di Sergio Chierici alle 12:02

Nello stand Fiat del Salone di Ginevra 2011 non ci saranno soltanto novità recenti, come la Freemomt/Journey, la gamma MyLife, il marchio Air Technologies e la linea TwinAir di 500 e 500C, ma verrà esposta anche una celebre Fiat del passato: la Mefistofele del 1924.
La Mefistofele è un’auto da record che fu realizzata da Sir Ernest Eldridge partendo da una Fiat SB4 Corsa del 1908, vettura acquistata nel 1922 dopo una sfortunata gara del pilota John Duff nel circuito di Brooklands, che terminò anticipatamente con l’esplosione del motore. Partendo dal relitto, Sir Elridge decise di effettuare diverse modifiche, sperimentando alcune audaci soluzioni: il telaio fu allungato, modificando alcuni rottami di un autobus londinese, e venne impiegato un motore aeronautico Fiat A12 (tipo “A-12 Bis”),un 6 cilindri in linea dalla cilindrata di 21.706 cm3, che riusciva ad erogare 320 CV a 1.800 giri, grazie all’aggiunta di 4 carburatori e 4 spinterogeni al posto dei 2 magneti.
Il nome Mefistofele fu dato dal pubblico francese del circuito di Arpajon, a causa degli scoppi e degli sbuffi di fumo, ma anche del rumore “infernale” del motore con scarichi liberi: in quell’occasione, la Fiat raggiunse la velocità di 230,55 km/h, ma il record non fu omologato su protesta dalla squadra avversaria, la Delage, perché la vettura non disponeva della retromarcia, contrariamente a quanto previsto dal regolarmento. Ma il 12 luglio del 1924, nel rettifilo in terra battuata della Route d’Orléans, la Mefistofele modificata con un rudimentale sistema di retromarcia, conquistò il record mondiale di velocità (234,980 km/h), ultimo primato mondiale di questo tipo conseguito su strada.
L’esemplare unico, che apparteneva agli eredi di di Sir Eldridge, fu poi acquistato nel 1969 dall’avvocato Giovanni Agnelli, e oggi appartiene alla collezione storica Fiat: dopo un attento e laborioso restauro, è oggi in perfette condizioni di funzionamento, sia pur con le dovute cautele che un mezzo simile richiede…
- Virtual Car, Fiat
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Ad una Fiat poco italiana come al Freemont non potevano non affiancare una Fiat che di italiano ha solo l’origine, essendo frutto di elaborazioni fatte all’estero…
Commento di MPC — 17 febbraio 2011 @ 12:22