A.A.V.S. omaggia le vetture aperte ad Auto e Moto d’Epoca 2017

L’Associazione Amatori Veicoli Storici (A.A.V.S.) svolse la propria assemblea costitutiva alla Mostra Auto e Moto d’Epoca di Padova nel 1998: da allora, è sempre stata presente all’esposizione con un suo stand. Federata a FIVA (Fédération Internationale Véhicules Anciens) dal 2000, A.A.V.S. ha proposto anche per quest’anno un tema per mettere in risalto gli obiettivi dell’associazione, volti a un preciso riconoscimento formale dell’automobile storica, anche in ambito legislativo: nel 2017 l’argomento era «Viaggiare a cielo aperto». Nello stand, tre splendide macchine scoperte sono divenute il simbolo del puro piacere del viaggio, senza fretta, percorrendo strade secondarie e itinerari panoramici; il periodo, i «ruggenti anni ’20», gli anni della nascita dell’industria automobilistica, e con l’auto italiana capace di esportare il 60 per cento della sua produzione.

La prima delle tre vetture era una Diatto 20 S del 1923, dotata di un motore a 4 cilindri di 1.995 cc con carrozzeria di tipo torpedo a quattro posti, parabrezza separato per i posti posteriori e una coda definita a “bateau” perché ricorda, nella sua forma rastremata, quella di un’imbarcazione. La 20 S era considerata e pubblicizzata come una vettura dalle spiccate qualità sportive, con tante partecipazioni vittoriose alle gare sia in Italia che in Francia: tra i molti piloti che hanno gareggiato e vinto con vetture Diatto, si ricordano in particolare i fratelli Alfieri ed Ernesto Maserati che, in seguito, avrebbero fondato l’omonima fabbrica di automobili. Come la maggior parte delle fabbriche di automobili del primo ‘900, anche la Diatto ha preso le mosse da una fabbrica di carrozze operante a Torino per passare prima al montaggio in Italia di vetture costruite su licenza francese e dare, successivamente, origine a modelli progettati e costruiti in casa. La carrozzeria del modello esposto a padova 2017 è opera del carrozziere francese E. Mouche & C. di Lione.

Altra vettura scoperta popolare negli anni ’20 è la torpedo Fiat 512 prodotta dal 1926 al 1928 in 2583 esemplari. Fu costruita per rimpiazzare la FIAT 510, utilizzandone il telaio ma migliorando le sospensioni e adottando i freni a comando meccanico sulle 4 ruote. La FIAT 512 disponeva di un 6 cilindri di 3.446 cc con cambio a 4 rapporti; con una potenza di 46 cavalli raggiungeva gli 80 km/h con un consumo medio di 20 litri per 100 km. Trattandosi di una vettura di alta gamma, la maggior parte dei modelli prodotti ha trovato acquirenti in Gran Bretagna e Australia; il modello era di ampie dimensioni (è lunga m 4,80 e pesa a pieno carico 2.375 kg) e poteva trasportare fino a 6 persone, ma esisteva anche una versione carrozzata Limousine. Una caratteristica di Fiat, a differenza dalla maggior parte delle Case, era la decisione di vendere auto già carrozzate in diverse versioni, chiuse e aperte, invece che lasciare questo compito al proprietario.

La terza “scoperta degli anni ruggenti” era una Alfa Romeo 6C 1750 GS V serie del 1930: una spider a due posti dal carattere spiccatamente sportivo, adatta al gran turismo ma concepita per le corse. Su questo telaio, tecnicamente molto interessante, sono state prodotte varie tipologie di carrozzeria – berlina a 4 porte,  torpedo,  cabriolet e spider a due porte –  opera principalmente di grandi carrozzieri quali Zagato e Touring. La lunghezza del telaio, per di più, non era standard ma variava in funzione del tipo di carrozzeria cui era destinato. Di questo modello esposto a Padova e chiamato Gran Sport sono stati costruiti 257 esemplari, mentre il totale delle 6C 1750 prodotte ammonta a 2635 esemplari. Anche il motore, a seconda dell’impiego previsto, veniva offerto in più versioni, con e senza compressore, con distribuzione monoalbero o doppio albero a camme in testa e a testa fissa. La cilindrata esatta è di 1.752 cc per tutti i motori 6C 1750 ma la potenza varia a seconda della distribuzione (monoalbero o bialbero) e dell’alimentazione (con o senza compressore). Durante la sua carriera la 6C 1750 ha partecipato, nelle varie versioni e con grande successo a molte gare tra cui la Mille Miglia, il Tourist Trophy e i Gran Premi di Monza e del Belgio.

Nello stand erano esposte anche due opere dell’artista Carla Fiocchi ispirate agli anni ruggenti, ed era consultabile il secondo numero della rivista “Slowdrive Magazine”, pubblicata dall’Editoriale Delfo di Brescia, con il contributo della Associazione Amatori Veicoli Storici; la rivista fa parte dei benefit che soci e club associati ricevono, a partire dal 2017, aderendo all’Associazione. Per seguire le attività dell’Associazione Amatori Veicoli Storici è possibile consultare il sito www.aavs.it o la pagina Facebook dedicata.

> Carlo CArugati, Centro studi A.A.V.S.

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