativo di responsabilità civile, per quanto vincolato da alcuni principi di legge, è un contratto di tipo privatistico tra compagnia ed assicurato. Sta quindi alla compagnia porre i vincoli necessari per tutelarsi contro eventuali abusi. Lo stato attuale delle cose è sufficientemente semplice ed efficace, quindi ulteriori modifiche legislative difficilmente potrebbero portare vantaggi agli appassionati di auto d’epoca.
Più interessante, invece, potrebbe essere l’ottenimento di una maggiore tutela in caso di danneggiamenti da parte di terzi. Nonostante il fatto che ogni tanto la giurisprudenza ammetta che il veicolo d’epoca sia un oggetto d’affezione il cui valore può superare quello di mercato del bene, è assai difficile che i risarcimenti versati coprano completamente i danni di un sinistro. Occorre però molta cautela perché un intervento legislativo, che sarebbe a sfavore delle compagnie assicurative, potrebbe risultare in conclusione nell’aumento dei costi assicurativi per le storiche.
Revisione annuale
La revisione annuale per i veicoli iscritti ad ASI o ai registri storici è un’assurdità in quanto veicoli con identiche caratteristiche ed età vengono considerati in modo diverso a seconda della presenza di un atto privato, peraltro neanche registrato dalla DTT. La soluzione più semplice, sarebbe quella di eliminare l’obbligo annuale di revisione per i veicoli iscritti ai registri.
Ugualmente errato sarebbe il previsto allungamento a 4 anni dell’intervallo tra 2 revisioni. Per diretta esperienza posso affermare che ai raduni molte delle auto d’epoca si presentano con impianti frenanti in condizioni precarie, principalmente per l’utilizzo saltuario, e con pneumatici impresentabili per vetustà, ma tanto ammirati nelle sessioni di omologazione presso i registri di cui sopra perché conformi all’equipaggiamento originale. Una cosa importante da ottenere sarebbe che i criteri di verifica a cui i veicoli debbono sottostare siano conformi all’epoca di produzione del veicolo stesso, ma la stessa DTT sembra già muoversi in questo senso.
Limiti ambientali alla circolazione
Se letta attentamente, la proposta di legge Berselli pone alle limitazioni di circolazione per motivi di emissioni solo una soluzione di facciata, lasciando comunque l’ultima parola ai Comuni. Quindi, a parte l’introduzione del principio il quale afferma che l’impatto ambientale dei veicoli storici è decisamente irrisorio, non introdurrebbe alcun vantaggio reale per il proprietario di un veicolo storico.
Altre considerazioni
Curiosa, ancorché inutile, la proposta di adottare un adesivo indicante la storicità del veicolo. Non sarebbe più opportuna l’introduzione di innovazioni veramente utili quali la possibilità di ottenere la riproduzione in formato originale delle targhe nere, o addirittura la possibilità di riesumare la targa originale con cui il veicolo è stato immatricolato la prima volta? Non sono poche le auto storiche circolanti con la targa che riproduce il formato in uso all’epoca dell’immatricolazione del veicolo, ma come numerazione corrisponde alle targhe arancioni o addirittura bianche!
Perché non viene concessa in modo automatico e semplificato la possibilità di montare pneumatici di misura diversa rispetto all’originale quando queste non sono commercialmente disponibili? L’iter attuale, che prevede l’ottenimento del nulla osta da parte della casa costruttrice e la successiva visita in DTT è defatigante ed inutilmente burocratico
Le vetture che, pur presentando caratteristiche tecniche di serie in fatto di motore ed impianto di scarico, hanno subito modifiche per le corse quali montaggio di roll-bar ed impianto di estinzione e sono dotate di passaporto HTP ACI-CSAI, non possono circolare liberamente costringendo gli appassionati ad utilizzare un carrattrezzi od un carrello. Perché, qualora questi veicoli non abbiano subito una consistente elaborazione meccanica, non consentirne la libera circolazione con la semplice limitazione a soli 2 posti?
Vorrei sollevare un ulteriore punto assolutamente trascurato: i veicoli oggetto di Tuning. Il fenomeno che ha iniziato a diffondersi nell’ultima decina d’anni, è ancora immaturo anche a causa di una eccessiva rigidità del Codice della Strada Italiano e del modo in cui esso è attuato dalla DTT. Tuttavia le macchine modificate nell’estetica e, ove possibile, nella meccanica stanno cominciando a diffondersi. Secondo i criteri attuali tali auto non potranno essere certificate come auto storiche al compimento dei 25 anni sebbene siano un lampante fenomeno di costume che merita tutela e riconoscimento. Sarebbe quindi opportuno che nella nuova legge sui veicoli storici, se e quando sarà promulgata, si tenga presente anche questa tipologia di vetture.
- Piero Vanzetti per Virtual Car
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Ringrazio Piero Vanzatti che conosco da un bel po’ di anni, nell’articolo ci sono proprio io, wow !!!
In Umbria stiamo per arrivare a sferrare il colpo finale per abbattere il MONOPOLIO e qualunque fine di lucro !!!
Commento di gruppoverdi_veicolidepoca — 13 marzo 2010 @ 21:40
[...] E per approfondire un articolo di Piero Vanzetti per VirtualCar.it [...]
Pingback di Vespa Club Siena » Archive » Nuove normative per la reimmatricolazione — 19 marzo 2010 @ 12:25
ho letto con molta attenzione le ossservazioni e le eccezioni sollevate dal sig. vanzatti e noto molti motivi di fondatezza ma poca incisivita’ sul ruolo delle
“associazioni” abilitate ad emettere le magiche certificazioni,tanto vuote di obiettivita’, basta pagare il balzello, per ottenerla, quanto , ad attento esame parzialmente ricche di abusi di potere.E’ ora di fare chiarezza da parte del legislataore e stanare chi da ente morale, ha creato un dittatoriale potere decisinale
non conferitogli da alcuna nnormativa.
Commento di antonio — 15 giugno 2010 @ 19:56