di Sergio Chierici alle 14:00
Prime Impressioni di guida di Virtual Car, dedicate ad una vettura davvero unica. Ne avevamo già trattato, ricondandone la presentazione ufficiale in California lo scorso 18 agosto 2006, con la pubblicazione delle caratteristiche principali e di una nutrita galleria di immagini. Nell’occasione, abbiamo anche celebrato l’opera di un grande Maestro del design, Aldo Brovarone… perché proprio da un’idea di Aldo Brovarone ad Alfredo Stola, fondatore di STUDIOTORINO, è nata la linea della RUF STUDIOTORINO RK Coupé. Abbiamo avuto l’onore ed il piacere di provare il concept C1/1 della vettura, proprio quello presentato in California e noto ormai in tutto il mondo grazie anche alle incantevoli fotografie realizzate nello studio di René Staud in Germania.
Frutto della collaborazione tra il celebre tuner tedesco RUF, specializzato nell’elaborazione di Porsche, e l’italiana STUDIOTORINO guidata da Alfredo Stola, la RK Coupé nasce dalla Porsche Cayman, la recente proposta Porsche di coupé a 2 posti e motore centrale derivata a sua volta dalla spider Boxster. Ma la RK Coupé è profondamente differente rispetto alla Cayman di partenza: la già straordinaria sportiva di Stoccarda viene trasformata al tempo stesso in una supersportiva e in una vera “scultura in movimento”, della quale andremo ora a scoprire i dettagli.
Iniziamo dal tema di elezione di Virtual Car, la “dimensione artistica” della RK Coupé. Alda Brovarone ha proposto ad Alfredo Stola un’elaborazione della Cayman talmente entusiasmante da farla diventare il secondo modello dell’atelier STUDIOTORINO, dopo la RK Spider del 2005 derivata dalla Boxster. Lo stesso Brovarone è stato poi affiancato nalla fase di modellazione e di elaborazione grafica da Gustavo Alkmim Uemura, designer di origine brasiliana studente dell’IED di Torino.
A prima vista la vettura ha volumi e forme complessive della Cayman, ma guardando con più attenzione si scopre che dell’auto originaria rimane in realtà ben poco: il parafango sinistro, il parabrezza e i vetri laterali delle portiere… I nuovi particolari sono realizzati in lamiere di alluminio, lamiere d’acciaio e fibre di carbonio: scudi paraurti, parafanghi posteriori con relative prese d’aria e parte del profilo sottoporta hanno forme differenti; nel padiglione sono state eliminate le inestetiche linee di saldatura mediante brasatura, mentre lo sportello per l’alimentazione nel parafango destro è stato chiuso e sostituito da un bocchettone circolare in alluminio incastonato nel cofano anteriore e modellato come una scultura. L’arte si sposa con la tecnica anche nelle forme perfette dello scarico sdoppiato, raccolto in posizione centrale. Sono scomparsi anche i finestrini posteriori, lasciando il posto a montanti più solidi, e le maniglie non ci sono più, almeno nella Concept: la portiera completamente liscia dà un’inconsueta idea di forza e quasi di “impenetrabilità”; l’accesso all’abitacolo è garantito da pulsanti elettrici collocati sotto gli specchietti, anch’essi inediti. Ma il vero pezzo forte della RK Coupé è senz’altro il volume di coda: un nuovo cofano piatto, con vetro verticale e profili laterali che raccordano docilmente la fiancata all’alettoncino posteriore, sostituisce il “portellone” della Cayman di serie: il motivo stilistico ha un DNA fortemente Porsche (in particolare, la Porsche 904), ma ad Aldo Brovarone, padre della concept car che diede origine alla Ferrari Dino, questa trasformazione è risultata particolarmente naturale. Soluzione felicissima, sia all’esterno, perché esalta la sportività ed enuncia l’architettura tecnica del modello, sia all’interno: il vetro piatto dietro la nuca è da vera supercar, favorisce la visibilità e la percezione degli ingombri e accentua la dimensione avvolgente e dinamica dell’abitacolo.
