Alfa Romeo Giulia 2.2 JTDm: una prova speciale

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«Il debutto della nuova Giulia segna una tappa importante nel rilancio dell’Alfa Romeo: per chi come me ritiene che lo schema a trazione posteriore sia una scelta tecnica imprescindibile per una berlina sportiva, e non solo un fatto legato al gusto personale, il lancio della nuova arrivata non può che farlo corrispondere alla vera rinascita del marchio. Negli ultimi trent’anni abbiamo visto auto del biscione più o meno buone ma la Giulia è quella che molti di noi volevano da sempre, una vettura in grado di primeggiare e di portare orgogliosamente il suo prestigioso marchio sul cofano, offrendosi come alternativa alle “solite tedesche” (come recita lo spot della macchina).

Ne ho provate diverse di automobili negli ultimi anni e quindi non mi emoziono facilmente ma l’Alfa è l’Alfa, uno dei marchi più prestigiosi e passionali nel mondo dell’auto, e provo per lei un sincero affetto anche se non ne ho mai posseduta una. Questa volta le premesse per fare bene c’erano tutte: Marchionne, svelando finalmente il suo volto più passionale, ha voluto il meglio per l’Alfa Romeo, chiedendo ai tecnici (anche della Ferrari) di ricominciare da un foglio bianco, come andava fatto. Ripensandoci il cavallino ha un debito di gratitudine nei confronti del Biscione e forse è venuto il momento di fare qualcosa. Mentre ripenso a tutte le implicazioni storiche e tecniche di questo lancio, mi rendo conto di essere eccitato e smanioso di vedere questa Giulia dal vivo e soprattutto ansioso di guidarla.

Mi sono presentato con la mia BMW presso un’importante concessionario della zona di Bergamo. C’è una macchina disponibile per i test-drive. Vengo accolto con grande gentilezza e disponibilità e noto che c’è parecchio movimento nel salone: buon segno. Mentre attendo il mio turno per il test-drive faccio un walk-around dell’Alfa che aspetto da 30 anni ed è proprio come me l’aspettavo: bella, bellissima. Come sempre quando ci mettiamo del nostro, inteso come gusto tutto italiano per il bello, non ce n’è per nessuno. Perfetta nelle sue proporzioni da macchina a trazione posteriore, sinuosa e sensuale, sportiva ma mai pacchiana, con un leggero retro-gusto da Maserati del nuovo millennio, la Giulia è fatta di quell’eleganza che si ritrova solitamente nelle macchine disegnate da Pininfarina (azzardo questo paragone anche se sappiamo che non è opera di questo carrozziere). Insomma, si inserisce perfettamente nella migliore tradizione Alfa Romeo, fatta di macchine belle da vedere e (speriamo) da guidare.

Forse non avrebbe guastato qualche sprazzo di originalità in più in qualche dettaglio, ma non voglio nemmeno trovare difetti quando non ce ne sono. Sappiamo quanto sia facile sbagliare in un settore iper-competitivo come quello dell’auto, fatto di macchine tutte molto simili che si marcano a uomo. Dentro la Giulia è anche più bella: il colpo d’occhio è da berlina teutonica – per soluzioni tecniche e impressione di qualità davvero buona – ma basta un’occhiata più attenta per cogliere infiniti rimandi alle Alfa del passato a cominciare dalle bocchette di aerazione e dal bellissimo cruscotto con i tipici cannocchiali. E’ stato fatto un grandissimo lavoro che fa di quest’auto una vettura moderna che riesce anche a riannodare i fili con il passato: di sicuro convincerà sia gli appassionati del marchio che il resto del mercato.

La macchina sembra peraltro molto ben costruita. Personalmente non ci perdo il sonno sulla cosiddetta “qualità costruttiva” (intendiamoci, mi piacciono le automobili fatte bene), questione quanto mai controversa e di difficile valutazione a una prima occhiata, ma secondo me il lavoro anche quì è stato portato a termine piuttosto bene: solo qualche dettaglio, trascurabile e sempre perfettibile, non sembra all’altezza della situazione (cosa che peraltro capita anche con le auto della concorrenza). Guardando e toccando la Giulia si capisce che è stato fatto un lavoro molto mirato, senza gli eccessi manieristi di alcuni concorrenti, ma perfettamente in grado di soddisfare anche l’utenza più schizzinosa.

