Alfa Romeo Alfetta (1978): in vacanza sulle tracce del passato

E’ l’anno 1978, e un gruppo di adolescenti effettua una gita del catechismo nelle valli piemontesi che vanno dalla Val Pellice, Val Chisone e Val Susa. Uno dei partecipanti con la sua Kodak Instamatic Camera 100 sceglie come soggetto di una delle 24 foto del rullino un’Alfa Romeo Alfetta 1,6 di recente immatricolazione, parcheggiata assieme ad altre vetture, e immaginando un viaggio con buona musica su quella berlina sportiva.

Sono passati quasi 40 anni e nel riordinare un cassetto che contiene il depliant dell’Alfetta, salta fuori la foto fatta all’epoca. Ed ecco l’idea: tornare in quei luoghi con un’Alfetta 1,6, di colore diverso ma identica come modello, e dello stesso anno, il 1978. Ed ecco così che in una già calda mattinata di agosto, alle 5 di mattina, si parte da Brescia verso le valli piemontesi.

La protagonista della prova è un’Alfetta 1,6 seconda serie detta “unificata”, poiché aveva lo stesso stile della più grande 1,8, e con la possibilità di montare pneumatici 185/70 SR 14, a seguito della messa sul mercato dell’Alfetta 2000. Questa vettura era in origine di proprietà di un meccanico motorista alla linea di Arese, tra i premiati nel 1989 dopo la produzione del motore twin spark numero 100.000. Conservata e con soli 75.000 km, è stata adeguata ai tempi con la sostituzione dell’olio, previo pulizia del circuito con un Castrol Edge, tutto sintetico, 10W60, più un adittivo di protezione e riduttore di attriti della Liqui Moly. L’autoradio con mangianastri Philips dell’epoca, marchiata Alfa Romeo, permette grazie allo specifico connettore l’ascolto anche di musica digitale; naturalmente il navigatore ha sostituito le cartine e il carburante (benzina verde) è stato “vitaminizzato” con alcune pillole americane, non indispensabili ma ricostituenti.

Sebbene il percorso sia più lungo, si valuta di percorrere la Torino Piacenza che a parte qualche camion è normalmente meno trafficata. Si raggiunge quindi Torre Pellice capoluogo della Comunità Montana Val Pellice e centro principale della Chiesa Valdese italiana, in poco più di 3 ore percorrendo 300 km con 30 litri. Ad accoglierci un Castelluzzo sgombro da nubi: dopo il lunch nel salone Achille Deodato, alla Foresteria Valdese, annaffiato con del buon Dolcetto, arriva anche l’annaffiata dal cielo, una pioggia fine ma intensa che sembra bloccarci, ma il rispetto del programma, ci porta a salire alla frazione di Angrogna “Pra del Torno”, dove vi è uno storico Tempio con una splendida vista sulla valle. L’Alfetta, si inerpica senza difficoltà e con scioltezza, grazie ai suoi 109 CV ed anche nei tornanti non si avverte la mancanza del servosterzo.

Dopo la cena al ristorante Brasserie Free Time di Torre Pellice e il pernottamento a Villa Glicini a San Secondo, al venerdì mattina la visita al mercatino di Torre Pellice, che si stende per tutto il paese fin dopo il ponte sul torrente Angrogna. Nel ritornare per recuperare la vettura, scopriamo che la ferrovia che arrivava fino a Torre Pellice è stata dismessa ed il servizio è stato sostituito con dei pullman. Bello il murales dell’artista argentino Francisco Bosoletti che racconta con dolcezza il momento della migrazione: il dolore di chi parte, il coraggio di chi resta, la forza del cambiamento.

La nostra nuova tappa sono i laghi di Avigliana, due piccoli laghi di origine morenica, negli spazi fra diverse morene frontali concentriche che il ghiacciaio della Val di Susa produsse nel suo ritirarsi verso monte. Separati da uno stretto istmo, sono situati nel comune di Avigliana, e in base alla loro superficie vengono chiamati rispettivamente Lago Grande e Lago Piccolo. Appena prima del Santuario della Madonna dei Laghi si scende a destra per il Lago Grande, che consente una piacevole camminata. Dal grande parcheggio si vedono anche i ruderi del Castello di Avigliana. Dopo il pranzo al ristorante/pizzeria “El Mundo Nuovo”, nel pomeriggio si costeggia una parte del Lago Grande e si sale alla Sacra di San Michele. Monumento simbolo della Regione Piemonte e luogo che ha ispirato lo scrittore Umberto Eco per il best-seller Il nome della Rosa, la Sacra di San Michele è un’antichissima abbazia costruita tra il 983 e il 987 sulla cima del monte Pirchiriano, a 40 km da Torino. Dall’alto dei suoi torrioni si possono ammirare il capoluogo piemontese e un  panorama mozzafiato della Val di Susa.  All’interno della Chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia. Rispetto al 1978 i lavori di ammodernamento si vedono: dai parcheggi (minimo 2 ore, minimo 3 euro), la salita pedonale asfaltata, le strutture interne più visitabili, anche per disabili, i canti gregoriani in sottofondo nella struttura. Abbiamo conosciuto anche l’artista Fabrizio Gavatorta con la sua mostra “Il Profumo dell’ombra” che ha elaborato alcune realizzazioni aventi come sfondo le ombre della Sacra. Per il rientro da questo luogo, vi suggeriamo di inibire il navigatore da autostrada e tratti con pagamento e fare le antiche strade locali, in alcuni tratti assolutamente senza traffico e molto carini. L’Alfetta se è goduta tutti questi saliscendi con i sempre pronti 4 freni a disco e le sospensioni pronte ad assorbire le variazioni di assetto.