L’interno: nelle semplici linee e nei comandi principali non è dissimile da quello della Cayman, ma anche qui con modifiche sostanziali, a cominciare dai sedili anatomici con guscio in carbonio, progettati e realizzati da TOORA e sellati a mano da href=”http://www.salt.to.it/main.htm”>Salt, regolabili manualmente in profondità ed elettricamente nell’inclinazione dello schienale. Anche le pelli Poltrona Frau destinate alla sola Concept C1/1, creano un legame con le più prestigiose supercars italiane. Nella console centrale, poi, la targhetta incastonata ricorda la paternità della vettura e, nel nostro esemplare, conferma lo status di esemplare unico, di concept car… A proposito della pelle, i due toni di verde utilizzati, uniti ai dettagli antracite, si sposano con la verniciatura speciale esterna della Concept, un particolare tono di rosso, non eccessivamente appariscente e dalla finitura a specchio, frutto di una preliminare operazione di ricerca: ai fondi lavorati seguono ben 14 ulteriori passaggi tra fondi colorati, basi pigmentate, inchiostro e trasparente. Da notare anche le caratteristiche cuspidi posteriori in contrasto cromatico, che prolungano idealmente la forma delle luci sui parafanghi. Infine, i cerchi: di misure differenti tra gli assali, sono stati realizzati appositamente per STUDIOTORINO da TOORA in tre pezzi di alluminio forgiato, a cinque razze. Con un design ad hoc che trae origine da suggestioni di storia Porsche…
La carrozzeria della vettura realizzata da STUDIOTORINO, che abbiamo illustrato fotograficamente anche nell’incantevole piazza seicentesca di Villarbasse, nei pressi di Rivoli (Torino), è davvero arte in movimento: non si tratta solo di design d’eccezione su un prodotto industriale, ma anche di vero artigianato artistico, con una maniacale attenzione per il dettaglio (di cui la Concept costituisce un eccellente banco di prova per gli esemplari successivi) ed una modalità di realizzazione assolutamente manuale, secondo la più pura ed alta tradizione dei Maestri Carrozzieri torinesi: ogni esemplare (49 quelli massimi previsti) sarà davvero un “pezzo unico”, e sarà personalizzabile nella mecccanica e nei dettagli secondo i desideri del cliente.
Lo stile italiano ha la sua applicazione su una solida base germanica: la vettura porta anche il marchio RUF, sviluppatore degli aspetti meccanici, prestazionali e omologativi della RK Coupé. Immaginate la già ottima architettura di base della Cayman, con motore centrale e trazione posteriore, arricchita con il celebre 6 cilindri Porsche 3,8 l prelevato dalla 911 – 997 (la Cayman S di serie monta il 3,3 aspirato da 295 CV) con 4 valvole per cilindro. Nel nome della vettura, però, la “K” sta per “Kompressor”: un compressore ad azione centrifuga con ingranaggi planetari, azionato meccanicamente da una cinghia Poly-Rip, in grado di generare una pressione di sovralimentazione di 0,7 bar. Unite a questo alcuni specifici elementi, quali il condotto d’aspirazione, gli iniettori, il sistema di controllo elettronico del motore, i catalizzatori, lo scambiatore di calore, ed avrete i seguenti dati dichiarati da RUF: 440 CV (324 kW) a 7.000 giri/min (il limitatore agisce a 7.200), 470 Nm di coppia a 5.500 giri/min, in gran parte però già disponibile a regimi inferiori, 304 km/h di velocità massima, accelerazione da 0 a 100 km/h in 4,3 secondi, da 0 a 200 in 13,00 secondi. Questi i dati dichiarati… ma è lo stesso Alfredo Stola a segnalarci la prova della testata statunitense Road and Track, disponibile on-line, effettuata sulla Concept C1/1 che abbiamo guidato: qui il passaggio da 0 a 60 mph viene effettuato in 3,8 secondi… Rimandiamo a tale prova per i dettagli tecnici ed alcuni considerazioni specifiche per l’uso in pista (ad esempio, una sporadica tendenza allo slittamento in terza marcia, l’assetto in parte turistico con la potenzialità di un comportamento stradale ancora più estremo con una gommatura maggiore, i freni potentissimi ma che tendono un poco ad allungare a freddo…) Quanto segue, invece, è frutto delle nostre impressioni su strada.
