Alcune concept car da Francoforte 2017

Il Salone di Francoforte ha aperto le porte, in una versione lievemente sottotono rispetto ad altre edizioni: non certo per le case automobilistiche tedesche, che propongono tantissime novità, quanto per altre case internazionali, che non hanno auto in esposizione. Oggi il salone “centrale” per l’Europa è Ginevra, e ci sono diverse altre opportunità nel mercato globale per la presentazione delle vetture.

Virtual Car è però il sito di Automobili e Fantasia; quindi, lasciamo un attimo da parte l’attualità, con tante novità che saranno sicuramente di successo come Polo o Fiesta, ma anche con una vera e propria moda come quella dei SUV di diverse misure e caratteristiche che sembra la parola d’ordine (anche troppo) di tutte le case automobilistiche mondiali. Diamo invece un’occhiata al futuro, con alcune concept car che mostrano le tendenze di design e la tecnologia su cui un po’ tutti stanno lavorando, e “inventando” soluzioni per la mobilità.

Iniziamo con Audi, che propone due veicoli per il futuro, la Aicon e la Elaine La Aicon, auto lunga 5 metri e 44 (più di una A8), ha una linea da grande berlina aerodinamica dalle spalle larghe e dal passo lunghissimo, che la fa sembrare meno ingombrante di quando non sia in realtà, soprattutto nella vista di tre quarti. Le misure extra-large servono per impostare un particolare abitacolo-salotto, in un contesto di guida elettrica e totalmente autonoma. Tra gli elementi di design, l’assenza dei fari, sostituiti però da una curiosa maschera scura che abbraccia il single frame centrale, e che non è più una presa d’aria. Da notare anche la coerenza delle linee generali, in particolare la linea ad arco che parte dal cofano anteriore e percorre, piegandoli, i finestrini.

La Audi Elaine Concept era la precedente e-tron Sportback Concept, ed è una specie di SUV coupé a 5 porte e lunga 4,9 metri, meno futuribile della Aicon, ma con elementi di stile che si ritroveranno sulle Audi del futuro. Tra gli elementi, la grossa mascherina nera che avvolge anche qui il single frame in tinta carrozzeria, ma con una cornice simile a quella delle ultime SUV Audi, e con sottili fari all’estremità superiore nati dal prototipo del film “I, Robot”; da notare anche l’incavo nel cofano anteriore, i tratti evidenti che definiscono i parafanghi, il taglio nella parte inferiore della fiancata, e la coda molto rastremata con le luci unite in un elemento orizzontale.

BMW, che ha affidato all’ex designer Skoda Jozef Kaban il ruolo di capo del design del marchio, sta cambiando linguaggio formale, dopo l’originalità e lo sperimentalismo dell’era Bangle e l’attuale fase più immediatamente percepibile di Adrian Van Hooydonk, tuttora a capo dell’intero gruppo BMW. Si cerca qualcosa di fedele alla tradizione, ma si ridisegnano anche gli elementi più tipici, come ad esempio il doppio rene frontale: la BMW Concept Z4 ne è un esempio immediato, con una linea compatta e a cuneo, molto vicina a quella delle barchette degli anni ’50 e ’60, partendo proprio da un doppio rene largo e inclinato in avanti, e facendo gioco su ampie prese e sfoghi d’aria integrati nella carrozzeria.

Particolare è invece la lezione della BMW X7 iPerformance: al di là della moda del SUV extra-large, che ha evidentemente dei sostenitori in certi mercati, e dell’impiego dell’ibrido necessario per rendere efficiente e sostenibile lo spostamento di una massa enorme, si vede come è stato risolto su un frontale imponente e ingombrante l’innesto del doppio rene, ampio e avvolgente; da questo partono coppie di fari laser sottilissimi, che costituiscono un elemento di design molto caratteristico, e alla moda.