Il posto di guida è fantastico: non ricordo di aver mai provato niente di simile su una berlina. La seduta è giustamente molto bassa (ci si sente proprio inseriti nella Giulia), per stare a contatto con la strada, ma non risulta opprimente (tutt’altro). Il volante, perfetto per dimensioni e bellissimo oltre che molto piacevole da impugnare, è proprio davanti a me, dove deve stare, con la parte superiore che sfiora lo sguardo (avrei voluto tirarlo un po’ più verso di me ma va bene lo stesso). La poltrona è confortevole e ampiamente regolabile. Tutto è a portata di mano e rivolto al guidatore. Dimensionalmente l’abitacolo è perfetto, finalmente adeguato alla categoria del segmento. Lavoro veramente impeccabile. Ancor più che nello stile della carrozzeria, quì FCA segna molti punti di vantaggio rispetto a BMW (la concorrente d’elezione per l’Alfa, come peraltro apertamente indicato dalla dirigenza). Anche per quanto riguarda le dotazioni tecnologiche l’Alfa non è più seconda a nessuno: dispone di una lista infinita di optionals e il sistema di infotainment è il medesimo (prodotto da Magneti Marelli) che equipaggia BMW, ben concepito e accattivante.

Ma guidiamola questa Giulia.

In prova c’è la versione da 150 CV manuale, con una livrea bianca che personalmente non apprezzo molto (non avere un’Alfa rossa in prova mi sembra un’eresia ma tant’è). Mi accomodo nell’abitacolo e in un attimo trovo la posizione ideale: regolo il sedile, gli specchietti, il volante, allaccio la cintura e metto finalmente in moto pigiando il tasto Ferrari-style posizionato sul volante (di Ferrari questa macchina ha veramente molto, a partire dal capo del progetto).

Il JTD prende vita scuotendo classicamente l’auto per via della coppia di rovesciamento del motore longitudinale (molto più presente rispetto al mio 6 cilindri in linea, per ovvie questioni di equilibri meccanici), cosa che, da fanatico della trazione posteriore, apprezzo. Metto mano anche al DNA settando subito in D (che sta per Dynamic, ovvero l’unica impostazione che rende giustizia alla macchina).

Partiamo… la frizione è leggera e stacca bene, come ci si aspetta normalmente (nonostante la coppia tutt’altro che modesta da gestire). Ingrano la prima marcia scoprendo innesti leggermente contrastati (giusto) e ruvidi (sbagliato, cosa questa che imputo al chilometraggio ridicolo della macchina) ma abbastanza corti, come la leva (le impressioni non muteranno durante tutta la prova). La Giulia si muove e noto purtroppo un rumore da 4 cilindri a gasolio veramente poco attraente, che non si conviene a un’auto per il resto veramente piacevole (ma arriveranno presto altri propulsori), cosa che la accomuna peraltro alla concorrenza. In compenso mi accorgo subito che lo sterzo è qualcosa di mai provato su una berlina e più affine a ciò che si trova solitamente su auto veramente sportive (anzi, dubito che molte sportive abbiano uno sterzo come questo). Il comando è molto diretto, forse un po’ leggero (ma la cosa non mi infastidisce visto che sono abituato a guidare in “punta di dita”), rapido e preciso come un bisturi. Con la mia BMW posso decidere quale centimetro di strada percorrere, con la Giulia si parla di millimetri! …fantastico! L’avantreno a quadrilateri e questo sterzo fanno veramente la differenza. Anche ad andatura turistica la Giulia ha un feedback incredibile ed è piacevolissima da condurre. Già solo questo, che è tanto in verità, basterebbe per preferirla alle “altre”, sempre che uno compri l’auto per guidarla. Ma è tutta la macchina che “gira bene”: anche il retro-treno (non meno raffinato con il suo multi-link a 4 bracci e mezzo… ispirato non a caso, parlando nuovamente di Ferrari, a quello della 488) è molto composto e segue come un’ombra le ruote anteriori. La sensazione è quella di guidare davvero una macchina sportiva, ne più ne meno, con in più tutto il comfort che solo una berlina sa offrire. Un confortevole go-kart o quasi. Praticamente impossibile metterla in difficoltà anche con manovre politicamente scorrette (ho già capito che bisogna scordarsi i controsterzi). Un po’ me l’aspettavo visto e considerato che il telaio è progettato per portare a spasso quel portento del V6 progettato a Maranello e quindi non è minimamente impensierito dal JTD.