Due considerazioni emozionali. La prima è che ci troviamo di fronte ad una concept car, ad un esemplare unico, ad un veicolo irripetibile, che però è anche banco di prova, potenzialmente con caratteristiche “in divenire”. E che non è un prototipo statico da salone, ma un’auto che non si risparmia: il giorno prima della nostra prova era a Roma, il giorno dopo sfilava al concorso “L’auto più bella del mondo” di Milano, avendo già alle spalle alcune decine di migliaia di km. Arte sì, ma sempre “in movimento”…
La seconda è la piacevolissima sensazione che si prova nello “scendere” nell’abitacolo di un automobile, totalmente opposto al “salire” ormai fin troppo comune nelle automobili odierne: i sedili avvolgono il guidatore-pilota e il passeggero in una stretta sicura, complice anche il vetro posteriore ravvicinato. La sensazione, però, è tutt’altro che opprimente: casomai il fatto di sentirsi a pochi centimetri dalla strada, circondati dai comandi di guida, accentua l’idea di “far parte” della vettura…
Una volta scesi nell’abitacolo, si può provvedere alla regolazione del sedile – fatto abbastanza raro per una seduta anatomica; il volante, dal diametro di circa 37 cm, ha presa sicura ed è piacevolmente verticale, come nelle altre Porsche. La specifica pedaliera è marchiata STUDIOTORINO: in lega ma con inserti che garantiscono attrito, è ben spaziata ed ha dimensioni generose; grazie all’acceleratore incernierato al pavimento ed all’ottima spaziatura rispetto al pedale del freno, sono possibili anche per manovre di “punta-tacco” d’altri tempi…
Accendiamo la vettura con la tipica chiave a sinistra del volante (che si aziona senza sforzo, in pratica un interruttore off-on) e godiamoci il suono del 6 cilindri, inconfondibilmente Porsche ma più prossimo ai… padiglioni auricolari rispetto alle 911: “merito” del motore centrale e della specifica forma del portellone, con la conseguente modifica della parte posteriore dell’abitacolo. Il motore, non c’è dubbio, fa sentire la propria presenza, che diventa perfetta con il finestrino leggermente aperto…
Si parte azionando una frizione piuttosto pesante (il minimo era un poco irregolare nell’esemplare al momento della prova), e selezionando la marcia con il cambio meccanico a 6 velocità, con prima in alto a sinistra e retro “alla tedesca”, sempre in alto a sinistra ma “tirando” di più la leva verso di sé. Il cambio esalta l’architettura del motore centrale: i leveraggi corti che fiancheggiano le gambe del guidatore danno l’impressione di poter intervenire quasi in modo diretto sugli ingranaggi…
In marcia la RK si rivela essere insospettabilmente docile per il tipo di auto. Abbiamo provato a viaggiare nel traffico cittadino in sesta marcia con un filo di gas, e con la lancetta del contagiri – giustamente il protagonista al centro della strumentazione – appena sopra il valore minimo. Il vantaggio di avere un motore come questo è che la coppia è disponibile in ogni momento: anche in una situazione “rilassata” come quella appena descritta, la pressione dell’acceleratore fa compiere un balzo felino alla vettura, in grado di comprimere istantaneamente il corpo dei passeggeri alla pregiata pelle dei sedili anatomici. L’architettura stessa della Cayman e le modifiche all’assetto operate da RUF rendono, tra l’altro, la potenza facilmente scaricabile a terra: anche accelerando “sul serio”, la vettura non si scompone, come pure non dà segni di perdita di aderenza in caso di frenata – nella Concept i freni sono Brembo con pinze in alluminio e dischi in ghisa 350 x 34 a 6 pistoncini all’anteriore, e 299 x 24 a 4 pistoncini dietro, mentre nelle edizioni per i clienti saranno montati freni sviluppati da RUF. Nelle curve strette affrontate con un certo “piglio”, la RK si affida ad uno sterzo pronto e preciso, e tende piacevolmente a sovrasterzare un poco, aiutando in modo naturale l’inserimento. La distribuzione dei pesi è al 55% al retrotreno; l’elettronica c’è (Porsche Stability Management), ma è disinseribile e in condizioni non estreme interviene molto di rado…