Più intrigante è quanto viene invece proposto nella BMW i Vision Dynamics, perché il prototipo, da cui deriverà la prossima i5, entra nel solco di quanto di più classico c’è in BMW, la tipica berlina di lusso, con guida elettrica e autonoma. Tanti gli elementi da notare, come il doppio rene che non è più calandra (con 600 km di autonomia) e sembra invece una “finestra” sulla traversa orizzontale di protezione; il cofano sollevato al centro; le piccole luci quasi scavate nel corpo vettura; e poi la finestratura laterale che ha lo stesso profilo del doppio rene (e senza il gomito di Hofmeister), il parafango posteriore molto muscoloso, le sottilissime luci posteriori ai margini di un accenno di coda classicamente BMW.

Oltre alla Mini Electric, che ridefinisce in chiave moderna e “luminosa” le forme dell’ultima generazione di Mini a tre porte destinata al motore elettrico, c’è un’altra compatta molto interessante: è la Honda Urban EV Concept. Obbedisce a una serie di criteri: è relativamente corta (3,9 metri), aerodinamica e tecnologica. Il suo design è minimalista, con la curiosa plancia piatta e in legno ma con numerosi e ampi schermi, ma anche con una carrozzeria che si ispira a certe creazioni internazionali degli anni ’70, frutto di un’estrema razionalità nelle linee, e anche di operazioni di simmetria- come ad esempio la fascia frontale con i fari tondi a LED e la fascia delle luci posteriori. I giapponesi amano il retro design, o anche semplicemente l’originalità in una vettura di piccole dimensioni: qui però sembra prevalere un concetto di efficienza funzionale che potrebbe garantire un buon successo nell’eventuale modello di serie del 2019.

In Mercedes, il punto di forza si chiama Mercedes-AMG Project One, che è praticamente una formula 1 vestita da auto stradale. Si segue la lezione Ferrari: niente appendici aerodinamiche troppo sporgenti (c’è solo l’airscape per il motore sopra il tetto con la pinna come la formula 1, mentre l’alettone posteriore è retrattile). La linea lenticolare è sicuramente molto aerodinamica, ma spinge a terra gli oltre 1.000 CV disponibili grazie ad un’affinatissimo studio dei flussi anche all’interno, come dimostrano le enormi aperture nel frontale, sul cofano e nella fiancata, e l’estrattore posteriore. Esteticamente, in ogni caso, la Project One non presenta novità significative, se non di dettaglio: il suo punto di forza è la meccanica ibrida iper-sofisticata, con un V6 e 4 motori elettrici per soli 1.300 kg di peso.

Il futuro concreto Mercedes è però rappresentato dalla EQA, declinazione di classe media delle futura serie di veicoli EQ, a motorizzazione elettrica, che vedrà la luce nel 2019. Due motori elettrici, trazione integrale, 400 km di autonomia e tanta tecnologie come i fari laser caratterizzano questo prototipo, non lontanissimo da una possibile versione di serie: tuttavia, è da notare come il nuovo corso di stile Mercedes stia finalmente abbandonando l’utilizzo sovraccarico di linee e superfici, a favore di un impianto generale fatto sempre di concavità e convessità, ma con una lodevole semplificazione e coerenza di linee e forme. Forse la ricerca di una maggior efficienza per una tecnologia che è ancora in via di sviluppo ha favorito la riduzione di certi “barocchismi”.

Per la Mercedes-Maybach Vision 6 Cabriolet, in prima europea, si studia invece la logica di una cabriolet dal lusso estremo, che, come in tutti i progetti che portano marchio o nome Maybach, risente di influssi “neo-gotici” o aerodinamici streamlined dei primi del Novecento, quando i creativi immaginavano il futuro dell’auto. Con ispirazione al mondo del lusso, dalle cromature, al blu scuro di un vestito gessato o alle finiture di uno yacht, in sei metri di carrozzeria.