L’unità a gasolio è piacevole ed onesta di suo ma evidentemente risulta (in questa declinazione) un pò sotto-potenziata anche se riesce a muovere con una certa facilità la Giulia (che evidentemente pesa relativamente poco come dichiarato). Il propulsore ha un’insolita cilindrata di 2,2 litri, leggermente più grande rispetto a quella dei più immediati concorrenti, ma come recita il famoso detto, niente rimpiazza i cm3 e infatti una piccola ma avvertibile differenza rispetto ai 2,0 la si apprezza. Il motore è piacevolmente più corposo (difatti assomiglia più a quello Mercedes Benz che al BMW… hanno casualmente cilindrata identica) e naturalmente a parità di potenza erogata ha un pò di teorica affidabilità in più; scelta che quindi condivido pienamente. Anche i freni sono perfettamente in linea con lo spirito della macchina: hanno un ottimo feeling, mordono alla grande ma sono anche progressivi. Un risultato pregevole considerando la tecnologia by-wire dell’impianto, molto recente ma evidentemente già matura.

In pochissimi minuti trovo il feeling giusto con la Giulia, come mi capita sempre quando provo qualcosa di divertente da guidare: in men che non si dica mi ritrovo a fare lo slalom nel traffico con una naturalezza che solo un’auto veramente a punto ti consente di avere. I sorpassi vengono piuttosto facili nonostante la macchina non strabordi di cavalli ed è un gioco da ragazzi infilarsi in ogni dove. Bellissimo. Tutto ciò accade peraltro in un’atmosfera ovattata, da auto di lusso come si conviene a un’Alfa, dettaglio per niente scontato sui modelli che l’hanno preceduta, considerando oltretutto cosa ci si aspetta normalmente da una macchina che, allestita come si deve, passa di slancio i 40.000 euro. La macchina è confortevole, come d’altronde lo sono quelle della concorrenza, cosa piuttosto incredibile considerando cosa può fare e che monta cerchi da 18″ ma tant’è. La Giulia però ha oltretutto il pregio, come molte Alfa, di non essere inutilmente rigida. Si corica poco, il giusto per trasmettere le necessarie informazioni al guidatore che quindi non si ritrova in mano un’auto asettica. Non è inutilmente sempre “piatta” ma è una vettura che comunica con rollio e beccheggio quello che sta facendo, rimanendo molto progressiva. Merito senz’altro delle raffinate sospensioni di cui è dotata e della loro messa a punto. Ottima anche da questo punto di vista e migliore di altre vetture del segmento (ma non avevo dubbi che i tecnici dell’Alfa – o della Ferrari? – avrebbero fatto come sempre un ottimo lavoro in tal senso).

Mentre provo tutte queste sensazioni mi accorgo che continuo ad allungare il giro e il venditore inizia ad innervosirsi (d’altronde mi sto divertendo!); meglio rientrare.

Bellissima, fantastica la Giulia …una vera piccola Ferrari. Diciamo che il debito di gratitudine del cavallino nei confronti dell’Alfa è ripagato. Peccato per quel motore che di Ferrari non ha proprio nulla. Quanto ci starebbe bene un 6 cilindri, anche a gasolio.»

> Federico Arrigoni per Virtual Car

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