Si diceva del traffico cittadino: la RK Coupé è una vettura che sa essere molto sportiva, ma che è anche elegante e raffinata, e alla fine anche più “usabile” di altre supercars. A parte lo spazio nell’abitacolo buono per due persone, e la presenza del doppio bagagliaio, su strada si riesce a viaggiare con un certo confort: in generale l’impressione è di un rollio quasi assente, e di un beccheggio un pochino più accentuato. Sia per l’uso normale che per quello “sportivo” aiutano parecchio le dimensioni: la RK Coupé, in controtendenza rispetto a molte vetture di oggi, è ancora piuttosto “compatta” (lunga 4329 mm, larga 1801 mm, alta 1250 mm, con passo di 2415 mm e carreggiata di 1525 mm) e abbastanza leggera (a vuoto pesa 1365 kg, meno di un’Alfa Brera, di un’Audi TT 3.2, di una Z4 M, di tutte le Ferrari attualmente in listino); il diametro di sterzata è di circa 11 metri. Solo alcune controindicazoni nell’uso quotidiano, tra l’altro comuni a molte vetture di questo tipo: data per scontata la necessità di… accendere il motore insieme al cervello, la ridotta altezza da terra (circa 14 cm) richiede una certa attenzione in situazioni specifiche (rampe di accesso, bordi dei marciapiedi, ecc.), e soprattuto in presenza di buche e tombini sparsi in ogni dove nelle nostre strade. La seduta bassa in un mondo di auto alte o altissime invita a non avvicinarsi troppo alle altre vetture, soprattutto a quelle davanti a noi, pena la perdita totale di visibilità: in caso di un eventuale sorpasso, c’è comunque a disposizione un mezzo che accelera da 0 a 100 km/h più o meno come una Ferrari 599 GTB…
Un’ultima considerazione sui costi: la RK Coupé ha un prezzo base di 190.000 euro tasse escluse. Tantissimo per una Cayman (la S parte da circa 63.000 euro chiavi in mano), tanto in termini assoluti. Bisogna però tener conto, al di là dei dati prestazionali oggettivamente competitivi, che ogni vettura è un esemplare unico, nel quale il lavoro di design, di tecnica costruttiva, di elaborazione meccanica è espresso ai massimi livelli.
Che aggiungere? Questa Fine sport car ci ha davvero conquistati.
Continuate, però, a seguirci: a breve ci saranno altre novità…
Un ringraziamento ad Alfredo e Maria Paola Stola
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Video
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[...] Due parole sulla mia recente presa di contatto con la concept car RUF STUDIOTORINO RK Coupé. La vettura è già nota ai lettori di Autoblog: presentata nell’estate 2006, è un’elaborazione della Porsche Cayman motorizzata con il 6 cilindri 24 valvole della 911-997, ma con l’adozione di un compressore meccanico in grado di erogare 440 CV; è il secondo progetto dopo la RK Spider, una “super-Boxster” del 2005 da 420 CV. Le vetture sono acquistate da RUF, che provvede all’omologazione e ne elabora la meccanica, mentre la carrozzeria viene portata presso Studiotorino per le modifiche, e quindi inviata nuovamente in Germania per il montaggio finale. L’atelier Studiotorino, creato recentemente da Alfredo Stola a Rivoli (Torino), interviene sul design delle vetture utilizzando materiali di pregio e metodologie costruttive provenienti dalla tradizione dei Maestri piemontesi della carrozzeria, il tutto in collaborazione con aziende del settore iper-specializzate (da TOORA a Salt, da Brembo a Dunlop, da Poltrona Frau a PPG, ecc.). [...]
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