Dal grande al piccolo in casa Mercedes: la smart vision EQ fortwo mostra come potrebbe essere una smart del futuro, partendo dal principio dell’automobile per il car sharing, ma anche a guida autonoma -quindi che porta un passeggero in un posto, ma che può essere programmata per arrivare in un posto anche senza guidatore. L’illuminazione blu e il bianco, colori futuribili associati all’energia pulita, sono anche la base per messaggi esterni su appositi pannelli, mentre la bolla formata dal cristallo laterale è moderna ma poco sicura: serve per mostrare soprattutto il divano e la plancia, con comandi e informazioni ma che può essere priva del volante e dei pedali.

Un accenno alla Kia Proceed Concept, nel momento in cui Pierre Leclercq è stato appena nominato responsabile del design del marchio: in concomitanza con la Hyundai i30 Fasteback, rinasce la moda delle 5 porte a coda sfuggente, impostato però su un corpo vettura a cofano lungo, molto rastremato e aerodinamico, muscoloso e dallo sbalzo anteriore cortissimo: nella concept risulta particolarmente evidente sia l’elaborazione della zona inferiore della carrozzeria, sia l’arco ribassato con il cenno di montante cromato che incornicia i finestrini. Sarà interessante vedere quanto rimarrà di tutto questo nella versione di serie, una moderna station wagon all’europea e non SUV, parente alla lontana della Rio fastback degli anni 2000 (dal design italiano).

Non c’è molto dalla Francia al Salone di Francoforte, ma una novità inedita sì: si tratta della Renault Symbioz concept, che, dopo l’accattivante e premiata Trezor, mostra il secondo progetto del secondo corso di design sotto la guida di Laurens van den Acker. Il principio stilistico sembra essere sempre quello di una forma avvolgente, nella quale le proporzioni rendono la vettura sempre più schiacciata a terra, con linee relativamente semplici e filanti, e un tetto trasparente. Qui in realtà è la tecnologia a farla da padrona: pensata per la serie entro il 2023, ha guida elettrica e autonoma, con autonomia di 500 km, schermi nell’abitacolo, e soprattutto la possibilità di interfacciarsi con un’abitazione: in questo caso, come test, la casa di 120 mq è stata creata dallo studio Marchi Architectes, per realizzare con l’auto uno scambio di energia e funzionalità.

Volkswagen presenta per il mercato “normale” la SUV urbana T Roc, ma per il futuro la I.D Crozz II, ultima versione di uno dei 30 veicoli elettrici che arriveranno prossimamente, in questo caso nel 2020. Qui c’era la necessità di ripensare a come rendere efficiente (500-600 km di autonomia con guida autonoma e trazione integrale bimotore) un veicolo a ruote alte e sezione frontale enorme, per favorire la motorizzazione elettrica: la scelta è ricaduta su una linea il più possibile rastremata e non particolarmente elaborata, ma molto caratterizzata sopra i parafanghi, accentuando il senso della muscolosità, e con un tetto rastremato da SUV-coupé fastback.

Nell’ambito del gruppo Volkswagen, c’è da segnalare, sulla stessa piattaforma, anche la Skoda Vision E, anche in questo caso una SUV Coupé ma più dichiaratamente Skoda nelle forme e nella filosofia. L’autonomia dei 2 motori elettrici è sempre di circa 500 km, ma è da notare soprattutto come viene impostato l’esterno nell’ultima configurazione: la mascherina anteriore è stata “sintetizzata” solo in alcune linee e in una fascia luminosa, la fiancata gioca in modo originale su concavità e convessità, e la coda è alta e fortemente inclinata, con targa in basso.

Al di fuori dei marchi noti, è da segnalare il ritorno di un brand tedesco un tempo notissimo, che gli eredi intendono far tornare in auge: la Borgward Isabella, dopo la SUV BX7, è una curiosa coupé dalle linee aerodinamiche ma sfaccettate, in diversi toni di blu e azzurro, con dimensioni abbondanti paragonabili a quelle di una Porsche Panamera, 4 posti, motore elettrico e 500 km di autonomia. Non si sa se diventerà auto di serie o solo prototipo da salone: è interessante dal punto di vista del design, per capire come far rinascere un marchio quando sono passati anni dall’ultima vettura di produzione.

Alcune concept car da Francoforte 2017
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