di Redazione alle 11:04

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La scorsa settimana abbiamo avuto il piacere di visitare un particolarissimo centro di formazione professionale di grande interesse per gli appassionati di design: il Centro Europeo Modellismo Industriale (CEMI) di Savigliano, in provincia di Cuneo. Accompagnati dal docente e responsabile di formazione, orientamento, coordinamento, Costanzo Rinaudo, e da una firma importante del design automobilistico italiano, l’ing. Enrico Fumia, ci siamo letteralmente immersi in una sorta di “mondo ideale”, circondati dai modelli (virtuali e, soprattutto, reali) opera dagli allievi dei vari corsi, ed entrando in contatto con docenti, che operano nel settore del design automobilistico professionalmente, ma anche con vera passione. I corsi di Savigliano rappresentano un’opportunità per i giovani di inserimento professionale, sia nei Centri stile delle case automobilistiche che nelle società di modellazione e design.
Il CEMI opera nel territorio della Regione Piemonte dal 1998, e nasce dalla stretta collaborazione tra l’Agenzia dei servizi formativi della Provincia di Cuneo–consorzio e l’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industrie Automobilistiche) con un obiettivo specifico: fornire il “ricambio generazionale” per una professione, quella del modellista, molto ricercata nel settore automobilistico, ma che richiede specifiche caratteristiche di manualità e precisione, unite ad una base teorica che comprende anche la storia del design.
Dopo una definizione del profilo professionale, che ha visto coinvolti tecnici e professionisti del settore, si è svolto nel 1998 un primo corso post-diploma di “Tecnico di modellismo industriale” per giovani disoccupati, al quale sono seguite altre 10 edizioni annuali, grazie a finanziamenti regionali e provinciali. Il tecnico di modellismo industriale si occupa della realizzazione di modelli e prototipi auto e design, collaborando attivamente con i progettisti; deve essere in grado di realizzare prototipi pienamente aderenti al progetto, grazie a precisione manuale e approfondite conoscenze di tecniche, materiali (gesso, resine e legno, clay) e processi per la restituzione in tre dimensioni.
Il percorso formativo tipico si svolge in circa 8 mesi intensivi (la scuola è dotata addirittura di una piccola cucina per chi intende pranzare nella struttura) per un totale di 1.200 ore, di cui circa il 30% dedicate alla teoria; annualmente sono previste lievi variazioni al programma, per orientare la formazione in modo sempre più mirato ai bisogni delle aziende – ad esempio, con l’introduzione di ore dedicate al design industriale generico. Le aule, ricavate all’interno di un suggestivo ex complesso conventuale, sono di ampie dimensioni, e contengono tutta l’attrezzatura necessaria per la produzione dei modelli nei diversi materiali. Alla fine dei corsi, sono previsti stage in importanti aziende del settore (negli ultimi anni, Ferrari, centro stile Mercedes-Benz di Como, Stile Bertone, Pininfarina, Italdesign Giugiaro, Ducati, Honda…): gli allievi hanno potuto così vivere in prima persona importanti esperienze progettuali.
Altro elemento non trascurabile è che l’ammissione ai corsi è gratuita, sebbene siano richieste particolari condizioni occupazionali o titoli di studio a seconda dei tipi di corso.
La breve visita all’interno della scuola ci ha permesso di conoscere docenti di elevata professionalità ed esperienza, attivi da anni nel settore del design automobilistico e della modellazione, e di osservare da vicino molti dei modelli realizzati dagli allievi; tra questi, i più “datati” si riferiscono a vetture esistenti partendo dal piano di forma originario (o in qualche modo “ricostruito”), mentre i più recenti derivano anche da progetti originali: un esempio è il progetto di un’ipotetica citycar basata su un “accorciamento” della Fiat Multipla. Ci sono anche modelli di design industriale (come mobili o modanature), o progetti particolari, come la biga, copia di un carro egizio originale, esposta nell’atrio del Museo Egizio di Torino. Molti sono gli spunti offerti dalla visita che offrono sensazioni positive: l’ambiente “storico-artistico” della sede, la cui lettura completa potrà avvenire al termine di previsti lavori di restauro; l’alone di mistero proprio di un’attività che di norma rimane “segreta” fino all’uscita del prodotto finale; la presenza nelle sale e nelle aule di modelli che riproducono forme molto note del design automobilistico internazionale; l’idea del perpetuarsi di un mestiere italiano tradizionale che, pur adeguandosi alle nuove tecnologie, riesce a coniugare la precisione del calcolo con una forma unica di artigianato artistico…
Torneremo a trattare presto del CEMI e delle sue iniziative; per chi volesse approfondire l’argomento, ulteriori informazioni sono disponibili nel sito Agenform.
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