Sabato il programma è molto denso. La prima tappa è l’antico borgo di Usseaux nella zona di Fenestrelle. Il comune è stato recensito come uno dei borghi più belli d’Italia e insignito dal 2011 della Bandiera arancione dal Touring Club Italiano. Da non perdere i murales lungo le viuzze e nella piazzetta del borgo il cui tema spazia dalla vita contadina al mondo della natura e degli animali ed ai personaggi fantasiosi delle favole; sono circa 40 ed al visitatore è lasciato il piacere di scoprirli seguendo le indicazioni che si incontrano lungo il cammino. Abbiamo poi trovato il mulino ad acqua per cereali ancora funzionante. Da rilevare una bella iniziativa chiamata “Libri in viaggio”, un’opportunità per una lettura aperta, allo scambio semplicemente di un libro, durante il passaggio. Vi sono più punti di raccolta sparsi nel Borgo. Da Usseaux in una quindicina di chilometri si raggiunge Pragelato, dove non può mancare una visita al negozio dell’azienda produttrice dell’amaro Albergian; ancora 10 km con alcuni tornanti ed arriviamo al Comune più alto d’Italia, Sestriere (2035 m), che si trova sul colle omonimo che mette in comunicazione la Val Chisone e la Valle di Susa. Caratteristica del Sestriere i due alberghi (noti come le Torri) fatte costruire su progetto di Vittorio Bonadè-Bottino da Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat, il quale aveva acquistato per 40 centesimi al metro quadrato i terreni circostanti agli inizi degli anni ‘30. Caratteristica anche la Chiesina sopraelevata rispetto alle più recenti costruzioni dei negozi, che 40 anni fa era sola ed isolata. Anche qui, inibito il navigatore verso percorsi autostradali si può scendere a Bardonecchia, il comune più occidentale d’Italia, anch’esso noto centro per gli sport invernali, ma per noi punto di ricordo per aver pranzato al ristorante “Laghetto” annesso alla Piscina comunale. Anche qui si possono fare due passi nel centro storico con sosta alla Chiesa Parrocchiale di Sant’Ippolito dove si possono ascoltare canti gregoriani in sottofondo alla visita della chiesa.

Sempre lasciata da parte l’autostrada risaliamo la statale del Moncenisio, per ripassare al Sestriere e raggiungere quasi di fronte ad Usseaux, la nostra ultima tappa: il Lago di Laux. Se volete vivere dentro una favola recatevi a Lago del Laux: il paesaggio che si presenterà davanti ai vostri occhi è quello delle fiabe, sulle rive di un laghetto naturale. Un diamante incastonato nella montagna, dove il verde si rispecchia nelle acque di questo laghetto naturale, cirdondato da piante e prati e monti.

Il nostro tour nei bei luoghi del Piemonte volge al termine: mancano i 300 chilometri auostradali del rientro. Abbiamo anche questa volta messa in moto la macchina del tempo che ci ha fatto rivivere luoghi visitati tanti anni fa e ripercorsi con una vettura di allora. L’Alfa Romeo Alfetta, ha percorso 1000 km con ampio respiro, riconfermando la sua validità di progetto, il suo confort indiscusso, fatto di spazio interno, silenziosità ed assemblaggio corretto senza cigolii o vibrazioni. Un motore generoso che unito ad una dimensione compatta, ad una ripartizione ottimale dei pesi, la rende maneggevole anche in un uso montano e non solo a suo agio in autostrada.

> Carlo Carugati Divisione Classic www.franzoniauto.com

Alfa Romeo Alfetta (1978): in vacanza sulle tracce del passato
Tagged on:         

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Più informazioni

Il settaggio dei cookie per questo sito web è impostato su "permetti Cookies" per permetterti la miglior esperienza possibile di navigazione, Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare il settaggio dei cookie o premendo "Accetto" potrai proseguire la navigazione senza limitazioni. The Cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close